Elisabetta di Baviera

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Sissi in un famoso dipinto di Winterhalter (1865)

Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach, passata alla storia con il soprannome di Principessa Sissi (1837 – 1898), imperatrice austro-ungarica, duchessa in Baviera, imperatrice d'Austria (1854 – 1898) e regina di Ungheria (1867 – 1898).

  • La sorte è decisa, | ahi! Riccardo non è più. | Le campane suonano a morto... | Oh, abbi pietà, Signore! | Si affaccia alla sua finestrella | la fanciulla dai riccioli biondi. | Persino gli spettri si commuovono | all'angoscia del suo cuore.[1] [Poesia scritta dopo la morte di Richard S.]
  • Non voglio amore | non voglio vino | il primo mi fa soffrire | il secondo vomitare.[2]
  • Vorrei essere lasciata in pace, | un po' tranquilla insomma | perché in verità sono | soltanto un essere umano simile a voi.[2]
  • L'ora della tentazione è suonata | E vile come un cane son tornata.[2]
  • La mia anima sospira, esulta, piange | Questa notte era unita alla tua | ... E soddisfatta ha un brivido, trema ancora.[2]
  • Ma l'amore vuole libertà | Poter andare, poter venire | Un castello sarebbe un'alleanza | Quando l'amore è soprattutto erranza.[2]
  • Sei partito, mi sei davvero sfuggito | Chi ti avrà mai strappato a me così di colpo? | Vuoi guarire dalla folle febbre selvaggia | Vuoi sfuggire il suolo in cui mi trovo?[2]
  • Il povero popolo suda | E con fatica lavora i campi. | Invano... Come al solito gli porteranno via | Subito i soldi, | Poiché sono cari, i cannoni! | E ce ne vorranno tanti e poi tanti | Soprattutto di questi tempi | Con tali poste in gioco... | Se i re non esistessero, chissà, | Nemmeno le guerre esisterebbero più | E la si farebbe finita con l'avidità assetata | A seconda delle battaglie, e della vittoria.[2]
  • O cari popoli di questo vasto Impero | Come vi ammiro in segreto! | Offrite il vostro sangue, il vostro sudore | Per nutrire questa depravata genia![2]
  • Io, povera lepre stremata, | Ho bisogno di riposo, smettetela! \ Fino a che non suoni il corno | Resterò qui, senza muovermi | Distenderò le mie quattro zampe | La lingua di fuori, ansimante | Erano bestie troppo grosse | Sotto il pelo la pulce mi prude... | Ma ora sotto la siepe | Nascosta nel cuore delle foglie | Forse arriverò finalmente | A trovare la pace e l'oblio...[2]
  • Un asinello si lamentava strepitando | Titania, vieni, supplicava, accarezzami! | E il suo pianto anonimo era così penoso | Ogni raglio era così forte | Che alla fine lei lo udì, e si svegliò.[2]
  • Quella libertà che volevano rubarmi | Quella libertà l'ho trovata nell'acqua | Il mio cuore ha preferito fermarsi | Piuttosto che uscirne in una cella.[2]
  • Grave e triste sul tuo cavallo ti vedo | Calpestare la neve profonda. In questa notte d'inverno | Soffia un vento gelido e sinistro. | Ah! che pena, e com'è gonfio il mio cuore! | Un'alba pallida a oriente | Si fa strada tra tenebre confuse | Col cuore oppresso da un gravoso fardello | Ritorni gemendo amaramente.[2]
  • Ciò che amo di più | Nell'animale, è il silenzio | Poiché non parla, non mente | Solo chi parla mente.[2]
  • Avevo spesso la sensazione, mio Dio | Che il braccio mi si spezzasse per la fatica | Sotto il carico del pesante guanto | E sotto l'effetto del colpo, dall'alto. | Con mortale sicurezza | Partì il colpo, sicuro. | Impallidii, me lo ricordo.[2]
  • Dalla finestra aperta canta il lamento dei lillà | il cui odore soffocante persiste. | Lui adorava questi fiori, il morto. | Con il loro dolce alito hanno voluto ringraziarlo | e questo tenero vapore avvolge il corpo, | si insinua fra i capelli scuri | senza la più piccola ombra di peccato, | esprime la dolcezza della loro fioritura | e offre al morto in effluvi tutto quel che può | e lui sorride, sorride, soave e tranquillo.[2]
  • Rara è la vera saggezza | Più rara ancora la follia. | Sì, forse non è altro | Che la lunga saggezza degli anni.[2]
  • Ho gridato il tuo nome sull'oceano | Ma i flutti furiosi l'hanno riportato a riva | Ho scritto il tuo nome sulla sabbia | Ma le conchiglie l'hanno cancellato.[2]
  • Un tempo cavalcavo senza tregua su questa terra | Nemmeno la bianca sabbia| Della puszta era abbastanza infinita.[2]
  • Questa vecchia gatta dal pelo grigio | Coperta di tigna ha i denti gialli | Ma la sua zampa possiede ancora unghie aguzze | È una gatta di razza..[2]
  • Un ultimo sguardo ancora | Su di te, beneamato mare | Prima di un difficile addio | E se Dio vuole, di un arrivederci! | Per prendere congedo ho scelto | Una notte calma, un chiaro di luna | Ti stendi davanti a me, radioso | Scintillante, argentato, sei tu | Ma quando domani, sorti dalle dune | Ti abbracceranno i raggi del sole | A gran velocità, ad ali spiegate, | Sarò volata via, assai lontano | Il bianco stormo di gabbiani | Planerà per sempre sulle tue acque | E se all'appello ne manca uno | Come farai a saperlo?.[2]
  • Nel paese del tradimento | Dove scorre il Tevere | Dove sognante il cipresso saluta | Il cielo d'eterno azzurro | Si fa la guardia sulle rive | Del mare Mediterraneo | E per pizzicarci i polpacci | È la guerra con la Russia..[2]

Note[modifica]

  1. Citato in Egon Corti, L'imperatrice Elisabetta, p. 18.
  2. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Citato in Catherine Clément, Il valzer incompiuto (La valse inachevée), traduzione di Sandro Toni, CDE, 1998.

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

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