Eustachio Manfredi

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Eustachio Manfredi (1674 – 1739), scrittore, matematico, astronomo e poeta italiano.

Rime[modifica]

Incipit[modifica]

Vidi l'Italia col crin sparso, incolto,
Colà, dove la Dora un po' declina,
Che sedea mesta, e avea ne gli occhi accolta
Quasi un'orror di servitù vicina.

Né l'altera piagnea; serbava un volto
Di dolente bensì, ma di reina;
Tal forse apparve allor, che il piè disciolto
A i ceppi offrì la libertà latina.

Citazioni[modifica]

  • O Gentil ramo, o fortunata pianta, | Cui dal tronco natio VITAL divise, | E nel cui tronco a verdeggiar poi mise, | Ch'empito di procella unqua non schianta! (p. 18)
  • E vedrai poscia il Sole, incontro a cui | Spariran da lui vinte, e questa, e quelle | Tanta è la luce de' bei raggi sui; || Ma non vedrai quel, ch'io vedrò; le belle | Tue pupille scoprirsi, e far di lui | Quel, ch'ei fa de dell'Aurora, e de le stelle. (p. 19)
  • Donna, ne gli occhi vostri | Tanta, e sì chiara ardea | Maravigliosa, altera luce onesta, | Che agevolmente Uom ravvisar potea, | Quanta parte di Cielo in voi si chiude, | E seco dir: non mortal cosa è questa. (p. 20)
  • Ascendi, o fra di noi tanto aspettata, | Felice Alma ben nata. (p. 24)
  • Or via danzate, | Via cominciate | Al verde prato intorno | A far carole, | Infinché il Sole | Ne riconduca il giorno. (p. 30)

[Eustachio Manfredi, Rime, Lelio dalla Volpe, Bologna 1760]

Citazioni su Eustachio Manfredi[modifica]

  • Il suo molto sapere avrebbe potuto certamente in non pochi dettare invidia, ma tale spiravano amore i fuoi modi candidi, e soavi, che ciascuno ben s'avvisava, che degno egli era di tanto valere, e se moltissimi ebbero desiderio (il che merita laude) di sapere quel ch'egli sapea, a niuno certamente increbbe (e questo fora stato invidia) tanta scienza, e tanta dottrina così ben collocata. (Giampietro Zanotti)

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