Gaio Plinio Cecilio Secondo

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Plinio il Giovane (Como, S.Maria Maggiore, scultura di Tommaso e Jacobo Rodari

Gaio Plinio Cecilio Secondo, detto Plinio il Giovane (61 – 113), politico e scrittore romano.

Lettere (Epistolae)[modifica]

  • C. Plinio al suo Tacito
    Chiedi che io ti scriva come mio zio uscì di vita, perché tu, o Tacito, possa tramandare ai posteri la sua fin e in modo conforme alla verità.
    Te ne sono grato, perché vedo che alla sua morte, qualora sia celebrata da te, arride gloria immortale.
    Certamente egli, come le popolazioni, come le città, fu coinvolto nella catastrofe delle terre più belle del mondo e la memoria dell'evento gli assicurò una vita quasi per sempre; certamente compose moltissime opere che rimarranno: tuttavia gli scritti tuoi, eterni, contribuiranno in modo decisivo alla perennità del nome.
    Beati coloro cui gli dei concessero di compiere fatti degni di essere scritti o di scrivere fatti degni di essere letti, ma beatissimi io credo coloro cui furono concessi l'uno e l'altro dono. Fra questi sarà annoverato mio zio per i libri suoi e tuoi. Perciò volentieri mi assumo il compito che mi affidi, anzi insisto per ottenerlo. (citato in Il Vesuvio, Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli, 2000)
  • Dolce far niente.
  • I voti infatti si contano, non si pesano, né può farsi diversamente in una pubblica assemblea, dove nulla è tanto ineguale che l'eguaglianza stessa. (lib. II, ep. 12)
Numerantur enim sententiae, non ponderantur; nec aliud in publico consilio fieri potest; in quo nihil est tam ineguale quam aequalitas ipsa.
  • Il suo solo difetto è di non avere difetti. (lib. IX, ep. 26)
  • Leggesti mai di quell'uom di Cadice, che mosso dalla rinomanza e dalla riputazione di Tito Livio, venne dall'ultimo confin della terra per vederlo, e partì come l'ebbe veduto? (II, 3, p. 63)
Numquamne legisti, Gaditanum quemdam, Titi Livii nomine gloriaque commotum, ad visendum eum ab ultimo terrarum orbe venisse, statimque, ut viderat, abiisse!
  • Non è infatti questa una digressione, ma l'opera stessa. (V, VI[1])
Non enim excursus hic ejus, sed opus ipsum est.
  • Sento che Valerio Marziale è morto, e me ne duole. Era un uomo ingegnoso, acuto e pungente, che aveva nello scrivere moltissimo di sale e di fiele e non meno di sincerità. (Lettera a Cornelio Prisco, III, 21, anno 104)
  • Talora non è meno eloquente il tacere del parlare.
  • Vorrei davvero sapere che cosa ne pensi tu dei fantasmi (phantasmata): se esistono realmente, con forma ed essenza propria, o se non sono che vane apparenze generate dal nostro terrore. (Lettera a P. Licinio Sura sui fantasmi, lib. VII, XXVII)[2]

Note[modifica]

  1. Citato in Laurence Sterne, Vita e opinioni di Tristram Shandy, a cura di Lidia Conetti, Mondadori, 1992, dedica del vol. VII.
  2. Citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993.

Bibliografia[modifica]

  • Plino il Giovane, Le Lettere, Volume 1, tradotte e illustrate da Pier Alessandro Paravia, Tipografia di Commercio, Venezia, 1830.

Voci correlate[modifica]

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