Publio Cornelio Tacito
Publio Cornelio Tacito (55 – 120), autore, storico e uomo politico latino.
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[modifica] Citazioni di Publio Cornelio Tacito
- Conviene alle donne di piangere, ma agli uomini di ricordare.
- Feminis lugere honestum est, viris meminisse. (da De moribus Germaniae, XXVII)
- Irritarsi per una critica vuol dire riconoscere di averla meritata. (citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976)
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- Chi furono i primi abitanti della Britannia, se nativi o emigranti, rimane oscuro; bisognerebbe ricordare che trattiamo comunque con dei barbari.
- Il desiderio di gloria è l'ultima aspirazione di cui riescono a liberarsi anche gli uomini più saggi.
- Il desiderio di resistere all'oppressione è radicato nella natura umana.
- Il valore non serve a nulla, la sorte domina su tutto, e i più coraggiosi spesso cadono per mano dei codardi.
- Il vizio esisterà finché esisteranno gli uomini.
- La felicità rende l'uomo pigro.
- La fortuna lo ha favorito... facendolo morire in un momento opportuno.
- La speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà.
- L'eloquenza è come la fiamma: ci vuole la materia per accenderla, il moto per attizzarla, e mentre brucia, illumina.
- Lo sfogo dei dolori una volta cominciato, difficilmente si può frenare.
- Nessuno si duole con maggiore ostentazione di chi maggiormente gioisce.
- Noi magnifichiamo le cose antiche e poco ci curiamo delle presenti.
- Quelli che si lamentano di più sono quelli che soffrono di meno.
- Si apprezza meglio il carattere nobile in quelle epoche in cui può più agevolmente svilupparsi.
[modifica] Agricola (De vita et moribus Iulii Agricolae)
- Abbiamo dato prova di grande sopportazione. (2)
- Dedimus profecto grande patientae documentum.
- L'imperfezione che caratterizza l'uomo fa sì che le cure agiscano molto più lentamente di quanto non facciano i mali; e come i nostri corpi s'accrescono con lentezza, ma si dissolvono in un istante, così l'intelletto e le sue opere sono molto più facili da soffocare che da riportare in vita. (3)
- Natura tamen infirmitatis humanae tardiora sunt remedia quam mala; et ut corpora nostra lente augescunt, cito extinguuntur, sic ingenia studiaque oppresseris facilius quam revocaveris.
- Questa cosa ingiustissima segue in ogni guerra, che tutti si arrogano il merito dei prosperi successi, e gli avversi ad un solo sono rimproverati. (27, 1)
- Iniquissima haec bellorum conditio est, prospera omnes sibi vindicant, adversa uni imputantur.
- Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine.
Laddove fanno il deserto, lo chiamano pace. (30)
- Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.[1]
- Pensate ai vostri avi, pensate ai posteri. (32)
- Et maiores et posteros vestros cogitate.
- Un'onesta morte è migliore d'una vita vergognosa. (33)
- Honesta mors turpi vita potior.
- È proprio della natura umana odiare colui al quale si è recato danno. (42)
- Proprium humani ingenii est odisse quem laeseris.
[modifica] Annali
[modifica] Incipit
[modifica] Originale
Urbem Romam a principio reges habuere. Libertatem et consulatum L. Brutus instituit. Dictaturae ad tempus sumebantur; neque decemviralis potestas ultra biennium, neque tribunorum militum consulare ius diu valuit. non Cinnae, non Sullae longa dominatio.
[modifica] I traduzione
I re tennero per primi il governo di Roma. Lucio Bruto fondò il regime di libertà e il consolato. La dittatura era temporanea: il potere dei decemviri non durava oltre un biennio, né fu a lungo in vigore il potere consolare dei tribuni militari. Né la tirannia di Cinna né quella di Silla durarono a lungo; la potenza di Pompeo e quella di Crasso in breve si raccolsero nelle mani di Cesare, e gli eserciti di Lepido e di Antonio passarono ad Augusto, il quale ridusse sotto il suo dominio col nome di principe lo Stato stanco e disfatto dalle lotte civili.
[modifica] Luigi Annibaletto
La città di Roma nei primi tempi l'ebbero in mano i re; poi L. Bruto istituì, con la libertà, il consolato. Il potere dittatoriale veniva assunto per un periodo limitato e l'autorità dei decemviri non andò oltre i due anni, né poté durare a lungo il potere consolare affidato ai tribuni dei soldati. Breve fu il dominio di Cinna, come pure quello di Silla. La potenza di Pompeo e di Crasso passò ben presto a Cesare e le forze armate di Lepido e di Antonio si concentrarono nelle mani di Augusto, il quale accolse sotto il suo dominio, col nome di "principe", il mondo intero spossato dalle guerre civili. [Publio Cornelio Tacito, Gli annali, traduzione di Luigi Annibaletto, Garzanti, 1974]
[modifica] Camillo Giussani
Primi i re tennero in Roma il potere. Libertà e consolato istituì Lucio Bruto. La dittatura assumevasi temporanea; non oltre due anni si mantenne la potestà dei decemviri, né fu per molto tempo in vigore quella dei tribuni militari con autorità consolare. Neppure lungamente durò il dominio di Cinna e non quello di Silla.
[Publio Cornelio Tacito, Gli annali, traduzione di Camillo Giussani, Mondadori, 1942]
[modifica] Citazioni
- Le vicende, liete e dolorose, dell'antico popolo romano furono tramandate da illustri scrittori e a narrare dei tempi di Augusto non mancarono splendidi ingegni.[2] (I, 1, 1974, p. 3)
- Sed veteris populi Romani prospera vel adversa claris scriptoribus memorata sunt; temporibusque Augusti dicendis non defuere decora ingenia.
- Si fece, da allora, un gran parlare di Augusto, e i più sottolineavano banali coincidenze: lo stesso giorno era stato, tempo addietro, il primo della ascesa al potere e adesso l'ultimo della vita; era spirato a Nola, nella stessa casa e nello stesso letto di suo padre Ottavio.
- Multus hinc ipso de Augusto sermo, plerisque vana mirantibus, quod idem dies accepti quondam imperii princeps et vitae supremus, quod Nolae in domo et cubiculo in quo pater eius Octavius vitam finivisset. (I, 9)
- In una repubblica molto corrotta, moltissime sono le leggi. (III, 27)
- Corruptissima republica, plurimae leges
- Tutte le cose che ora si credono antichissime furono nuove un tempo.
- Omnia quae nunc vetustissima creduntur, nova fuere.
- I benefici sono graditi finché possono essere ricambiati, quando sono troppo grandi, invece di gratitudine generano odio (IV, 18)
- Beneficia eo usque laeta sunt dum videntur exolvi posse: ubi multum antevenere, pro gratia odium redditur.
- [Tito Livio] autore fra i più illustri per eloquenza e per attendibilità, esaltò con tanto entusiasmo Pompeo che Augusto lo chiamava Pompeiano. (IV, 34, 1974, p. 188)
- Titus Livius, eloquentiae ac fidei praeclarus in primis, Cn. Pompeium tantis laudibus tulit ut Pompeianum eum Augustus appellaret.
- [I pompeiani e i nucerini convenuti ai] ludi gladiatori banditi da quel Livineio Regolo, che ho già ricordato espulso dal senato, dapprima si scambiarono ingiurie con l'insolenza propria dei provinciali, poi passarono alle sassate, alla fine ricorsero alle armi, prevalendo i cittadini di Pompei, presso i quali si dava lo spettacolo. Furono perciò riportati a casa molti di quelli Nocera con il corpo mutilato per ferite, e in quella città parecchi fra i cittadini piansero la morte di figli e di genitori. (XIV, 17)
[modifica] Storie
[modifica] Incipit
Affronto una storia densa di vicende, terribile per battaglie, torbida di sedizioni, tragica anche nella pace. Quattro principi spenti col ferro, tre guerre civili, molte esterne.
- Opus adgredior opimum casibus, atrox proeliis, discors seditionibus, ipsa etiam pace saevum. Quattuor principes ferro interempti; trina bella civilia, plura externa.
[modifica] Citazioni
- E la folla lo oltraggiava da morto con la stessa bassezza con cui lo aveva adulato da vivo. (III, 85)
- Et vulgus eadem pravitate insectabatur interfectum qua foverat viventem.
- È tanto più facile ricambiarel'offesa che il beneficio; perché la gratitudine pesa, mentre la vendetta reca profitto. (IV, 3)
- Anche i saggi la brama di gloria è l'ultima passione di cui si spogliano. (IV, 6)
- Etiam sapientibus cupido gloriae novissima exuitur.
- Gli dei sono dalla parte dei più forti. (IV, 17)
- Deos fortioribus adesse.
[modifica] Citazioni su Tacito
- Fino a quei tempi il Vico ammirava due soli sopra tutti gli altri dotti, che furono Platone e Tacito; perché con una mente metafisica incomparabile Tacito contempla l'uomo qual è, Platone qual dee essere [...] (Giambattista Vico)
- El medesimo Cornelio Tacito, a chi bene lo considera, insegna per eccellenzia, come s'ha a governare chi vive sotto e' tiranni. (Francesco Guicciardini)
[modifica] Note
- ↑ Parafrasata anche con «desertum fecerunt et pacem appellaverunt», cioè «fecero un deserto e la chiamarono pace». Vedi Wikipedia sulla prima e sulla seconda locuzione.
- ↑ Vale per tutti Tito Livio. [Nota di Luigi Annibaletto]
[modifica] Bibliografia
- Publio Cornelio Tacito, Gli annali, traduzione di Camillo Giussani, Mondadori, 1942.
- Publio Cornelio Tacito, Le Storie, traduzione di Camillo Giussani, Mondadori, 1945.
- Publio Cornelio Tacito, Annali, traduzione di Luigi Annibaletto, introduzione di Mario Stefanoni, Aldo Garzanti Editore, Milano, 1974 (1970). ISBN 978-88-11-37007-9
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