Publio Cornelio Tacito
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Publio Cornelio Tacito (55 – 117), autore, storico e uomo politico latino.
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[modifica] Citazioni di Publio Cornelio Tacito
- Irritarsi per una critica vuol dire riconoscere di averla meritata. (citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976)
- È proprio della natura umana odiare colui al quale si è recato danno. (da Agricola, 42)
- Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione andate a frugare anche il mare. Avidi se il nemico è ricco e arroganti se è povero. Gente che né l'oriente né l'occidente possono saziare. Solo voi bramate possedere con pari smania ricchezza e miseria. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine.
Creano desolazione, e la chiamano pace. (dal De vita Iulii Agricolae, 30)
- Auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium, atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.
- Parafrasata anche con «desertum fecerunt et pacem appellaverunt», cioè «fecero un deserto e la chiamarono pace».[1]
- Abbiamo dato prova di grande sopportazione.
- Dedimus profecto grande patientae documentum. (Agr, 1, 2)
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- Anche i saggi la brama di gloria è l'ultima passione di cui si spogliano.
- Chi furono i primi abitanti della Britannia, se nativi o emigranti, rimane oscuro; bisognerebbe ricordare che trattiamo comunque con dei barbari.
- Così, quando vai in battaglia, ricordati dei tuoi antenati e dei tuoi discendenti.
- È tanto più facile ricambiare l'offesa che il beneficio: perché la gratitudine pesa, mentre la vendetta reca profitto.
- Gli dei sono dalla parte dei più forti.
- Il desiderio di gloria è l'ultima aspirazione di cui riescono a liberarsi anche gli uomini più saggi.
- Il desiderio di resistere all'oppressione è radicato nella natura umana.
- Il valore non serve a nulla, la sorte domina su tutto, e i più coraggiosi spesso cadono per mano dei codardi.
- Il vizio esisterà finché esisteranno gli uomini.
- La felicità rende l'uomo pigro.
- La fortuna lo ha favorito... facendolo morire in un momento opportuno.
- La speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà.
- L'eloquenza è come la fiamma: ci vuole la materia per accenderla, il moto per attizzarla, e mentre brucia, illumina.
- Lo sfogo dei dolori una volta cominciato, difficilmente si può frenare.
- Nessuno si duole con maggiore ostentazione di chi maggiormente gioisce.
- Noi magnifichiamo le cose antiche e poco ci curiamo delle presenti.
- Più uno Stato è corrotto, più fa leggi.
- Quelli che si lamentano di più sono quelli che soffrono di meno.
- Si apprezza meglio il carattere nobile in quelle epoche in cui può più agevolmente svilupparsi.
- Tutte le cose che ora si credono antichissime furono nuove un tempo.
[modifica] Incipit di Annali
I re tennero per primi il governo di Roma. Lucio Bruto fondò il regime di libertà e il consolato. La dittatura era temporanea: il potere dei decemviri non durava oltre un biennio, né fu a lungo in vigore il potere consolare dei tribuni militari. Né la tirannia di Cinna né quella di Silla durarono a lungo; la potenza di Pompeo e quella di Crasso in breve si raccolsero nelle mani di Cesare, e gli eserciti di Lepido e di Antonio passarono ad Augusto, il quale ridusse sotto il suo dominio col nome di principe lo Stato stanco e disfatto dalle lotte civili.
[modifica] Note
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