Marco Valerio Marziale

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Marco Valerio Marziale

Marco Valerio Marziale (38 – 104), poeta latino.

Epigrammi[modifica]

Incipit[modifica]

Questi è quel che tu leggi e che tu cerchi,
quel noto in tutto il mondo Marzïale
per gli arguti libretti di epigrammi:
cui vovo e sano, o mio lettor benevolo,
tu donasti una gloria, che di rado
tocca ai poeti dopo che son morti.

[M. Valerio Marziale, Epigrammi, traduzione di Giuseppe Lipparini, Zanichelli, 1950]

Hic est quem legis ille, quem requiris, | toto notus in orbe Martialis | argutis epigrammaton libellis: | cui, lector studiose, quod dedisti | viventi decus atque sentienti, | rari post cineres habent poetae.

Citazioni[modifica]

  • Lasciva è la mia pagina, ma onesta la vita. (I, 4, 8)
Lasciva est nobis pagina, vita proba est.
  • Non è da uomo saggio dire: "Vivrò". Vivere domani è già troppo tardi: vivi oggi. (I, 15, 11-12)
Non est, crede mihi, sapientis dicere «Vivam»: | sera nimis vita est crastina: vive hodie.
Sunt bona, sunt quaedam mediocria, sunt mala plura.
  • [A un plagiario] Si dice in giro, Fidentino, che tu le mie poesie | reciti in pubblico come se fossero le tue. | Te le regalerò, se vuoi che si dicano mie: comprale | se vuoi che si dica che sono tue, e non saranno più mie. (I, 29; 1995)
  • Questa è la legge stabilita per le poesie giocose: | possono divertire solo se sono pruriginose. (I, 35, 10; 1995)
  • Muove liti Diodoro in ogni lato, | sebbene afflitto sia dalla podagra; | ma quando ha da pagare l'avvocato, | il suo male convertesi in chiragra.[1][2]
Litigat et podagra Diodorus, Flacce, laborat. | Sed nil patrono porrigit: haec cheragra est. (I, 98)
  • Non sente di buono chi vuol sentir sempre di buono. (II, 12, 4)
Non bene olet, qui bene semper olet.
  • Ti stupisci che le orecchie di Mario puzzino. | Colpa tua, Nestore: sei tu che gli parli nelle orecchie. (III, 28; 1995)
  • Per poeta vorresti passare, | ma un verso tuo non ce l'hai detto mai: | prometti che per sempre tacerai, | e passa pure per chi cazzo ti pare.
  • Lascia che si veda il tuo piccolo difetto: | un difetto, se nascosto, sembra molto più grave. (III, 42; 1995)
Simpliciter pateat vitium fortasse pusillum: quod tegitur, maius creditur esse malum.
  • Tutto quello che mi chiedi, Cinna maledetto, non è mai nulla: | se non mi chiedi nulla, Cinna, allora non ti nego nulla. (III, 61; 1995)
  • Ciabattino, non devi prendertela con il mio libretto. | Le mie poesie colpiscono il tuo mestiere, non la tua vita. | Permettimi le mie spiritosaggini innocue. (III, 99; 1995)
  • Lodano quelli, ma leggono gli altri. (IV, 49, 10)
Laudant illa, sed ista legunt.
  • Quando non avevi seimila sesterzi, Ceciliano, una portantina | da sei schiavi ti scarrozzava in giro per tutta Roma. | dopo che la dea cieca te ne ha dati due milioni, | tanti da sfondarti le tasche, ecco, te ne vai in giro a piedi. (IV, 51; 1995)
  • Parma, nella Gallia Cisalpina, tosa innumerevoli armenti. (V, 13, 8; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921)
Tondet et innumeros Gallica Parma greges.
  • I regali fatti agli amici non sono preda del fato: | avrai soltanto le ricchezze che hai donato. (V, 52; 1995)
  • A quale avvoltoio toccherà questo cadavere? (VI, 62, 4)
Cujus vulturis hoc erit cadaver?
  • La vita non è vivere: la vita è stare bene. (VI, 70, 15; 1995)
  • Vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, Paola, scema non sei. | Prisco non ti vuole sposare: scemo non è neppure lui. (IX, 10; 1995)
  • [Alle terme] Hai sentito che applausi ai bagni pubblici? Sappi che è entrata l'enorme minchia di Marone! (IX, 33)
Audieris in quo, Flacce, in balneo plausum,/ Maronis illic esse mentulam scito.
  • Un uomo onesto aumenta il tempo della sua vita: | vive due volte chi riesce a godere del passato. (X, 23; 1995)
Ampliat aetatis spatium sibi vir bonus: hoc est | vivere bis, vita posse priore frui.
  • Hai fatto un errore, Lupo, per colpa delle vocali: | infatti, quando mi hai dato un terreno, | avrei preferito che tu vessi dato un torrone. (XI, 18; 1995)
  • Mi sorprendi a letto con un ragazzino e, con tono severo, | moglie, mi sgridi dicendo che un culo ce l'hai anche tu. | Quante volte Giunone disse la stessa cosa al lascivo Giove! | Ma lui dorme con Ganimede, che non è più un ragazzo. | Ercole metteva da parte il suo arco e faceva piegare Ila: | credi forse che sua moglie Megara non avesse le chiappe? | Febo si tormentava per Dafne che lo fuggiva: ma Giacinto, | il giovane spartano, fece spegnere quel fuoco d'amore. | Anche se Briseide, dormendo, gli offriva il fondoschiena, | Achille preferiva l'amichetto dal volto senza peli. | Smettila di dare alle tue cose due nomi maschili: | tu hai due fiche, dammi retta, mogliettina. (XI, 43; 1995)
  • [All'amante] Vergognati, Fillide: rispetta almeno verità e giustizia. | Io non ti nego nulla, Fillide: tu, Fillide, non mi negare nulla. (XI, 49; 1995)
  • La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza. (XII, 10.2)
Fortuna multis dat nimis, satis nulli.
  • Né con te posso vivere, né senza di te. (XII, 47)
Nec possum tecum vivere, nec sine te.
  • L'uomo buono è sempre un inesperto. (XII, 51)
Semper homo bonus tiro est.
  • Dal momento che conosci la vita e la fedeltà di tuo marito | e sai che nessun'altra donna agita o monta sul tuo letto, | perché sciocca ti tormenti per i suoi schiavi come fossero | i suoi amanti, che amano di un amore breve e fuggitivo? [...] | La vera matrona, la vera donna deve conoscere i suoi limiti: | lascia ai ragazzi la loro parte, tu tieniti la tua. (XII, 96; 1995)
  • Se nella questione alcuno chiami me a giudice, dirò che il più prelibato fra gli uccelli è il tordo, fra i quadrupedi la lepre. (XIII, 92)
Inter aves turdus, si quis me judice certet; | Inter quadrupedes mattya [ovvero gloria] prima lepus.
  • Se ne sta pigiata in queste strette pergamene l'enorme opera di Livio, quella che, a contenerla tutta intera, non basta la mia biblioteca.[3] (XIV, 190)

Citazioni su Marco Valerio Marziale[modifica]

  • Era un uomo ingegnoso, acuto e pungente, che aveva nello scrivere moltissimo di sale e di fiele e non meno di sincerità. (Gaio Plinio Cecilio Secondo)

Note[modifica]

  1. Citato in Vittoria Madurelli Berti, Epigrammi di Dafnide Eretenia, G. B. Berti Editore, Padova, 1824, p. 24
  2. Da questo epigramma deriva il modo di dire toscano "avere la gotta alle mani" nel senso di "essere avaro".
  3. Traduzione di G. Ranucci

Bibliografia[modifica]

  • M. Valerio Marziale, Epigrammi, traduzione di Giuseppe Lipparini, Zanichelli, 1950.
  • Marco Valerio Marziale, Epigrammi, a cura di Simone Beta, Mondadori, 1995. ISBN 9788804571438

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