Marco Valerio Marziale
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Marco Valerio Marziale (38 – 104), poeta latino.
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- Il povero, di solito, coltiva amicizie che non gli rendono nulla.
- La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza.
- Le persone dissolute hanno vita breve: raramente invecchiano.
- Le uniche ricchezze che avrai per sempre saranno quelle che hai donato.
- Lodano quelli, ma leggono gli altri.
- L'uomo buono è sempre un inesperto.
- L'uva è rigonfia d'acqua, flagellata da continui acquazzoni; oste, ammesso che tu ne avessi voglia, non puoi vendere quest'anno il vino puro.
- Non è da uomo saggio dire: "Vivrò". Vivere domani è già troppo tardi: vivi oggi.
- Saper vivere con piacere il passato è vivere due volte.
- Se la fama giunge solo dopo la morte, che aspetti.
- Se non vuoi essere la moglie di tua moglie, non sposare una donna ricca.
- Smettila di abusare dei miei versi, o pubblicane alcuni dei tuoi.
- Soffre veramente solo chi soffre senza testimoni.
- Tu osservi in un bassorilievo dei pesci, illustre opera di Fidia. Sommergili nell'acqua: nuoteranno.
- Apro non beve? Non mi importa un fico! Sobrio mi piace il servo, non l'amico.
- La fortuna da troppo a molti, ma abbastanza a nessuno.
[modifica] Epigrammi
- Lasciva è la mia pagina, ma onesta la vita. (I, 4, 8)
- [A un plagiario] Sento dire di te, Fidentino, | che recitando vai i versi miei, | spacciandoli per tuoi, | dinanzi a un uditorio numeroso. | Se permetti che siano detti miei, | gratis io ti manderò gli epigrammi; | se brami invece che siano detti tuoi, | comprali: così miei non lo saranno più. (I, 29)
- Ti meravigli perché l'orecchio di Mario emana un cattivo odore: colpa tua, Nestore, che gli parli all'orecchio. (III, 28)
- È meglio farlo vedere, così, con tutta naturalezza, un difetto, che forse è una cosa da nulla; se lo nascondi sembra una cosa più grande. (III, 42)
- Simpliciter pateat vitium fortasse pusillum: quod tegitur, maius creditur esse malum.
- La vita non è vivere, ma vivere in buona salute. (dagli Epigrammi, VI, 70, 15)
- Tu vuoi sposare Prisco: non mi stupisco, Paola, sei furba. Prisco, invece, non ti vuole sposare: è furbo anche lui. (IX, 10)
- [A Galla] Tu sei a casa tua: ma in mezzo alla Suburra, Galla, | ti fai truccare, ti fai preparare i tuoi capelli finti, | i denti li metti da parte come, di notte, riponi | la veste di seta, dormi nascosta da cento vasetti, | la tua faccia non dorme con te. Fai cenni con un sopracciglio | che ti è stato portato nuovo nuovo la mattina, e non ti tocca | il rispetto che dovresti portare alla tua fica bianca, | che puoi venerare insieme agli altri tuoi antenati. | Tu prometti gioie infinite: ma il mio cazzo non ci sente, | e, anche se ha un occhio solo, ti vede perfettamente. (IX, 37)
- Mi sorprendi a letto con un ragazzino e, con tono severo, | moglie, mi sgridi dicendo che un culo ce l'hai anche tu. | Quante volte Giunone disse la stessa cosa al lascivo Giove! | Ma lui dorme con Ganimede, che non è piú un ragazzo. | Ercole metteva da parte il suo arco e faceva piegare Ila: | credi forse che sua moglie Megara non avesse le chiappe? | Febo si tormentava per Dafne che lo fuggiva: ma Giacinto, | il giovane spartano, fece spegnere quel fuoco d'amore. | Anche se Briseide, formendo, gli offriva il fondoschiena, | Achille preferiva l'amichetto dal volto senza peli. | Smettila di dare alle tue cose due nomi maschili: | ti hai due fiche, dammi retta, mogliettina. (XI, 43; 1995)
- [Alle terme] Hai sentito che applausi ai bagni pubblici? Entrò l'enorme minchia di Marone!
[modifica] Bibliografia
- Marco Valerio Marziale, Epigrammi, a cura di Simone Beta, Mondadori, 1995. ISBN 9788804571438
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