Gerolamo Rovetta

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Gerolamo Rovetta (1851 – 1910), scrittore e drammaturgo italiano.

Indice

[modifica] Mater dolorosa

[modifica] Incipit

Mentre il conte e la contessa Della Valle partivano per Parigi, o almeno così si doveva credere a Borghignano, una delle città più importanti del Veneto, il duca e la duchessa d'Eleda avevano sciolte le vele alla volta di Palermo.
A trentacinque anni, la duchessa Maria d'Eleda quantunque apparisse, in quei giorni, un po' indisposta, era ancora una donna bellissima. Bionda e bianca, aveva le flessuosità eleganti di una fanciulla, mentre tutto l'insieme le dava quell'aria che si dice aristocratica. Nulla riusciva a meravigliarla, ben poco a commuoverla e anche il tempo sembrava fosse passato dinanzi a lei senza che ella si fosse degnata di accorgersene. In quella freddezza statuaria però c'era qualcosa, da cui Lavater avrebbe tratto conclusioni molto diverse dalle solite che sopra di lei formavano gli osservatori superficiali.

[modifica] Citazioni

  • Nobile, ricco, tutt'altro che imbecille, coll'aureola dell'uomo pubblico, Prospero Anatalio aveva avuto tutti i requisiti per essere fortunato in galanteria; invece colle donne egli non era stato mai un Cristoforo Colombo... solo qualche volta un Amerigo Vespucci. E ciò non per altro che per un difetto di pronuncia; difetto che non gli era abituale, ma egli che si faceva pur troppo sensibilissimo quando si trovava vicino a una donna che gli piaceva. (p. 8)
  • In una terra di ciechi, un miope fa certo fortuna; ed il partito clericale, forte, disciplinato, minaccioso fuori della Camera, nell'aula parlamentare era impotente, né avrebbe trovato nel proprio seno chi per l'influenza del nome e delle ricchezze potesse rappresentarlo meglio di lui. Il duca dunque fu riconosciuto e accettato come capo della fazione, e così, o bene o male, se non una celebrità divenne una notorietà della Camera. (p. 11)
  • Giorgio della Valle era un sognatore; ma bisogna ricordare che a vent'anni il Manzoni, il Giusti, il Settembrini avevano avuto quell'istesso ideale, avevano fatto quell'istesso sogno; invece la gioventù scettica e squattrinata che dorme... e non sogna, senza essere più svegliata per questo, gridava al conte repubblicano la croce addosso, gli arrabbiati chiamandolo un mestatore ambizioso, e i tolleranti un matto pericoloso. (p. 13-14)
  • La bellezza della duchessa d'Eleda aveva raggiunto allora quasi la perfezione, e quel poco che le mancava per esser perfetta, ne accresceva la grazia. Era una bellezza che parlava ai sensi e al cuore; grande, bionda, pallida, l'eterno femminino di Goethe aveva in lei la sua espressione più viva, e la formalità giovanile, i suoi fascini più attraenti. Il poeta Aleardo, allora di moda, la paragonava a una Madonna pensata dal Beato Angelico, e dipinta dal Rubens. (p. 19-20)
  • Quando non c'è un amante di mezzo che faccia da diaframma, i raggi lucenti della moglie cadono diritto a illuminare il marito [...]. (p. 20)
  • Sèdan s'era già resa; a Porta Pia era stata aperta la breccia; era caduto l'impero Napoleonico; era finito il potere temporale... e in tutto questo gran rumore di avvenimenti il duca d'Eleda aveva perduto la testa e l'equilibrio. (p. 63)
  • La preghiera, la preghiera più accetta è il tuo dolore. Piangi, figliuola mia, le lacrime sono la preghiera del cuore. (p. 129)
  • Il giudizio è come lo spirito; colle donne chi ne ha lo perde, e chi non ne ha lo acquista... chi non ne ha! (p. 133)
  • L'antipatia è una sensazione, più che un sentimento, e si modifica a seconda dei casi. (p. 154)
  • Come ci riesce bene il diavolo quando ci vuol mettere la coda! (p. 203)

[modifica] La baraonda

  • Per la sua coscienza di pubblicista la destra o la sinistra non erano, non potevano essere altro che le due mani del medesimo corpo: la patria... S'intende, la patria dell'ordine. (p. 10)
  • È destino comune degli uomini di genio, Aristide, l'Alighieri, Galileo, Fulton, Fara-Bon, che le loro grandi idealità, le loro grandi scoperte, debbano imporsi e trionfare soltanto dopo la loro morte! (p. 38)
  • Quando in una casa manca il necessario, comincia a mancare anche il timor di Dio! (p. 49)
  • Amo i giovani, perché non ho più fede che nei giovani. (p. 77)
  • All'afarismo che monta, al realismo che dilaga, unico baluardo i giovani che hanno il disinteresse dell'idea ed il culto dell'ideale. (p. 77)
  • È la parola, fecondatrice del pensiero, nel dibattito delle grandi idee. (p. 77)
  • Come stanno le nostre Alpi? – L'eco italico risponde vindice alla nordica bestemmia, col verso magnanino o magnifico del mio povero Prati? – Salutamele. E al Caffaro e a Bezzecca, alle Sante Termopili della terza Roma, l'evviva, l'excelsior del vecchio colonnello garibaldino! (p. 77)

[modifica] Bibliografia

  • Gerolamo Rovetta, Mater dolorosa, Casa Editrice Baldini e Castoldi, Milano 1921.
  • Gerolamo Rovetta, La baraonda, Casa Editrice Baldini, Castoldi & C. Milano 1907.

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