Khemais Chammari

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Khemais Chammari (1942 – vivente), diplomatico tunisino.

Voi italiani non avete mai voluto guardare dietro il muro di Tunisi, intervista di Pietro Petrucci, Sette, 7 aprile 2011
  • La rivoluzione tunisina, pur essendo stata la scintilla dell'incendio che da gennaio investe l'intero mondo arabo, non ha modelli né ricette da esportare. La verità è che l'insurrezione popolare contro il tiranno Ben Ali ha rivelato a un certo punto, quasi senza volerlo, una nuova legge di alchimia politica: ha dimostrato che le dittature tradizionali, nate nel secolo scorso, sono pressoché indifese di fronte a processi rivoluzionari "istantanei", che agiscono e reagiscono fulmineamente, alimentati da tecnologie e comportamenti (internet, facebook, twitter, tv satellitare ecc.) che nessun potere sa come controllare. Risultato: si accelera il "processo di fusione" del regime sotto assedio e non appena la paura cambia di campo, quando non è più la gente ma il tiranno a sentirsi in pericolo, il gioco è fatto. Così è andata anche in Egitto e così potrebbe andare altrove. Difficile prevedere come cambierà il mondo arabo, ma di questa scoperta noi tunisini siamo fieri, perché nulla sarà più come prima.
  • Nessuno aveva intuito la vulnerabilità delle dittature di fronte alla nuova miscela rivoluzionaria escogitata dai giovani tunisini ed egiziani. Ma noi, nei nostri Paesi, sapevamo che l'esplosione della rabbia popolare era inevitabile.
  • Mentre la bandiera francese a "Bengasi ribelle" resta per l'opinione araba un'immagine romantica, la bandiera della NATO rischia di evocare fantasmi "afghani" e creare divisioni fra i beneficiari stessi dell'intervento.
  • La memoria è solo la premessa della giustizia e c'è un lavoro ancora più importante da fare: riconciliare le nostre società con il passato, come si è fatto in Sudafrica, nei Paesi dell'Est europeo, in Cambogia. Tutti esempi che noi tunisini stiamo studiando, affinché la transizione verso la democrazia non rimanga solo uno slogan.
  • La caduta di Ben Ali ha offerto un'occasione insperata a qualche trafficante di esseri umani. Ora le nuove autorità si sforzano di riprendere il controllo delle coste, come prevedono gli accordi con l'Italia. Detto questo, non posso tacere l'inquietudine che suscita l'inclinazione di forze politiche italiane al populismo. Temo che le comprensibili preoccupazioni di oggi vengano usate domani per varare ulteriori restrizioni al diritto d'asilo e all'immigrazione, su scala italiana e su scala europea. Forse non è il momento migliore per ricordarlo, ma il diritto alla libera circolazione delle persone rimane, per i Paesi del Nordafrica, il principale fra gli obiettivi del partenariato con l'Unione europea.