Marco Porcio Catone
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Marco Porcio Catone il Vecchio, detto anche il Censore (234 a.C. – 149 a.C.), politico, militare e scrittore latino.
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[modifica] Citazioni di Marco Porcio Catone
- Fuggi le chiacchiere, per non essere reputato un loro fomentatore: a nessuno nuoce aver taciuto, nuoce aver parlato. (da Distico)
- Rumores fuge, ne incipias novus auctor haberi: nam nulli tacuisse nocet, nocet esse locutum.
- I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori. (citato in Aulo Gellio, Notti attiche)
- Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto. (da Distico 2, 20)
- Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur.
- Pianta alberi, che gioveranno in un altro tempo. (citato in Cicerone, De senectute)
- Serit arbores, quae alteri saeclo prosint.
- Se padroneggi l'argomento, le parole seguiranno. (citato in Giulio Vittore, Ars rethorica, 15)
[modifica] Senza fonte
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- Cartago va distrutta.
- Carthago delenda est.
- È davvero strano che un indovino non rida quando incontra un indovino.
- Le avversità domano e insegnano che cosa convenga fare; la buona sorte, invece, suole impedire di riflettere e di agire adeguatamente.
- Mai l'uomo è così attivo come quando non fa nulla, mai meno solo di quando è in compagnia di se stesso.
- Meglio che gli uomini chiedano perché non ho una statua, piuttosto che chiedano perché ne ho una.
- Pensa sempre a quanto è lungo l'inverno.
- Per il companatico degli schiavi si abbia cura di conservare le olive cadute dall'albero e quelle raccolte, che rendono poco olio; e si badi che durino a lungo.
- Quello che ti manca chiedilo in prestito a te stesso.
- Vir bonus, dicendi peritus
- Uomo di valore ed esperto nel dire.
[modifica] Incipit di De agri cultura
È possibile che talvolta sia più conveniente procacciarsi un profitto con il commercio, se non fosse tanto rischioso, e così pure prestare denaro a usura, se fosse altrettanto onorevole. I nostri antenati così pensavano e così stabilirono nelle loro leggi: che il ladro fosse condannato al doppio, l'usuraio al quadruplo. Quanto peggior cittadino valutassero l'usuraio del ladro lo si può di qui stimare. E quando lodavano un uomo dabbene, così lo lodavano: buon contadino e buon agricoltore. Chi era così lodato, si stimava che lo fosse nel modo più ampio. Quanto al mercante, lo stimo uomo intraprendente e smanioso di procacciarsi un profitto, ma, come ho detto prima, esposto a rischi e calamità. Fra i contadini invece si formano uomini di fortissima tempra e soldati valorosissimi; e dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto: chi è occupato in quell'attività non nutre pensieri malevoli.
[modifica] Bibliografia
- Marco Porcio Catone, De agri cultura, traduzione di A. Mazzarino, Teubner, Leipzig, 1982.
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