Marco Porcio Catone

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Marco Porcio Catone

Marco Porcio Catone il Vecchio, detto anche il Censore (234 a.C. – 149 a.C.), politico, militare e scrittore romano.

Citazioni di Marco Porcio Catone[modifica]

  • È meglio avere degli acerrimi nemici piuttosto che quegli amici che si fingono dolci: i primi spesso dicono il vero, i secondi mai.[1] (citato in Cicerone, De amicitia, 24, 90)
Melius acerbos inimicos mereri, quam eos amicos, qui dulces videantur: illos verum saepe dicere, hos numquam.
  • Fuggi le chiacchiere, per non essere reputato un loro fomentatore: a nessuno nuoce aver taciuto, nuoce aver parlato. (da Distico)
Rumores fuge, ne incipias novus auctor haberi: nam nulli tacuisse nocet, nocet esse locutum.
  • I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori. (citato in Aulo Gellio, Notti attiche XI, 18, 18)
Fures privatorum furtorum in nervo atque in compedibus aetatem agunt, fures publici in auro atque in purpura.
  • Il villano non pensi di saperla più lunga del padrone. (da De re rustica, V, 3)
(Villicus) Ne plus censeat sapere se, quam dominus.
  • Non credere sempre a chi ti dà notizie: bisogna avere poca fiducia in chi parla molto. (da Distico 2, 20)
Noli tu quaedam referenti credere semper: exigua est tribuenda fides, qui multa locuntur.
  • Pianta alberi, che gioveranno in un altro tempo. (citato in Cicerone, De senectute)
Serit arbores, quae alteri saeclo prosint.
  • Se padroneggi l'argomento, le parole seguiranno. (citato in Giulio Vittore, Ars rethorica, 15)
Rem tene, verba sequentur.
  • Non vergognarti di volere che ti sia insegnato ciò che non sai. Saper qualcosa è fonte di lode, mentre è una colpa non voler imparare nulla.
Ne pudeat quae nescieris, te velle doceri. Scire aliquid laus est, culpa est nihil discere velle. (da Distico 4, 29.)
  • Per il resto ritengo che Cartagine dev'essere distrutta. (da Plutarco, Vita di Catone)
Ceterum censeo Carthaginem esse delendam anche come Carthago delenda est.

Attribuite[modifica]

  • Sopprimere una legge equivale a far vacillare tutte le altre. (citato in Tito Livio, XXXIV, 3; 1997)
Unam tollendo legem ceteras infirmetis.
  • Nessuna legge è comoda ugualmente per tutti. (citato in Tito Livio, XXXIV, 3; 1921)
Nulla lex satis commoda omnibus est.
  • Nessuna legge è ugualmente vantaggiosa per tutti: bisogna piuttosto chiedersi se fa gli interessi della maggioranza e da un punto di vista generale. (citato in Tito Livio, XXXIV, 3; 1997)
Nulla lex satis commoda omnibus est: id modo quaeritur, si maiori parti et in summam prodest.
  • [D]iversisque duobus vitiis, avaritia et luxuria, civitatem laborare, quae pestes omnia magna imperia everterunt. (citato in Tito Livio, XXXIV, 4)
La città è afflitta da due vizi tra loro opposti, l'avarizia e il lusso, rovinosi malanni che hanno fatto crollare tutti i grandi imperi.[2] (1997)
La città è travagliata da questi due vizi: l'avarizia e la lussuria; e queste pesti hanno rovinato tutte le grandi cose dell'impero. (2006)
  • La peggiore delle vergogne è quella della parsimonia e della povertà. (citato in Tito Livio, XXXIV, 4; 2006)
Pessimus quidem pudor est vel parsimonia vel paupertatis.
  • Come, un uomo malvagio è più sicuro imputarlo che assolverlo, così, il lusso sarebbe più tollerabile trattenerlo piuttosto che lasciarlo libero, come succede ad un animale indomabile, eccitato proprio dai vincoli, lasciato libero. (citato in Tito Livio, XXXIV, 4; 1997)
Et hominem improbum non accusari tutius est quam absolvi, et luxuria non mota tolerabilior esset quam erit nunc, ipsis vinculis sicut ferae bestiae inritata, deinde emissa.
Bellum inquit se ipsum alet.
  • La cosa più onorevole, così come la cosa più sicura, è quella di affidarsi interamente al valore. (citato in Tito Livio, XXXIV, 14; 1997)
[Q]uod pulcherrimum, idem tutissimum: in virtute spem positam habere.

Incipit di De agri cultura[modifica]

È possibile che talvolta sia più conveniente procacciarsi un profitto con il commercio, se non fosse tanto rischioso, e così pure prestare denaro a usura, se fosse altrettanto onorevole. I nostri antenati così pensavano e così stabilirono nelle loro leggi: che il ladro fosse condannato al doppio, l'usuraio al quadruplo. Quanto peggior cittadino valutassero l'usuraio del ladro lo si può di qui stimare. E quando lodavano un uomo dabbene, così lo lodavano: buon contadino e buon agricoltore. Chi era così lodato, si stimava che lo fosse nel modo più ampio. Quanto al mercante, lo stimo uomo intraprendente e smanioso di procacciarsi un profitto, ma, come ho detto prima, esposto a rischi e calamità. Fra i contadini invece si formano uomini di fortissima tempra e soldati valorosissimi; e dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto: chi è occupato in quell'attività non nutre pensieri malevoli.

Citazioni su Marco Porcio Catone[modifica]

  • Catone non poteva vivere che uomo libero, e quando la libertà morì, morì Catone. (Francesco De Sanctis)
  • Ed insieme morirono quei due elementi che era nefando fossero divisi: né infatti Catone visse dopo la morte della libertà né la libertà dopo la morte di Catone. (Lucio Anneo Seneca)
  • In Catone tanto più forti erano l'animo e l'indole che appariva chiaro come, qualunque fosse stato il suo rango sociale, si sarebbe costruito da solo la sua fortuna. (Tito Livio)

Note[modifica]

  1. Citato in Paola Mastellaro, Il libro delle citazioni latine e greche, Mondadori, Milano, 2012, p. 20. ISBN 978-88-04-47133-2.
  2. La frase si inserisce direttamente nel discorso della citazione precedente. Qui Catone ricorda a tutti che lui ha sempre criticato la lussuria e l'avarizia; quindi come mai alle donne si vuole concedere?

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]