Sicilia

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Citazioni sulla Sicilia e i siciliani.

Sicilia
  • Allora incontro ti verran le belle | Spiagge della Trinacria isola, dove | Pasce il gregge del Sol, pasce l'armento. (Odissea)
  • Da che passò quest'Isola per sistema sotto la dominazione di re lontani […], sebbene avesse mantenuta la propria sua dignità, e tutte conservate le prerogative di regno, pure non lasciò di essere involta nelle vicende di quelli, e di partecipare negli interessi, e di risentire i movimenti di una più vasta, e potente monarchia […]; onde nacque e fu poi propagato quel moto, che sconvolse in prima la stessa Italia, e in fine l'Europa intera, mutandone il sistema politico, e nuovi usi e nuovi modi inducendovi. (Rosario Gregorio)
  • È facile essere felici in Sicilia, ma è un'operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. (Francine Prose)
  • E la bella Trinacria, che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra il golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo, ma per nascere solfo. (Dante Alighieri)
  • Eccola, dunque, finalmente, ci dicevamo, questa Sicilia, la mèta del nostro viaggio, l'argomento delle nostre discussioni da tanti mesi, eccola tutta intera sotto i nostri piedi. Girando su noi stessi possiamo percorrerla in un istante; ne tocchiamo con gli occhi tutti i punti; quasi nulla ce ne sfugge ed essa è ben lungi dall'occupare l'orizzonte. Noi venivamo dall'Italia: avevamo calpestato la cenere dei più grandi uomini che furono mai esistiti e respirato la polvere dei loro monumenti, eravamo pieni delle grandezze della storia. Ma qualcos'altro ancora parlava, qui, all'immaginazione: tutti gli oggetti che scorgevamo, tutte le idee che venivano ad offrirsi, numerosissime, alla nostra mente, ci riportavano ai tempi primitivi. Toccavamo le prime età del mondo, quelle età di semplicità e di innocenza in cui gli uomini non erano ancora rattristati dal ricordo del passato, né spaventati dall'incertezza dell'avvenire, in cui, contenti della felicità presente e fiduciosi nella sua durata, raccoglievano quel che la terra dava loro senza coltivarla, e, vicini agli déi per la purezza del cuore, ne incontravano ancora ad ogni passo la traccia e vivevano, in un certo senso, in mezzo a loro; è qui che la leggenda ci mostra i primi uomini. È questa la patria delle divinità della mitologia greca. Vicino a questi luoghi, Plutone rapì Proserpina alla madre; in questo bosco che abbiamo appena attraversato, Cerere sospese la sua rapida corsa e, stanca delle sue vane ricerche, si sedette su una roccia e, benché dea, pianse, dicono i Greci, perché era madre. Apollo ha custodito le mandrie in queste valli; questi boschetti che si estendono fin sulla riva del mare hanno risuonato del flauto di Pan; le ninfe si sono smarrite sotto le loro ombre e hanno respirato il loro profumo. Qui Galatea fuggiva Polifemo, e Akis, sul punto di soccombere sotto i colpi del suo rivale, incantava ancora queste rive e vi lasciava il suo nome... In lontananza si scorge il lago d'Ercole e le rocce dei Ciclopi. Terra degli déi e degli eroi! (Alexis de Tocqueville)
  • Eppure sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di Federico II. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di Giove, mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del Meli. Matrigna chiama il Meli la lingua italiana, in antitesi alla siciliana madre. […] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la Rivoluzione le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'ancien régime in Italia. (Giuseppe Antonio Borgese)
  • Giuseppina Crispi guardava quella Sicilia di cui, da quando era al mondo, non aveva sentito raccontare che meraviglie; tutti […] ne parlavano come di una terra meravigliosa e fantastica, dove tutti gli estremi si toccano e riescono a convivere, tutte le bellezze del creato si manifestano davanti agli occhi increduli del viaggiatore… Ciò che invece lei stava vedendo, da parecchi giorni, era il paesaggio più desolato e monotono che si potesse immaginare, per lo meno in Italia; una campagna affogata nella polvere e già brulla prima ancora che l'estate fosse iniziata: in primavera nella stagione più bella dell'anno! Dappertutto si vedevano colline grige o gialle di tufo, senza nemmeno un albero, e inerpicati a mezza costa o sul cocuzzolo di quelle colline c'erano certi paesi assurdi ed evanescenti dove nessuna persona sana di mente- pensava la ragazza – sarebbe mai venuta a viverci per una scelta. (Sebastiano Vassalli)
  • Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'India oggi, ed era ignota de visu anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'Italia senza la Sicilia non è un tutto. (Giuseppe Antonio Borgese)
  • Ha insegnato Leonardo Sciascia che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi. (Paolo Isotta)
  • In quel mondo spaccato a metà dalla "Guerra fredda", ci sono troppi interessi internazionali convergenti sulla Sicilia e tutti orientati a bloccare l'avanzata delle sinistre. (Francesco Renda)
  • [Stendhal] In Rome, Naples, et Florence en 1817 dice di trovarsi ad Ancona il 27 maggio e a Loreto il 30. In Rome, Naples, et Florence en 1817 del 1826, alla data 29 maggio 1817, dice di trovarsi a Reggio Calabria. La verità è che dai primi di maggio alla fine di luglio di quel 1817 se ne stette a Parigi. A Reggio Calabria non andò quell'anno, né mai andrà. La sua visione, dalle finestre dell'albergo di Reggio, delle case di Messina; il suo desiderio di attraversare quel braccio di mare e di arrivare in Sicilia – l'ottica, insomma, e lo stato d'animo, sembrano provenire da una lettera, che probabilmente non gli era ignota, di Paul Louis Courier (del 15 aprile 1806, appunto da Reggio): "Noi la vediamo come dalle Tuileries voi vedete il faubourg Saint-Germain; il canale non è, in fede mia, più largo; e tuttavia abbiamo difficoltà ad attraversarlo. Lo credereste? Se soltanto mancasse il vento, noi faremmo come Agamennone: sacrificheremmo una fanciulla. Grazie a Dio, ne abbiamo in abbondanza. Ma non abbiamo una sola barca, ecco il guaio. Ci dicono che arriveranno; e fino a quando avrò questa speranza, credetemi, signora, che non volgerò lo sguardo indietro, verso i luogho dove voi abitate, anche se tanto mi piacciono. Voglio vedere la patria di Proserpina, e sapere perché il diavolo ha preso moglie proprio in quel paese". (Leonardo Sciascia)
  • In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto. (Pino Caruso)
  • In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. (Giovanni Falcone)
  • In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà. (Friedrich Engels)
  • Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d'addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. (Vincenzo Consolo)
  • L'Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto» […] «La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita. (Johann Wolfgang von Goethe)
  • La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in Italia. L'aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l'apice più ricco di sorprese e di novità nell'esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell'isola «del sole», della «terra del fuoco», della «terra della primavera perenne. (Rina La Mesa)
  • La Sicilia è fascista fino al midollo. (Benito Mussolini)
  • La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura. (Guy de Maupassant)
  • La Sicilia ha pagato un alto tributo di sangue: spero che adesso ci lascino lavorare in pace. (Antonino Caponnetto)
  • Le quattro regioni più direttamente investite dalle mafie – la Sicilia con Cosa Nostra, la Calabria con la 'ndrangheta, la Campania con la camorra, la Puglia con la sacra corona unita – sono anche le quattro regioni più povere e disperate d'Italia. (Giuseppe Pisanu)
  • Le siciliane amano sinceramente e con violenza e fan vedere che il loro sesso è capace di costanza e di fedeltà. (Joseph Hermann von Riedesel)
  • Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo. Una volta Italo Calvino scrisse a Leonardo Sciascia che era praticamente impossibile ambientare una storia gialla dalle nostre parti essendo la Sicilia, disse pressappoco così, prevedibile come una partita a scacchi. Il che dimostrava inequivocabilmente come Italo Calvino non sapesse giocare a scacchi e soprattutto non conoscesse né la Sicilia né i siciliani. (Andrea Camilleri)
  • Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento. (Giuseppe Antonio Borgese)
  • Nella Sicilia, ahimè! foreste, sorgenti, ruscelli, sono parole vuote di senso; e anche per questo rispetto ci sentiamo già in Oriente. Nudi si elevano i monti siciliani: pini isolati, talvolta in gruppi, nelle piccole vallate, dove sono protetti dal vento, interrompono le loro linee duramente profilate. (Augusto Schneegans)
  • Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice Sgalambro alla fine del film[1] di Battiato, la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l'odore di mandorle amare che evoca la Macondo[2] di Garcia Marquez, l'Etna, l'acqua del mare, l'odore di arance. (Carmen Consoli)
  • Noi trionfiamo correndo, e se ci siamo fermati qui è perché la terra ci è mancata. Ecco, direi, un regno conquistato in gran velocità, e voi dovreste essere contenta di noi. Ma io no, non sono soddisfatto. Tutta l'Italia non è nulla per me, se non vi aggiungo la Sicilia. Dico così, per sostenere il mio tono da conquistatore; detto fra noi, me ne infischio che la Sicilia paghi le tasse a Giuseppe o a Ferdinando. Su questo punto sarei anche disposto a transigere, a patto che mi fosse permesso di percorrerla a mio agio; ma essere così vicino, e non poterci mettere il piede, non è una presa in giro? Da dove siamo, infatti, la vediamo, come dalle Tuileries voi vedete il quartiere Saint-German; il Canale non è certo più largo, eppure non si sa come passarlo. Lo credereste? se non mancasse che il vento: sacrificheremmo un'Ifigenia come Agamennone. Grazie a Dio, ne abbiamo d'avanzo. Ma neppure una barca, e questo è il guaio. Le avremo, si dice; finché avrò questa speranza non rimpiangerò mai, credetelo, i luoghi dove vivete, anche se li amo molto. Voglio vedere la patria di Proserpina, e sapere un po' perché il diavolo ha preso moglie in questo paese. Non ho alcuna esitazione, tra Siracusa e Parigi; per babbeo che sia, preferisco Aretusa alla fontana degli Innocenti. (Paul-Louis Courier)
  • O divina Sicilia! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta! (Edmondo De Amicis)
  • Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito. (Cicerone)
  • Ricordo più dolce, mio padre narrava che l'anno della fame, 1811, essendo egli fanciullo, la gente si nutriva di certe mandorle grosse come un pollice, portate da lontano… da lontano… dalla Sicilia. – E che cosa è la Sicilia? – domandavamo noi fanciulli. – E lui: Una terra che brucia in mezzo al mare. (Giuseppe Cesare Abba)
  • Sai tu l'isola bella, a le cui rive | Manda il Ionio i fragranti ultimi baci | Nel cui sereno mar Galatea vive | E su' monti Aci? (Giosuè Carducci)
  • Seco venga a' lidi tuoi | Fe' d'opre alte e leggiadre, | O isola del sole, o tu d'eroi | Sicilia antica madre. (Giosuè Carducci)
  • Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male. (Gesualdo Bufalino)
  • Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della Sicilia, la sua sostanza vitale.
    Lo stretto di Messina che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri […] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in Calabria […] Anche la separazione dall'Affrica, ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità […]
    Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo nec tecum nec sine te vivere possum. (Giuseppe Antonio Borgese)
  • Un paese a cui la colomba | diede in prestito il suo collare, e il pavone | rivestì dal manto delle sue penne || Par che quei papaveri sian vino | e i piazzali delle case siano i bicchieri. (Ibn Hamdis)
  • Vi è una Sicilia "babba", cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia "sperta", cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio. (Gesualdo Bufalino)

Note [modifica]

  1. Il film è Perduto amor, del 2003.
  2. Il mitico villaggio sperduto tra le paludi in cui si svolgono le vicende di Cent'anni di solitudine.

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