Plutarco
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Plutarco (46 circa – 120), scrittore e filosofo greco.
- [Demetrio I Poliorcete] Grande amatore, grande bevitore, grande capitano, munifico, sprecone, insolente. Era alto di statura: i suoi lineamenti erano di una bellezza tanto singolare, che non ci fu scultore né pittore capace di ritrarla. Essi possedevano dolcezza e severità, terribilità e grazia: vi rifulgevano l'audacia di un giovane, l'aspetto di un eroe e la maestà di un re. Alla stessa maniera era conformato il suo carattere, tale cioè da sbigottire e attrarre chi aveva a che fare con lui. (citato in Nella Provenzal, Demetrio Poliorcete, Historia, n. 245, luglio 1978, Cino del Duca)
- Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessarlo: «A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?». «A Dio», rispose il prete. «Allora, ritirati, uomo». (da Detti dei Lacedemoni)
- Tu ti chiedi per quale motivo Pitagora si astenesse dal mangiar carne? Io per parte mia mi domando stupito quale evenienza, quale stato d'animo o disposizione mentale abbia spinto il primo uomo a compiere un delitto con la bocca, ad accostare le labbra alla carne di un animale morto e a definire cibo e nutrimento, davanti a tavole imbandite con corpi morti e corrotti, membra che poco prima digrignavano i denti e gridavano, che potevano muoversi e vedere. Come poteva il suo sguardo tollerare l'uccisione delle vittime sgozzate, scuoiate, smembrate, il suo olfatto resistere alle esalazioni, come ha fatto il senso di contaminazione a non dissuadere il palato, a contatto con le piaghe di altri esseri, nel ricevere i succhi e il sangue putrefatto di ferite mortali? [...] Sarebbe il caso di discutere su chi cominciò per primo a mangiar carne, non su chi troppo tardi smise! (da Sarcofagia, incipit, traduzione di Alessandra Borgia)
- Quando le candele son spente tutte le donne son belle. (da Opere morali)
- Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell'uso della parola invece il saperla accogliere bene precede il pronunciarla. (da Moralia, II)
- Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: così in un discorso c'è sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai propri doveri. (da Moralia, II)
- [Anassimandro]...Dice che la terra ha forma cilindrica e altezza corrispondente a un terzo della larghezza. Dice che quel che dall'eterno produce caldo e freddo si sparò alla nascita in questo mondo e che da esso una sfera di fuoco si distese intorno all'aria che avvolgeva la terra, come corteccia intorno all'albero: spaccatasi poi questa sfera e separatasi in taluni cerchi, si formarono il sole, la luna gli astri. Dice pure che da principio l'uomo fu generato da animali di altra specie. (da Doxa) [1]
- Egli [Anassimene] sostiene che, solidificatasi l'aria, per prima si forma la terra la quale è molto piatta – e pertanto a ragione si mantiene sospesa nell'aria –: il sole, la luna, le altre stelle hanno il principio della nascita dalla terra. Afferma infatti che il sole è terra, la quale per la rapidità del movimento si è molto infocata ed è diventata incandescente. (da Doxa) [1]
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- Per essere onesto l'uomo ha bisogno di buoni amici o di acerrimi nemici, perché i primi con i loro consigli e i secondi con i loro insulti gli impediscono di fare del male.
- Nei confronti delle ricchezze l'uomo si dimostra avveduto in quattro maniere: nell'acquistarle, nel conservarle, nell'accrescerle, e nell'usarle bene.
- Uno squilibrio fra il ricco ed il povero è il più vecchio e mortale alimento per tutte le repubbliche
- La barba non fa il filosofo.
- È facile scoprire un difetto, ma far di meglio può essere difficile.
- Dio è la speranza del forte, e non la scusa del vile.
- La perseveranza è più forte della violenza.
- Nulla di superfluo è mai a buon mercato, perché ciò di cui non si ha bisogno è caro ad un soldo.
- La morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto.
- Quello che sta nel cuore del sobrio è sulla lingua dell'ubriaco.
- Con quale affetto, con quale pensiero o argomento il primo tra gli uomini ardì insanguinarsi la bocca, avvicinanarsi alle labbra la carne dell'animale morto, ponendosi di fronte i piatti, le vivande e il cibo di corpi uccisi, le membra che poco prima belavano, muggivano, si muovevano e vedevano? Come poterono sopportare gli occhi di scorgere l'uccisione di animali scannati, scorticati e smembrati? E l'odorato come soffrì l'odore? E il gusto come non inorridì per la lordura delle piaghe altrui e il sangue e il marcio delle ferite mortali?
- Il riposo è il condimento che rende dolce il lavoro.
- Gli Spartani non chiedono quanti sono i nemici, ma dove si trovano.
- L'hanno chiamata ovazione dal latino ovis (pecora).
- La perseveranza serve più della violenza: molte cose che non possono essere superate tutte assieme lo sono se prese poco a poco.
- Il tempo è il più saggio dei consiglieri.
- I popoli sarebbero felici se i re filosofassero e se i filosofi regnassero.
[modifica] Iside e Osiride
- La cosiddetta tetraktys, ossia il trentasei, era la forma più alta di giuramento [per i pitagorici], come è stato rivelato, ed ha avuto il nome di Mondo perché è formata dalla somma dei primi quattro numeri pari e dei primi quattro dispari. [pag. 140-141]
- Si potrebbe dedurre che anche gli Egiziani visualizzino la natura dell'universo con la figura del triangolo più bello, proprio come Platone nella Repubblica sembra averlo impiegato per impostare graficamente il concetto dell'unione matrimoniale. Questo triangolo ha l'altezza di 3 unità, la base di 4, e l'ipotenusa di 5, tale cioè che il suo quadrato è uguale alla somma dei quadrati degli altri due lati che la delimitano. L'altezza, dunque, può essere paragonata al maschio, la base alla femmina, e l'ipotenusa al figlio da entrambi generato; allo stesso modo Osiride si identifica con l'origine, Iside con l'elemento ricettivo, e Horos con il loro prodotto compiuto. [pag. 118]
- I Pitagorici hanno in odio il diciassette più di ogni altro numero, e lo chiamano "ostacolo". Esso infatti cade fra il sedici, che è un quadrato, e il diciotto, che è un rettangolo, i soli fra i numeri a formare figure piane che abbiano il perimetro uguale all'area; il diciassette si pone come un ostacolo fra di loro, e li separa uno dall'altro, e spezza la proporzione di uno e un ottavo in intervalli disuguali.
[modifica] Vite Parallele
- Apparve allora il Crimiso e si videro i nemici che lo stavano attraversando: in testa le quadrighe con le loro terribili armi e già pronte alla battaglia, dietro diecimila opliti armati di scudi bianchi e che, a giudicare dallo splendido armamento, dalla lentezza e dall'ordine con cui marciavano, si suppose che fossero Cartaginesi. (Timoleonte, 27)
- Io vorrei certamente essere il primo fra questi, piuttosto che il secondo a Roma.
- Ho scelto l'uomo simpatico a preferenza del ricco; preferisco un uomo senza denaro al denaro senza un uomo. (Temistocle)
- «Preferisco un uomo senza quattrini, piuttosto che quattrini senza uomo.»
- E Alessandro andò da Diogene. Lo trovò sdraiato al sole. Diogene, sentendo tanta gente che veniva verso di lui, si sollevò un po' e guardò Alessandro. Questi lo salutò affettuosamente e gli chiese se avesse bisogno di qualcosa che potesse fare per lui. «Scostati dal sole» rispose il filosofo.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Plutarco, Moralia I – La serenità interiore e altri testi sulla terapia dell'anima, a cura di Giuliano Pisani, Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 1989, pp. I-LIX, 1-508.
- Plutarco, Moralia II – L'educazione dei ragazzi, a cura di Giuliano Pisani, Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 1990, pp. I-XXXVIII, 1-451.
- Plutarco, Moralia III – Etica e politica, a cura di Giuliano Pisani, Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 1992, pp. I-LIII, 1-490.
- Plutarco, Iside e Osiride, traduzione Marina Cavalli, Adelphi, 1985.