Nirvana (film)

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Nirvana

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Titolo originale Nirvana
Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1997
Genere fantascienza, drammatico
Regia Gabriele Salvatores
Sceneggiatura Pino Cacucci, Gloria Corica, Gabriele Salvatores
Produttore Vittorio Cecchi Gori
Attori
Note

Nirvana, film italiano del 1997 con Diego Abatantuono, regia di Gabriele Salvatores.

Frasi[modifica]

Lisa[modifica]

  • Che cosa ci faccio io qui? Questa è la domanda, Jimi. Perché sono qui e non altrove? Forse Lisa ha bisogno di Jimi, e Jimi di Lisa. Ma l'amore è ben altro che bisogno o dipendenza. L'amore è amore, e basta. Non devi aspettarti niente in cambio. Ma noi, noi ci amiamo ancora Jimi? Che cosa ci fa qui Lisa? (Lisa)
  • È come se tu mi avessi chiusa dentro uno dei tuoi mondi. Lo so che tu volevi farmi felice, ma per dare felicità bisogna prima stare bene con se stessi. Non posso più aspettare, Jimi. Mi sto spegnendo, e volevo dirti che vado a Marrakech da Joystick. L'ultima volta che gli ho parlato viveva all'Hotel El-Rashid. Lo so che è dura da quelle parti, ma forse è di quello che ho bisogno. Di essere costretta a tenere gli occhi aperti. Perciò ti prego, non cercarmi. Non sto scappando. Lasciami andare. (Lisa)
  • A volte penso che sarebbe bello sciogliermi nell'acqua, sparire lentamente in questo tepore. Un giorno arriverai, vedrai la vasca piena d'acqua, toglierai il tappo. L'acqua scorrerà via dal fondo e io con lei. (Lisa)
  • Fuggendo inseguito dalla tigre, l'uomo arriva sull'orlo di un precipizio, si aggrappa a una radice e si lascia penzolare nel burrone. La tigre sopra di lui lo fiuta. Lui guarda in basso e vede un'altra tigre che lo fissa. Allora, lui guarda la radice a cui è appeso e vede che due topini si sono messi a rosicchiarla. Allora lui guarda alla sua destra e vede una minuscola pianta con una fragola, una fragola rossa, matura. Stende la mano e la mangia. La fragola era dolcissima. (Lisa)

Jimi[modifica]

  • Era ormai un anno che Lisa se n'era andata, e io navigavo di nuovo in un mare scuro. Altre volte ne ero uscito, ma questa volta non avevo più stelle nell'anima. Non so se vi è mai capitato: ti svegli al mattino e il tuo solo desiderio è quello di sprofondare di nuovo nel buio, meglio senza sogni, comunque non ricominciare a vivere. Non so dove siete in questo momento, ma provate a pensarci: il vostro sangue è diventato denso come catrame, i pensieri giacciono al suolo come uccelli morti, il respiro è sospeso. La Okosama Starr poteva andare affanculo. Inutile negarlo: mi ero perso. Adesso sto scivolando. I dati di caricamento del programma scorrono rapidi, al limite del mio campo visivo. Io resto qui, seduto, in questa stanza d'albergo, e aspetto. Il virus indiano non è stato ancora inserito, e anche se so che tutto questo può uccidermi mi sento tranquillo. Del resto siamo ancora sulla pista, non abbiamo ancora iniziato a volare. Stanza 717 del Chelsea Hotel, domani è la vigilia di Natale e proprio non riesco a credere che tutto era cominciato solo due giorni fa. (Jimi Dini)
  • Sapeva che non sarebbe mai potuto uscire di lì, che la sua vita era solo una copia della realtà. Dal suo mondo finto mi guardava dritto in faccia, ma la realtà non sopporta di essere guardata negli occhi. Per questo non basta la ragione per capirla. (Jimi Dini)
  • Solitudine, questo è quello che provo qui dentro. E freddo. Sono solo una telefonata che galleggia in attesa di collegarsi. O almeno questo è quello che devono credere. Solitudine e nebbia. È così che ci si sente quando si è morti? (Jimi Dini)

Altri personaggi[modifica]

  • Sai cosa mi succede quando muoio? Sto lì e aspetto che ricominci da capo. E la cosa più brutta è l'ansia che mi viene. So che deve ricominciare però non ne ho voglia e sto lì, sospeso tra la vita e la morte. Secondo me ai morti del vostro mondo succede qualcosa di simile. Gli piace rimanere lì un po' a vedere i vivi che li piangono. Diventano pigri, rimangono come imbrigliati. Gli passa la forza di ricominciare, non ce l'hanno. Poi, invece, mano a mano che i vivi si dimenticano di loro, perlomeno smettono di piangere, insomma poi il tempo... Allora a quel punto lì non ha più senso rimanere. Si rompono proprio i coglioni. Torna quella forza di ricominciare e partono per cercarsi un'altra vita. Ecco tu dovresti... dovresti lasciarla libera la tua Lisa... Lasciala andare. (Solo)
  • Tu devi essere come l'acqua, eh? Cioè, come l'acqua, che arriva, si adatta alle cose, ma poi prende e scivola via. (Joystick)


Dialoghi[modifica]

  • Jimi: Ma che cazzo succede qui.
    Computer: Ho dato un'occhiata ai circuiti della tua console di lavoro. C'è un virus, Jimi, mi dispiace.
    Solo: Un virus? Che virus? C'è in giro un virus?
    Jimi: Che cosa avrebbe fatto questo virus?
    Computer: Ha infettato il protagonista del tuo gioco, gli ha fornito una specie di coscienza, così adesso gioca da solo e non risponde più ai comandi, come se avesse acquistato una vita autonoma.
    Solo: Autonoma un cazzo... Sai cosa vuol dire essere il personaggio di un videogioco di merda? Jimi? Ti chiami Jimi, vero? Io e te dobbiamo parlare. Ti devo parlare.
  • Solo: Capisci? È un incubo! Io qui non ci voglio stare.
    Jimi: Consegno i miei giochi, uno ogni anno. E loro mi danno molti soldi in cambio. È la mia vita. È l'unica cosa che so fare.
    Solo: È la vita che ti sei scelto, ma chi ti dice che sia vera? Guardati intorno. Avrai sicuramente un sacco di belle cose, una bella casa, ma se tutto quello che vedi non esistesse, eh? Se fosse come qui da me, se tu fossi come me? Sai qual è l'unica cosa che io non posso fare qui dentro? È smettere di giocare. Tu invece puoi farlo. Allora smetti di giocare, Jimi. Se riesci a farlo vuol dire che sei libero. Cancellami, Jimi.
  • Solo: Ok, ragazzi. Jimi mi aveva avvertito che vi avrei incontrati. So che per voi è una prassi: prenderci, farci a pezzi e vendere gli organi al mercato nero. E vi capisco anche. Però cercate di seguirmi in questo ragionamento: noi siamo parte di un gioco, c'è gente che ci trova gusto a farci andare l'uno contro l'altro, si divertono con noi. Allora, spiazziamoli! Provate a fare una cosa diversa dal solito: invece di ammazzarci, lasciateci andare, no? Una volta. Per cambiare, no? Mi sa che non li ho convinti.
  • Maria: Signor Solo?
    Solo: Sono qui! È lei.
    Maria: Devo essere diventata scema. Non capisco perché faccio certe cose. Non vado mai a casa dei clienti, te lo devo dire. Zio Nicola me lo raccomanda sempre. Spero di non aver fatto una cazzata.
    Solo: Ma no, ci mancherebbe.
    Maria: No, no. Non è per te. È che non hai idea di che gente c'è in giro. Shanghai Town è piena di pazzi con strane idee per la testa.
    Solo: Io sono normale, stai tranquilla. Accomodati. Sei a tuo agio?
    Maria: Eh...
    Solo: Volevo parlarti, volevo raccontarti una storia.
    Maria: Come una storia... Non vuoi scopare?
    Solo: Come se avessi accettato. Lo vedi quell'armadio? Va be', l'armadio lo lasciamo per il finale. Guardami a me. Cosa penseresti tu se io ti dicessi che non sei un essere umano?
    Maria: Ho fatto una cazzata.
    Solo: No no no no no...
  • Solo: Aspetta, aspetta, aspetta, aspetta un attimo. Ma... quando mi cancelli cosa... cosa divento?
    Jimi: Un fiocco di neve che non cade in nessun posto.
    Solo: Ah... Bene...

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