Ronald Laing

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Ronald Laing, 1983

Ronald David Laing (1927 – 1989), psichiatra britannico.

Citazioni di Ronald Laing[modifica]

  • La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello. (citato in Focus n. 74, p. 194)
  • La vita è una malattia a trasmissione sessuale; ed ha un tasso di mortalità del 100%.[1]
  • NATASHA : papà mi abbottoneresti questo bottone, perché quando lo sbottono io finisce sempre che si abbottona. (da Conversando con i miei bambini, p. 75)
  • Se la specie umana sopravviverà, gli uomini del futuro considereranno la nostra epoca illuminata, immagino come un vero e proprio secolo d'oscurantismo. Saranno indubbiamente capaci di apprezzare l'ironia di questa situazione in modo più divertente di noi. È di noi che rideranno. Sapranno che ciò che noi chiamiamo schizofrenia era una delle forme sotto cui – spesso per il tramite di gente del tutto ordinaria – la luce ha cominciato a filtrare attraverso le fessure delle nostre menti chiuse. La follia non è necessariamente un crollo (breakdown); essa può essere anche una apertura (breakthrough)... L'individuo che fa l'esperienza trascendentale della perdita dell'ego può e non può perdere l'equilibrio, in diversi modi. Può allora essere considerato come pazzo. Ma essere pazzo non è necessariamente essere malato, anche se nel nostro mondo i due termini sono diventati complementari... Dal punto di partenza della nostra pseudosalute mentale tutto è equivoco. Questa salute non è una vera salute. La pazzia dei nostri pazienti è un prodotto della distruzione che imponiamo a loro e che essi impongono a se stessi. Nessuno immagini che ci imbattiamo nella vera pazia, cosí come non siamo veramente sani di mente. La pazzia con cui abbiamo a che fare è un grossolano travestimento, una falsa apparenza, una grottesca caricatura di ciò che potrebbe essere la guarigione naturale da questa strana integrazione. La vera salute mentale implica in un modo o nell'altro la dissoluzione dell'ego normale... (da La politica dell'esperienza; citato in Gilles Deleuze e Félix Guattari, L'Anti-Edipo, traduzione di Alessandro Fontana, Einaudi, 2002, p. 147)

L'Io diviso, 1960[modifica]

  • La fenomenologia esistenziale tenta di caratterizzare la natura dell'esperienza della persona del suo mondo e sé stesso. Non è propriamente un tentativo di definire particolari oggetti della sua esperienza come fissare tutte le esperienze particolari all'interno del contesto dell'intero essere-nel-suo-mondo. Le cose folli dette e fatte dallo schizofrenico resteranno essenzialmente un libro chiuso, se non si comprende il loro contesto esistenziale. Nel descrivere un modo di diventare matto, devo cercare di mostrare che vi è una transizione comprensibile dal sano modo schizoide di essere-nel-mondo verso un modo psicotico di essere-nel-mondo. Circoscrivendo i termini schizoide e schizofrenico per le condizioni rispettivamente di sano e psicotico, non userò, naturalmente, questi termini nel loro solito quadro clinico psichiatrico di riferimento, ma in modo fenomenologico ed esistenziale. (Cap. 1 : Fondamenti esistenziali-fenomenologici per la scienza delle persone)

La politica dell'esperienza, 1967[modifica]

  • Anche i fatti diventano immaginari senza un modo adeguato di vedere "i fatti". Non abbiamo bisogno di tante teorie ma dell'esperienza, madre di ogni teoria. Non restiamo soddisfatti con la fede, nel senso di una ipotesi non plausibile irrazionalmente presa come punto di riferimento: noi chiediamo all'esperienza l'"evidenza".
    Possiamo vedere il comportamento delle altre persone, ma non la loro esperienza. Ciò ha portato alcune persone a focalizzarsi sul fatto che la psicologia non ha nulla a che fare con l'esperienza della persona, ma solo con il suo comportamento.
    Il comportamento dell'altra persona è una delle mie esperienze. Il mio comportamento è un'esperienza dell'altro. Il compito della fenomenologia sociale è quello di relazionare la mia esperienza del comportamento dell'altro all'esperienza dell'altro riguardo al mio comportamento. Essa si occupa della relazione tra esperienza ed esperienza: il vero oggetto di studio è l'inter-esperienza.[3]
  • I bambini non rinunciano facilmente alla loro innata immaginazione, curiosità e capacità di sognare. Bisogna amarli lasciandoli fare ciò.
    L'amore è il cammino attraverso la permissività verso la disciplina: e attraverso la disciplina, fin troppo spesso, al tradimento di sé.[4]
  • Il nostro comportamento è in funzione della nostra esperienza. Noi agiamo secondo il modo in cui vediamo le cose. Se la nostra esperienza viene distrutta, il nostro comportamento sarà distruttivo. Se la nostra esperienza è distrutta, abbiamo perso noi stessi.[3]
  • Io non posso fare esperienza della tua esperienza. Tu non puoi fare esperienza della mia esperienza. Siamo entrambi persone invisibili. Ogni uomo è invisibile all'altro. Esperienza questa che si è soliti chiamare Anima. L'esperienza come invisibilità dell'uomo per l'uomo è allo stesso tempo la sola evidenza. Solo l'esperienza è evidente. L'esperienza è la sola evidenza. La psicologia è il logos dell'esperienza. La psicologia è la struttura dell'evidenza, e perciò la psicologia è la scienza delle scienze. (Cap.1 : Esperienza come evidenza)[3]
  • Io ti vedo e tu mi vedi. Io esperimento te e tu esperimenti me. Io vedo il tuo comportamento. Tu vedi il mio comportamento. Ma io non ho nessuna possibilità di vedere, né mai vedrò la tua esperienza di me. Proprio come tu non puoi "vedere" la mia esperienza di te. La mia esperienza di te non è "dentro" me. Essa è semplicemente te, come io ti sperimento. E io non sperimento te dentro me. Allo stesso modo, considero che tu non sperimenti me dentro te.
    La "mia esperienza di te" è di fatto un altro diverso modo di dire "te-come-io-ti-sperimento", e la "tua esperienza di me" equivale a "me-come-tu-mi-sperimenti". La tua esperienza di me non è dentro te e la mia esperienza di te non è dentro me, ma la tua esperienza di me mi è invisibile e la mia esperienza di te ti è invisibile. (Cap. 1 : Esperienza come evidenza)[3]
  • La fenomenologia sociale è la scienza della mia e altrui esperienza. Essa si occupa della relazione tra la mia esperienza di te e la tua esperienza di me. Vale a dire dell'inter-esperienza. Inoltre riguarda il tuo e il mio comportamento come io lo sperimento, e il tuo e il mio comportamento come tu lo sperimenti. (Cap. 1 : Esperienza come evidenza)[3]
  • La società sopravvaluta il suo uomo normale. Educa i bambini a perdere la loro propria natura e a diventare assurdi e dunque normali. Le persone normali hanno ucciso forse 100.000.000 di uomini normali negli ultimi cinquant'anni. (pag. 28)
  • L'attitudine o atteggiamento di uno in relazione all'atto o al processo può diventare decisivo dal punto di vista della follia o sanità. Ci sono uomini che si sentono invitati a generare anche loro stessi dal nulla, dato che la loro sensazione di fondo è quella di non essere stati adeguatamente creati o di essere stati creati solo per la distruzione. Se non ci sono né significati, né valori, né fonti di sostegno o aiuto, l'uomo, come creatore, deve inventare, evocare significati e valori, sostegno e soccorso dal nulla. Egli è un mago.[3]
  • L'essere e il non-essere è il tema centrale di tutta la filosofia, orientale e occidentale. Queste parole non sono innocui e innocenti arabeschi verbali, tranne nel filosofismo professionale della decadenza. Abbiamo paura di affrontare l'infondatezza senza fine e incommensurabile di ogni cosa. "Non vi è niente di cui aver paura". La rassicurazione conclusiva e il terrore finale.[3]
  • Molto prima che possa avvenire una guerra nucleare, abbiamo prima dovuto permettere la devastazione della nostra sanità mentale. Iniziando dai bambini. È imperativo farlo in tempo. Senza il più completo e rapido lavaggio del cervello, le loro sporche menti scoprirebbero i nostri sporchi trucchi. I bambini [in quanto tali] non sono ancora folli, ma li faremo diventare imbecilli come noi, con un alto Q.I. se possibile.
    Fin dalla nascita, quando il bebé, all'età della pietra, si viene a trovare davanti alla madre del XX secolo, è soggetto a queste forze violente, chiamate amore, così come fu per la madre e il padre, per i genitori dei loro genitori prima di loro. Queste forze riguardano principalmente la più distruttiva delle sue potenzialità, impresa questa pienamente riuscita. (pag. 58)
  • Non esiste una "condizione" tale che si possa definire "schizofrenia," in quanto l'etichetta è un fatto sociale e il fatto sociale un evento politico. (pag. 121)
  • Oggi pochi libri sono consentiti. Sono forse possibili un nero su tela, il silenzio sullo schermo, un foglio di carta bianca immacolato. Vi è un tenue legame dell'effettiva "realtà" sociale. Intorno a noi si trovano pseudo-eventi che ordiniamo con la falsa consapevolezza abituata a vedere questi eventi come reali e veri, oltre che belli. Nell'attuale società umana la verità è riscontrabile meno in ciò che le cose sono che in quelle che non sono. Le nostre realtà sociali sono così brutte, se viste alla luce della verità bandita, e la bellezza non è quasi più possibile se non come menzogna. Che cosa dobbiamo fare — noi che siamo ancora per metà vivi nel cuore spesso fibrillante di un senescente capitalismo — se non riflettere la decadenza che ci circonda fuori e dentro noi, se non cantare le nostre tristi e amare canzoni di disillusione e sconfitta? Il bisogno del presente, il fallimento del passato, è lo stesso: fornire un completo resoconto umano auto-cosciente e auto-critico dell'uomo. (pag. 1 dell'Introduzione)
  • Siamo assasini e prostitute — non importa a quale cultura, società, classe, nazione, apparteniamo; non importa quanto ci consideriamo normali, morali o maturi.
    L'umanità è estraniata dalle sue autentiche possibilità. Questa visione fondamentale ci impedisce di assumere un giudizio inequivocabile sulla sanità del senso comune o sulla follia dei cosiddetti pazzi. … La nostra alienazione si spinge alle radici. La realizzazione di ciò è il trampolino necessario per ogni seria riflessione su ogni aspetto dell'odierna vita inter-personale. (pag. 1 dell'Introduzione)
  • Siamo nati in un mondo dove ci aspetta l'alienazione. Siamo uomini potenzialmente, ma siamo in uno stato alienato e questo stato non è semplicemente un sistema naturale. L'alienazione, a cui oggi siamo destinati, è stata raggiunta solo tramite l'oltraggiosa violenza perpetrata da esseri umani ai danni di altri esseri umani. (pag. 3 dell'Introduzione)[5]
  • Stiamo effettivamente distruggendo noi stessi per mezzo di una violenza mascherata da amore. Sono uno specialista — Dio mi aiuti! — di casi che avvengono in uno spazio e in un tempo interiori, di esperienze chiamate pensieri, immagini, fantasticherie, sogni, visioni, allucinazioni, sogni di memorie, memorie di sogni, memorie di visioni, sogni di allucinazioni, rifrazioni di rifrazioni di rifrazioni di quelle originarie Alfa e Omega di esperienza e realtà, quella stessa Realtà su cui repressione, diniego, separazione, proiezione, falsificazione e generale dissacrazione e profanazione, la nostra civiltà come nessun'altra è fondata. (pag. 58)
  • Un bambino nato oggi nel Regno Unito ha più di dieci possibilità di essere ammesso in un'ospedale psichiatrico che all'università... Ciò può essere preso come un'indicazione sul fatto che stiamo in effetti facendoli piuttosto impazzire che educarli in modo appropriato. Forse è il nostro modo di educarli che li fà impazzire. (pag. 104)
  • Viviamo in un periodo della storia dove i cambiamenti sono talmente veloci che iniziamo a vedere il presente solo quando è già passato. (pag. 1 dell'Introduzione)

Nodi[modifica]

  • Stanno giocando a un gioco. Stanno giocando a non giocare a un un gioco. Se mostro loro che li vedo giocare, infrangerò le regole e mi puniranno. Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco. (p. 5)
  • È una noia che tu tema di annoiarmi interessandoti di me. Cercando di essere interesante, riesci assai noioso [...] (p. 28)

I fatti della vita[modifica]

  • Il fratello minore di mio padre, zio Jack [...] era solito venire a casa nostra. Bussava e veniva fatto entrare, senza che lui dicesse una sola parola. Si toglieva giacca e berretto, lasciandosi addosso solo il panciotto; non si rimboccava mai le maniche della camicia. Mia madre spingeva la mobilia contro la parete e lasciava in fretta la stanza. Io andavo a mettermi dietro le tende. Allora lui e mio padre ci davan dentro. Non so quante volte si siano presi a cazzoti. Sarà stato più di una trentina di volte. Ogni cazzottata terminava quando zio Jack era a terra sul pavimento, non riusciva a rialzarsi e dava in escandescenze. Mia madre se ne dispiaceva molto; talvolta gli dava una tazza di tè, e lui delle volte mi dava mezza corona prima di andarsene. (p. 7)
  • Il metodo scientifico si basa sull'interferire con ciò che accadrebbe se non si facesse nulla. L'interferenza scientifica è la più distruttiva. Solo uno scienziato sa come interferire nel modo più distruttivo. (p. 103)

Mi ami?[modifica]

  • Prendi questa pillola | e urlerai un po' meno | ti porta via la vita | senza, stai più sereno (p. 44)
  • Il guaio amico amato | è che ti sei svitato | mi spiace immensamente | non ci si può far niente | non va cambiare i pezzi | ci mancano gli attrezzi | inutile arrabbiarsi | non c'è che rassegnarsi | io non posso aiutarti | costa troppo rifarti | ti dovremo abolire | va' a farti demolire (p. 45)
  • Lastricata di buone intenzioni | per la via che all'inferno mena | se non vale la pena di farlo | farlo bene non vale la pena (p. 48)
  • Fu nel decimo anno | che mangiai dei topi bolliti | ora che gli uomini azzanno | non li trovo così saporiti (p. 63)

Citazioni su Ronald Laing[modifica]

  • Abbiamo molti problemi per causa sua. … Egli può risolvere i problemi di tutti, ma non i nostri. [Susan Laing, seconda figlia di Laing, in un servizio speciale realizzato nel 1974 sui bambini di celebrità][6]
  • Alla fama e alla celebrità di Laing subentra una nota dolente che danneggia indiscutibilmente la sua reputazione. … Il suo bisogno di attenzione è stato il problema di tutta la vita che privò il suo lavoro di credibilità, in particolare dopo che egli ebbe a metà della sua vità una grave crisi di creatività per cui sentiva di aver esaurito le cose da dire. Divenne un personaggio tragico, il suo comportamento irregolare e auto-distruttivo. Ci furono brevi ritorni improvvisi dell'antica vivavità, ma molto della sua produzione posteriore fu di valore discutibile. Francamente, un derelitto.[6]
  • C'era molta violenza quando eravamo giovani — vizi, cose brutte — e a volte lo si avvertiva certamente come un posto malsicuro. Fu uno shock culturale terribile quando i miei genitori si separarono; lasciammo le nostre scuole e amici a Londra per giungere a Glasgow agli inizi degli anni '60, che godeva allora di una terrifica reputazione a causa della violenza fra bande. Avevamo visite occasionali da parte di mio padre che finivano sempre in rissa. Mi sentivo ferita, arrabbiata e confusa per il fatto che lui non potesse essere là per noi.
    Ho assistito a delle sedute di mio padre mentre lavorava per suoi clienti e feci così esperienza del suo genio, capace di relazionarsi al dolore e alla sofferenza di un altro essere umano. Mi sembrava ci fosse là un vuoto e una contraddizione tra lo psichiatra R.D. Laing e mio padre Ronnie. C'era qualcosa che cercava dentro di sé costantemente e che lo torturava. [Karen, figlia primogenita di Laing][6]
  • Essendo figlio di R.D. Laing non era né sorprendente né illuminante … Per la maggior parte del tempo era un vaso di merda. (Adrian Laing)[6]
  • Il suo contributo più originale, la fonte della sua ispirazione, quello che ha scritto e da dove lo trasse, deriva dal tempo che lui spese ascoltando le persone folli. Prima di Ronnie, pochi psichiatri, o forse nessuno, dialogava con un tale buono ascolto per la pazzia. Ci furono altri, tra cui Freud, Jung, Fromm-Reichman e Rosen, i quali tentavano in qualche modo di decodificare il linguaggio della follia, ma Ronnie "abitava" con le persone matte. Egli fu prima di tutto un individuo che, con le persone additate come pazze, entrava in un tipo di rapporto amicale; creò uno spazio mai aperto prima, tra sé stesso e il "matto". Anche lui era molto plastico e mimetico, sì che avrebbe potuto imitare e immedesimarsi negli umori, pensieri, linguaggio e mondo altrui, compresi gli individui cosiddetti "pazzi". Era capace di ritornare in sé e riferirne (più o meno) a parole l'esperienza fatta. Ciò dava alla persone "matte" un enorme senso di sollievo. Qualcuno li ascoltava. Non erano soli. La pazzia non era un'assurdità, una totale inintelligibilità, un incolmabile divario tra il sano e l'insano di mente. Ronnie dimostrò che noi tutti vi siamo dentro. Non vi era un golfo che non fosse attraversabile tra sanità e follia, ma piuttosto un continuum. Gli individui folli sentivano che "questo tipo veramente capiva ciò che stavano attraversando". Questo si dimostrò estremamente utile per le persone che pensavano di essere impazzite o per coloro che venivano additati come pazzi.[7]
  • Laing fu profondamente disilluso verso la chiusura mentale e le vedute dogmatiche della maggioranza degli analisti con il loro spezzante atteggiamento verso gli psicotici. I freudiani e kleiniani di Londra, da parte loro, negavano credito a Laing per aver commesso il peccato cardinale di prendere sul serio la nozione di metanoia di Jung. Non era ancora evidente nel 1960, allorché pubblicò L'Io diviso, ma lo divenne molto chiaramente ne La politica dell'esperienza, pubblicata nel 1967.[8]
  • Laing dimostra che etichettare l'individuo spesso ha poco a che fare con la valutazione accurata dei reali problemi del paziente e che gli interventi terapeutici, derivati da una specifica diagnosi, spesso sono di utilità a funzioni sociali complesse per equilibrare sistemi sociali estesi, vale a dire per mantenere lo status quo. In breve, i clinici di frequente identificano la causa del disturbo negli individui per distrarre l'attenzione dai processi che effettivamente generano il disturbo del comportamento. Se non lo fanno, spesso interpretano "segni e sintomi" di queste entità diagnostiche come risposte intelligibili che Laing definì "situazioni invivibili" — quelle che il paziente non può né capire, né tollerare, né efficacemente cambiare.[8]
  • Laing ha del tutto ragione di definire il processo schizo come un viaggio iniziatico, un'esperienza trascendentale della perdita dell'Io che fa dire a un soggetto: «Ero in qualche modo giunto al presente a partire dalla forma piú primitiva della vita» (il corpo senza organi) «guardavo, no, piuttosto sentivo davanti a me un viaggio spaventoso». (L'Anti-Edipo)
  • La radice quadrata di niente. [un espressione che lo descrive, usata da Anne Hearne Laing, sua ex-moglie][6]
  • Molte cose sono mutate da quando La politica dell'esperienza creava scalpore. Il pubblico generico non è così cambiato in merito alla situazione di questa gente come lo era al tempo di Laing. E sebbene Laing fosse molto più efficace con gente come questa che nel confrontarsi direttamente con i clinici, mai sviluppò un'alternativa realizzabile al convenzionale ospedale psichiatrico. In assenza di tale alternativa, la gente in difficoltà era incline a fare assegnamento ai diavoli che conoscevano. D'altronde, la psicoterapia veramente buona è fatta di tempo e lavoro intenso. Richiede un consistente investimento emotivo da parte del terapeuta oltre che del paziente. Non è né a buon mercato né breve e nell'attuale clima di ristrettezze fiscali vogliamo una soluzione veloce: qualcosa di pulito e ed efficiente, che non dia confusione e che non faccia perdere tempo.[8]
  • Nel 1970, stufo delle luci della ribalta, Laing partì per l'India e Ceylon, dove studiò meditazione buddista e Yoga Shiviite per 18 mesi. Ritornò cambiato da questa esperienza. Diversamente da come era prima, più irascibile, con un io radicale, il nuovo R.D. Laing adesso raccomanda un tipo di garbata austerità buddista come il migliore cammino verso la liberazione, esprimendo un grande scetticismo in merito ai vecchi metodi e agende. Inoltre, non condanna più il nucleo familiare o il trattamento con sostanze psicotrope, in casi estremi, purché queste siano prese volontariamente e con il consenso informato del paziente. Rimase categoricamente contrario all'elettroshock e al trattamento psichiatrico obbligatorio e con fervore si diede a esplorare alternative alla psichiatria. Ma adesso egli rifiuta l'etichetta di "anti-psichiatra" che altri gli hanno cucita addosso, facendo molti atti di riconciliazione verso i suoi colleghi psichiatri dai quali era diviso.[8]
  • Ronnie era brillante, interamente originale, ma esagerava disperatamente nel bere e nel drogarsi. [Sally Vincent, un'amante di laing][6]

Note[modifica]

  1. John E. Welshons; Wayne W. Dyer. Awakening from Grief: Finding the Way Back to Joy. URL consultato il 04 gennaio 2013.
    Collabora a Wikiquote Life... is a sexually transmitted disease that is always fatal
  2. R.D. Laing. (EN) The divided self (PDF), p. 40. URL consultato il 04 febbraio 2013.
    Collabora a Wikiquote Schizophrenia cannot be understood without understanding despair
  3. a b c d e f g (EN) Cap. 1 : Experience as evidence. URL consultato il 04-02-2013.
  4. R.D. Laing. (EN) The Politics of Experience and The Bird of Paradise. 1967. URL consultato il 04 febbraio 2013.
    Collabora a Wikiquote Children do not give up their innate imagination, curiosity, dreaminess easily. You have to love them to get them to do that
  5. R.D. Laing. (EN) The Politics of Experience and The Bird of Paradise (PDF). Penguin, 1967. URL consultato il 04 febbraio 2013.
  6. a b c d e f Daniel Burston. (EN) RD Laing: The Abominable Family Man. The Sunday Times, 12 aprile 2009. URL consultato il 04 gennaio 2013.
  7. Steven Gans. (EN) Remembering Ronnie. Janus Head, 2001. URL consultato il 04 febbraio 2013.
  8. a b c d Daniel Burston. (EN) R. D. Laing and The Politics of Diagnosis. Janus Head, 2001. URL consultato il 04 gennaio 2013.

Bibliografia[modifica]

  • R.D. Laing, Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali, 1974 2 1991, Einaudi, Torino; titolo originale Knots; ISBN 88-06-12546-x
  • Ronald D. Laing, I fatti della vita. Sogni, fantasie, riflessioni sulla nascita; Einaudi, Torino, 1978; titolo originale in lingua inglese The Fact ov Life; ISBN 88-06-15963-1
  • R.D. Laing, Mi ami? Nuove situazioni intrapsichiche e interpersonali, Einaudi, Torino, 1978-1992, titolo originale in lingua inglese Do you love me? (1976), traduzione di Floriana Bossi, ISBN 88-06-12865-5
  • R.D. Laing, Conversando con i miei bambini, Einaudi, Torino, 1978, prefazione Stefano Mistura; titolo originale Conversation with children; ISBN 88-06-15372-2
  • (EN) Ronald David Laing, The Divided Self, 1960
  • (EN) Ronald David Laing, The Politics of Experience, 1967

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