Senofonte

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Senofonte

Senofonte (430-425 a.C. – 355 a.C.), scrittore e storico greco.

Citazioni di Senofonte[modifica]

  • Eppure si deve sapere che un uomo non ha protezione migliore del proprio coraggio e della propria valenza: questa è la scorta che occorre! Chi non ha per compagna la virtù si merita solo calamità. (da Ciropedia, VII, V, 84)
  • Molti dicendo cose giuste fanno cose ingiuste. (da I Memorabili di Socrate, 4, 10)

Anabasi[modifica]

Incipit[modifica]

Da Dario e Parisatide, nacquero due figli, Artaserse il maggiore, Ciro il minore. Quando Dario si ammalò e sentì che la fine era vicina, volle averli entrambi accanto a sé. Il maggiore era già lì; Ciro invece lo fece venire da quel dominio di cui lo aveva nominato satrapo (nonché comandante del centro di arruolamento della piana di Castolo). Pertanto Ciro risalì verso l'interno facendosi accompagnare dall'amico Tissaferne e da trecento opliti elleni agli ordini di Senia di Parrasia. Allorché Dario morì e Artaserse salì al trono, Tissaferne calunniò Ciro presso il fratello con l'accusa di tramare contro di lui, Artaserse gli prestò fede e fece arrestare Ciro con l'intenzione di ucciderlo; sennonché la madre rivolse una supplica al figlio ed ottenne che Ciro potesse tornare al suo dominio. Ma una volta partito, dopo il pericolo corso e il disonore subìto, Ciro si propose di liberarsi dalla dipendenza nei confronti del fratello e di fare di tutto per regnare al suo posto.

Citazioni[modifica]

  • O mare, o mare! (da Anabasi, IV, 7, 24)
Θάλαττα, θάλαττα!

Elleniche[modifica]

Incipit[modifica]

In seguito, non molti giorni dopo, l'arrivo ad Atene di Timocare con un esiguo contingente di navi provocò un nuovo scontro navale tra Ateniesi e Spartani, in cui questi ultimi riportarono la vittoria sotto il comando di Agesandrida.

Citazioni[modifica]

  • Ermone di Megara, il pilota gli ordini di Callicratida, disse che sarebbe stato opportuno ritirarsi perché le triremi ateniesi erano assai superiori di numero, ma Callicratida rispose che Sparta non sarebbe stata peggio governata se egli fosse morto, ma aggiunse che la fuga era invece atto di inammissibile disonore. (I, 6, 32)
  • Ovunque tra questa gente [i congiurati: iloti, neodamodi, inferiori e perieci] il discorso cadesse sugli spartiati, nessuno faceva mistero che li avrebbe volentieri divorati, anche crudi. (III, 3, 6)
  • Quando gli [a Cinadone] si chiese il motivo della cospirazione, rispose che non voleva essere inferiore a nessuno a Sparta. (III, 3, 11)

Explicit[modifica]

L'esito di questi avvenimenti andò contro ogni umana aspettativa. Poiché nello scontro [la battaglia di Mantinea del 362 a.C.] tutta la Grecia si era riunita e affrontata, nessuno dubitata che se ci fosse stata una battaglia, i vincitori avrebbero avuto la supremazia, i vinti sarebbero stati i loro sudditi. Invece, la divinità guidò la sorte in modo che entrambi eressero il trofeo come vincitori e nessuno dei due impedì all'altro di innalzarlo, entrambi restituirono i morti concedendo una tregua come se avessero vinto ed entrambi li recuperarono chiedendo una tregua come se fossero stati sconfitti. Nonostante gli uni e gli altri affermassero di avere vinto, di fatto nessuno dei due risultò avere conseguito vantaggi né in territorio, né in numero di città, né in autorità rispetto a prima della battaglia. In tutta la Greca l'incertezza e il disordine furono più gravi di prima. Qui ha termine la mia narrazione; altri, forse, si assumeranno il compito di trattare gli avvenimenti posteriori.

Incipit di Ercole[modifica]

Essendo Ercole in sull'entrare dalla fanciullezza nell'adolescenza, nella quale età gli uomini venendo in signoria di se stessi, sogliono dare a conoscere se eglino sono per eleggere alla loro vita il cammino della virtù o quel dell'ignavia, recatosi in disparte e posto a sedere in silenzio, stava dubitando seco medesimo a quale delle due vie si avesse ad indirizzare. E parvegli che venissero verso di sé due donne di statura grande: l'una di aspetto bello e nobile, adorna di cotali adornamenti naturali, come sono a dire, nettezza del corpo verecondia degli occhi e modestia del portamento; vestita di bianco. L'altra ben pasciuta e morbida, e acconcia quanto al colore in guisa che pareva che ella riuscisse più bianca a vederla e più rossa che per verità non era; con un portamento della vita più diritto del naturale, cogli occhi molto bene aperti, e con una veste indosso che lasciava trasparire il più che si poteva della persona: miravasi tratto tratto; stava anche attenta per vedere se altri la guardava, e spesso voltava gli occhi alla sua propria ombra.

Bibliografia[modifica]

  • Senofonte, Anabasi, introduzione di Italo Calvino, traduzione di Franco Ferrari, Milano, RCS Libri, 2009.
  • Senofonte, Elleniche, traduzione di Giovanna Daverio Rocchi, Milano, RCS Libri, 2002.
  • Senofonte, Ercole, traduzione di Giacomo Leopardi in Tutte le opere di Giacomo Leopardi, A cura di Lucio Felici, Roma, Lexis Progetti Editoriali, 1998.

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