V for Vendetta

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

V for Vendetta

Fumetto

Immagine NCprotestsCo$129.JPG.
Titolo originale V for Vendetta
Lingua originale inglese
Paese Gran Bretagna
Autore Alan Moore
Testi Alan Moore
Disegni David Lloyd
Pubblicazione 1982-1985
Pubblicazione italiana 1991

V for Vendetta, graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, pubblicata parzialmente tra il 1982 e il 1985 sulla rivista Warrior e completata nel 1988 dalla DC Comics.

Parte 1, L'Europa dopo il regno[modifica]

Capitolo 1, La nemesi[modifica]

  • Evey: Era la prima volta, farò tutto quello che volete, non uccidetemi, per favore!
    Agente: Non hai capito, ragazza, prima farai tutto quello che vogliamo, poi ti uccideremo!
  • V: Le offese della natura sciamano sempre più fitte su di lui e la fortuna, sorridendo del suo dannato impiccio, si palesò come la sgualdrina di un ribelle. Ma a nulla serve, poiché il coraggioso MacBeth ben si merita quel nome. Sfidando la fortuna con l'acciaio brandito, fumigante di giustizia sanguinosa, creatura del valore si aprì la strada, fino a raggiungere lo schiavo che mai gli strinse la mano né gli disse addio. [citando William Shakespeare, Macbeth]
  • Agente: [V] Chi è?
    Frank: Non so, dev'essere un mongolo scappato dall'ospedale.
  • V: Sono il re del ventesimo secolo. Il cattivo. La nemesi. La pecora nera della famiglia.
  • V: L'ouverture è finita, vieni, dobbiamo prepararci al primo atto.

Capitolo 2, La voce[modifica]

  • Leader: Ora e sempre Inghilterra!
  • Leader: Qualcuno ha osato l'inimmaginabile, qualcuno ci ha colpiti.
  • V: Siamo nel teatrino delle ombre! Questa è casa mia.
  • Evey: È incredibile! Tutti questi quadri... questi libri... non sapevo neanche che esistessero cose così.
  • Prothero: Se lo chiedi al cittadino medio, ti dirà che le bambole son roba da finocchi ma è solo ignoranza.

Capitolo 3, Le vittime[modifica]

  • Dominic: Cosa ne pensa, signor Finch? È lo stesso tipo dell'attentato al parlamento?
    Finch: Spero di sì, Dominic, perché se non lo è devono essere in due e questa è una possibilità che non vorrei prendere in considerazione senza prima aver bevuto qualcosa di forte.
  • V: Tutti siamo speciali. Tutti siamo eroi, innamorati, giullari, antagonisti. Tutti.
  • Evey: Nessuno sapeva se la Gran Bretagna sarebbe stata bombardata o no, ricordo che mamma disse: L'Africa non c'è più.
  • V: Hanno fatto di te una vittima, una statistica, ma non è la vera Evey, quella che sei dentro.

Capitolo 4, Vaudeville[modifica]

  • Leader: Non possiamo presumere che finirà con l'avanzare delle richieste o chiedere le solite concessioni.
    Finch: Non credo che voglia delle concessioni, leader, credo che voglia del sangue.
  • Evey: V... oh, ehm, niente, cercavo solo di abituarmi a dirlo ad alta voce, V... è un modo buffo di chiamarsi
  • Evey: Per te è molto importante, vero? Tutta questa roba teatrale.
    V: È tutto, Evey, l'entrata perfetta, la grande illusione. È tutto. E farò crollare il teatro dagli applausi.

Capitolo 5, Versioni[modifica]

  • Adam Susan: Oh, sì, sono fascista. E allora? Fascismo... nient'altro che una parola il cui significato si è perso nelle chiacchiere degli imbecilli e dei traditori.
  • Adam Susan: Non voglio sentir parlare di libertà, di diritti individuali, sono un lusso e non mi piace il lusso. La guerra ha posto fine al lusso. La guerra ha posto fine alla libertà.
  • Adam Susan: Vedo desolazione. Vedo polvere. Possiedo tutto. Possiedo pochissimo.
  • V: Salve, cara signora. Bella serata, vero? Mi perdoni l'impertinenza, forse intendeva fare due passi, oppure si stava godendo il panorama. In ogni caso mi sembrava ora che lei e io scambiassimo due parole. Ah, dimenticavo... non ci siamo presentati. non ho un nome, può chiamarmi V. Signora giustizia... V. V... la signora giustizia. Salve, signora giustizia.
    Signora Giustizia: . "buona sera, V."
    V: Ecco, ora ci conosciamo. Per la verità, l'ho ammirata a lungo. Oh, lo so cosa starà pensando... "Questo ragazzo si è preso una cotta da adolescente per me." Mi scusi, Signora, ma le cose stanno diversamente. Sì, l'ho ammirata a lungo, anche se solo da lontano... quand'ero bambino, la guardavo dalla strada di sotto. "Chi è quella signora?" Dicevo a mio padre, e lui:"è la signora giustizia." E io:" come è bella!"
    V: La prego, non creda che fosse solo un fatto fisico, lo so che lei non è quel tipo di ragazza. No, l'amavo come persona, come ideale. Ne è passato di tempo, e purtroppo ora c'è un'altra.
    Signora Giustizia: "Cosa? Vergogna, V! Mi hai tradito per una sgualdrinella, una gattina vanitosa con labbra dipinte e un sorriso sfacciato!"
    V: Io, signora? Mi consenta di contraddirla! È stata la sua infedeltà a gettarmi tra le sue braccia! Sorpresa eh? Credeva che non sapessi della sua tresca, vero? E invece lo so. So tutto. Francamente, quando l'ho scoperto non mi ha sorpreso. Lei ha sempre avuto un debole per le uniformi.
    Signora Giustizia:: Uniformi? Non so di cosa stai parlando! Per me sei sempre stato il solo V...
    V: Bugiarda! Puttana! Osi negare di esserti data a lui, con i suoi gagliardetti e i suoi stivali? Che c'è, non parli? Lo sapevo... Bene, ora sei finalmente smascherata non sei più la mia giustizia, sei la sua giustizia, hai cambiato amante. Ma sappi che anch'io ho fatto lo stesso!
    Signora Giustizia: Sob! Sniff! Chi... Chi è, V? Come si chiama?"
    V: Si chiama anarchia e come amante mi ha insegnato ben più di te! Lei mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà. Lei è onesta. Lei non delude... a differenza di te, fedifraga!

V: Un tempo mi domandavo perché non mi guardassi mai negli occhi. Adesso lo so.

V: E dunque addio, cara Signora, Ancor oggi il nostro commiato mi peserebbe, se tu fossi ancora la donna che un tempo amavo. Ecco un ultimo dono lo lascio ai suoi piedi. [l'Old Bailey esplode]. Le fiamme della libertà, belle e giuste, ah mia mia preziosa anarchia...

V: "O bellezza che mai conobbi fino ad ora."

  • Vescovo Lilliman: I cui piedi sono calzati di ferro, il cuo cuore è di acciaio temperato, colui che ha concesso questo giorno e al cui trono ci inginocchiamo. Colui che ha mandato il fuoco e la pioggia purificatrice di quella tremenda notte, che ha sgominato i malvagi con la sua spada ma ci ha risparmiati. Una razza, una fede, una speranza. In te che ci hai amati nel momento del dolore e che ci hai risollevati dalla caduta! Preghiamo. O dio che ci hai risparmiato il tuo giudizio, che ci hai dato il più terribile degli avvertimenti... Aiutaci ad esser degni della tua pietà, aiutaci come quando la tua collera volle che il fuoco piovesse dal cielo. Aiutaci a resistere alle tentazioni del maligno che è certo tra noi in quest'ora di dolore. Poiché ho avuto una visione... la visione di qualcosa di oscuro e di satanico venuto dalla notte a conquistare i deboli e i peccatori... Un'incarnazione dell'inferno che cercherà di offuscare la tua verità con le sue velenose menzogne e le sue vuote argomentazioni. O Dio, che tutto sai di noi, che sei il nostro ultimo destino, aiutaci a comprendere chiaramente la tua sacra volontà. Aiutaci a resistere alle lusinghe del maligno e a trovar forza in te. Una razza una nazione unite nel tuo amore. Questo ti chiediamo, nel nome del padre del figlio e dello spirito santo. Per Cristo nostro signore. Amen.

Capitolo 6, La visione[modifica]

  • Evey: V.V.V.V.V.
    V: Evey. Evey. Evey. Evey. Evey.
    Evey: Certe volte ti darei un pugno su quello stupido sorriso! È l'iscrizione in quell'arco in salone e tu lo sai! Mi domandavo solo cosa significasse, ecco tutto.
    V: È una citazione, un motto, Vi Veri Veniversum Vivus Vici. Latino. In vita, col potere della verità, ho conquistato l'universo.
  • Evey: V, hai detto che quel V.V.V.V.V. era una citazione, di chi?
    V: Di un tale che non puoi conoscere, un signore tedesco di nome Faust, anche lui aveva fatto un patto.
  • Vescovo: Mi domando con quale dei suoi sette peccati capitali il signore vorrà tentarmi oggi.
    Dennis: Forse con l'orgoglio, vostra grazia?
    Vescovo: Per la verità pensavo a qualcosa di meno etereo. È arrivata la ragazza, Dennis?
    Dennis: Sì, vostra grazia, attende di fuori. C'è stato un disguido all'agenzia, non è una delle solite ragazze, è un po' più anziana.
    Vescovo: Oh cielo, Dennis, spero non troppo anziana.
    Dennis: Dice di avere quindici anni, vostra grazia. Se posso permettermi...
    Vescovo: Quindici anni? Oh, bé se Giobbe sopportò le proprie disgrazie, immagino che sia giusto che io sopporti le mie. Falla entrare, Dennis.
    Dennis: La signorina, vostra grazia.
    Vescovo: Oh, numi! Come ho potuto dubitare della tua incantevole bellezza? Mea culpa, bambina mia, mea culpa.
  • V: Portatemi il mio arco d'oro ardente, portatemi le frecce del desiderio, portatemi la lancia. Apritevi, nuvole, portatemi il mio carro di fuoco, non desisterò dalla lotta della mente, né la mia spada mi dormirà nella mano finché non avrò costruito Gerusalemme nella verde e felice terra d'Inghilterra. [citando William Blake]

Capitolo 7, La virtù trionfante[modifica]

  • Dennis: Così dispone il signore. I malvagi non hanno pace... ma i giusti scopano ogni volta che gli pare.
  • V: Permetta che mi presenti... sono un uomo di gusto e di sostanza. [citando i Rolling Stones]

Capitolo 8, La valle[modifica]

  • Impiegato dell'orecchio: È l'arte della conversazione che sta morendo o che cosa?
  • Vescovo: Come all'inferno uomini che bruciavano, soffocavano nella nebbia gialla e vidi una sagoma nera davanti alle fiamme. Un uomo. Oh, dio, chi sei? Chi sei veramente?
    V: Sono il diavolo e vengo a compiere l'opera del diavolo. Non ho un nome. Puoi chiamarmi V.
  • Finch: Abbiamo appena ricevuto il referto del patologo. Il vescovo è stato avvelenato. L'ostia era piena di cianuro. E sai una cosa? Quando gli è arrivata nello stomaco era ancora cianuro.

Capitolo 9, Violenza[modifica]

  • Delia: Sei tu vero? Sei venuto... sei venuto ad uccidermi?
    V: Sì
    Delia: Oh grazie a dio. Grazie a dio.

Capitolo 10, Veleno[modifica]

  • Finch: Negli ultimi quattro anni ha ucciso tutti quelli che lavoravano a Larkhill, uno ad uno... li ha uccisi tutti.
    Dominic: Come si fa a dire, signore? Possono esserci anche delle morti accidentali, delle morti naturali...
    Finch: O qualcosa che somiglia molto ad una morte naturale.
  • V: Hai paura?
    Delia: No. No, credevo di sì, invece no. Mi sento sollevata. Oh, dio, tutti questi anni, tutta questa attesa. L'ho sempre saputo che saresti tornato. Quando ti ho visto quella sera... la sera che fuggisti davanti alle fiamme. Ti voltasti e mi guardasti. Allora capii che un giorno mi saresti venuto a cercare e che mi avresti trovata.
  • Delia: Finché non ho visto la rosa non ero sicura che il terrorista fossi tu. Che strana coincidenza che me l'abbiano data così.
    V: Nessuna coincidenza, Delia. Ho un'altra rosa... È per te.
    Delia: Allora mi ucciderai?
    V: [Le mostra una siringa vuota] Ti ho già ucciso dieci minuti fa, mentre dormivi
  • Finch: Sono stufo di storie, Dominic. Sono stufo di fatti, di date e di cadaveri. Sono troppo vecchio. Sono troppo stanco.

Capitolo 11, Il vortice[modifica]

  • Finch: Abbiamo poi trovato il diario del medico. Copre cinque anni, e in particolare quelli passati a Larkhill. Da questa mattina l'ho già letto sette volte. E ancora non ho capito chi è il cosiddetto V. Però credo di sapere cosa è.
  • Finch [Leggendo il diario di Delia]: 23 maggio. Prothero ha scelto i soggetti, una quarantina. Questo pomeriggio devo ispezionarli. Sono così deboli e malconci che è difficile non odiarli. Non si ribellano né si oppongono alla morte, ti guardano soltanto con gli occhi sfocati. Mi fanno quasi vomitare, non sono più umani.
  • Finch [Leggendo il diario di Delia]: Io odio il rumore degli uomini che urlano.
  • Finch: Avere a che fare con un piano brillante e al tempo stesso irrazionale è come camminare sulle sabbie mobili, si viene lentamente risucchiati.

Parte 2, Il cabaret feroce[modifica]

Preludio[modifica]

  • V [Suonando il pianoforte]: Dicono a Broadway c'è una lampadina spenta per ogni cuore. Dicono che la vita è un gioco, e poi cambiano le carte in tavola. Ti danno le maschere i costumi e il canovaccio. Poi ti lasciano a improvvisare nel loro cabaret feroce! Nelle città sconciate ci sono mani in pasta, ci sono mandati di arresto, moduli e tessere. e scarponi sulle scale. Ci sono morte, sesso e miseria umana in bianco e nero per un soldo e se non altro i treni marciano in orario ma non vanno in nessun posto. Impietrite, le signore non osano sottrarsi e affrontano le proprie responsabilità sulla schiena oppure in ginocchio. E le vedove che rifiutano di piangere avranno giarrettiere e farfallino e impareranno a sgambettare in questo cabaret feroce. Finalmente lo show del 1998! Il balletto sul palcoscenico in fiamme! Il documentario sullo schermo sfaccettato. La tremenda poesia scarabocchiata sulla pagina accartocciata. Il poliziotto dall'animo onesto ha ben capito cosa bolle in pentola, e grugnisce e riempie la pipa con un senso di inquietudine. Poi fruga efficiente i poveri resti alla ricerca di un'impronta o di una macchia scarlatta, e cerca di ignorare le catene che lo avvincono. Mentre al buio il suo padrone sorveglia le mani con occhi brutali che non hanno mai carezzato le cosce di un'amante ma che hanno strangolato una nazione. E nei suoi segreti sogni brama l'aspro abbraccio di macchine crudeli. Ma la sua amante non è come sembra e non gli lascerà neanche un biglietto. Finalmente lo show del 1998! La tragicommedia! La telenovela disperata! L'avventura senza lieto fine! L'acquerello nel museo allagato! C'è la ragazzina insicura che brama l'amore di suo padre e crede che la mano guantata possa essere quella che vuole stringere. Anche se dubita della rettitudine del suo ospite, decide che si sta meglio nella terra del fai come ti pare che fuori, al freddo. Ma i fondali si scrostano, il set crolla, gli attori vengono divorati dalla commedia. C'è un assassino in sala, ci sono dei morti in platea. E gli attori stessi non sanno bene se lo spettacolo sia finito, e con la coda dell'occhio attendono l'imbeccata. Ma la maschera raggelata si limita a sorridere. Finalmente lo show del 1998! La canzone d'amore che nessuno canta mai! Il balletto del coprifuoco! La divina commedia! Gli occhi strabuzzati delle marionette strangolati dai propri fili! Brividi, emozioni e ragazze, canzoni e sorprese. Abbiamo qualcosa per tutti, prenotate oggi stesso. Gag e scherzi a iosa... Ma niente finocchi, niente giudei né negri in questo luna park dei bastardi. Questo cabaret feroce.

Capitolo 1, La sparizione[modifica]

  • Evey: Possono esserci tanti motivi se non dormi con me né niente. Magari c'era un'altra, questo lo potrei capire. O magari, ecco, non ti piacciono le donne. Bé, mica c'è niente di male. O forse...
    V: O forse sono tuo padre?
    Evey: Ma come fai a sapere che stavo pensando... V? Sei mio padre?
    [...]
    V: Non sono tuo padre, Evey, tuo padre è morto.

Capitolo 2, L'altra parte[modifica]

  • Rosemary: Te ne sei andato, Derek. Non mi sei mai piaciuto. Mi facevi paura. Ti amavo. Sei andato dall'altra parte... e io pure
  • Rosemary: Frugo negli angoli del passato anche in quelli oscuri e sordidi. Solo perché ci sei tu. Cerco di aggrapparmi a qualcosa anche se so che non c'è più. Anche se so che tu non ci sei più. Tu. Il caro estinto. Non ci sei più. E nessuno ti porterà indietro. Non posso che riporre in un cassetto tutte le cose che ricordo, insieme a tutti gli inutili ricordini. E tirare avanti. Bisogna tirare avanti. Dobbiamo tutti tirare avanti. È così che si sopravvive. È questo il nostro scopo. Il nostro scopo è di sopravvivere.

Capitolo 3, Video[modifica]

  • Storm Saxon [In un telefilm]: Oggi, Heidi! Il primo ottobre 2501. Da oggi si cambia! Da troppo tempo questi macellai negri stuprano le nostre donne, incendiano le nostre case, i nostri averi. Ma adesso basta, Heidi, perché da oggi Storm Saxon è al contrattacco [...] Crepate, bestie negre cannibali! Crepate!
  • Giornalista: Si spera che entro il 2000 il Regno Unito torni di nuovo unito.
  • V: Buonasera, Londra. Mi sembrava ora che facessimo due chiacchiere. Vi siete messi comodi? Allora posso cominciare...

Capitolo 4, Professionalità[modifica]

  • V [In un discorso alla TV]: Immagino che vi stiate domandando perché vi ho convocati questa sera. Bé, il fatto è che ultimamente non sono molto soddisfatto delle vostre prestazioni. Vi siete un po' lasciati andare sul lavoro e, bé temo che ci sia il rischio che vi dobbiamo licenziare. Oh, lo so, lo so, è da un pezzo che siete con la società. Da quasi... vediamo, da quasi ventimila anni. Come passa il tempo. Sembra solo ieri. Ricordo il giorno in cui foste assunti. Ingenui e nervosi, scendeste dagli alberi stringendo un osso nei pugni pelosi. "Che cosa devo fare, signore?" domandavate, lamentosi. Ricordo le mie precise parole: "Laggiù c'è una pila di uova di dinosauro" dissi sorridendo paternamente, "Comincia a succhiare, giovanotto". Ne è passato di tempo da allora, vero? Sì, sì, lo so che non avete mai perso un giorno di lavoro. Siete stati dei dipendenti bravi e fidati. E poi, non crediate che mi scordi delle vostre ottime note personali, né di tutte le ottime cose che avete fatto per la società. Il fuoco, la ruota, l'agricoltura... un elenco davvero impressionante, vecchio mio, non c'è dubbio. Però... anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, da questo non si scappa. E ora vi dirò da cosa nascono, secondo me, questi problemi. Si tratta della vostra indisponibilità a farvi strada nella società, a farvi carico di responsabilità vere, di essere autonomi. Dio sa che le occasioni non vi sono mancate. Vi abbiamo offerto più di una volta una promozione ma voi avete sempre rifiutato. "Non ce la farei, capo" piagnucolavate, "conosco i miei limiti". Siamo franchi; questa è cattiva volontà, no? Riposate da troppo tempo sugli allori, e questo comincia a vedersi sul lavoro. E anche, lasciatemelo dire, in tutto il vostro comportamento. Sono al corrente dei costanti litigi in fabbrica e anche dei recenti episodi di teppismo in mensa. [...] Mi dicono che non riuscite ad andare d'accordo col vostro coniuge, che gridate, che litigate, si parla anche di violenza. [...] Cosi' proprio non va, vero? E non serve dare la colpa del calo nel lavoro a una cattiva amministrazione... Anche se, in effetti l'amministrazione è pessima. Non usiamo eufemismi l'amministrazione è terribile. Abbiamo avuto una sfilza di malversatori, imbroglioni, bugiardi e maniaci che hanno preso una sfilza di decisioni catastrofiche. È un fatto assodato. Ma chi li ha eletti? Sei stato tu! Tu che hai nominato queste persone! Tu che hai dato loro il potere di prendere decisioni per te! Per quanto ammetto che si possa fare un errore una volta, fare gli stessi errori letali un secolo dopo l'altro mi sembra pura e semplice premeditazione. Hai incoraggiato questi incompetenti criminali che hanno ridotto a un inferno la tua vita lavorativa. Hai accettato i loro ordini senza sollevare dubbi. Hai permesso loro di riempire il tuo spazio di macchine pericolose. Dovevi soltanto dire NO! Non hai spina dorsale. Non hai orgoglio. Non sei più un elemento prezioso per l'azienda. Tuttavia sarò generoso. Ti saranno concessi due anni per mostrarmi un miglioramento. Se alla fine del periodo sarai ancora restio a fare tentativi... Sarai liquidato. Questo è tutto puoi tornare al tuo lavoro. Le trasmissioni saranno riprese al più presto possibile.

Capitolo 5, La vacanza[modifica]

  • Creedy: Tutti possiamo sbagliare.
    Finch: No, non con lui [V], commetta un errore con lui ed è morto. Quando la smetterete di trattare quel bastardo come se fosse umano?
  • Finch: Una vacanza? [Il leader] dev'essere preoccupato per me. Anch'io sono preoccupato per me.

Capitolo 6, Varietà[modifica]

  • Zoe: Mi piacciono gli scarponi, mi piace la forza, mi piace il momento in cui la decenza diventa indecenza, mi piacciono le marce e il passo dell'oca.
  • Creedy: Tua madre dovrebbe stare in una clinica.
    Robert: Clinica? Sono camere a gas!

Capitolo 7, Visite[modifica]

  • Gordon: Sei un avido, Harper, tu vuoi tutto. E poi, chi rimetterà in sesto la faccia di Kipper?
    Harper: Bé, è stato un incidente. Magari possiamo vedere di risarcire il povero Kipper, no?
    Gordon: Non te la caverai con quattro soldi, bastardo, è diventato cieco.

Capitolo 8, Vendetta[modifica]

  • Harper: Paghi tu, Bob, eh?
    Bob: Che razza di avaraccio bastardo sei...
    Harper: Ma piantala!
    Bob: Ok, per noi due pinte di scura e tu prenditi una gazzosa.

Capitolo 9, Vicissitudini[modifica]

  • Evey: Attorno a me, l'aria è completamente nera, forse sono dietro le quinte di un teatro durante l'intervallo. Sento dei tonfi soffocati, forse i macchinisti stanno cambiando le scene. Sento il profumo di rose e penso ai biglietti d'auguri profumati che mia madre trovò in una scatola di scarpe nella nostra casa di Shooter's Hill. I petali cadono trucioli color carne. Tutto cambia.

Capitolo 10, Topo[modifica]

  • Evey: C'è un topo. La panca è dura sotto il mio sedere, sto rannicchiata e ho i crampi alle ginocchia. C'è un topo. Cerco di non pensare a niente tranne che al topo, credo che mi uccideranno. Ci sono quattro pareti, due finestre con sei sbarre, un water senza asse, un divisorio di legno e una panca. Sulla panca è inciso il nome Emma... e poi ci sono io... Più tardi il topo non c'è più. Sento due uomini che parlano nel corridoio. Poco dopo, entra un vassoio dalla fessura della porta. Non riesco a mangiare. Se non mangio, il topo tornerà. Non riesco lo stesso a mangiare. Vicino al soffitto c'è un portalampada senza lampadina. Quando non entra più luce dalla finestra è buio. Cerco di dormire. C'è un topo.
  • Evey: Poi mi portano in un altro posto. E mi tolgono la benda. E c'è una cella. E c'è un topo. Solo che adesso non m'importa del topo. Perché sto male. È buio e piango a lungo. Più tardi mi sveglio. Oh, dio, ricordo che mi hanno tagliato i capelli. Cosa mi ha svegliato? Un rumore, un fruscio. C'è un topo... Mi alzo. È quasi l'alba e vedo il buco nel muro. Nel buco c'è qualcosa. Non un topo. Carta igienica? Ma perché? Cinque pagine scritte a matita. Vado a guardare in fondo all'ultima pagina. Si chiama Valerie.

Capitolo 11, Valerie[modifica]

  • Evey: Conosco ogni centimetro di questa cella, ogni crepa del suo intonaco come conosco il mio corpo. Non so dove sono. So che fa giorno e che fa notte, che mi sveglio e mi addormento, che misuro il tempo con la crescita dei peli sotto le ascelle, che non mi lasciano radere. Non so che giorno è. So che c'è una donna che mi ha scritto una lettera sulla carta igienica. So che è sola. So che mi ama. Non so che faccia abbia. Leggo la sua lettera. La nascondo. Dormo. Mi sveglio. Mi interrogano. Piango. Fa notte. Fa giorno. Rileggo la sua lettera. Continuo a rileggerla. Si chiama Valerie.
  • Valerie: Non so chi sei. Ti prego di credimi. Non c'è modo di convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi importa. Io sono Io, e non so chi sei, ma ti amo! Ho una piccola matita, che non hanno trovato. Sono una donna. La nascondo dentro di me. Forse non potrò scriverti più, così questa è una lunga lettera sulla mia vita. È la sola autobiografia che scriverò mai, e devo scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1957 e pioveva sempre. Dopo le elementari e le medie, andai in un collegio femminile. Volevo fare l'attrice. Incontrai la mia prima amica a scuola. Si chiamava Sara, aveva quattordici anni e io quindici, eravamo tutte e due allieve della signorina Watson. I suoi polsi. Quanto erano belli i suoi polsi. Sedevo nell'aula di biologia e fissavo il feto di coniglio nel barattolo mentre Mr. Hird diceva che era una fase adolescenziale che la gente superava... Sara la superò. Io no. Nel 1973 smisi di fingere e presentai ai miei genitori una ragazza di nome Christine. Una settimana dopo mi trasferii a Londra e mi iscrissi ad arte drammatica. Mia madre diceva che le avevo spezzato il cuore. Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? È a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Londra. A Londra ero felice. La mia prima parte fu quella di Dandini, in Cenerentola. Il mondo era bizzarro, ignoto e frenetico, con quelle platee invisibili dietro i riflettori incandescenti e quell'emozione spasmodica. Ero elettrizzata e sola. Di sera andavo nei club, ma me ne stavo più che altro per i fatti miei. L'ambiente non mi piaceva: c'erano tanti che volevano solo essere gay. Era la loro vita, la loro ambizione, non parlavano d'altro. Io volevo qualcosa di più. Il lavoro andava bene. Nei film mi davano parti sempre più importanti. Nel 1986 interpretai "The salt flats". Alla critica piacque, al pubblico no. Conobbi Ruth durante la lavorazione. Ci amavamo. Vivevamo insieme e il giorno di San Valentino mi mandava le rose. Dio mio, quanto avevamo. Furono i tre anni più belli della mia vita. Nel 1988 ci fu la guerra e non ci furono più rose. Per nessuno. Nel 1992, dopo il colpo di stato, cominciarono ad arrestare i gay. Presero Ruth mentre era fuori a cercar da mangiare. Perché hanno tanta paura di noi? La bruciarono con delle sigarette accese e la costrinsero a fare il mio nome. Firmò una denuncia secondo cui io l'avevo sedotta. Non gliene feci una colpa. Dio l'amavo, non gliene feci una colpa. Ma lei sì. Si uccise nella sua cella. Non sopportare d'avermi tradita, d'aver rinunciato a quell'ultimo centimetro. Vennero a prendermi. Dissero che avrebbero bruciato tutti i miei film. Mi rasarono i capelli, mi misero la testa in un water, si scambiavano barzellette sulle lesbiche. Mi portarono qui e mi diedero dei farmaci. Non sento più la lingua. Non riesco a parlare. L'altra donna gay che era qui, Rita, è morta due settimane fa. Credo che anch'io morirò presto. Strano che la mia vita debba finire in un posto terribile come questo, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo ed è fragile ed è l'unica cosa al mondo che valga la pena avere. Non dobbiamo mai perderlo o venderlo o darlo via. Non dobbiamo permettere che ce lo tolgano. Spero che tu riesca a fuggire da qui. Spero che il mondo cambi e che le cose vadano meglio, e che ci saranno ancora rose per tutti. Vorrei poterti baciare. Valerie.
  • Evey: Conosco ogni centimetro di questa cella. Questa cella conosce ogni centimetro di me. Tranne uno.

Capitolo 12, Il verdetto[modifica]

  • Secondino: Firmi, fra tre anni sarà già fuori e magari il dito le darà un lavoro. Ce ne sono tanti come lei che lavorano per il dito.
    Evey: Grazie... Preferisco morire dietro i capannoni.
    Secondino: Allora non resta più niente con cui minacciarla, vero? Lei è libera.

Capitolo 13, Valori[modifica]

  • Evey: Mi hai torturata...
    V: Perché ti amo. Perché voglio che tu sia libera.
  • V: La felicità è la prigione più insidiosa di tutte.
  • V: Tutti i detenuti schiantati dal peso delle catene, dall'angustia delle celle, dalla durezza delle condanne... io non ti ho messa in prigione, Evey. Io ti ho mostrato le sbarre.
  • V: Sei in prigione, Evey. Sei nata in prigione. Sei in prigione da tanto tempo che non sai più cos'è un mondo esterno
  • V: Perché hai paura, Evey. Ti senti minacciata dalla libertà. E la libertà è terrificante.

Capitolo 14, Vignette[modifica]

  • Evey: Strano. Ora so che hai scritto tu la lettera con la storia di Valerie, ma è così convincente. Credevo in lei senza vederla, quasi l'amavo. E invece non esisteva.
    V: Non ho scritto io quella lettera [...] Valerie stessa la scrisse mentre era ancora in vita. Te l'ho fatta avere come fu fatta avere a me. Le parole per cui hai pianto sono quelle che cinque anni fa mi trasformarono.
    Evey: V... è bellissima, chi era?
    V: Era la donna della cella 4.
  • V: Cogliere un fiore non è una gran cosa. È facile ed irrevocabile.

Interludio[modifica]

Parte 1, Vertigo[modifica]

  • Narratore: Inghilterra, 1998. I mulini della giustizia macinano lentamente ma macinano finemente; dopotutto non lo chiamano uno stato di polizia per niente.
  • John: [V] Ha causato al paese più problemi della prima, della seconda e della terza guerra insieme. Non può fare tutto questo da solo, giusto?
  • Ryan: Oh no, non puoi dire sul serio!
    John: Non sento nessuno ridere, tu senti qualcuno ridere?
  • Narratore: Immagina di avere una scelta fra una morte certa da una nera mano inguantata e la possibilità, anche minima, di fuga. Cosa faresti?

Parte 2, Vincent[modifica]

Non ci sono dialoghi

Parte 3, La terra di Fai-come-ti-pare[modifica]

[modifica]

  • Etheridge: Dev'essere Arthur Koestler. Era il presidente di "Exit", un gruppo che si batteva per il diritto a morire con dignità. A quanto ricordo si è ucciso.
  • V: Il finale è più vicino di quanto sembri. Ed è già scritto. A noi resta solo da scegliere il momento buono per cominciare.
  • Adam Susan: Fato. Enorme fato. Remoto fato. Fato indifferente? Si dice che non vi sia domanda a cui tu non possa rispondere. E allora dimmi... Sono amato? Non temuto. Non rispettato. Amato.
  • V [Parlando alla radio]: Buonasera, Londra. Questa è la voce del fato. Quasi quattrocento anni fa, un nostro grande concittadino [Guy Fawkes] recò un significativo contributo alla nostra cultura. Fu un contributo preparato nel silenzio e nel segreto. Anche se poi venne ricordato soprattutto per il suo fragore e la sua vampata. Per commemorare quella gloriosa serata, il governo di sua maestà è lieto di restituire ai suoi leali soggetti il diritto alla segretezza e alla privacy. Per tre giorni i vostri movimenti non saranno osservati, le vostre conversazioni non saranno ascoltate, e "Fate ciò che volete" sarà l'unica legge. Dio vi benedica e buona notte.

Capitolo 1, Vox populi[modifica]

  • Cittadino: È un terrorista, è un delinquente, ma è intelligente. Invece di un'iniziale del cacchio dovrebbe avere un vero nome, tipo "la pantera", "la volpe" o "lo squartatore". Ad ogni modo bisogna ammetter che... se l'è presa. Si è portato via la voce del fato. Come colmerò questo vuoto? Come riempirà il mio paese questo silenzio?
  • V: Non si può contare troppo sulle maggioranze silenziose, Evey, il silenzio è fragile... un rumore forte e non c'è più.
  • V: Il rumore dipende dal silenzio che lo precede. Più totale è il silenzio, più sconvolgente è il tuono.
  • V: I nostri padroni non sentono la voce del popoli da generazioni, Evey, ed essa è molto più forte di quanto essi ricordino.

Capitolo 2, Verwirrung[modifica]

  • Evey: Tutti questi disordini, V... è questa l'anarchia?
    V: No. Questa è solo la terra di prendiarraffa. Anarchia significa "senza capi", non "senza ordine". Si ha con l'anarchia un'età dell'Ordung, di un ordine vero, ossia di un ordine volontario. Questa età dell'Ordung avrà inizio quando il folle ed incoerente ciclo di Verwirrung di queste notizie il suo corso avrà compiuto. Questa non è l'anarchia, Evey. Questo è il caos.
  • V: Nient'altro che l'anarchia si aggira per il mondo. Dall'ordine involontario nasce lo scontento, padre del disordine e progenitore della ghigliottina.
  • V: Le società autoritarie sono come chi pattina sul ghiaccio: meccanicamente abili e precise ma precarie. Sotto la fragile crosta della civiltà si agita il freddo caos. E in certi posti il ghiaccio è pericolosamente sottile.
  • V: Quando l'autorità si sentirà incalzata dal caos, ricorrerà agli espedienti più turpi per salvaguardare il suo ordine apparente. Ma sempre un ordine senza giustizia, senza amore né libertà, che non potrà impedire a lungo che il mondo precipiti nel pandemonio.
  • Helen: Se il tuo successo non fosse esclusivamente merito mio, potresti anche piacermi.
  • V: In guerra e in amore tutto è lecito; e trattandosi di entrambe le cose, è giusto che renda pan per focaccia.
  • Creedy: Benvenuto dalla parte della legge e dell'ordine.
  • V: Io ti amo, ma perché devi amarla la legge? Lo sanno tutti che è solo una sgualdrina, che chi è virtuoso non deve corteggiare delle canaglie ignorata concubina.

Capitolo 3, Varie Valentine[modifica]

  • Dominic: "Le rose sono rosse, le viole sono blu, tutto è possibile ma nulla è vero." Sembrano lettere d'amore, chi le ha spedite?
    Creedy: Scoprirlo è affar suo [...].
    Dominic: "Amo la pioggia, amo la luna, amo il vento e le stelle... Vorrei venirti a trovare presto e baciarti attraverso le sbarre." Cosa vorrà dire?
    Creedy: Vuol dire guai, figliolo [...].
    Dominic: "Ti amo. Ma perché mai amare la legge? Lo sanno tutti che è una puttana... Le persone virtuose la schivano, i malvagi se la fottono e poi la ignorano." Ah, buona questa, conosce la strada, vero?
  • Ama la tua rabbia e non la tua gabbia. [in un foglietto]
  • Rosemary: Non dormo più perché voglio giustizia. Voglio che tutto il mondo sappia che non è giusto. Non riesco a dormire perché ho la pistola sotto il cuscino.
  • V: Povero domino. Tanto tempo per costruire il tuo grazioso impero e adesso con uno schiocco di dita della storia crolla tutto.
  • Hai un amor meccanico, mi dici, che ti sazia di amore e miele, ma ho letto tutte le sue matrici e ho scoperto che ti è infedele. [foglio volante]
  • V: Ecco i pezzi qui schierati, in una perfetta linea. Completo. Si può afferrare infine il disegno. L'importanza loro. Pur se il riconoscimento è stato ritardato nella sua tortuosa e labirintica costruzione ora alla vista lo schema emerge. Non è sublime? Non è semplice, ed elegante, e rigoroso? Che strano che, dopo la fatica dei preparativi, occorra solo poco sforzo e meno ancor pensiero a innescare questo breve svago nella sua precipitosa corsa. Un solo tocco e null'altro... ...E cadrà tutto al suo posto. Ma i pezzi percepiscono quanto noi il danno a cui tenta la loro disposizione: quelle code flemmatiche, rispettose della legge, cariche di catastrofe, ignare di fronte all'onda scatenata dal crudele fato. Son colpiti più degli altri, ma comprendono di meno... ...E la comprensione, quando giunge, immancabilmente arriva tardi. Non sapranno che non va qualcosa fino a quando non saran coinvolti in quell'orribil slancio, forse anche lo scambieranno per un'azione ardita e decisiva, un'ultima ripresa a distogliere il disastro, ed alla carica così andranno... [V sistema ancora una tessera del domino]...Ma non sarà una carica. Solo una caduta. Ecco... Vedi? Dritti in piedi coi numeri su quei volti spenti, scialbi, indifferenti, Norimberga in miniatura, fila d'uomini di legno tinto... Poveri miei piccoli. Povere tessere del domino. Quanto c'è voluto a costruire il vostro elegante impero e ora, allo schioccar di dita della storia... Ora cade. [V tocca la prima tessera.]

Capitolo 4, Vestigia[modifica]

  • Finch: Siamo alla prese con una persona che fisicamente e mentalmente non è normale. Ed è la parte mentale che mi turba. Perché se voglio risolvere il caso, e io lo risolverò, devo entrare nella sua testa. Pensare come lui. E questo mi spaventa.
  • Finch: Salto, ballo, vomito i valori che mi opprimevano. Mi sento grande. Mi sento virginale. È questo che sentiva lui? Questa effervescenza, questa vitalità, questa visione. La voie. La verité. La vie.
  • Finch: Chi mi ha imprigionato qui? Chi mi tiene qui? Chi può liberarmi? Chi è che controlla e vincola la mia vita, tranne... ME?

Capitolo 5, Viatico[modifica]

  • Evey: Hai intenzione di fare qualcosa o resterai qui giù ad aspettare che passi il caos?
    V: Il caos procede a meraviglia anche senza di noi, Eve. Quanto a me, mi sembra giunta l'ora di mettere in ordine certe cose.
    Evey: Come sarebbe a dire? Facciamo qualcosa o no?
    V: Fai come ti pare, Eve. È questa l'unica legge.
  • V: Come l'aria, la conoscenza è indispensabile alla vita. Come l'aria a nessuno deve essere negata.
  • V: Le telecamere dei monitor funzionano ancora ma l'apparato ricetrasmittente dei nostri avversari invece no. Il mio apparato, al contrario, funziona perfettamente. Certo, essendo interrotte le trasmissioni statali, si vedono solo telenovelas di sommosse e brutti film catastrofici.
  • V: L'anarchia ha due facce. Quella della creazione e quella della distruzione. I distruttori abbattono gli imperi, lasciando un bel letto di macerie su cui i costruttori possono edificare un mondo migliore.
  • V: Brindiamo a tutti i terroristi, a tutti i bastardi sgradevoli e imperdonabili. Beviamo alla loro salute... e poi dimentichiamoli per sempre.
  • Evey: Non ne posso più, V, tutte le nostre conversazioni diventano dei cruciverba.

Capitolo 6, Vettori[modifica]

  • Helen: Adesso nessuna delle sue telecamere-spia funziona.
    Ally: Un guardone cieco. Ah!

Capitolo 7, Verifica[modifica]

  • Rosemary: Sì. Sì, malgrado la mia paura, perché essa è insignificante, come me. Sì, anche se mi uccideranno, perché se non lo facessi la vita sarebbe senza significato. Sì, perché le nostre vite sono state sacrificate alle tue visioni e non avevamo altro. Sì, perché non posso sopportare ciò che ci hai fatto. Sì, perché è la storia a muovere le mie gambe, e nulla, nulla mi può fermare. Sì, perché quelli come te ci hanno portati all'inferno, e adesso dite che la sola speranza sono dei capi più severi. Sì, perché quasi ci sono, e tutti pensano "Dev'essere una importante"; non lo sono ma lo sarò. Sì, perché avevo una vita, un mondo e un matrimonio che per me erano preziosi ma per te no. Sì, perché ci eravamo visti tante volte e il mio Derek è morto per te e tu, dio, tu non ricordi nemmeno la mia faccia. Sì.
  • V: Ecco. Credeva di uccidermi? Sotto questa cappa non ci sono né carne né sangue da uccidere. C'è solo un'idea. E le idee sono a prova di proiettile.

Capitolo 8, Voracità[modifica]

  • Creedy: Oh no, sparami, ok? Ti prego. Sparami e basta.
    Ally: Preferisco il mio rasoio se non ti spiace. E poi, per essere sincero, non sprecherei una pallottola per te.

Capitolo 9, La veglia[modifica]

  • V: Eve, Eve, ascolta bene. Colei che aspettavo è arrivata e non mi resta molto tempo. [...] Questo paese non è salvo, non crederlo, però del suo vecchio ordine non restano che macerie e sulle macerie costruiremo. Ecco il loro compito: essere padroni di sé stessi, della loro terra, del loro amore. Fatto ciò, parlino pure di salvezza. Senza, non saranno che carogne. Entro la fine del secolo conosceranno il proprio destino: la rosa fiorirà tra le macerie o fiorirà troppo tardi. Ma tu, bambina, ora che io muoio? Per prima cosa devi scoprire la faccia dietro la maschera, però non dovrai mai conoscere la mia faccia, è chiaro? E poi [...] fammi un funerale vichingo. Buona fortuna, dolce Eve, ti voglio bene. Ave atque vale.
  • Evey: Tu eri così grande, V, e se poi fossi un nessuno qualsiasi? E anche se fossi qualcuno, saresti più piccolo per via di tutti quelli che avresti potuto essere ma non eri.

Capitolo 10, Il vulcano[modifica]

  • Finch: La gente ha bisogno di simboli, Dominic, Lui lo sapeva, noi ce ne siamo dimenticati.
  • Dominic: Per anni abbiamo represso la sua amarezza ma non l'abbiamo aiutata da affrontarla. E lui nemmeno, forse, però certamente non l'ha repressa.
  • Finch: Susan è morto e Creedy e Heyer si dividono la sua carogna. E loro non sono allucinazioni. E neanche la guerra. Ho perso la mia famiglia e credevo che prendere ordini potesse farmelo scordare. Non è stato così. Adesso seguo solo i miei ordini e me ne vado prima che tutto vada in malora. Forse dovresti farlo anche tu. Arrivederci Dominic. Abbiti cura, ragazzo.
  • Comandante: Ecco, signore, il big ben sta suonando la mezzanotte. Un bel suono rassicurante, non trova, signore?
    Dominic: Be', sì, credo di sì. Un momento... il big ben è saltato in aria dodici mesi fa.
  • V: Buona sera, Londra. Vorrei potermi presentare, ma a dire il vero non ho un nome. Potete chiamarmi "V". Fin dagli albori dell'umanità, un pugno di oppressori si è arrogato il diritto di dirigere le nostre vite, un diritto che avremo dovuto riservarci. Così facendo, ci tolsero il nostro potere. Permettendoglielo, ci arrendemmo. Dopo i campi e le guerre, sapremo dove ci condurranno... al macello. L'anarchia però è diversa. Con l'anarchia la vita e la speranza rinasceranno dalle rovine. Dicono che l'anarchia è morta. Eppure la notizia della mia morte era esagerata. Domani Downing Street sarà distrutta, la testa devastata, e non sarà più come prima. Stanotte dovete decidere del futuro. Vivere liberi o ritornare alle catene. Scegliete saggiamente. E ora, adieu.

Capitolo 11, Valhalla[modifica]

  • Evey: "Fammi un funerale vichingo", dicevi. Non è molto. Non mi hai chiesto molto. Non dopo tutto quello che hai fatto. Eri uscito illeso ma non immutato da un macello, e avevi visto la necessità della libertà, non per te ma per noi tutti. Avevi visto, e avendo visto osasti agire. Quanto è stata benigna la tua vendetta: benigna quasi come un'operazione chirurgica. i tuoi nemici credevano che tu volessi vendicarti solo sulla loro carne, ma non era così. Hai massacrato anche la loro ideologia. Ora la gente abita le rovine della società, di una prigione che credeva eterna. La porta è aperta: se ne può andare oppure accapigliarsi e cadere in nuove schiavitù. Tocca a lei scegliere, come è giusto. Io non la guiderò, ma l'aiuterò a creare e a costruire, se non l'aiuterò ad uccidere. L'era degli assassini è finita. Non c'è più posto per loro nel nostro mondo migliore. "Fammi un funerale vichingo", mi hai detto. È tuo, amore mio. È tuo.

Bibliografia[modifica]

  • Alan Moore, David Lloyd, V for Vendetta, traduzione di Leonardo Rizzi, in Corto Maltese, anno 1991, numeri 4-9, Rizzoli/Milano Libri, Milano 1991.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]