Sennacherib

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Sennacherib

Sennacherib (740 a.C. circa – 681 a.C.), re di Assiria.

Citazioni di Sennacherib[modifica]

  • Direte a Ezechia, re di Giuda: Non ti inganni il Dio in cui confidi, dicendoti: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d'Assiria. Ecco, tu sai ciò che hanno fatto i re di Assiria in tutti i paesi che votarono allo sterminio. Soltanto tu ti salveresti? Gli dèi delle nazioni che i miei padri distrussero hanno forse salvato quelli di Gozan, di Carran, di Rezef e le genti di Eden in Telassàr? Dove sono il re di Amat e il re di Arpad e il re della città di Sefarvàim, di Ena e di Ivva? (Libri dei Re)

Citazioni su Sennacherib[modifica]

  • Era deciso che tu riducessi un cumulo di rovine | le città fortificate; | i loro abitanti impotenti | erano spaventati e confusi, | erano come l'erba dei campi, | come una giovane pianta verde, | come l'erba dei tetti, | bruciata dal vento d'oriente. | Ti sieda, esca | o rientri, io ti conosco. | Siccome infuri contro di me e la tua arroganza | è salita ai miei orecchi, | ti porrò il mio anello alle narici | e il mio morso alle labbra; | ti farò tornare per la strada, | per la quale sei venuto. (Isaia, Libri dei Re)
  • Ezechia fortificò la sua città | [....]. | Nei suoi giorni Sennàcherib fece una spedizione | e mandò Rapsache; | alzò la sua mano contro Sion | e si vantò spavaldamente nella sua superbia. | Allora si agitarono loro i cuori e le mani, | soffrirono come le partorienti. | Invocarono il Signore misericordioso, | tendendo le loro mani verso di lui. | Il Santo li ascoltò subito dal cielo | e li liberò per mezzo di Isaia. | Egli colpì l'accampamento degli Assiri, | e il suo angelo li sterminò, | perché Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore. (Siracide)
  • Mostrava come i figli si gittaro | sovra Sennacherìb dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro (Dante Alighieri, Divina Commedia)
  • Quando Sanacharib, re degli Arabi e degli Assiri, condusse il suo vasto esercito in Egitto, i guerrieri del faraone Sethos si rifiutarono di combattere. Allora il re, colto da profonda disperazione, entrò nel santuario, e, dinanzi all'immagine del dio, pianse per la sua sorte. Sfinito dalle lacrime si addormentò, e sognò il suo dio di fronte a lui, mentre lo benediceva, dicendogli di andare senza paura a scontrarsi con i suoi nemici Arabi, poiché lui stesso avrebbe inviato chi lo avrebbe aiutato. Sethos allora, risvegliatosi dal sonno, raccolse gli Egiziani che gli erano rimasti fedeli, fra i quali non v'erano guerrieri, ma mercanti, artigiani e gente del mercato; e con essi marciò verso Pelusium, che controlla l'ingresso in Egitto e lì si accampò. Quando i due eserciti furono uno di fronte all'altro, giunse la notte, e una moltitudine di topi divorarono tutte le frecce e le corde degli archi del nemico, e rosicchiarono le cinghie con le quali sorreggevano i loro scudi. Il giorno successivo iniziò la battaglia ed i nemici caddero a migliaia, poiché non avevano gli archi per combattere né scudi per proteggersi. Da allora venne eretta una statua di Sethos nel tempio del dio Vulcano, con un topo nella mano, ed una iscrizione che recita: Guardami, e impara il rispetto per gli dei. (Erodoto)

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