Śatapatha Brāhmaṇa

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Śatapatha Brāhmaṇa, Brāhmaṇa delle "cento strade".

Citazioni[modifica]

  • […] perché l'altare (vedi) è femmina e il fuoco (agni) è maschio. E la donna giace avvolgendo l'uomo. Così avviene un coito fecondo. Per questa ragione egli rialza i due estremi dell'altare sui due lati del fuoco. (1, 2, 5, 15; citato in Roberto Calasso, L'ardore, Adelphi, 2010)
  • È per mezzo del Sacrificio che gli Dei giunsero fino al regno celeste. (I, 7, 3, 1; 2001)
  • Una mattina portarono a Manu dell'acqua per le sue abluzioni, come anche oggi si porta dell'acqua per lavarsi le mani. Mentre si stava lavando, gli venne tra le mani un pesce.
    [Il pesce] così gli parlò:
    «Accudiscimi bene e io ti salverò!»
    «Da che cosa mi salverai?» [domandò Manu.]
    «Un'inondazione sommergerà tutti gli esseri viventi. Io ti salverò da essa!»
    «Come posso aver buona cura di te?»
    [Il pesce] disse:
    «Fintantoché noi siamo piccoli c'è per noi un grande pericolo, poiché pesce mangia pesce. Tu mi devi tenere dapprima in un vaso. Quando non ci starò più, tu scaverai un fosso e mi terrai in esso. Quando non ci starò più, tu mi porterai al mare, poiché allora avrò superato il pericolo di essere divorato».
    Presto esso divenne un jhaṣa [un grosso pesce], poiché questo è il pesce che diventa più grosso. Il pesce disse ancora: «Nel tal anno verrà l'inondazione e tu dovrai costruire un'imbarcazione e stare vicino a me. Quando arriverà l'inondazione tu dovrai salire sulla nave e io ti salverò da essa [l'inondazione]».
    Dopo che egli lo ebbe accudito così, lo portò al mare. E proprio nell'anno predetto dal pesce costruì un'imbarcazione e restò vicino al pesce. Quando fu giunta l'inondazione, salì sulla nave. Allora il pesce nuotò verso di lui ed egli legò la fune della sua nave al suo corno e in questo modo raggiunse la montagna settentrionale.
    Allora il pesce gli disse: «Io ti ho salvato. Lega la nave a un albero, ma non lasciare che l'acqua ti trascini via mentre sei sulla montagna. Tu puoi scendere a poco a poco mentre le acque si ritirano!» E infatti egli discese a poco a poco e così arrivò vicino a quel fianco della montagna settentrionale che si chiama «discesa di Manu». Il diluvio aveva spazzato via tutti gli esseri viventi e qui rimaneva solo Manu. (I, 8, 1, 1-6; 2001)
  • Quando un uomo muore, lo pongono sulla pira; allora egli nasce dal fuoco e il fuoco brucia solo il suo corpo. Proprio come egli è nato da suo padre e sua madre, così, egli nasce dal fuoco. L'uomo che non offre l' agnihotra, tuttavia, non passa affatto a nuova vita. Perciò è assolutamente necessario offrire l'agnihotra. (II, 2, 4, 8; 2001)
  • Il crocevia è noto come il luogo da lui preferito[1]. (II, 6, 2, 7)[2]
  • O bagno purificatore, che purifichi mentre scorri, possa io con l'aiuto degli Dei lavar via i peccati che ho commesso contro gli Dei e con l'aiuto degli uomini i peccati che ho commesso contro i miei compagni. (IV, 4, 5, 22; 2001)
  • [Prajāpati] Dopo aver creato tutte le cose esistenti, si sentì svuotato ed ebbe paura della morte. (10, 4, 2, 2; citato in Roberto Calasso, L'ardore, Adelphi, 2010)
  • In principio questo universo non era né Essere né Nonessere. In principio, in verità, questo universo esisteva e non esisteva: solo la Mente esisteva.
    ...Questa Mente non era, per così dire, né esistente né non-esistente.
    Questa Mente, una volta creata, desiderò di divenire manifesta...
    Quella Mente allora creò la Parola. Questa Parola, una volta creata, desiderò di divenire manifesta, più visibile, più fisica. Cercò un sé. Praticò una fervida concentrazione. Acquisì una sostanza. Essa era i trentaseimila fuochi del suo stesso sé, fatti della Parola, costituiti dalla Parola... con la Parola essi cantarono e con la Parola essi recitarono. Qualunque rito si compia nel sacrificio, qualunque rito sacrificale esista, esso è compiuto dalla sola Parola, come rappresentazione vocale, su fuochi composti di Parola, costituiti da Parola...
    Quella Parola creò il Respiro Vitale. (X, 5, 3, 1-5; 2001)
  • L'uomo nasce tre volte: la prima dai suoi genitori, la seconda quando compie un sacrificio..., la terza quando muore e viene posto sul fuoco, e là ritorna di nuovo all'esistenza. (XI, 2, 1, 1; citato in Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. I, traduzione di Anna Maria Massimello e Giulio Schiavoni, Sansoni Editore, 1996)
  • E quegli uomini che tu hai visto a ovest seduti in silenzio divorati da uomini seduti in silenzio, erano erbe. Quando si accende il fuoco sacro con [fasci d'] erba, si vincono le erbe e si conquista il mondo delle erbe.
    E quegli uomini che tu hai visto a nord, che gridavano divorati da uomini che gridavano, erano le acque. Quando si versa l'acqua [nel latte], si vincono le acque e si conquista il mondo delle acque.
    E quelle due donne che tu hai visto, una bella e una brutta – la bella è la fede. Quando si offre la prima libagione, si vince la fede e si conquista la fede. La brutta è la non-fede. Quando si offre la seconda libagione, si supera la non-fede e si conquista la non-fede. (XI, 6, 10-12; 2001)
  • Rudra abita le foreste e le giungle. È chiamato Pāśupati, signore delle belve. (XII, 7, 3, 20)[2]
  • Il Veda è in realtà il sapere dei serpenti. (XIII, 4, 3, 9)[2]

Citazioni su Śatapatha Brāhmaṇa[modifica]

  • A fronte di questo, lo Śatapatha Brāhmaṇa offre l'immagine di un mondo costituito soltanto dal religioso e apparentemente privo di curiosità e di interesse per tutto ciò che tale non sia. Come lo intendono i Brāhmaṇa, il religioso pervade ogni minimo gesto – e invade anche tutto ciò che è involontario e accidentale. Per i ritualisti vedici, un mondo che non avesse tali caratteri sarebbe apparso insensato, esattamente come per i lettori di oggi sono così spesso apparsi i loro testi. L'incompatibilità fra le due visioni è totale. (Roberto Calasso)

Note[modifica]

  1. [Il testo si riferisce a Rudra, divinità vedica corrispondente al successivo Śiva induista.]
  2. a b c Citato in Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980.

Bibliografia[modifica]

  • Raimon Panikkar, I Veda. Mantramañjarī, a cura di Milena Carrara Pavan, traduzioni di Alessandra Consolaro, Jolanda Guardi, Milena Carrara Pavan, BUR, Milano, 2001.

Voci correlate[modifica]

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