Mircea Eliade

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Francobollo moldavo in commemorazione di Mircea Eliade

Mircea Eliade (1907 – 1986), storico delle religioni e scrittore rumeno.

Citazioni di Mircea Eliade[modifica]

  • Lo Yoga costituisce una dimensione peculiare della mentalità indiana, al punto che quasiasi religione e cultura indiane si siano sviluppate, là noi troviamo anche una forma più o meno pura dello Yoga. In India, lo Yoga è stato adottato e valorizzato da tutti i movimenti religiosi, sia indusiti sia 'eretici'. I vari Yoga cristiani o sincretici dell'India moderna costituiscono un'altra prova che l'esperienza religiosa indiana trova i metodi di "meditazione" e "concentrazione" yogiche una necessità.
Yoga constitutes a characteristic dimension of the Indian mind, to such a point that whatever Indian religion and culture have made their way, we also find a more or less pure form of Yoga. In India, Yoga was adopted and valorized by all religious movements, whether Hinduist or 'heretical.' The various Christian or syncretistic Yogas of modern India constitutes another proof that Indian religious experience finds the yogic methods of "meditation" and "concentration" a necessity. (da Yoga: Immortality and Freedom; citato in A Tribute to Hinduism)
  • Ogni eresia è l'esagerazione mostruosa di un aspetto della verità. (da Il mito della reintegrazione, p. 20)
  • Questo testo è senz'altro uno dei più profondi e originali contributi alla comprensione dello yoga classico.
This is certainly one of the most profound and original contributions to the undestanding of classical yoga (dalla quarta di copertina di Georg Feuerstein, The Philosophy of Classical Yoga, Inner Traditions International, 1996)

Lo Yoga. Immortalità e libertà[modifica]

Incipit[modifica]

Quattro concetti fondamentali e solidali, quattro "idee-forza" ci introducono direttamente nel vivo della spiritualità indiana: sono il karman, la mâyâ, il nirvâna e lo yoga. Si potrebbe scrivere una storia coerente del pensiero indiano partendo da uno qualunque di questi concetti fondamentali: saremmo necessariamente spinti a parlare degli altri tre.

Citazioni[modifica]

  • Nessuna filosofia, nessuna gnosi indiana naufragano nella disperazione. La rivelazione del "dolore" come legge dell'esistenza può, al contrario, essere considerata la conditio sine qua non della liberazione; questa sofferenza universale ha dunque un intrinseco valore positivo e stimolante. (p. 27)
  • Il Samkhya e lo Yoga sono stati costretti a postulare la molteplcità dei purusa, perché se non ci fosse stato che un solo Spirito, la salvezza sarebbe stata un problema infinitamente più semplice; il primo uomo liberato avrebbe determinato la liberazione di tutto il genere umano. (p. 45)
  • In questo senso si può dire che la Bhagavad Gîtâ si sforza di "salvare" tutti gli atti umani, di "giustificare" ogni azione profana: perché, per il fatto stesso di non godere più i loro "frutti", l'uomo trasforma i suoi atti in sacrifici, vale a dire in dinamismi transpersonali che contribuiscono a mantenere l'ordine cosmico. (p. 153)
  • Ogni ripetizione indefinita [del mantra] conduce alla distruzione del linguaggio; in alcune tradizioni mistiche, questa distruzione sembra essere la condizione delle ulteriori esperienze. (p. 207)
  • Non bisogna mai perdere di vista il fatto che l'universo tantrico è costituito da una serie indefinita di analogie, di omologazioni e di simmetrie; partendo da un livello qualsiasi è possibile stabilire comunicazioni mistiche con gli altri livelli, per ridurli alla fine all'unità e dominarli. (p. 215-216)
  • [Sui chakra] È sufficiente leggere attentamente i testi per rendersi conto che si tratta di esperienze transfisiologiche, che tutti questi "centri" rappresentano degli "stati yoga", inaccessibili senza una ascesi spirituale. (p. 223)
  • Gli Indo-Europei portavano una società di struttura patriarcale, una economia pastorale ed il culto degli dei del Cielo e dell'atomosfera, in una parola "la religione del Padre". Gli aborigeni preariani conoscevano già l'agricoltura e l'urbanesimo (la civiltà dell'Indo) e, in generale, partecipavano alla "Religione della Madre". L'induismo, come si presenta alla fine del medioevo, rappresenta la sintesi di queste due tradizioni, ma con un accentuato predominio dei fattori aborigeni: l'apporto degli Indo-Europei ha finito per essere radicalmente asiatizzato. L'indusimo significa la vittoria religiosa della tradizione locale. (p. 334)

Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. II[modifica]

  • L'importanza della coppia di contrari Yang-Yin consiste nel fatto che essa non soltanto è servita come modello di classificazione universale, ma che – oltre a questo – è stata sviluppata in una cosmologia che da un lato sistematizzava e conferiva validità a numerose tecniche del corpo e discipline dello spirito e, dall'altro, invitava a speculazioni filosofiche sempre più rigorose e sistematiche. (p. 24)
  • [...] Confucio ha inaugurato una via nuova, indicando la necessità e la possibilità di recuperare la dimensione religiosa del lavoro nel 'secolo' e dell'attività sociale. (p. 31)
  • Insomma, proprio come Confucio proponeva il suo ideale di 'uomo perfetto' tanto ai sovrani che a qualsiasi individuo desideroso di istruirsi, Lao-tzu invita i capi politici e militari a comportarsi da taoisti, o, in altri termini, a seguire il medesimo modello esemplare: quello del Tao. Ma è questo l'unico punto comune fra i due Maestri; per il resto Lao-tzu critica e rifiuta il sistema confuciano, cioè l'importanza dei Riti, il rispetto dei valori sociali e il razionalismo. (p. 34)
  • La terminologia cinese è solita distinguere fra taoismo filosofico (Tao-Kia, lett. 'scuola taoista') e taoismo religioso o 'religione taoista' (Tao Kiao, lett. 'setta taoista'). Alcuni autori ritengono giustificato e necessario compiere tale distinzione; per loro, il taoismo di Lao-tzu e di Chuang-tzu è una 'filosofia pura', radicalmente diversa dalla ricerca dell'immortalità fisica, obiettivo centrale della 'religione taoista'. (p. 39)
  • In sostanza, il Sāṃkhya prosegue le Upanishad nell'insistere sul ruolo decisivo della conoscenza per il conseguimento della liberazione. L'originalità dei primi maestri Sāṃkhya consiste nella loro convinzione che la 'vera' scienza presuppone un'analisi rigorosa delle strutture e dei dinamismi della Natura, della vita e dell'attività psico-mentale, affiancata da un continuo sforzo di cogliere il modalità sui generis dello spirito (puruṣa). (p. 57)
  • Lo Yoga classico inizia là dove finisce il Sāṃkhya. Patañjali infatti non crede che la conoscenza metafisica possa, da sola, condurre l'uomo alla liberazione: la conoscenza si limita a preparare il terreno in vista della conquista della libertà, ma quest'ultima si ottiene mediante una tecnica ascetica e un metodo di meditazione. (p. 65)
  • A differenza del Sāṃkhya, lo Yoga afferma l'esistenza di un Dio, Iśvara (lett. 'Signore'), che, pur non essendo un Dio creatore, può tuttavia accelerare, presso alcuni uomini, il processo di liberazione. Il Signore di cui parla Patañjali è piuttosto un Dio degli yogi, poiché può venire in aiuto soltanto a un uomo che abbia già scelto lo yoga. Può per esempio far sì che lo yogi che lo prende a oggetto della propria concentrazione ottenga il samādhi. (p. 70)
  • Pur esaltando Vishnu come l'Essere supremo, il poema sottolinea la complementarietà di Shiva e Vishnu, e da questo punto di vista il Mahābhārata può essere considerato la pietra angolare dell'induismo: infatti questi due dèi, insieme con la Grande Dea (Shakti, Kālī, Durgā), hanno dominato l'induismo, dai primi secoli d. C. fino a oggi. (pp. 237-238)
  • Il monismo upanishadico aveva negato la validità della realtà immediata; il Mahābhārata, soprattutto nelle sue parti didattiche, propone invece una dottrina più ampia: da un lato vi si riafferma il monismo upanishadico, colorato di esperienze teiste (vishnuiste); d'altro lato, si accetta ogni soluzione soteriologica che non sia esplicitamente contraria alla tradizione scritturale. (p. 238)
  • Nella Bhagavad Gītā viene anche dimostrata rigorosamente l'omologia delle tre 'vie' soteriologiche, in un celebre episodio che si apre con la 'crisi esistenziale' di Arjuna e si conclude con una rivelazione esemplare relativa alla condizione umana e alle 'vie' di liberazione. (p. 239)
  • Tutte le volte che l'ordine (dharma) vacilla, Krishna stesso si manifesta (IV, 7) e rivela, in maniera adeguata al determinato 'momento storico', questa saggezza atemporale (questa è la dottrina dell'avatār). (p. 240)
  • La grande originalità della Bhagavad Gītā sta nell'aver insistito sullo «yoga dell'azione», che si realizza «rinunciando ai frutti dei propri atti», e questo è anche il principale motivo del suo successo, che non ha precedenti in India. (p. 242)
  • Infatti, per tradurlo in termini familiari agli occidentali, il problema presentato nella Gītā è il seguente: in che modo risolvere la situazione paradossale creata dal fatto che l'uomo da un lato si trova nel Tempo, è votato alla Storia, ma, dall'altro sa che sarà 'dannato' se si lascia esaurire nella temporalità e nella propria storicità, e che di conseguenza deve a tutti i costi trovare, nel mondo, una via che sbocchi su un piano trans-storico e atemporale? (p. 243)
  • In ogni caso va precisato che l'ostensione del fallo costituiva un atto religioso, perché si trattava dell'organo generatore di Dioniso, al tempo stesso dio e mortale che aveva vinto la morte. Sarà sufficiente ricordarsi della sacralità del lingam di Shiva per comprendere come, in certi contesti culturali e religiosi, l'organo generatore di un dio non soltanto simboleggi il mistero della sua creatività, ma significhi anche la sua presenza. Tale esperienza religiosa è certamente inaccessibile al mondo occidentale moderno. Infatti, a differenza dei Misteri, il cristianesimo ha ignorato il valore sacramentale della sessualità. (p. 285)
  • A partire dal II secolo, le due religioni [mitraismo e cristianesimo] celebravano la natività del loro Dio lo stesso giorno (25 dicembre) e condividevano credenze analoghe sulla fine del Mondo, sul giudizio finale e sulla risurrezione dei corpi. (p. 328)
  • D'altra parte, numerose idee religiose iraniche – e cioè alcuni motivi della Natività, l'angelologia, il tema del magus, la teologia della Luce, alcuni elementi della mitologia gnostica – finirono per essere assimilati dal cristianesimo e dall'Islam; in certi casi se ne possono ravvisare le tracce dall'Alto Medioevo fino al Rinascimento e all'Illuminismo. (p. 329)

Bibliografia[modifica]

  • Mircea Eliade, Lo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010.
  • Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Vol. II, traduzione di Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni, BUR, 2008.

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