Alan Lomax

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Alan Lomax

Alan Lomax (1915 – 2002) etnologo, antropologo e produttore discografico statunitense.

L'anno più felice della mia vita[modifica]

Incipit[modifica]

Una tonnara può essere un'azienda di grandi dimensioni: è formata da una piccola fabbrica a riva, per la lavorazione della carne del tonno, un rimorchiatore, chiatte, un equipaggio che va da quaranta a cento pescatori; e da un enorme equipaggiamento per la pesca subacquea. I tonni arrivano nel Mediterraneo tiepido per deporre le uova: mentre nuotano vicino alla costa, nell'acqua poco profonda, incontrano una rete chiamata «il muro», che si può estendere anche fino a quindici chilometri al largo. Verso la fine del «muro» c'è una serie di camere sottomarine, fatte con le reti – una trappola in forma di labirinto nella quale entrano i tonni. Quando il numero massimo di tonni è nell'ultima di queste camere, il rais, un uomo anziano che è rimasto a guardare sott'acqua attraverso una lente, a volte per molti giorni, grida: toccau, e gli altri uomini, che hanno dormito sotto il sole intenso aspettando questo momento, cominciano a chiudere la «porta» della camera della morte, gridando a loro volta.

Citazioni[modifica]

  • La luce a Trapani è lattea. Il sole appare per gettare una leggera foschia bianca su ogni cosa. La città è come una forchetta che si protende sul mare – su un rebbio la città, sull'altro la salina, in mezzo il porto, dove si trova ancora un certo numero di barche a vela e di golette, ora usate per il commercio del sale. (p. 91)
  • Molte canzoni meridionali per i bambini sono ninne nanne. A sud queste melodie sono lente, piene di un'ineffabile tristezza: la madre chiede la protezione di tutti i santi per il piccolo – spesso parla di un bambino sfortunato senza il padre o la madre – implorando disperata il figlio di dormire, minacciandolo con il lupo che ha mangiato la pecorella. (p. 97)
  • Il Friuli è la regione della polifonia, delle voci aperte, liquide, che vanno lontano, mescolate in una dolce armonia e in una sequenza di accordi che sono entrambe incomprensibili per gli italiani più a sud, e soprattutto è la regione delle influenze culturali, linguistiche e musicali che giungono dall'Europa del nord. È una terra amabile e fertile, dove c'è abbondanza di vino e di cibo, dove innamorarsi è facile, dove la gente sta per molte ore nei caffè, unendo le voci in canzoni che sono gentili e vaghe, squadrate e dolci alla maniera austriaca, di stile slavo – uniscono le voci in lunghi, dolci accordi, con lacrime ubriache di vino e di piacere. (p. 168)
  • La strada si snodava in alto dalla vallata vicino al fiume, attraverso altopiani rocciosi verso Caggiano, in Campania, un paese costruito in pietra, appollaiato come un'aquila su una scarpata rocciosa. Non c'è niente di più terribile della povertà quando fa freddo ed è umido; la gente nei suoi stracci sporchi cerca di stare in piedi sui ciottoli bagnati e ricoperti di fango; le donne filano e ricamano lamentandosi per l'eternità, dopo aver lasciato le loro cucine fumose. Tutti dopo vanno di fretta al municipio per ascoltare le zampogne, dal momento che in questa vallata ce ne sono molte, le più belle d'Italia. In un piccolo paese ci sono centinaia di zampognari e quattro tipi di zampogne: una ha un bordone lungo un metro e mezzo che emette una nota elefantesca. (p. 212)

Explicit[modifica]

È stato l'anno più felice della mia vita.

La terra del Blues[modifica]

Incipit[modifica]

C'è una vena impulsiva e romantica nella mia natura, che faccio fatica a controllare quando vado a caccia di canzoni. So che prima dovrei indossare il mio vestito migliore e far visita al sindaco e al professore di musica del posto, chieder loro consiglio e aiuto, ottenere il sostegno, e poi allontanarmi pian piano dall'ingresso principale per raggiungere i campi aperti sul retro, dove vivono davvero le canzoni. Ma i professori di musica con me si sentono a disagio e io sono infelice se non posso mettermi in camicia sportiva e blue jeans. Così anche dopo essere stato criticato, ammonito, arrestato e persino dopo che mi hanno sparato un paio di volte, continuo a tuffarmi direttamente nei fondali in cui vivono le canzoni e mi sorprendo sempre quando i rospi più grossi dello stagno iniziano a gracidare.

Citazioni[modifica]

  • L'hanno chiamata l'età dell'ansia, ma forse sarebbe meglio definire la nostra epoca "secolo del blues", in onore del malinconico genere musicale nato intorno al 1900 nel delta del mississippi. Il blues è da sempre un modo di essere, prima ancora che un tipo di musica. (1993, p. 15)
  • Tutti cominciamo a sperimentare la malinconica insoddisfazione che appesantiva i cuori dei neri del delta del Mississippi, la terra in cui e nato il Blues: un senso di anomia e alienazione, l'assenza di radici e antenati; la sensazione di essere merci più che persone.
  • Dalle parti di Clarksdale c'è un certo Muddy Waters che ha imparato da Little Robert e da me e mi dicono che è diventato un discreto musicista.[1] (1993, p. 32)
  • Con gli strumenti elettrici di Muddy Waters e degli altri suonatori di blues urbano, la sonorità elettrica sostituì quella del metallo e del legno e la chitarra cominciò a perdere la sua voce umana. (1993, p. 312)
  • Ora che in tutto il mondo la gente comincia a sentire il gusto amaro dell'epoca postindustriale, il blues del delta ha trovato un pubblico mondiale.
  • Nel sud ogni contea è un piccolo impero con la propria autonomia; il sistema governativo delle contee permette, con un piccolo numero di voti, di determinare lo stile di vita; una contea può votare per il proibizionismo, mentre quelle circostanti permettono la circolazione dell'alcool.
  • Su alcuni confini di contea, nel sud, vi sono cartelli con su scritto: "negro non farti sorprendere dalla notte in questa contea; passa oltre".

Citazioni su Alan Lomax[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Alan Lomax, L'anno più felice della mia vita. Un viaggio in Italia 1954-55, traduzione di Goffredo Plastino, con un testo di Alan Lomax Wood, presentazione di Martin Scorsese, il Saggiatore, Milano, 2008. ISBN 88-428-1460-1
  • Alan Lomax, La terra del Blues (The land Where the Blues Began), traduzione di Chiara Midolo, il Saggiatore, Milano, 2005. ISBN 88-428-1148-3

Note[modifica]

  1. Questa frase è di Son House, chitarrista e maestro di Muddy Waters e Robert Johnson.

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