Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov

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Aleksandr Bogdanov nel 1904

Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov, vero cognome Malinovskij (1873 – 1928), politico, filosofo, economista, scrittore e medico russo.

Citazioni di Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov[modifica]

  • [Davanti al Soviet di Pietrogrado, come membro del Comitato di difesa, Bogdanov denuncia il tradimento di Kerenskij] Mentre il governo provvisorio tergiversava e non era affatto chiaro come sarebbe terminata l'avventura di Kornilov, si presentarono mediatori come Miljukov e il generale Alekseev. [...] Sotto la nostra influenza il governo ha interrotto ogni trattativa e ha respinto tutte le proposte di Kornilov.[fonte 1]

Citazioni su Aleksandr Aleksandrovič Bogdanov[modifica]

  • Avvicinatosi molto presto al movimento rivoluzionario, era conosciuto con lo pseudonimo di Bogdanov. I suoi lavori teorici (aveva polemizzato con Berdijaijaev) e filosofici gli avevano assicurato grande notorietà, oltre che rapporti, con gli scrittori russi più in vista. Dopo l'adesione al bolscevismo nel 1903, Bogdanov si recò nella primavera successiva da Lenin, molto contento di questa visita che gli assicurava un appoggio qualificato. Bogdanov attirerà verso Lenin altri amici come il cognato, Lunačarskij, ma anche mezzi finanziari e l'accesso agli ambienti intellettuali russi, con cui è in contatto. Bogdanov prese anche parte alla lunga vacanza[1] nel corso della quale Lenin recuperò l'equilibrio nervoso e il gusto della lotta. (Hélène Carrère d'Encausse)
  • Il congresso non osava colpire la Duma dell'impero e il Consiglio di Stato. L'oratore menscevico Bogdanov nascondeva la sua timidezza di fronte alla reazione dicendo che la Duma e il Consiglio di Stato, «dopo tutto, erano istituzioni morte, inesistenti». Martov, replicava con la sua causticità da polemista: «Bogdanov propone di considerare la Duma inesistente, ma di non attentare alla sua esistenza». (Lev Trockij)

Note[modifica]

  1. Lenin, in un periodo di solitudine e depressione, si era concesso nel 1904 una vacanza sulle montagne svizzere. (Hélène Carrère d'Encausse, Lenin, p. 92.)

Fonti[modifica]

  1. Citato in Lev Trotsky, Storia della rivoluzione russa (Histoire de la révolution russe), traduzione di Livio Maitan, Sugar, Milano, 1964, p. 760.

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