Alfonso Pedatzur Arbib

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Alfonso Pedatzur Arbib (1958-vivente) è un rabbino e docente italiano.

Citazioni di Alfonso Pedatzur Arbib[modifica]

Esegesi biblica e della letteratura rabbinica
  • [ Avrahàm ] Questo patriarca è un ottimo esempio di ponte. Secondo un famoso midràsh, la tenda di Avrahàm era aperta ai quattro lati per accogliere più facilmente le persone di passaggio. [...] D'altra parte, è chiamato Avrahàm haivrì. La parola ivrì deriva dal termine èver – sponda, e secondo l'interpretazione di Rabbì Yehudà vuol dire che tutto il mondo si trova da una parte del fiume e Avrahàm dall'altra. Avrahàm rappresenterebbe quindi da una parte l'avvicinamento agli altri uomini e d'altra parte la differenza radicale. Tutto ciò è conciliabile? È questa la domanda di Avrahàm ai suoi amici. Solo uno degli amici risponde positivamente. Da una parte si vuole e si deve operare per il bene dell'umanità intera, ma d'altra parte l'ebraismo nasce e si sviluppa come popolo speciale, come identità forte e spesso contrapposta ad altri modi di vivere e di pensare. (6 settembre 2015)[1]
  • In Egitto non c'erano regole morali per gli schiavi, a loro era permesso qualsiasi tipo di comportamento senza remore e senza limitazioni. [...] Questa situazione, apparentemente ideale, può in realtà toglierci quella che è la libertà fondamentale dell'uomo, la libertà di pensiero. [...] Dopo l'uscita dell'Egitto noi possiamo essere sempre schiavi di qualcuno ma rimarremmo sempre liberi nella nostra essenza. (Pesach, 14 aprile 2011)[2]
  • Al governatore che gli chiede perché Dio non avesse creato l'uomo già circonciso, se lo voleva così, [Rabbi] Akiva risponde: «I comandamenti divini sono dati per migliorare l'uomo». Ecco, il taglio del prepuzio rappresenterebbe questo: l'intervento dell'uomo sulla natura, per sviluppare e migliorare l'opera della creazione. La circoncisione non è stata «inventata» dagli ebrei. Anche gli antichi egizi la praticavano. [...] I faraoni, addirittura, richiedevano agli stranieri che intendevano entrare nel Regno, di sottoporsi all'operazione prima di superare la frontiere, come capitò a Pitagora (6° secolo a.C.), Erodoto (circa 490-430 a.C.) e Diodoro Siculo (80-20 a.C.). (28 ottobre 2007)[3]
  • Chanukkà è l'unica ricorrenza ebraica in cui si festeggia una vittoria in guerra, la vittoria dei Maccabei sui Greci, la vittoria dei pochi sui molti. In realtà non è esattamente così, la tradizione ebraica mette l'accento soprattutto su un altro aspetto della festa: l'accensione dei lumi che ricorda il miracolo dell'olio. E anche il giorno in cui si festeggia Chanukkà non è il giorno della vittoria ma quello successivo, il giorno della tranquillità e della pace.[4]
  • La libertà esteriore dipende dalle circostanze storiche e il popolo ebraico l'ha persa e riconquistata più volte. Ma la libertà interiore è stata definitivamente raggiunta con l'uscita dall'Egitto. Nella Torà, l'Egitto è chiamato Bet avadìm (casa degli schiavi). La schiavitù non era solo un'istituzione di quella società ma ne permeava la mentalità. Quella egizia era una società piramidale in cui ognuno era schiavo di qualcun altro. (2 aprile 2007)[5]
  • Gli uomini, secondo un'antica interpretazione ebraica, sono superiori agli angeli. Gli esseri celesti, infatti, non devono affrontare la responsabilità e la difficoltà di educare i propri figli. (20 settembre 2006)[6]
  • Il mondo è stato creato con la lettera "he", che è una specie di cornice con due aperture. Secondo i Maestri il mondo viene creato con questa lettera perché dalla cornice che Dio ha stabilito si può uscire (c'è libertà di scelta), ma c'è una seconda apertura perché si può ritornare e fare teshuvà. Il Talmùd si chiede perché due aperture. Dopotutto si può entrare e uscire dallo stesso punto. Un Maestro contemporaneo, Rabbi Chaim Shmuelevitz dice che non è così: per poter rientrare, per poter fare teshuvà bisogna fare un'altra strada, è necessario mettere in discussione le proprie idee e i propri atteggiamenti. (27 settembre 2011)[7]
  • Prima viene creato l'uomo, poi Dio dice che non è bene che l'uomo sia solo, che farà un aiuto nei suoi confronti, davanti a Lui. . Quindi crea la donna prendendo una parte dell'uomo (tzèla’ che si può tradurre con costola viene usata nella Torà anche per indicare un lato di qualcosa)...Il Talmùd dice: «Un uomo senza la donna è senza gioia, senza bene e senza benedizione»...Se l'uomo fosse solo rischierebbe di montarsi la testa, di arrivare al delirio di onnipotenza, rischierebbe di credersi Dio. All'inizio della parashà di Kedoshìm Dio si rivolge al popolo ebraico dicendogli: «Siate kedoshìm – santi, diversi – poiché Io sono kadòsh»...Dio è santo ed è solo, unico. L'uomo può aspirare alla santità ma la sua santità si deve realizzare nel rapporto con gli altri, nella creazione di una società, di una Comunità, di un popolo santo. (21 maggio 2012)[8]
Cronaca e attualità
  • Bergoglio ha una grandissima quanto naturale capacità comunicativa, è mosso da buone idee e buone intenzioni, dietro cui vi è anche sostanza. (23 dicembre 2013)[9]
  • [Ore 14. Colloquio con il signor Z. per discutere del suo processo di conversione] Le richieste di incontri per la conversione sono le più frequenti. Di fronte mi trovo casi molto diversi. Fidanzate o mogli di uomini ebrei (mentre quasi mai partner di donne ebree), singole persone che desiderano abbracciare l'ebraismo per motivi puramente personali, e molti altri ancora. Io solitamente non mi occupo personalmente di dare lezioni, salvo alcune lezioni di verifica dei progressi e della serietà delle intenzioni dei candidati alla conversione. [...] Ricevere le coppie che hanno deciso di sposarsi è una delle cose più belle. [...] Delle lezioni dello sposo spesso mi occupo direttamente io.
  • [Ore 15-16. Lezione con i ragazzi del Beth HaMidrash] La grande sfida è fare in modo che i ragazzi, passata la maturità, non spariscano, mantenerli coinvolti nella vita ebraica. Ma sono tantissimi poi quelli che scelgono di lasciare Milano. E spesso quelli che scelgono di partire domani potrebbero diventare i nuovi leader. (5 giugno 2011)[10]
  • La sfida per la sfida per dimostrare la propria forza non è un elemento caratterizzante della tradizione ebraica. Gli ebrei, nei lunghi anni dell'esilio hanno perseguito essenzialmente l'obbiettivo di rimanere vivi e di rimanere se stessi, di mantenere viva la propria identità ebraica facendo ogni sforzo per continuare a vivere una vita ebraica. Per ottenere questo sono stati spesso disposti anche a piegarsi come giunchi.
In questi giorni, dopo che un ebreo è stato accoltellato a Milano perché riconoscibile come tale da una kippà in testa, si è parlato molto nei giornali della kippà come segno di sfida. In realtà la kippà rappresenta altro, rappresenta l'adesione alla tradizione ebraica, non è una sfida ma la volontà di rimanere se stessi, di mantenere la propria identità. (6 dicembre 2015)[4]
  • La kippah non è indispensabile. Per un ebreo è importante avere il capo coperto. Va bene anche un cappello: è un segno di umiltà, l'idea di avere qualcosa di più "grande" sopra la testa. Il problema è che sostanzialmente si chiede agli ebrei di nascondere ciò che sono. Una vittoria notevole per chi ci odia.[11]
  • [Riguardo alla Brigata Ebraica] I ragazzi che hanno bruciato la bandiera di Israele si facciano un esame di coscienza. Sono così sicuri che la loro contestazione violenta abbia motivazioni diverse dall'antisemitismo? [Un antisemitismo senza colore, che si tinge di nero o di rosso a seconda delle epoche?] «Esattamente. Pensi che il primo documento in cui si parla di "complotto ebraico" in Europa è datato 1144. E nel dodicesimo secolo le categorie politiche di "destra" e "sinistra" non esistevano di certo. (Milano, 25 aprile 2006)[12]

Note[modifica]

  1. Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Pesach: schiavi di chi?. 6 settembre 2015, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  2. Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Pesach: schiavi di chi?. 14 aprile 2011, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  3. Intervistato da Salom Paolo (Corriere della Sera). Israele, nasce la protesta laica: «Basta la circoncisione». 25 ottobre, 2007, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  4. a b Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Chanukkà: quando è giusto battersi per restare ciò che si è. 6 dicembre 2015, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  5. Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Riconquistare la libertà. 2 aprile 2007, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  6. Riflessione citata da Guido Vitale. [Educazione ebraica, il laboratorio di Milano/ Educazione ebraica, il laboratorio di Milano]. 20 settembre 2006, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  7. Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Le due porte della Teshuvà. 14 aprile 2011, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  8. Riflessione di Rav Alfonso P. Arbib. Che cos'è una famiglia ebraica?. 21 maggio 2012, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  9. Intervistato da Giacomo Galeazzi. I rabbini e il papa. 23 dicembre 2013, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  10. Intervistato da Una settimana con rav Arbib. Pagine Ebraiche 2011, 5 giugno 2011, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  11. Intervistato da Arbib, il rabbino capo di Milano: "Essere costretti a nasconderci è la vittoria di chi odia gli ebrei". Paolo Salom, 2 giugno 2019, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.
  12. Intervistato da Ri. Que. – Corriere della Sera. Arbib: Il vero pericolo è l’antisemitismo nascosto. 27 aprile 2006, su kolot.it. URL archiviato il 9 agosto 2019.

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