Anna Louise Strong

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Anna Louise Strong

Anna Louise Strong (1885 – 1970), giornalista e scrittrice statunitense.

Citazioni di Anna Louise Strong[modifica]

  • Da un lato, Stalin aveva la capacità di avvertire con estrema chiarezza quella che io chiamo la "volontà del popolo", ed era perfettamente padrone della tecnica necessaria a trasformare questa volontà in azione reale, dall'altro nutriva la convinzione - e insieme aveva la capacità di comunicarla agli altri - che il suo operato fosse in funzione di un futuro migliore per tutta l'umanità.[1]
  • Egli [Stalin] trascorse i suoi giorni nell'attenta rimozione degli ostacoli che intralciavano i giusti sogni dei lavoratori, dei contadini, degli ingegneri, di uomini che, se non fosse stato per il suo penetrante acume, sarebbero rimasti frustati ed oscuri, e che invece, grazie alla sua intelligenza, divennero gli ispiratori dell'agricoltura, dell'industria, dell'aviazione.[2]
  • In tutti i paesi, sia che essi fossero con lui che contro di lui, Stalin fece la storia.[3]
  • L'accordo di Rapallo - semplice, dignitoso ed efficace - rappresentò la prima mossa da parte di un'altra nazione per aiutare la Germania a rimettersi in piedi. Forse, se altri ne avessero seguito l'esempio, in quell'epoca in cui la Germania faceva degli sforzi per raggiungere un ordine democratico, Hitler non sarebbe mai giunto al potere.[4]
  • La Costituzione sovietica era una sfida aperta diretta al nazifascismo, allora al potere in Germania. I nazisti proclamavano logora e superata la democrazia: tutti gli oratori sovietici salutarono la democrazia e il socialismo come invincibili. Hitler predicava la superiorità e l'inferiorità delle razze: Stalin contrapponeva al razzismo una delle più impetuose e complete dichiarazioni dell'uguaglianza degli uomini che mai sono state fatte.[5]
  • La firma del patto [Molotov-Ribbentrop] nel momento in cui l'Europa, da un'ora all'altra, attendeva l'attacco di Hitler alla Polonia mutò l'equilibrio delle forze nel Continente. [...] L'Europa orientale sperava chiaramente che il patto, pur non potendo arrestare l'attacco di Hitler alla Polonia, bloccasse il dilagare della guerra verso oriente. Gli alleati di Hitler erano furiosi. Mussolini e Franco disapprovarono apertamente. Il colpo fu terribile per Tokio, perché il Giappone stava già combattendo contro l'Unione Sovietica sui confini della Mongolia, e si diceva che avesse dichiarato a Hitler che in agosto sarebbe stato pronto ad unirsi al "grande attacco".[6]
  • La grande finanza britannica, che aveva strangolato la democrazia tedesca chiedendo impossibili riparazioni, aiutò Hitler con investimenti e prestiti. In tutto il mondo i democratici attenti e perspicaci sapevano che questi favori a Hitler erano fatti dai conservatori inglesi che vedevano in lui il loro "uomo-fucile" contro i Soviet.[7]
  • Nell'Inghilterra capitalista la fabbrica apparve come uno strumento di profitto e di sfruttamento. Nell'Unione Sovietica, essa non fu solo uno strumento di ricchezza collettiva, ma un mezzo consapevolmente usato per spezzare vecchie catene.[8]
  • Nessuna parola oggi può valere come giudizio definitivo dell'era di Stalin. Stalin è uno di quegli uomini la cui valutazione va posta in una lunga prospettiva storica e il carattere della cui opera si fa più chiaro man mano che si allontana nel tempo.[9]
  • Per dieci anni, Litvinov era stato nel mondo il simbolo di un programma di pace da attuare attraverso accordi collettivi contro l'aggressione. Con le dimissioni di Litvinov, Mosca disse al mondo che questo programma, ormai, era fallito. Esso era stato frustrato in Manciuria, in Abissinia, in Spagna, in Cina, in Austria, in Albania, in Cecoslovacchia, a Memel: otto anni di fallimenti, dovuti alla politica arrendevole o incoraggiante dei capi delle democrazie occidentali verso gli aggressori.[10]
  • Stalin era il più abile dirigente di discussioni che avessi mai incontrato nella mia carriera fra gli uomini politici, un uomo che sapeva conciliare i diversi punti di vista con una facilità che rasentava il genio, e sollecitare ed esprimere l'altrui volontà indicando, fra tutte le possibili, la retta via da seguire.[11]
  • Sull'importanza di Stalin tutti furono d'accordo: coloro che lo piansero come coloro che lo insultarono.[12]

Note[modifica]

  1. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 52.
  2. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, pp. 206-207.
  3. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 195.
  4. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 133.
  5. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, pp. 108-109.
  6. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 140.
  7. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 135.
  8. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 100.
  9. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 206.
  10. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 138.
  11. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 56.
  12. Da L'era di Stalin, Napoli, La Città del Sole, 2004, p. 195.

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