Annie Ernaux

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Annie Ernaux

Annie Ernaux (1940 – vivente), scrittrice francese.

L'evento[modifica]

Incipit[modifica]

Sono scesa a Barbès. Come l'ultima volta, sotto il binario della metropolitana sopraelevata c'erano gruppetti di uomini in attesa. Il marciapiede di fronte era pieno di persone che andavano e venivano con i sacchetti rosa di Tati. Ho preso il boulevard de Magenta, riconosciuto il negozio di abbigliamento Billy, con le giacche a vento appese sulla strada. Una donna procedeva nella mia direzione, aveva calze nere dai motivi vistosi su gambe ben tornite. La rue Ambroise-Paré era quasi deserta fino ai dintorni dell'ospedale. Ho percorso il lungo corridoio a volta del reparto elisa.

Citazioni[modifica]

  • Il telefono ha squillato a più riprese, per appuntamenti o informazioni sugli orari di ricevimento. Durante una chiamata la donna dell'accoglienza si è alzata per tornare poco dopo con un biologo. Alla cornetta l'uomo ha detto «no, è un valore normale, normalissimo». Le sue parole sono riecheggiate nel silenzio. La persona in linea era sieropositiva, sicuramente. (p. 12)

Explicit[modifica]

Sono entrata al Brazza. Ho ordinato una cioccolata e ho tirato fuori alcuni compiti in classe da correggere, ma non ho letto nemmeno una riga. Continuavo a ripetermi che dovevo andare a vedere il bagno. Una coppia di giovani si sporgeva sopra il tavolino per baciarsi. Mi sono decisa ad alzarmi e a chiedere al barista dove fossero i servizi. Mi ha indicato una porta dall'altra parte della sala. Dava direttamente su uno stanzino minuscolo, con un lavandino, uno specchio e un'altra porta sulla destra, quella del gabinetto. Era alla turca. Non sono riuscita a ricordare se lo fosse anche quello del bar di trentacinque anni prima. Non era un dettaglio che mi avrebbe portuta colpire, all'epoca quasi tutti i gabinetti pubblici erano così: un buco nel cemento con accanto il posto per mettere i piedi e accovacciarsi.

Al binario della stazione Malesherbes mi sono detta che ero tornata al passage Cardinet credendo che mi sarebbe successo qualcosa.

da febbraio a ottobre '99

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli anni[modifica]

Tutte le immagini scompariranno.

la donna accovacciata che, in pieno giorno, urinava dietro la baracca di un bar al margine delle rovine di Yvetot, dopo la guerra, si risistemava le mutande con la gonna ancora sollevata e se ne tornava nel caffè

il volto pieno di lacrime di Alida Valli mentre ballava con George Wilson nel film L'inverno ti farà tornare

l'uomo incrociato su un marciapiede di Padova nell'estate del '90, con delle manine attaccate alle spalle che subito facevano pensare alla talidomide prescritta trent'anni prima alle donne incinte contro le nausee e allo stesso tempo alla barzelletta che si era raccontata in seguito: una futura madre lavora ai ferri il corredo per il neonato ingerendo con regolarità della talidomide, un giro di maglia, una compressa. Inorridendo un'amica le dice, ma come, non lo sai che il tuo bambino rischia di nascere senza braccia?, e lei, certo che lo so, è che non so fare le maniche

Claude Piéplu alla testa di un reggimento di legionari in un film con Les Charlots, in una mano la bandiera, nell'altra una corda attaccata a una capra

quella donna maestosa affetta da Alzheimer, con lo stesso camice a fiori delle altre degenti ma con uno scialle azzurro a coprirle le spalle, che percorreva solenne i corridoi della casa di riposo, senza mai fermarsi, altezzosa, come la duchessa di Guermantes al Bois de Boulogne, e che faceva pensare a Céleste Albaret quando aveva partecipato a una trasmissione di Bernard Pivot

sul palco di un teatro all'aperto, la donna rinchiusa in una scatola che alcuni uomini avevano trafitto da parte a parte con lance d'argento – uscitane viva perché si trattava di un gioco di prestigio chiamato Il martirio di una donna

Il posto[modifica]

Ho fatto la parte pratica del concorso per il Capes in un liceo di Lione, sulla collina della Croix-Rousse. Una scuola nuova, con piante verdi nella sala riservata agli amministrativi e al corpo docente, una biblioteca dalla moquette color sabbia. Ho aspettato lì che mi venissero a chiamare. La prova consisteva in una lezione da tenere in presenza della commissione d'esame, un ispettore e altri due professori di lettere, tutti veterani dell'insegnamento. Una donna correggeva altezzosa gli scritti, senza esitazioni. Mi sarebbe bastato superare indenne l'ora successiva per essere autorizzata a fare come lei per il resto della vita.

L'altra figlia[modifica]

È una foto color seppia, ovale, incollata sul cartone ingiallito di un libretto, mostra un neonato di tre quarti seduto in equilibrio su cuscini decorati, sovrapposti. Ha indosso un camicino ricamato, chiuso da una sola asola a cordoncino, ampio, con un fiocco fissato poco dietro la spalla, come un grosso fiore o le ali di una farfalla gigante. Un bebè magrolino, lungo lungo, con le gambe aperte, tese, che arrivano a toccare il piano del tavolo. Arrotolato sulla fronte bombata ha un boccolo di capelli scuri, sgrana gli occhi con un'intensità quasi divorante. Sembra agitare le braccia, spalancate come quelle di un bambolotto.

La vergogna[modifica]

Mio padre ha voluto uccidere mia madre una domenica di giugno, nel primo pomeriggio. Io ero andata alla messa di mezzogiorno meno un quarto come al solito. Dovevo essere passata a prendere dei dolci dalla pasticceria del quartiere commerciale, un gruppo di edifici provvisori costruiti dopo la guerra in attesa che si completasse la ricostruzione.

Memoria di ragazza[modifica]

Ci sono esseri che sono sommersi dalla realtà degli altri, dal loro modo di parlare, accavallare le gambe, accendere una sigaretta. Invischiati nella presenza degli altri. Un giorno, o piuttosto una notte, sono trascinati nel desiderio e nella volontà di un unico Altro. Ciò che credevano di essere scompare. Si dissolvono, e guardano il proprio riflesso agire, obbedire, trascinati nel corso sconosciuto delle cose. Sono sempre in ritardo sull'Altro, sulla sua volontà costantemente avanti di una mossa. Una volontà che non raggiungono mai.

Una donna[modifica]

Mia madre è morta lunedì 7 aprile nella casa di riposo dell'ospedale di Pontoise, dove l'avevo portata due anni fa. Al telefono l'infermiere ha detto: «Sua madre si è spenta questa mattina, dopo aver fatto colazione». Erano circa le dieci.

Bibliografia[modifica]

  • Annie Ernaux, Gli anni, traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2015. ISBN 9788898038169
  • Annie Ernaux, Il posto, traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2014. ISBN 9788898038152
  • Annie Ernaux, L'altra figlia, traduzione di Lorenza Flabbi, L'orma editore, 2016. ISBN 9788898038978
  • Annie Ernaux, L'evento (L'événement, 2000), traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2019, ISBN 978-88-99793-92-0
  • Annie Ernaux, La vergogna, traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2018. ISBN 9788899793593
  • Annie Ernaux, Memoria di ragazza, traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2017. ISBN 9788899793067
  • Annie Ernaux, Una donna, traduzione di Lorenzo Flabbi, L'orma editore, 2018. ISBN 9788899793470

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