Antonia Liskova

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Antonia Liskova (1977 – vivente), attrice slovacca naturalizzata italiana.

Citazioni di Antonia Liskova[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Io ho sempre pensato di aver fatto un triplo salto mortale vivendo qui in Italia, quando sono arrivata io erano dei tempi un po' complicati, non c’era ancora l'Unione Europea. [...] le frontiere non erano ancora così libere, quindi io ho vissuto un po' di tempo da clandestina. Ho dovuto firmare contratti per poter lavorare e per poter rimanere qui. Ho dovuto dimostrare di essere in grado di vivere qui senza pesare sullo Stato, come straniera.[1]
  • [Sulla differenza tra Slovacchia e Italia] Noi siamo più chiusi, voi siete molto più estroversi. Questo mi ha insegnato a vivere la vita con più di leggerezza perché vengo da una realtà che, oggi è diversa, ma una volta era più cupa, più pesante. All'Italia dico grazie.[1]
  • Sono troppo permalosa e non vorrei esserlo: sentendosi offesi e feriti, si rischia di fare scelte precipitose e sbagliate.[2]

«Ho avuto paura di non avere figli»

Intervista di Luca Bussoletti, famigliacristiana.it, 11 aprile 2015.

  • Mia nonna era una specie di "stregona", si curava e ci curava con le erbe. Usava molto la cannella, che da voi [in Italia] è sfruttata solo nei dolci mentre da noi [in Slovacchia] è presente anche in molti piatti salati perché ha ottimi poteri antinfiammatori. Nonostante ciò, quando mia figlia ha quaranta di febbre, non ci penso due volte a darle la tachipirina.
  • Io vengo dalla campagna e alla campagna torno appena posso. La salute passa anche dal respirare aria pulita e vivere la natura sulla propria pelle.
  • Credo che testa e corpo siano strettamente collegati e che il benessere, in senso lato, si possa raggiungere solo quando si riesce a non mettere troppa zavorra nei pensieri.
  • In passato si soffriva meno di depressione perché la gente lavorava di più. Farebbe bene a molti di noi licenziare la domestica e occuparsi personalmente delle faccende di casa. Stirare, lavare i pavimenti e fare una lavatrice sono attività impegnative che ci liberano da molte ansie superflue. Ho fatto un esempio come un altro ma i modi di occupare il corpo sono molti.

«Il senso del sacrificio che mi ha salvato la vita»

Intervista di Mario Manca, vanityfair.it, 3 agosto 2020.

  • [Sulla Slovacchia, sua terra natale] L'essere umano che sono oggi lo devo a quel luogo, al lavoro e ai sacrifici dei miei genitori, che facevano gli operai. Il senso del sacrificio mi ha salvato la vita.
  • Per quasi due anni ho lavorato come modella a Milano e lì conobbi una ragazza che voleva diventare attrice. A me, però, non interessava, vedevo quello che facevo come un mezzo per guadagnare e aiutare me stessa e la mia famiglia. Non avevo nessun tipo di ambizione o velleità artistica, semplicemente fare la modella mi dava più soldini rispetto a fare la cameriera. A un certo punto questa ragazza, che aveva un'agenzia di attori a Roma ed era anche lei dell'Est, mi chiese di accompagnarla per fare un provino per il ruolo di una spia russa — il film era Game Over, con Alessandro Gassman. Dopo che finì mi chiesero di entrare e scoprii che stavano proprio cercando un profilo come il mio, un po' mascolino.
  • Vengo da un piccolo paesino di campagna, tutto una fattoria, e, se da una parte ho eredito l'amore per i boschi e gli animali, dall'altra c'era qualcosa che mi disturbava. A un certo punto è nata in me una vera e propria ribellione verso qualsiasi cosa: volevo stare in città, staccare i fili con i miei genitori. Non mi piaceva nemmeno parlare con le mie amiche: se passava una macchina bella le altre fantasticavano sull'uomo che avrebbero voluto sposare per averla, io pensavo che la macchina me la sarei voluta comprare da sola. Quando ho cominciato a odiare qualsiasi sassolino di quel posto ho capito che dopo la scuola sarei dovuta andata via.

«Oggi sono felice, perché l'Italia me la sono meritata»

velvetmag.it, 6 agosto 2020.

  • Perché sono molto pragmatica? Perché è così che ho risolto i problemi della mia vita. Ed è così che oggi riesco ad essere felice.
  • Ciò che siamo oggi è frutto di una vita che abbiamo scelto. Anche quando "ci capitano" le cose più brutte, in fondo possiamo scegliere come affrontarle e come elaborare il dolore.
  • [Sul suo rolo nel I Liviatani, «tu che rapporto hai con il perbenismo?»] Penso che viviamo in un'epoca di ipocrisia mostruosa, con un modo di comunicare che sembra tutto ma non è niente. Il film dice questo: più vuoi elevarti, più devi distruggere quello che non ritieni possa far parte della tua vita. In che modo? Eliminando gli elementi di disturbo.
  • Donne, carriera e potere istituzionale: in tv scrivono questi ruoli da almeno vent'anni [...]. Non è strano che proprio al cinema questi ruoli siano ancora riservati agli uomini?»] Per certi versi la fiction non ha camminato al passo del cinema, ma per altri è stato il cinema a tardare. Ed è ancora in ritardo. Fino a poco fa c'è stato il cliché orrendo e molto italiano del "tu sei un attore di fiction, io di cinema". Quell'epoca l'ho vissuta ed è stato molto triste: sono un attore, per me la macchina da presa è sempre la stessa. Invece proprio in tv ho fatto tantissimi ruoli da protagonista divertenti, forti, più articolati.
  • Le nuove generazioni sono figlie di stranieri ed emigrati arrivati in Italia tempo fa. Come me. Sono italiani. Se ci tagliamo un braccio, il sangue è rosso per tutti.
  • [«Ti sei mai sentita straniera in Italia?»] Io non ho mai percepito del razzismo nei miei confronti, ma all'inizio ho pensato di dover dimostrare più di quanto faccia un italiano. L'Italia non è un Paese davvero razzista, i Paesi razzisti sono altri. Ma avevo comunque bisogno di far capire che meritavo di stare qui. Che rispettavo questo Paese, che lavoravo duro, che pagavo le tasse e mi comportavo bene. Cercavo di dimostrare gratitudine. Poi ho capito che io questo Paese lo amo e lo rispetto, spesso più di quanto faccia un italiano. Allora mi sono detta: adesso ho largamente dimostrato all'Italia di meritarmela. Il fatto di essermela conquistata, però, me la fa apprezzare di più.
  • Gli italiani hanno ereditato uno dei Paesi più belli del mondo, ma io me lo sono sudato. Ho lasciato il mio di Paese, ho affrontato un viaggio in pullman di 22 ore, sono arrivata senza parlare la lingua, ho iniziato a studiare e a lavorare per pagarmi quegli studi. Io sono venuta qui per lavorare, poi è arrivato un marito e dopo una figlia. Quindi ancora oggi, quando la sera giro per Roma, per me è già tutto.

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Fabio Falzone a Effetto notte, TV2000, 23 febbraio 2018; citato in Antonia Liskova a Effetto notte: "ho vissuto da clandestina", tv2000.it, 22 febbraio 2018.
  2. Da un'intervista a Starbene; citato in Antonia Liskova: "La solitudine qualche volta è necessaria", starbene.it.

Filmografia[modifica]

Attrice[modifica]

Doppiatrice[modifica]

Altri progetti[modifica]