Aristone di Chio

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Aristone di Chio (III sec. a.C.), filosofo greco antico.

Citazioni[modifica]

  • Dicono che il cumino si deve seminare bestemmiando, perché così nasce bene; e anche i giovani si devono educare motteggiando e sferzandoli, perché così diverranno uomini dabbene.[1]
  • I discorsi dei dialettici somigliano ai ragnateli, che non servono a niente, ma son fatti con arte mirabile.[2]
  • Il discorso, come il bagno, se non lava, non giova.[1]
  • L'elleboro preso in grani piuttosto grossi è purgativo, ma ridotto in polvere minuta, soffoca; e così la sottigliezza in filosofia.[2]
  • La dialettica è come il fango delle vie, che è inutile anch'esso, ma si attacca ai viandanti.[2]
  • La filosofia deve occuparsi soltanto delle questioni morali. Queste, infatti, sono possibili e utili; laddove le ricerche intorno alla natura, tutt'al contrario, (prima di tutto) non sono conclusive, e poi, se anche ci si vedesse chiaro, non avrebbero in sé alcuna utilità. Noi non guadagneremmo niente (anche se potessimo sapere la verità), ma neppure se potessimo levarci a volo più sublime di quello di Pérseo

    sopra l'immenso mare e sulla Pleiade

    e vedere con i nostri occhi il mondo intero e la natura universale com'è fatta. Ché non per questo saremmo più intelligenti o più giusti o più coraggiosi o più saggi, [e neppure forti o belli o ricchi], tutte cose senza le quali non si può esser felici.[3]
  • La maldicenza apparisce nata dall'ira: sicché la madre è tutt'altro che gentile.[2]
  • Né il fuoco produce fumo, né la gloria produce invidia, se divampa a un tratto e rapidamente; ma quando uno vien su a poco a poco e lentamente, chi l'attacca da una parte e chi dall'altra.[4]
  • Non esiste una patria per natura come né una casa né un campo né un'officina né una clinica, ma piuttosto si denomina e chiama ciascuna di queste cose da colui che volta per volta l'occupa e adopera.[5]
  • Poco è il tempo concesso agli uomini per vivere, ma di questo poco una metà la porta via il sonno, come un esattore delle imposte.[4]
  • Preferisco il giovine serio al giovine allegro, faceto e piacevole al volgo; giacché diviene vino buono quello che quando era nuovo, pareva duro e brusco; non resiste al tempo quello che piaceva quando era ancora nella botte.[1]
  • Quando attribuiamo valore a cose indifferenti, facciamo come i bambini, per i quali ogni giocattolo è prezioso. Una piccola collana di poco prezzo vale per essi più dei loro genitori e dei loro fratelli. Che differenza c'è da essi a noi che andiamo pazzi per i quadri e per le statue? Solo questa: che la nostra pazzia costa più caro.[6]
  • Quelli che si approfondiscono nella dialettica somigliano a coloro che masticano dei gamberi, che per poca polpa si affannano attorno a molti ossi.[2]
  • Togliere al discorso la franchezza e la libertà è come togliere all'assenzio l'amaro.[7]
  • Un carattere casto e modesto si rivela nella floridezza e nella grazia delle forme, così come una calzatura ben fatta mostra la bellezza del piede.[8]
  • Un pilota, grande o piccolo che sia il suo legno, non patirà il mal di mare, ma i non avvezzi a navigare ne soffriranno tanto nell'uno quanto nell'altro; e così l'uomo educato, sia nella povertà, o sia nella ricchezza, non si turba; l'uomo incolto nell'una che nell'altra.[9]

Note[modifica]

  1. a b c Citato in 1935, p. 27.
  2. a b c d e Citato in 1935, p. 29.
  3. Citato in 1935, p. 9.
  4. a b Citato in 1935, p. 31.
  5. Citato in 1935, pp. 19-20.
  6. Citato in 1935, p. 20.
  7. Citato in 1935, p. 26.
  8. Citato in 1935, p. 28.
  9. Citato in 1935, p. 30.

Bibliografia[modifica]

  • AA. VV., I frammenti degli stoici antichi, 2 voll., a cura di Nicola Festa, Laterza, Bari, 1932-1935, vol. II.

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