Arto Paasilinna

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Arto Paasilinna alla fiera del libro di Helsinki nel 2007.

Arto Tapio Paasilinna (1942 – 2018), scrittore finlandese.

Incipit di alcune opere[modifica]

Prigionieri del Paradiso[modifica]

L'aereo fluttuava nell'oscurità. Sorvolavamo il Pacifico al largo della Melanesia, avevamo appena passato il trentesimo parallelo e il Tropico del Cancro.
Stavamo attraversando la fascia calda del mondo, pensai che da quelle parti la temperatura non scende al di sotto dei diciotto gradi nemmeno nel periodo più freddo. Volavamo da più di tre ore, eravamo partiti dall'aeroporto internazionale di Tokyo.

Piccoli suicidi tra amici[modifica]

Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l'introversione, una sconfinata apatia. Un senso di gravezza aleggia su questo popolo sfortunato, tenendolo da migliaia di anni sotto il suo giogo, tingendone lo spirito di cupa seriosità. Il peso dell'afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l'unico sollievo. La malinconia è un avversario più spietato dell'Unione Sovietica.
Ma i finlandesi sono al tempo stesso un popolo combattivo. Non cedono mai. Si ribellano a ogni occasione contro il tiranno.
San Giovanni, la festa della luce e della spensieratezza nel solstizio d'estate, rappresenta per i finlandesi l'occasione di una lotta titanica in cui tentare, unendo le forze, di sconfiggere la malinconia che li rode.

Il figlio del dio del Tuono[modifica]

Incipit[modifica]

Il cielo dei Finnici è un immenso coperchio trapunto di stelle, posato sul perno del mondo, con la stella polare allo zenit. Là regnano i loro dèi e gli spiriti, là abitano i Finnici buoni morti da tempo. Il potere supremo è esercitato da Ukko Yliumala, detto dio del Tuono.

Citazioni[modifica]

  • Durante gli ultimi cinquecento anni, questa gigantesca macchina divina ha perso colpi. Gli dèi dei Finnici hanno dovuto tristemente riconoscere che il loro popolo era stato completamente fuorviato da religioni stranire e da falsi idoli. (premessa)
  • Ho l'impressione che tra Gesù e suo padre non corresse veramente buon sangue. [...] Insomma, questa storia non mi riguarda. Può essere che Gesù fosse così bonaccione da sacrificarsi volentieri. Chi lo sa, con questi dèi stranieri. Un tipo speciale, in ogni caso. (cap. V)
  • Rutja non aveva mai messo piede in un gabinetto di campagna. In migliaia di anni non aveva mai sentito il minimo bisogno di andare di corpo. [...] Evidentemente doveva essere peccato andare al gabinetto, visto il sollievo che se ne traeva. Strano che non se ne parlasse di più nella dottrina cristiana. (cap. VI)
  • Per un attimo, Sampsa si sentì nella stessa situazione di Giuseppe all'epoca. Ma in Finlandia, nessuno avrebbe mai creduto che fosse opera di Rutja, e lo avrebbero accusato di essere padre di un figlio illegittimo. Alla sola idea che per tutta la vita avrebbe dovuto pagare gli alimenti al figlio del dio del Tuono, a Sampsa venivano i brividi. (cap. XI)
  • "Non puoi immaginare, Rutja, come sono attivi questi pazzi. Si potrebbe dire che i migliori cervelli della nazione si nascondono dietro queste cartelle mediche", disse Onni Osmola, vantando il suo elenco di pazienti. "Mi sono spesso detto che se questo paese riuscisse a debellare le malattie mentali – come a suo tempo la tubercolosi e il rachitismo – avrebbe qualcosa da dire al mondo quanto a intelligenza e creatività. [...]" (cap. XXI)
  • In due giorni, Rutja aveva miracolosamente guarito quindici malati. Era più di quanto Gesù avesse fatto in due mesi. Ma Gesù non era finnico, come Rutja. (cap. XXIII)
  • Il risultato era allarmante: se l'evoluzione in atto fosse continuata nella stessa direzione, ora di Natale non ci sarebbe rimasto un solo malato di mente nei manicomi finlandesi! (cap. XIV)

Explicit[modifica]

Così, il popolo finnico ha ancora tutti i suo difetti. È peccatore impenitente, avido, con ogni sorta di cattiveria.

Ma i Finnici sono l'unico popolo al mondo tra il quale non ci sono matti.

Il mugnaio urlante[modifica]

Incipit[modifica]

Poco dopo le guerre, arrivò nel comune un uomo molto alto che disse di chiamarsi Gunnar Huttunen. Contrariamente a quasi tutti i vagabondi venuti dal Sud, non andò a chiedere lavori di spalatura all'Amministrazione delle Acque, ma comprò il vecchio mulino delle Rapide della Foce, sulla riva del Kemijoki. L'operazione fu giudicata folle, dato che il mulino era rimasto inutilizzato fin dagli anni '30 ed era in pessime condizioni.
Huttunen lo pagò e s'installò nel locale adibito ad alloggio. I contadini del vicinato e in particolare i soci della cooperativa molitoria risero a crepapelle di quell'affare. Dicevano che evidentemente la razza dei matti non si era ancora estinta, nonostante la guerra ne avesse fatto fuori parecchi.

Citazioni[modifica]

  • Che succederebbe, cara signorina, se nelle banche vigesse l'usanza di versare da qualche parte nelle paludi o sulle colline i risparmi e gli interessi dei loro clienti? (cap. XXI)
  • Il prefetto non permise di chiudere la finestra. Disse che era la prima volta che sentiva l'ululato di un vero lupo selvaggio. [...]
    Il commissario dovette ammettere che effettivamente, ascoltando meglio, pareva anche a lui che fosse proprio Huttunen a ululare laggiù.
    Il prefetto esplose. Secondo lui, era assolutamente incredibile: si permetteva che l'uomo seminasse a piacimento il terrore in tutta la regione! Perché non si era subito pensato di arrestarlo? (cap. XXXIII)

Lo smemorato di Tapiola[modifica]

Incipit[modifica]

La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell'aria. Dalle parti di Lestijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioche alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l'estate.

Citazioni[modifica]

  • Quando il nodo della cravatta fu finalmente a posto, salì senza tante cerimonie nel taxi e si sistemò comodamente sul sedile posteriore. Sollevato, chiuse gli occhi.
    "Dove vuole che andiamo?" chiese Sorjonen.
    "Avanti."
    Partirono. (cap. 1)
  • Quando la terra tremò, una piacevole fitta di dolore attraversò il loro cuore. Per un istante fugace tornò alla mente di Rytkönen l'esplosione di un deposito di munizioni del nemico a Lotinapelto, nel 1943. (cap. 15)
  • Quanto al consigliere agrimensore Taavetti Rytkönen, nell'interrogatorio non ricordò assolutamente nulla dell'accaduto. (cap. 17)
  • [Esito dell'inchiesta per la distruzione della fattoria] Lo stato finlandese non deve richiedere alcun indennizzo. Al contrario, i suddetti proprietari meriterebbero di ricevere, in appropriata occasione, un'onorificenza concreta, per esempio la «medaglia al merito agricolo» o qualche altra decorazione del genere per i servizi resi alla patria. (cap. 19)

Il migliore amico dell'orso[modifica]

  • Il discorso pastorale fu più muscoloso del solito. Huuskonen sottolineò il carattere sacro del vincolo matrimoniale e rafforzò il peso delle sue parole strofinando la facia dello sposto contro un cespuglio di ortiche. (cap. 2)
  • Vasili Leontev aggiunse poi che era pronto a versare al reverendo il salario intero di un marinaio di coperta, ma che l'orso doveva accontentarsi della qualifica di mozzo. (cap. 18)
  • Alla fine di settembre si pose fine al corso di ballo come gli agli altri insegnamenti: l'orso ormai sbadigliava e non ce la faceva più a ballare il casaciok o a fare il maître per servire ai ricevimenti. Riusciva ancora, per forza d'abitudine, a fare il segno della croce, ma la sua fede appariva ormai alquanto superficiale. (cap. 23)
  • "Sono le ore 20,33, ora locale, e da parte della compagnia desidero ringraziare tutti i viaggiatori e il personale di bordo per l'ottima riuscita della crociera!" urlò immerso fino alla cintola nell'acqua oleosa. (cap. 33)

L'allegra apocalisse[modifica]

Incipit[modifica]

Il grande bruciachiese Asser Toropainen si preparava al trapasso. Era la settimana di Pasqua, la vigilia del Venerdì santo.

Asser aveva da poco compiuto gli ottantanove anni, e aveva l'aria di uno che ai novanta non ci sarebbe arrivato. Non c'è niente da fare, la morte finisce per abbattere anche i tronchi più solidi.

Citazioni[modifica]

  • Trovare altri cadaveri, oltretutto, non era al momento il problema principale. Portare a termine la costruzione del tempio senza i permessi di legge era senza dubbio più urgente. (cap. 6)
  • E per finire, Toropainen minacciava di dare una bella pestata con le sue proprie mani a chiunque, a partire da oggi, fosse venuto senza legittimo motivo a disturbare la serenità del Lago delle Tempeste. Lo sfogo fu così efficace che da quel momento a Ukonjärvi si riversò una folla di curiosi senza precedenti. Già il sabato dopo si contavano più di cinquecento visitatori, e la domenica quasi mille. (cap. 9)
  • Toropainen provò una stretta al cuore. Gli tornarono in mente i mesi che avevano preceduto il fallimento della Nordica Assi e Tronchi Spa. Doveva ancora una volta arrendersi all'evidenza: non c'era crisi né guerra in grado di arrestare la longa manus del fisco. (cap. 15)
  • C'era tra i verdi chi, appellandosi al proprio pacifismo, protestò all'idea del servizio in un esercito privato, ma il sergente maggiore Naukkarinen si dimostrò inflessibile: chi non accettava l'arruolamento veniva immediatamente bandito dal territorio della Fondazione funeraria. Ciò pose fine alle rimostranze, e il principio di una difesa armata venne giudicato in fin dei conti più che accettabile. (cap. 16)
  • Nel gennaio dell'anno di grazie 2007 faceva un freddo cane. In città la gente batteva i denti, la nafta non bastava al riscaldamento, il gas era interrotto da anni, e l'elettricità costava troppo. Nei momenti più critici, il termometro era sceso sotto i meno quaranta. E l'effetto serra? Solo un'opinione, quell'inverno. (cap. 25)
  • Eemeli Toropainen si era appena rimesso dalla crisi cardiaca quando ricevette con sommo sconcerto la notizia della distruzione di New York. Come aveva profetizzato l'Angelo Volante alle Fornaci, la metropoli più importante del globo era stata letteralmente sommersa dai rifiuti. (cap. 28)
  • Nell'agosto del 2022 si organizzò a Ukonjärvi una grande fiera agricola. Era la prima fiera del genere nei paesi nordici dopo la fine della Terza guerra mondiale. Mente nel resto d'Europa si soffriva ancora per gli strascichi del conflitto, la Fondazione funeraria Toropainen non si faceva mancare nulla. (cap. 37)

Bibliografia[modifica]

  • Arto Paasilinna, Prigionieri del Paradiso (1974), traduzione di Marcello Ganassini, Iperborea, 2009. ISBN 9788870911770
  • Arto Paasilinna, Il mugnaio urlante (1981), traduzione di Ernesto Boella, Iperborea, 1997. ISBN 8870910660
  • Arto Paasilinna, Il figlio del dio del Tuono (1984), traduzione di Ernesto Boella, Iperborea, 1998. ISBN 8870910741
  • Arto Paasilinna, Piccoli suicidi tra amici (1990), traduzione di M. Antonietta Iannella e Nicola Rainò, Iperborea, 2006. ISBN 9788870911398
  • Arto Paasilinna, Lo smemorato di Tapiola (1991), traduzione di Helinä Kangas e Antonio Maiorca, Iperborea, 2010. ISBN 9788870910988
  • Arto Paasilinna, Il migliore amico dell'orso (1995), traduzione di Nicola Rainò, Iperborea, 2008. ISBN 9788870911626
  • Arto Paasilinna, L'allegra apocalisse (1992), traduzione di Nicola Rainò, Iperborea, 2010. ISBN 9788870911893

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