Auguste Cornu

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Auguste Cornu (1888 – 1981), filosofo e storico francese.

Marx e Engels dal liberalismo al comunismo[modifica]

Incipit[modifica]

Nella sua esposizione delle fonti e degli elementi del marxismo, Lenin ha mostrato com'esso tragga origine, costituendone la continuazione, dalle tre grandi correnti di pensiero dei paesi più progrediti del secolo XIX: la filosofia classica tedesca, l'economia politica inglese e il socialismo francese, connesso all'insieme delle dottrine rivoluzionarie francesi.
Dopo aver assimilato l'apporto della filosofia idealistica tedesca, la dialettica, ed averla trasformata radicalmente col darle un carattere non più idealistico, ma materialistica, Marx ed Engels elaborarono, sulla base di uno studio approfondito del socialismo e del materialismo francese, e delle dottrine economiche inglesi, la loro concezione, il materialismo storico e dialettico, fondamento del materialismo scientifico, e non più utopistico.

Citazioni[modifica]

  • [...] la Sinistra hegeliana trasformò la filosofia in un'arma politica e riprese la lotta del razionalismo borghese, che, in nome della ragione, aveva criticato l'organizzazione assolutistica e feudale, allo scopo di dare alla società e allo Stato un carattere razionale, cioè conforme alle aspirazioni della borghesia; così essa continuò l'opera della Giovane Germania, e si sforzò di orientare lo stato prussiano verso il liberalismo. (parte prima, cap. III, p. 162)
  • Profondamente imbevuti di pensiero hegeliano, i Giovani Hegeliani continuarono a idealizzare lo Stato, ed in particolare lo Stato prussiano, in cui vedevano l'incarnazione dello spirito; ma per essi lo Stato prussiano non aveva già realizzato, bensì doveva ancora realizzare al più alto grado la moralità oggettiva costituita dalla perfetta sintesi del reale e del razionale. Essi ritenevano che, per compiere questa elevata missione, lo Stato prussiano non dovesse far altro che rimaner fedele al suo passato, ed informarsi allo spirito della Riforma e dell'Illuminismo, che avevano dato inizio alla razionalizzazione dello sviluppo storico. (parte prima, cap. III, p. 162)
  • In quel tempo [1838] Ruge stimava che vi fosse accordo tra l'idea di libertà, i principi della Riforma e quelli dello Stato prussiano, che, come Hegel, egli considerava ancora come l'incarnazione stessa della ragione; e, lungi dal mostrarsi ostile alla religione protestante, credeva ancora con Hegel che, nel suo principio e nella sua essenza, essa coincidesse con la filosofia.
    Tuttavia, a differenza di Hegel, egli riteneva che lo Stato prussiano non aveva ancora portato a termine l'alta missione affidatagli e pensava che, per riuscirvi, dovesse limitarsi a rimaner fedele allo spirito della Riforma e dell'“Aufklärung”[1] che avevano dato il primo impulso a uno sviluppo razionale della Storia. (parte prima, cap. III, p. 164)
  • Animati da una fede ancora intatta nell'onnipotenza dello spirito, e dalla certezza dell'immancabile trionfo della ragione, i Giovani Hegeliani, nel momento in cui scesero nell'arena politica, erano pieni di fiducia nel loro strumento di lotta, nella filosofia che ritenevano capace di trasformare il mondo. Incoraggiati dalla critica di Strauss[2], essi, all'opposto dei discepoli ortodossi di Hegel, dei Vecchi Hegeliani, si proponevano di estenderla a tutti i campi, per realizzare un'effettiva armonia tra lo sviluppo della ragione e quello della realtà politica e sociale, dando a quest'ultima un carattere sempre più razionale. (parte prima, cap. III, p. 169)
  • Ingannato dalle sue speranze, disgustato dalla incapacità dei liberali e esasperato contro la reazione di cui era già stato vittima all'epoca delle persecuzioni contro i demagoghi, e che adesso lo obbligava ad andare in esilio, Ruge inclinava verso un antipatriottismo, che per un certo periodo avrebbe dominato il suo pensiero.
    Come Froebel[3], egli passò allora dal liberalismo al democratismo. Nel suo ultimo articolo sugli Annali tedeschi de 2 gennaio 1843, Autocritica del liberalismo, egli aveva respinto il liberalismo, pensando che adesso bisognava sostituirlo con il democratismo, da lui concepito nella forma dell'umanesimo di Feuerbach[4] e che, a suo parere, avrebbe dovuto essere realizzato con l'alleanza della Germania con la Francia, del paese del pensiero razionale con quello dell'energia combattiva. (parte seconda, cap. II, pp. 442-443)
  • La differenza fra le dottrine socialiste e quelle comuniste era dovuta al fatto che esse difendevano interessi di classe divergenti. Le dottrine socialiste, in particolare quelle di Consideránt; Louis Blanc e Proudhon, esprimevano le aspirazioni delle classi medie oppresse e schiacciate dal grande capitale che si stava formando. [...].
    Le dottrine comuniste, che esprimevano gli interessi di classe del proletariato, miravano, non a riformare la società borghese, ma a liquidarla con l'abolizione della proprietà privata. (parte seconda, cap. II, pp. 470-471)
  • [Wilhelm Weitling] Avversario del riformismo, egli sosteneva che l'emancipazione del proletariato sarebbe stata l'opera non di riforme illusorie, intraprese con l'aiuto della borghesia, bensì di una rivoluzione sociale, che, distruggendo il dominino del denaro, avrebbe instaurato con la comunità dei beni l'eguaglianza sociale e la fratellanza fra gli uomini. (parte seconda, cap. II, p. 474)
  • Weitling superò i teorici socialisti, che volevano riformare con mezzi pacifici la società borghese, adattando il regime della proprietà privata agli interessi delle classi medie; in un certo senso superò anche Blanqui, giacché, invece di concepire l'azione rivoluzionaria del proletariato sotto la forma dell'organizzazione di congiure e colpi di mano, la concepiva già come un movimento di masse. (parte seconda, cap. II, p. 475)
  • Contrariamente a Hegel, che considerava lo Stato come l'incarnazione della eticità oggettiva, vale a dire della vita umana nella sua forma più alta, Marx riteneva che lo Stato, nella forma di Stato politico, ben lungi dall'avere il carattere di universale concreto, attribuitogli da Hegel, incarna l'essenza della vita umana, la vita collettiva, in maniera soltanto teorica ed illusoria e, data la sua opposizione alla società nella quale l'uomo conduce la sua esistenza reale, esso è soltanto un universale astratto. (parte seconda, cap. II, pp. 555-556)
  • [Friedrich Engels] Economisti liberali come Ricardo e Stuart Mill, egli diceva, si sono sforzati di fare una analisi profonda del sistema capitalistico, ma la hanno fatta senza criticare i principi stessi di tali sistemi. Essi, certo, hanno criticato il mercantilismo, ma non hanno visto che l'economia liberale era fondata sullo stesso principio, la proprietà privata, e che essa, sulla via della libertà di commercio e della concorrenza che elimina i più deboli, porta egualmente al monopolio. (parte seconda, cap. III, p. 638)
  • [...] mentre Marx ed Engels, partecipando sempre più attivamente alla lotta di classe del proletariato, da una critica sempre più approfondita della società borghese e del sistema capitalistico sviluppavano i primi elementi del materialismo storico e, sulla base di esso una nuova concezione del comunismo, Hess riconduceva più o meno la lotta di classe a una opposizione di tipo spirituale e morale e perciò continuava a credere al potere determinante della ragione, sicché conservava una concezione utopistica e sentimentale del comunismo. (parte seconda, cap. III, p. 658)

Note[modifica]

  1. Illuminismo.
  2. David Friedrich Strauß (1808 – 1874), teologo, filosofo e biografo tedesco, esponente della sinistra hegeliana.
  3. Friedrich Fröbel (1782 – 1852), pedagogista tedesco.
  4. Ludwig Feuerbach (1804 – 1872), filosofo tedesco, esponente della sinistra hegeliana.

Bibliografia[modifica]

Auguste Cornu, Marx e Engels dal liberalismo al comunismo (Karl Marx et Friedrich Engels Leur vie et leur oeuvre), traduzione dal francese di Francesco Cagnetti e Mazzino Montinari, Feltrinelli editore, Milano, 1971.

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