Augusto Del Noce

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Augusto Del Noce (1910 – 1989), filosofo, politologo e politico italiano.

Citazioni di Augusto Del Noce[modifica]

  • Certo i cattolici hanno un vizio maledetto: pensare alla forza della modernità e ignorare come questa modernità, nei limiti in cui pensa di voler negare la trascendenza religiosa, attraversi oggi la sua massima crisi, riconosciuta anche da certi scrittori laici. (da Risposte alla scristianità, Il Sabato, 7 giugno 1985)
  • [Su La prima radice] Certo, non vi si può cercare la perfezione formale di altri scritti, ma ciò semplicemente perché "è un libro", mentre l'espressione naturale della coscienza tragica, quale era quella della Weil, è la forma aforistica. (da Simone Weil, interprete del mondo di oggi, pp. 29-30)
  • [Su Dante Alighieri] [...] clericalismo vuol dire politicizzazione del clero coincidente con la debolezza della religione e la perdita di autorità morale del clero stesso, mai forse il fenomeno si è presentato in forma così accentuata e religiosamente così pericoloso; perché tale politicizzazione coincide nelle sue conseguenze ultime con quella che oggi vien detta la concezione "orizzontale", volta alle realtà terrene, della vita religiosa […]. Ne risulta che, dal punto di vista religioso, c'è oggi bisogno come non mai di un anticlericalismo di tipo dantesco; che del resto fu pensato in tempi in cui si approssimava una crisi religiosa che non è senza analogia con la presente.[1][2] (da Augusto Del Noce, Giacomo Noventa. Dagli errori della cultura alle difficoltà della politica in L'Europa, IV, 7 febbraio 1970)
  • Non è che Dante intenda combattere la cupiditas del clero per salvare l'autonomia dello Stato; invece, "è la lotta contro la cupiditas, l'esigenza di permeare compiutamente di religione la vita pubblica che lo porta alla distinzione degli ordini". Ossia ancora: il punto centrale del suo pensiero, quello che lo porta a superare così guelfismo come ghibellinismo è "l'intuizione della concordanza tra l'affermazione dell'autonomia dell'Impero, sino allora sostenuta da pensatori eterodossi, e quella della purificazione della Chiesa affermata dagli scrittori spirituali", il che consuona con quel che il miglior interprete della filosofia di Dante, il Gilson, definisce come il tratto singolare e unico del suo pensiero, irriducibile a qualsiasi fonte.[3][2] (da Augusto Del Noce, Dante e il nostro problema metapolitico in L'Europa, V, 30 aprile 1971)
  • Gilson critica i tentativi di ricondurre la posizione di Dante alla tomista o all'averroista. Per san Tommaso ogni gerarchia di dignità è al tempo stesso una gerarchia di giurisdizione, mentre per Dante – tranne che per Dio – una gerarchia di dignità non è mai fondamento di una gerarchia di giurisdizione, e ciò corrisponde al problema filosofico specifico di Dante, che non è tanto quello di definire l'essenza della filosofia, quanto di determinare delle funzioni e delle giurisdizioni. Il principio a cui obbedisce questa determinazione non è assolutamente conciliabile col tomismo. San Tommaso non conosce che un solo fine ultimo: la beatitudine eterna, che non si può attingere se non attraverso la Chiesa; inoltre la spiritualità del fine ultimo importa che tra il potere temporale e lo spirituale vi sia la subordinazione gerarchica del mezzo al fine. Per Dante, invece, l'uomo può ottenere, attraverso l'esercizio delle virtù politiche, una felicità umana completamente distinta dalla beatitudine celeste, anche se questa rappresenta un fine più alto. La tesi dei "duo ultima" legittima la completa distinzione dell'ordine politico dall'ordine religioso, ugualmente universale a quello della Chiesa, ma autonomo e perseguente un fine di felicità terrena.[2] (da Augusto Del Noce, Gilson Étienne in Enciclopedia dantesca, vol. III, Roma, 1971, p. 33.)
  • La gerarchia di dignità non deve essere confusa con la gerarchia di giurisdizione. Tale confusione, lungi dall'essere omaggio all'ordine stabilito da Dio tra le cose, ne è la violazione: ed è essa che permette alla cupiditas, che nel dominio filosofico ha il significato dell'opposto della giustizia, e in quello teologico della volontà pervertita dal peccato, di prevalere. Per cui il riconoscimento dell'autonomia degli ordini è la forma autentica del rispetto all'ordine stabilito da Dio, o alla sovranità di Dio stesso.[4][2] (da Augusto Del Noce, Dante e il nostro problema metapolitico in L'Europa, V, 30 aprile 1971)
  • [...] che questa confusione della gerarchia di dignità con la gerarchia di giurisdizione sia la via attraverso cui la cupiditas si afferma nel mondo politico e viene a trionfare, è quel che risultava a Dante nella sua diretta esperienza; ed è quel che oggi si è reso manifesto come non mai. La Chiesa, infatti, nella ricerca di dominare completamente il piano temporale non potrà cercare appoggio altrove che nella cupiditas dei laici: e questa fu la condizione a cui dovette obbedire il grande avversario di Dante, Bonifacio VIII, nella sua ricerca di sottoporre gli uomini al "giogo apostolico" in conseguenza del principio che Dio lo aveva posto super reges et regna.[4][2] (da Augusto Del Noce, Dante e il nostro problema metapolitico in L'Europa, V, 30 aprile 1971)
  • L'originalità di Dante non sta tanto nell'affermazione dell'autonomia dello Stato, ma nella ragione religiosa per cui viene affermata. Questa è la via per l'asserzione della religiosità della politica e del senso religioso della laicità.[2] (da Augusto Del Noce, Quaderno di appunti di lavoro, Fondazione Augusto Del Noce)
  • [...] l'idea fondamentale di Dante non è la rivendicazione del potere laicale. L'idea è che la lotta contro la cupiditas implica la dualità dei rimedi.[2] (da Augusto Del Noce, Quaderno di appunti di lavoro, Fondazione Augusto Del Noce)
  • [...] è all'interno della teologia del peccato originale che si intende la reciproca autonomia dell'Impero e della Chiesa.[2] (da Augusto Del Noce, Quaderno di appunti di lavoro, Fondazione Augusto Del Noce)
  • L'ideale teocratico ha a suo fondamento non soltanto come si ripete, e sia pure da scrittori illustri e dallo stesso Maritain, il fatto dell'unità di fede; ma la medievale non problematizzazione (almeno non problematizzazione vissuta) della fede in quanto verità. L'ideale teocratico è improponibile oggi, e non soltanto da un punto di vista prudenziale e tenuto conto della situazione di fatto, come pensano troppi teologi e dietro a loro troppi cattolici; ma è improponibile per ragioni ideali e logiche, perché la condizione spirituale dell'età moderna è proprio la problematizzazione della fede in quanto verità (in che modo la verità possa diventare mia verità). L'ideale teocratico non è perciò, almeno a mio modo di vedere, l'ideale assoluto della politica cristiana, ma la sua specificazione in rapporto alla situazione spirituale del Medioevo: quando anche si ricostituisse l'unità di fede, l'ideale teocratico non sarebbe più proponibile, perché si tratterebbe di una ricostruzione dell'unità ulteriore alla sua problematizzazione.[5][6][2] (da Augusto Del Noce, Politicità del cristianesimo oggi, in Costume, I, 1946, 1)
  • In questi giorni sto scrivendo invece una introduzione alla Monarchia di Dante. È un'opera che ha degli spunti di attualità interessantissimi tra i quali una definizione di "laicità" credo insuperabile.[7][2] (da Storia di un pensatore solitario, intervista a cura di M. Borghesi e L. Brunelli, in 30Giorni, n.° 4, aprile 1984)

Note[modifica]

  1. Ora in Rivoluzione Risorgimento Tradizione, op. cit., pp. 116-117.
  2. a b c d e f g h i j Citato in 30Giorni.it, articolo n.° 13074
  3. Ora in Rivoluzione Risorgimento Tradizione, op. cit., p. 323.
  4. a b Ora in Rivoluzione Risorgimento Tradizione, op. cit., p. 324.
  5. Ora in Augusto Del Noce e la libertà. Incontri filosofici, p. 199.
  6. Come aveva già scritto scriveva nel saggio del 1946 Politicità del cristianesimo oggi.
  7. Ora in Filosofia e democrazia in Augusto Del Noce, op. cit., p. 232.

Bibliografia[modifica]

  • Augusto Del Noce, Rivoluzione Risorgimento Tradizione, a cura di F. Mercadante, A. Tarantino, B. Casadei, Milano, 1993.
  • Augusto Del Noce, Simone Weil, interprete del mondo di oggi, in Simone Weil, L'amore di Dio, Borla, Roma, 2010. ISBN 978-88-263-0004-7
  • AA. VV., Augusto Del Noce e la libertà. Incontri filosofici, a cura di C. Vasale e G. Dessì, Torino, 1996.
  • AA. VV., Filosofia e democrazia in Augusto Del Noce, a cura di G. Ceci e L. Cedroni, Roma, 1993.

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