Bret Easton Ellis

Bret Easton Ellis (1964 – vivente), scrittore statunitense.
Citazioni di Bret Easton Ellis
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Citazioni in ordine temporale.
- Mio padre era un uomo violento, collerico, interessato solo ai soldi. In realtà è a lui che mi sono ispirato per la figura di Patrick Bateman. Ed è per questo che Bateman doveva ritornare nelle pagine di Lunar Park. Sentivo il bisogno di liberarmi una volta per tutte dal fantasma dell'uno e dell'altro: e così è stato.[1]
- [Su Stephen King] Ho letto tutto di lui, e all'inizio, quando dopo aver terminato American Psycho ho cominciato ad abbozzare Lunar Park, volevo scrivere semplicemente un romanzo horror, di genere. Poi è morto mio padre, e ho accantonato il progetto per scrivere Glamorama, che invece è una sorta di romanzo alla Ludlum.[1]
- Non c'era nessuno come lei nell'universo letterario americano: Fernanda era «vera».[2]
- [Nel 2018] Parliamoci chiaro: la gente comincia ad avere seri problemi col movimento #MeToo [...] che ha trasformato in una casa infestata di paranoie non solo Hollywood, ma anche Washington, grazie al circo delle udienze Ford-Kavanaugh che il mese scorso ha tenuto inchiodati gli Stati Uniti. Stavolta però si trattava dei ricordi nebulosi di una festa di liceali ubriachi avvenuta più di trent'anni fa, durante la quale una donna si è sentita minacciata da un ragazzo fradicio d'alcol e non c'è stato sesso, e che oggi avrebbero potuto far escludere un uomo dalla Corte Suprema. La prossima volta cosa sarà? Il fatto di aver chiesto a una massaggiatrice di massaggiarti la coscia «un po' più su» nel 1993? Una battuta sessuale fatta in ascensore durante l'amministrazione Obama? Un polso afferrato nel 2005? Un'avance indesiderata nel 1976? Ecco in cosa sembra si stia trasformando il #MeToo: in una caccia agli stronzi, agli sfigati, agli studenti ottusi, ma soprattutto agli uomini di potere bianchi, e la lista delle infrazioni si andava allungando — troppo ubriaco, un po' aggressivo — in base all'urgenza con cui bisogna spazzarti via. [...] Il movimento #MeToo è partito da Hollywood con intenzioni lodevoli: compensi equi, lo smantellamento delle molestie sessuali sistemiche che caratterizzano la città. [...] Ciò che si è visto succedere a Washington è che il movimento si è trasformato in un'arma politicizzata usata per abbattere un candidato sgradito a una parte, macchiandone la reputazione; si è trattato di un gioco di potere che riproduceva in modo sconvolgente l'atteggiamento di quelle stesse persone che inizialmente si volevano screditare. All'improvviso il #MeToo è parso un movimento autoritario, convinto che non esista altra opinione all'infuori della sua e, cosa ancor più discutibile, che si debba credere a qualsiasi accusa formulata da qualsiasi donna, anche se alcune vicende di rilievo coperte dai media lasciano intendere il contrario [...]. Le intenzioni iniziali del #MeToo sono insomma degenerate in una caccia alle streghe, volta a spazzar via chiunque faccia parte del patriarcato per malefatte che, molto semplicemente, alla definizione di violenza sessuale, stupro o molestia sistemica non si avvicinano nemmeno.[3]
- Ciò che le persone sembrano dimenticare tra questi miasmi di narcisismo fasullo, e nella nostra nuova cultura dell'ostentazione, è che l'autoaffermazione non deriva dal mettere un “mi piace” a questo o a quello, ma dall'essere fedele al tuo incasinato e contraddittorio io – il che talvolta, in realtà, significa essere un hater.[4]
- [Su Patrick Bateman] Farebbe il troll sui social media usando account falsi? Si vanterebbe su Twitter dei suoi successi? Userebbe Instagram per ostentare la sua ricchezza, i suoi addominali, le sue potenziali vittime? È possibile. Negli anni '80, ai tempi di Patrick Bateman c'era una possibilità di nascondersi che ora non c'è, viviamo in una cultura completamente esibizionista. Per me non era tanto un personaggio quanto un'idea e anche ora lo avvicinerei nello stesso modo di allora per affrontare la sua paura più grande: qualcuno gli presterebbe attenzione? È una delle cose che lo manda più ai matti perché a causa del conformismo della vita aziendale, nessuno può davvero distinguere una persona dall'altra (e in fondo che differenza c'è, si chiede il romanzo). Le persone sono così perse nel loro narcisismo che non sono in grado di distinguere un individuo dall'altro (e per questo Patrick se la cava nonostante i suoi crimini): è un atteggiamento che mostra quant'è cambiata poco l'America dalla fine degli anni Ottanta: molte cose sono state semplicemente amplificate e accettate. L'ossessione che ha Patrick per sé stesso, con le sue antipatie e simpatie, con la sua attenzione dettagliata e ossessiva per tutto quello possiede, indossa, mangia, guarda, ha certamente raggiunto una nuova apoteosi. Per molti versi il testo di American Psycho è la più completa serie di selfie di un uomo.[5]
Intervista di Claudia Altarocca, La Stampa, 18 settembre 1991.
- Io non sono Patrick Bateman, il protagonista del libro, lo psicopatico che alcoltella cani e barboni, taglia la gola a un bimbo allo zoo, tortura, squarta e brucia e cerca di mangiare femmine bellissime nel suo appartamento di lusso sulla 81ª strada a Manhattan, lo stesso stabile dove abita l'attore Tom Cruise.
- Sono abituato alle accuse: depravato, perverso. Fin dal mio primo romanzo, Meno di zero. Lascio dire. Semplicemente io racconto ciò di cui ho conoscenza, cioè le giovani generazioni americane allo sbaraglio nelle grandi città.
- Non so perché Bateman uccide. Chi lo può sapere? Io so solo che queste cose accadono, si leggono ogni giorno sulle pagine dei giornali, si vedono nei film. Io rappresento questa vita assurda, della mia America.
Intervista di Giuseppe Culicchia, La Stampa, 11 gennaio 1999.
- [Su American Psycho] Scrivendolo pensavo sarebbe stato letto come una satira, nonostante ci fossero dei lati oscuri nel racconto della vita di uno psicopatico. Credevo che lo humor potesse prevalere sulla violenza.
- Alla critica American Psycho non è piaciuto per due motivi: innanzitutto, lo stile. Semplice, disadorno, privo di giudizi. Se scrivi così non sei considerato un buon narratore. Non adoperi quattordici metafore per descrivere un albero e allora stabiliscono che non sei bravo. Poi c'è la questione del soggetto. I critici pensano che un serial killer non possa essere un buon soggetto per un romanzo. Inoltre nel mio romanzo non c'è un'esplicita condanna morale. Ho lasciato che il narratore parlasse per se stesso.
- È la società che lo circonda a creare Patrick Bateman, senza preoccuparsi di fermarlo ma anzi incoraggiandolo. Bateman e gli altri protagonisti dei miei libri hanno tutto, questo è il punto. Quando si è in una posizione nella quale si possiede tutto e tutto ti è dato e non devi lottare per ottenere niente, una certa noia ti assale, molto pericolosa. È una noia che può condurti a commettere stupri, omicidi, ogni genere di orrori. Si tratta di un abuso di libertà, che esiste nel mio paese e in molti altri, dove la gente pensa per il solo fatto di essere ricca di potersi permettere qualsiasi cosa: se hai abbastanza denaro puoi assassinare qualcuno sapendo che dopo potrai comprarti i migliori avvocati, e così via.
Intervista di Giuseppe Culicchia, La Stampa, 1 luglio 2001.
- [Su American Psycho] Ho riletto quel romanzo per la prima volta sei mesi fa [...]. E la cosa che mi ha sorpreso di più è che non mi ha sorpreso di più è che non mi ha imbarazzato. Quando l'ho scritto ero molto giovane, molto arrabbiato. Temevo che dopo tanto tempo non mi sarei sentito troppo a mio agio. Invece ho scoperto che quel libro non è niente male. È un pezzo di storia, ed è divertente, anche se all'epoca questo aspetto non venne assolutamente capito. Ma la cosa che mi dà più soddisfazione è che al libro non importa nulla dei lettori. Non gli interessa farsi amare, non desidera piacere a ogni costo. Ha un suo anti-stile, che poi ovviamente è uno stile, ma non si preoccupa delle reazioni del pubblico. È un romanzo molto duro. Non scende a compromessi. E sono orgoglioso di averlo scritto a quel modo, giovane com'ero.
- Gli Anni 80 non sono mai finiti. Quello che ora definisce un'epoca, al contrario del passato, quando a contare era la politica, è la cultura pop. Musica, modelle, cose del genere. Durante le scorse elezioni in USA alla maggioranza degli americani non importava nulla della controversia Gore/Bush. Piuttosto, erano interessati all'ultima boy-band o allo sport. La nostra vita è sempre più governata dall'industria dello spettacolo. Riviste come Time o Newsweek hanno regolarmente in copertina le attrici di Sex and the City. E credo che gli Anni 80 si siano insinuati segretamente nei '90, per vincere nel 2000.
- Di sicuro [...] oggi la ricezione di American Psycho è radicalmente cambiata. Per me, nel '91, fu un'esperienza tremenda; tutti lo odiavano, ricevevo minacce di morte. Se allora mi avessero detto che American Psycho sarebbe diventato quello che è mi sarei messo a ridere. La sua crescente popolarità tuttavia dimostra che non sono state le polemiche a farlo vendere, ma il passaparola dei lettori.
- [«Ho letto che a Hollywood qualcuno sta pensando a realizzare American Psycho 2, ovvero Bateman ai tempi del college».]
Lasciamo perdere. Non avrei mai autorizzato un sequel, se la mia agente non mi avesse fatto firmare un contratto sbagliato. Hanno in programma anche American Psycho 3 e 4, ambientati a Las Vegas e Hollywood. Roba da matti.
Citato in Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 7 settembre 2012.
- Chiunque giudichi Foster Wallace un genio letterario dovrebbe essere incluso nel Pantheon degli imbecilli.
- David Foster Wallace possedeva una tale pretenziosità letteraria da farmi vergognare di appartenere alla stessa industria editoriale.
- Foster Wallace è il migliore esempio di scrittore contemporaneo che sbava per raggiungere il tipo di spaventosa grandezza culturale che non è mai riuscito a conseguire. Un impostore.
- Il più sopravvalutato scrittore della nostra generazione è David Foster Wallace.
- [Riferito a Wallace] Non ho stima per lui. Infinite Jest è illeggibile. Il suo stile è mediocre, le storie confuse e piene di quel finto sentimentalismo del Midwest.
Da The Canyons - Il film, Youtube.com, 6 novembre 2013.
- Ho scritto The Canyons nel gennaio-febbraio 2012 e nella mia vita stavano succedendo tante cose che ho inserito nella sceneggiatura del film. Certo, la mia vita non è così complicata come quella dei protagonisti di The Canyons.
- Mi piace questa sensazione angosciante, nichilista di The Canyons e anche a Paul Schrader, è nel nostro Dna, questi sono i personaggi che vogliamo esplorare. Siamo affascinati da Christian, siamo interessati alla ragione che porta Tara-Lindsay Lohan a fare quello che fa.
- Quando scrivi una scena di sesso in una sceneggiatura non stai scrivendo un porno, stai scrivendo un dramma. In The Canyons ci sono tre o quattro scene di sesso, ma sono state inserite perché funzionali allo sviluppo della storia, non per incuriosire le persone. Se vuoi eccitarti guardi un porno, questo non è un film porno, è un dramma, ed è un puro caso che parli di relazioni sessuali tra ragazzi di Los Angeles. Mentre scrivevo le scene di sesso mi facevo delle domande, mi chiedevo: "In che modo questo porta avanti la trama del film?", "Come condizionerà i personaggi?", "Quali rivelazioni potrebbero emergere grazie a queste scene?".
American Psycho
[modifica]| Per approfondire, vedi: American Psycho (romanzo). |
Lunar Park
[modifica]- «Papà, mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà?» «Sì?» «Mi dai un succo di frutta?» «Che ne dici invece di un bicchiere d'acqua, tesoro?» «Papà, mi dai un succo di frutta?» «Okay, tesoro, vuoi un succo di frutta?» «No, fa lo stesso, dammi solo un bicchiere d'acqua». È come provare e riprovare di continuo una pièce di Beckett, cazzo. (Bret: II; p. 49)
- Il matrimonio è una figata. Sesso senza limiti. Risate. Ah, già, e compagnia assicurata. (Bret: II; p. 51)
- Nella scrittura si adatta l'evidenza alla conclusione cui si vuole arrivare e raramente si dice la verità. (XIII; p. 163)
- Prima l'uomo prende un drink, poi il drink prende un drink, poi il drink prende l'uomo. (Jayne: XVIII; p. 221)
Imperial Bedrooms
[modifica]Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conoscevamo. Il libro era il semplice racconto di quattro settimane trascorse nella città in cui siamo cresciuti e in linea di massima era un ritratto fedele. Venne catalogato come romanzo, ma solo pochi dettagli avevano subito modifiche e i nostri nomi erano quelli veri e non conteneva nulla che non fosse accaduto veramente. Per esempio, c'era davvero stata la proiezione di un film di genere snuff in quella camera da letto di Malibu un pomeriggio di gennaio, e sì, ero uscito sulla terrazza che dava sul Pacifico dove l'autore aveva cercato di confortarmi, assicurandomi che le urla dei minorenni torturati erano finte, ma mentre me lo diceva aveva il sorriso stampato in faccia e io avevo preferito allontanarmi.
Meno di zero
[modifica]La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade di Los Angeles.[6]
Citazioni su Bret Easton Ellis
[modifica]- Ellis scrive libri che sono cataloghi. È la sua forza. Come David Hockney, quello delle piscine, che cita: ti sembra di vedere un suo quadro, dove i particolari sono molto nitidi. Anche le descrizioni dei delitti. Certe immagini non mi lasciano più.
- Spesso Ellis non è stato capito. È successo a Jonathan Swift, quando scrisse che per risolvere il problema della fame bastava mangiarsi i bambini. Era il '700, però. Sono passati invano alcune centinaia di anni.
- Temo che Ellis non sia tra gli scrittori più amati della scena letteraria americana: non è in linea con il pensiero dominante, non scrive storie consolatorie, non sa cosa sia un lieto fine, se ne sbatte delle aspettative di critica e pubblico scrivendo solo e sempre quello che vuole e quando ha voglia di farlo. Naturalmente, ne paga le conseguenze.
- Una delle cose più difficili da rendere in un romanzo sono i dialoghi. I suoi sono sempre credibili. Ti sembra di sentire la voce dei personaggi.
Note
[modifica]- ↑ a b Citato in Lo scrittore cult, tradito dalle femministe, La Stampa, 25 ottobre 2005.
- ↑ Traduzione di Maria Sepa. Da Nanda per noi, Corriere della Sera, 19 agosto 2009, p. 33; citato in arte.it.
- ↑ Da Vanity Fair Italia nº 41, 10 ottobre 2018; citato in L'«assurdità» del #Metoo, vanityfair.it, 9 ottobre 2018.
- ↑ Da Bianco (White), traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, Torino, 2019; citato in Non affidarti ai Like, ilpost.it, 25 novembre 2019.
- ↑ Citato in American Psycho è un selfie, ilpost.it, 14 marzo 2016.
- ↑ Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937
Bibliografia
[modifica]- Bret Easton Ellis, American Psycho (1991), traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, Milano, 199811. ISBN 8845219720
- Bret Easton Ellis, Imperial Bedrooms, traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, 2010. ISBN 8806205250
- Bret Easton Ellis, Lunar Park, traduzione di Giuseppe Culicchia, Einaudi, Torino, 2005. ISBN 8806176366
Voci correlate
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