Camillo Antona Traversi

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Camillo Antona Traversi

Camillo Antona Traversi, scritto anche nella forma Antona-Traversi (1857 – 1934), commediografo, critico letterario e librettista italiano.

Studj - ricerche e bagattelle letterarie[modifica]

  • Eccolo, in vero, il grande corruttore del secolo così di costumi, come del gusto; quegli sulla cui testa pesa la gran macchia, o, meglio, quella gran malattia dello spirito conosciuta sotto il nome di seicentismo. Eppure [...] il Marino è stato spesso vittima della calunnia; i suoi difetti sono stati esagerati, quanto i suoi pregi negletti; e le sue opere, che pur sono moltissime, non furon tutte né lette, né studiate, sì che non di rado gli è attribuita cosa al tutto indegna di lui. (p. 83)
  • La vera – e, forse, la sola – colpa del Marino è di esser nato in un secolo, in che l'arte, respirando la vita artefatta delle corti, non era, e non poteva essere, il prodotto spontaneo e immediato di un popolo non servo e adulatore; il frutto di menti sane, nodrite a forti e grandi ideali sì civili, sì religiosi. Non vivendo più di pensiero – che sarebbe stato assurdo con la Spagna in casa, col Concilio di Trento e la santificazione di un numero infinito di frati – era pur mestieri sbalordire[1] le genti con un lusso inevitabile di tropi e traslati; con le metafore — vere maschere del pensiero – le antitesi, i giochetti e il romor delle parole. (p. 84)
  • In una notte di marzo, nella bella età di settantasette anni, spirava a Dio la nobile anima di Caterina Franceschi-Ferrucci, certo la maggiore scrittrice dei tempi nostri.
    Alla generazione sorta ieri, il nome di questa illustre donna tornerà forse ignoto, o poco meno; ma non così a quanti vissero dal 1802 in poi. Poche donne ebbero, in vero, tanti giorni di splendore quanti ne ebbe Caterina Ferrucci. (p. 97)
  • La coltura grande ond'era fornita [Caterina Franceschi Ferrucci], e certa coscienza, forse un po' spinta, della dignità dell' opera sua, poté dare qualche volta agli scritti di lei un sapore soverchiamente classico, e non sempre conforme alla bella e profonda semplicità manzoniana; ma la bontà dell'animo che traspare, per dir così, da ogni parola; la dirittura mirabile dei giudizj; la santità dell'intento a cui precipuamente mirava, e la piena dell'affetto che vien fuori da ogni suo rigo, possono ben farle perdonare così lieve difetto; e, per vigore di lingua e robustezza di stile, anteporla a Vittoria Colonna, a Veronica Gambara, a Gaetana Agnesi, e a quante vennero in riputazione nelle lettere. (pp. 98-99)

Incipit di alcune opere[modifica]

Danza macàbra[modifica]

All'alzare della tela, Giacomo e Ambrogio stanno accendendo le candele e i lumi del Salone e della Galleria. — Tommaso, in frak e cravatta bianca, entra dalla destra dello spettatore, seguito da Vittorio che ha in mano lettere e carte.

Tommaso (ai servi): Accendete da per tutto... anche la Galleria... (a Vittorio) Vediamo... ho altro da dirle?... (pensa) Ah, sì!... (levando di tasca una carta) Bisogna [4] spedire questo telegramma... e poi... poi non c'è più nulla!... Può andare a dormire.... (ridendo) e questo è l'ultimo ordine che le do!...
Vittorio: L'ultimo!?
Tommaso: Sì!... Il Principe aderisce al desiderio da lei manifestato... e la impiega negli Ufficj della Società per il quartiere Lanfranchi....
Vittorio (con gioja): Davvero!? —
Tommaso: Lui stesso... gliene darà domani la lieta notizia.

L'edera[modifica]

All’alzar della tela, la scena appare vagamente illuminata dagli ultimi chiarori di un luminoso crepuscolo estivo. - Le porte e la finestra sono aperte, e gli sfondi appajono rischiarati da una vivace luminosità rossastra. — La cucina è più illuminata dello stanzone. — Zio Zua è seduto sul tettuccio, con le spalle appoggiate a un mucchio di cuscini rivestiti di cotonina a quadretti bianchi e rossi. — A un tratto, buffi di fumo invadono La stanza: — è Annesa, che accende il fuoco nella cucina.

Zio Zua, colpito da un accesso violento di tosse e asma: Annesa!... Annesa!... Il fumo mi soffoca!
Annesa si affaccia alla porta, lo guarda con astio, e rientra in cucina.
Annesa!... Figlia del diavolo, dammi almeno una goccia d’acqua!... Soffoco!
Annesa, portandogli un bicchiere d’acqua: A voi!... Bevete... e statevi zitto, una buona volta!

Parassiti[modifica]

All'alzar della tela, la scena è vuota. — S'ode un vivo contrasto di voci nell'interno. — A destra, la porta è spalancata con violenza. — Marianna, a traverso la porta, vuol impedire l'ingresso all'Usciere e ai suoi testimonj.

Marianna (forte, protestando): I padroni dormono... Non si entra!
Usciere (spingendola con violenza): Noi si entra sempre!
Marianna: Per che fare?
Usciere (tranquillo, ironico): Per sequestrare.

Note[modifica]

  1. Nel testo "sbalodire".

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]