Campionato europeo di calcio 1992
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Citazioni sul campionato europeo di calcio 1992.
- A pensarci, è stato l'Europeo degli eccessi. Di prudenza, nelle prime gare, al punto da far suonare il lugubre campanello d'allarme di una crisi spettacolare senza precedenti. Poi di spensierato offensivismo, grazie all'Olanda dei «big», esposta a tutti i venti con tre difensori appena, contro i cinque della dilagante tendenza generale. Alla fine, ha vinto meritatamente la squadra regina dell'equilibrio. Cioè la Danimarca, sufficientemente coperta senza per questo rinunciare al gusto di far calcio offensivo, puntando cioè anche a realizzare gol, oltre che a non subirne. Ma pure più ricca di solidi gregari che di stelle [...]. Tanto è bastato per far strage prima delle stelle e stelline olandesi, poi persino della proverbiale efficacia dei tedeschi nelle grandi competizioni. (Carlo Felice Chiesa)
- Al di là della facile retorica, la vittoria della Danimarca agli Europei [...] è la vittoria della semplicità, delle cose fatte in economia, della giusta misura in un ambiente che da qualche tempo pare conoscere solo lo spreco. [...] La Danimarca si è imposta con una serie di prove non trascendentali, ma oneste, caparbie, figlie d'una volontà comune e d'uno spirito di sacrificio sconosciuto a tanti nostri miliardari della pedata. [...] in Danimarca il calcio fatica a superare contorni semiprofessionistici per non dire dilettantistici con quel che segue di bello e di meno bello. Complimentiamoci allora con questo gruppo di ragazzi che ha reso al massimo: in caso contrario Laudrup e Larsen non avrebbero portato a casa quel trofeo e, tanto meno, avrebbero stupito tutta Europa. (Filippo Grassia)
- Grazie alla Danimarca, di cuore e di testa. Perché molti dei giocatori li hanno richiamati dalle vacanze, dove facevano vita allegra e, si spera, sesso. Perché hanno corso anche nei supplementari, con uno zoppo in attacco. Perché era l'unica nazionale senza "italiani" [...] e non se ne poteva più di questo metter le mani sulle partite degli altri, come se Olanda-Germania fosse Milan-Juventus. Perché siamo stati costretti a tifare per i danesi. Perché i tifosi danesi non fischiano gli inni degli altri, non accoltellano gli altri, non conoscono il tifo contro, in cui noi siamo specializzati. Perché non dev'essere facile giocare a pallone sapendo di avere una figlia all'ospedale con la leucemia, ed è tutto più difficile quando la storia finisce sui giornali (grazie Vilfort per la dignità). Grazie a nome di quelli che credono alle favole e sono chiamati sognatori, poco realisti, moralisti a volte. (Gianni Mura)
- Sono rimasto sorpreso anch'io. Il calcio è uno sport strano: molte volte non basta la tenacia, ci vuole anche tanto cuore e altrettanta voglia di vincere. I danesi ce l'hanno messa tutta e hanno trionfato meritatamente. [«E tutti quei discorsi riguardanti l'importanza dei ritiri e di una preparazione fisica studiata nei minimi dettagli? Fino a tre giorni prima dell'Europeo, Laudrup e compagni erano in vacanza...»] Loro avevano il vantaggio di non avere addosso alcun tipo di pressione. Erano allegri e tranquilli, non avevano nulla da perdere. Ma è la classica eccezione che conferma la regola. (Giuseppe Bergomi)
- Stavo cercando di riprendermi da un grave infortunio al ginocchio. [...] Un giorno, tornavo da un'amichevole, mia moglie ha chiuso la porta e ha detto: "Ha appena chiamato la federazione danese. Andate a EURO 1992." Ho pensato: "Cosa? Ma è impossibile! [...] La Danimarca agli Europei... sarà un massacro!". Ho chiamato subito alcuni compagni, a cui chiedevo: "Dove siete?". Loro rispondevano: "Io in spiaggia in Grecia, io in Turchia, io in Spagna". Ma [...] avevamo solo una settimana per preparare la prima partita contro l'Inghilterra. [...] La prima volta che ci siamo allenati, ci siamo seduti in cerchio e il mister Richard Møller Nielsen stava in piedi: ridevamo, era più un divertimento che una cosa seria. Ricordo che ha guardato tutti i giocatori dritto negli occhi e ha detto: "Abbiamo un obiettivo in Svezia". Dopo un attimo di silenzio, ha detto: "Vincere EURO 1992". Lo guardavamo e ridevamo. Ci siamo detti: "Cos'ha preso? Ne voglio un po'!". (Brian Laudrup)
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