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Caterina de' Medici

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Caterina de’ Medici

Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici, nota come Caterina de' Medici (1519 – 1589), regina consorte di Francia, come moglie di Enrico II, dal 1547 al 1559, reggente dal 1560 al 1563.

Citazioni su Caterina de' Medici

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  • Ella fu, effettivamente, una donna di Stato di rara intelligenza, di eccezionale abilità di fronte agli intrighi e ai tradimenti dei capi cattolici e protestanti, in un contesto di violenza generalizzata. Che si sia servita dell'astuzia, che la si colga spesso in flagrante delitto di mala fede è accertato, ma l'importante è che abbia posto quel machiavellismo fiorentino al servizio della Francia e non della sua ambizione personale... Caterina aveva compreso che i litigi fra cattolici e protestanti mettevano in pericolo l'unità fondamentale del reame e che le persecuzioni non sarebbero arrivate a sradicare un'eresia già largamente diffusa in Europa. Ella, dunque, era convinta che una forma di laicità, al di sopra delle tendenze religiose, si imponeva per assicurare la sopravvivenza dello Stato regio. Non si trattava, beninteso, di tendere verso una stretta neutralità, tappa ultima nell'edificazione del nostro pilastro di laicità, ma di riequilibrare la bilancia fra le due religioni, conservando in ogni caso la struttura cattolica della monarchia cristianissima. La vedova di Enrico II si sarebbe sforzata di tendere a questo fino al massacro di San Bartolomeo. (Jean-Christian Petitfils)
  • Eugenio Alberi ne scrisse la vita e tentò invano difendere questo verme uscito dal sepolcro d'Italia, come la chiamò il Michelet, che, come il verme della leggenda scandinava, crebbe in uno smisurato e voracissimo serpente della libertà religiosa. (Eugenio Salomone Camerini)
  • La lenta, lentissima ascesa di Caterina de' Medici si dispiega durante tutta la durata della sua vita coniugale; ventisei anni di sorridente amenità, di disponibilità, di pazienza, di sottomissione, che, se lei avesse accompagnato il marito nella morte, le sarebbero valse nella memoria collettiva una reputazione di amabile insignificanza. Ventisei anni tormentati, costellati di prove e di incidenti, ritmati da morti che volta a volta modificavano la sua condizione senza renderla più solida... a ciascuna di queste tappe, la sua posizione resta fragile e minacciata. Nulla è mai acquisito, per lei. Ma non è nel suo carattere, dichiararsi vinta né incrociare le braccia... (Simone Bertière)
  • Con tutto che pretendere non si possa da chi governa uno stato, quella rigorosa moralità che esigere si può da un semplice privato, credo peraltro che, come femmina, Caterina fu migliore che i tempi in cui visse; e che, come reina , per la cognizione degli affari ed il suo modo di condurli, essa preparò la grande politica del secolo XVII.
  • In mezzo alla vita la più agitata, ne' tempi i più burrascosi della nostra istoria, Caterina procurava alla Francia libri preziosi, faceva terminare il Louvre ed inalzare le Tuileries, e riuniva tutti i nobili gusti dell' illustre casa de Medici, coltivando essa pure con gran premura l'amicizia de' più celebri letterali del suo tempo, Amyot, Ronsard, Montaigne, ed altri.
  • Il fondo della sua politica come del suo carattere fu, a parer mio, una tolleranza affatto moderna. Nelle alte regioni del potere, questa assenza di pregiudizj, questo libero spirito, sciolto dalle influenze esclusive, è un gran bene, imperocché egli assicura l' indipendenza della volontà sovrana: ma una tale tolleranza deve essere in rapporto perfetto col sentimento pubblico, a volere che venga ammessa come regola naturale delle credenze religiose. Nulla di simile esisteva ancora al tempo di Caterina. La vecchia dottrina, la quale tendeva a far considerare qualunque eresia religiosa non solo come offesa inverso Iddio, ma ancora come delitto sociale, vigeva allora in tutta lasua forza: era quella dell'immensa maggiorità in Francia.
  • Caterina, la quale avea dato prova della sua moderazione all'epoca della congiura di Amboise, andò da prima più oltre che il suocero ed il marito, dichiarandosi pel Calvinismo, subito ch' ebbe preso il potere all'avvenimento di Carlo IX. Sia che fosse sedotta dall'esempio di Enrico VIII e di Gustavo Wasa, sia che s'illudesse sopra le tendenze religiose della Francia, e volesse metterle in armonia col pubblico interesse, ella tentò di fondere le due chiese, come dicea, secondata in questo dal cancelliere de l'Hospital, il quale dal canto suo si era incaricato di riformare la costituzione del regno.
  • Né la malattia, né la fatica, né l'età, estinguere poterono in essa l'ardente e costante zelo che mostrò sempre per quello che veniva da lei considerato come la salute della monarchia. In qualunque stagione, a qualunque ora, a cavallo, in lettiga, in mezzo alle ambizioni del più alto egoismo e le più intrattabili, si vidde Caterina negoziare, conciliare, pacificare, senza spaventarsi dalle archibugiate, senza ributtarsi dagli sdegni.
  • Se l'istoria discolpa intieramente Caterina dall'accusa di avere premeditata la s. Barthèlemy, la ragion di stato (affrettiamoci di dirlo) non basta per giustificare la participazione che fu forzata di prendervi; e le terribili necessità politiche di que' tempi di fermento e di delirio, ne' quali sono confuse le nozioni del giusto e dell'ingiusto, pesano tuttavia come una disgrazia eterna sopra coloro che ne sono responsabili. Pertanto, Carlo IX e sua madre ripudiarono, quasi subito, una tale responsabilità rispondendo con una denegazione a' complimenti dell' ambasciatore di Spagna, e ricusando di ricevere il legato del Papa venuto espressamente per felicitarli.
  • Diremo, dal canto nostro: Caterina fece più bene che male. Ella seppe governare sola allorché tutte le molle dell'amministrazione pubblica si rallentavano intorno ad essa. Con gli editti di St. Germain e di Poitiers, ella rese possibile l'editto di Nantes ed il regno di Enrico IV. Nella lunga sua carriera politica, Caterina ebbe costantemente di mira un doppio scopo: nell'interno, la pacificazione dello stato; all' estero, la lotta contro l'influenza preponderante del successore di Carlo V. Ella combattè finalmente per tre grandi principj, che soli potevano salvare la Francia: la tolleranza religiosa, l' indipendenza nazionale , e la conservazione della monarchia.

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