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Cleante

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Cleante

Cleante (330 a.C. circa – 232 a.C. circa), filosofo greco antico.

Citazioni di Cleante

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  • Arte è abilità che produce ogni cosa con metodo.[1]
  • Come il fiato dell'uomo produce un suono più squillante quando la tromba, tiratolo per le strette di un lungo canale, lo manda fuori ingrandito dalla sua bocca, così il nostro pensiero è reso più aperto ed efficace dagli stretti vincoli della poesia.[2]
  • Guidami, o Giove, e tu, Destino, al termine, | qual esso sia, che d'assegnarmi piacquevi. | Seguirò pronto, ché se poi m'indugio, | per esser vile, pur dovrò raggiungervi.[3]
  • Ha voglia di mal fare e se ne astiene? | Oh, lo farà, se l'occasion gli viene![4] [epigramma]
  • Il piacere non è secondo natura né ha per sé stesso un valore nella vita; ma è come il belletto, che sembra naturale e non è.[5]
  • L'uomo è l'anima.[6]
  • La tristezza è una paralisi dell'anima.[7]
  • Meschino è chi dell'opinion fa conto | pensando trarne qualche bel guadagno.[8]
  • Niente è più maligno della calunnia: | occulta inganna l'uom che fede prestale | e contro l'innocente crea l'odio.[9]
  • Non mirare alla fama desiando | divenir sapiente quanto prima; | né t'impaurisca della molta gente | il vocio indiscreto e petulante. | Ché non ha il volgo intelligenza alcuna | nel giudicare, alcun senso del giusto | né dell'onesto; ma soltanto pochi | forniti troverai di tali doni.[10]
  • Non soltanto nei lineamenti del corpo ma anche nelle particolarità dell'anima c'è una somiglianza che dai genitori, come in uno specchio, si riflette nei figli; vale a dire somiglianza di costumi, di disposizioni naturali, d'inclinazioni. Ma la ricettività delle somiglianze e delle differenze appartiene al corpo; quindi anche l'anima è corporea, essendo soggetta alla somiglianza e differenza. Inoltre alterazioni e accidenti non si communicano da cose corporee a incorporee e viceversa; ma ecco che l'anima soffre insieme al corpo, partecipando al suo dolore se esso è battuto, ferito, piagato; e il corpo con l'anima, partecipando alla sua tristezza, se essa è afflitta da preoccupazioni, da angosce, dall'amore, come sentendo venir meno una forza a lui associata, di cui col suo rossore e col suo pallore attesta la vergogna e la paura. Dunque l'anima è corpo, per la partecipazione degli accidenti del corpo.[11]
  • Quando l'uomo nasce, la sua parte principale dell'anima è come un foglio di carta pulita adatta a copiarvi uno scritto; e lì va registrando i concetti che acquista. Il primo modo di questa registrazione è per la via dei sensi.[12]
  • [...] se le cose del mondo potessero regolarsi meglio in un'altra maniera, appunto in quell'altra maniera sarebbe stata avviata la loro composizione, in quanto nessun ostacolo poteva sorgere alla volontà di Dio.[13]

Inno a Zeus

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O glorioso più d'ogni atro, o somma
Potenza eterna, Dio dai molti nomi
Giove, guida e signor della Natura,
Tu che con la Legge l'universo reggi,
Salve! poiché a Te porgere il saluto
È diritto di ciascun di noi mortali:
Di tua stirpe noi siamo, e la parola
Come riflesso di tua mente abbiamo,
Soli fra tutti gli esseri animati
Che sulla nostra terra han vita e moto.[14]

Citazioni

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  • [Zeus] Senza il tuo nume nulla avviene sulla terra | né sotto il divino polo celeste e nemmeno nel mare, | tranne quanto compiono i malvagi nella loro demenza. | Ma tu sai rendere perfette anche le cose vane | e far belle le cose brutte, e pur le cose sgradevoli per te divengono grate: | tu infatti adattasti in uno tutte le cose buone con le cattive | così che diventassero la ragione unica di tutte le cose, sempre esistente, | che fuggendo abbandonano quanti mortali sono malvagi; | infelici!, che sempre di beni bramando il possesso | non vedono né ascoltano la legge universale di dio, | seguendo la quale avrebbero vita felice con senno.[15]
  • [...] non v'è per i mortali premio più grande, | e nemmeno per gli déi, che celebrare sempre secondo giustizia la legge universale.[15]

Citazioni su Cleante

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  • Si dice che questa storia abbia convinto Cleante di Asso, seppur controvoglia, a cedere e a guardarsi dalla tesi erronea – che lui aveva prima avanzato con forza e convinzione – secondo la quale gli animali non partecipano della ragione. Una volta a Cleante capitò di starsene seduto e di prendersi una pausa più lunga del solito, mentre ai suoi piedi c'era un gran numero di formiche. Ebbene, il filosofo a un certo punto vide un secondo gruppo di formiche trasportare una formica morta e condurla nel formicaio dell'altro gruppo che non era della medesima famiglia. Vide quindi che, mentre se ne stavano sulla sponda del formicaio con la formica stecchita, alcune salivano dal basso e si univano alle formiche ospiti come per fare qualcosa di ben preciso. Vide poi che queste stesse scendevano e per giunta per un numero imprecisato di volte. Alla fine le vide portare, come se si trattasse di un riscatto, una larva. Quelle la accettarono, consegnando in cambio la formica morta che avevano portato. Le altre, quindi, accolsero con gioia il corpo della compagna, e le fecero l'accompagnamento come se si trattasse di un figlio o di un fratello. (Claudio Eliano)

Note

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  1. Citato in 1935, p. 110.
  2. Citato in 1935, p. 112.
  3. Citato in 1935, p. 84.
  4. Citato in 1935, p. 89. Festa dà anche questa traduzione letterale: «chi con desiderio si astiene da un'azione turpe, la farà se ne avrà l'occasione».
  5. Citato in 1935, p. 171.
  6. Citato in 1935, p. 91.
  7. Citato in 1935, p. 94.
  8. Citato in 1935, p. 87.
  9. Citato in 1935, p. 90.
  10. Citato in 1935, p. 83.
  11. Citato in 1935, pp. 120-21.
  12. Citato in 1935, p. 99.
  13. Citato in 1935, p. 122.
  14. Citato in 1935, p. 78.
  15. a b Traduzione di Raffaele Cantarella in Poeti greci, Nuova Accademia, Milano, 1961; citato in Francesco Pedrina, Musa Greca, Antologia di poeti e prosatori greci con profili degli autori e pagine critiche organicamente scelte per un disegno storico-estetico, Casa Editrice Luigi Trevisini, Milano, V ristampa, p. 898.

Bibliografia

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  • AA. VV., I frammenti degli stoici antichi, 2 voll., a cura di Nicola Festa, Laterza, Bari, 1932-1935, vol. II.

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