Cristiano Godano

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Cristiano Godano (2009)

Cristiano Godano (1966 – vivente), cantautore e chitarrista italiano.

Citazioni di Cristiano Godano[modifica]

  • [«Anni '90. Cos’è stato per te quel periodo?»] È stato chiaramente inebriante e, per certi versi, è più facile storicizzarlo ora, non solo perché l'ho vissuto, ma perché vivo la contemporaneità e sono in grado di comprendere le differenze. Non sono sicuro che all'epoca fossi consapevole di ciò che stava accadendo, ma nelle interviste esternavo stupore: era qualcosa di potente il successo che questo tipo di rock stava avendo in Italia, eravamo abituati a suonare davanti a duemila, tremila, quattromila paganti, numeri che non si fanno più ormai. Mi sembrava ci fosse in atto un cambio nel modo di ascoltare la musica da parte degli italiani, la nostra generazione sembrava inaugurare una nuova via di ascolto per le generazioni a venire. Sapevo però che tutto ciò accadeva anche grazie al grunge e ai Nirvana, seminali ovunque nel mondo. Adesso mi rendo conto che fu per certi versi anche una moda. E a posteriori posso dire di essere dispiaciuto che le cose non siano più così, ma sono consapevole che il rock ha ovunque problemi di appeal.[1]
  • Io non ho mai lesinato il mio dispiacere per l'avvento di internet [...]: è un luogo miracoloso, un prodigio del percorso dell'umanità, ma da musicista devo rivendicare la possibilità di dire che mi ha danneggiato molto. Ha danneggiato tutta la nostra generazione che non ha saputo adeguarsi in maniera costruttiva al nuovo mezzo, come invece sanno fare le nuove generazioni. Per parlare in maniera proficua con la rete si devono adottare strategie di comunicazione improponibili per la nostra generazione: al ribasso, prive di contenuto, fondate su uno shock emotivo impattante, meno sono complicate e meglio è, e questo porta a una specie di volgarità. Io detesto la piega che ha preso la musica remunerata, ma in questo momento è difficile andare su una piattaforma digitale e ricavare tremila euro dai propri dischi. A parte pochi giovani eroi che fanno ancora rock, le nuove generazioni fanno musica come facessero marketing e questo, per un appassionato di musica, è un dato di fatto un po' spiacevole. Senza fare i retrogradi, nostalgici o rincoglioniti.[1]
  • I poeti maledetti confesso di non conoscerli a fondo, o meglio li ho scoperti dopo che molti mi hanno posto lo stesso accostamento, ho avuto conferme di avere un animo decadente. Scrivevo delle cose che ho scoperto solo in seguito che già avevano scritto loro. Ciò mi ha riempito di una stranissima, densa soddisfazione. [...] Amo gli scrittori vertiginosi, per i quali la scrittura diviene una sorta di malìa incantatrice, il lettore è tirato dentro dai vortici di queste frasi paratattiche.[2]
  • [Sul Festival di Sanremo 2021] Mio figlio si emoziona al successo dei Måneskin. E io gli chiedo: "Ma come? Non hai sempre snobbato il rock?", e lui: "No, certo rock ora mi piace, e loro li rispetto un casino. Hanno saputo essere più forti di Fedez e della Ferragni". E io, ingenuamente: "Guarda che ti confondi: era con la Michielin, Fedez...", con tanto di emoticon che si sbellica dalle risate. E lui, paziente con la mia dabbenaggine: "Ma lo so, ma la Ferragni a un certo punto è intervenuta via social e ha chiesto alla gente di votare per loro. E i Måneskin sono stati più forti dei social"... E da qui la mia mente ha saputo, banalmente, tessere le fila del ragionamento che non coglievo, e ricordarsi, peraltro, di un commento intercettato su qualche social, dove appunto si diceva che finalmente per una volta non avevano vinto... i social. Ma allora a questo punto ho rilanciato, e senza nessun particolare desiderio di ribaltare il senso di quello che mi stava comunicando lui, ho scritto: "Beh, anche i Måneskin hanno avuto un endorsement da paura", e gli ho girato il post di sorprendente entusiasmo di Vasco Rossi sui suoi social.[3]
  • Penso che sia una fascinosa esclusività tra autore e ogni suo ascoltare. Ci sono piccoli cortocircuiti, per me è molto bello che questo circuito venga compreso non necessariamente dal punto di vista esistenziale, non serve che ogni canzone faccia dire sta parlando anche di me. Si può godere di qualcosa che rende le due anime affini in quell'istante. Mi piace molto quando i testi si svincolano dall'io e diventano in qualche modo universali.[4]
  • Posso dire che per me era molto, molto, molto (tre volte, ndr) più bello quando potevo favoleggiare sui miei beniamini. Non sapevo nulla di loro fino a che un nuovo disco non stava per uscire. Allora, di colpo i giornali che leggevo se ne occupavano con le anticipazioni. Dopo di che, quando il disco usciva, uscivano gli articoli, nuove sessioni di foto. E lì, a distanza magari di un anno e mezzo, potevi godere della sorpresa dei cambiamenti. Impostavi l'acquisto del disco e la visione del concerto che di lì a poco ci sarebbe stato anche in Italia. [...] C'era la favola, la suspance, il mistero, il fascino che il mistero si portava dietro. [...] Ora i musicisti che non stanno sulla Rete quasi quotidianamente rischiano di scomparire. Ma per stare sulla Rete quotidianamente elimini la sorpresa e il mistero e sei a contatto costante con tutti, eliminando qualsiasi dislivello. Credo che fra un Cristiano Godano che ha vent'anni di carriera alle spalle e un pincopallo che ti apostrofa di pancia e con strafottenza, che potrebbe essere un genio ma mediamente guarda caso è un emerito cretino, ci possano/debbano stare delle differenze.[5]

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Michele Bisceglia, «Il mio racconto intimo, fatto di sentimenti potenti», Rollingstone.it, 25 giugno 2020.
  2. Dall'intervista di Adriano Ercolani, Cristiano Godano ci racconta "Lunga attesa", Xl.repubblica.it, 5 aprile 2016.
  3. Da Vi dico la mia sui Måneskin e Sanremo, Rollingstone.it, 10 marzo 2021.
  4. Dall'intervista di Elena Rebecca Odelli, Cristiano Godano: "Non ho idea di come si faccia un disco radio friendly, non ho idea di come si costruisca un tormentone", Rumoremag.com, 27 luglio 2020.
  5. Dall'intervista di Lidia Baratta, Cristiano Godano: "L'Italia non è un Paese rock", Linkiesta.it, 21 novembre 2014.

Voci correlate[modifica]

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