David Herbert Lawrence

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David Herbert Lawrence

David Herbert Richards Lawrence (1885 – 1930), scrittore britannico.

Citazioni di David Herbert Lawrence[modifica]

  • A guardar giù, al golfo di Salerno, a sud-est, in un giorno turchino, a veder la scura costa del tutto rocciosa, le chiare rocce montane, torna in mente Ulisse, ed è come ricuperare un perduto sé, mediterraneo, anteriore a noi. (citato in Piero Nardi, La vita di D. H. Lawrence, Mondadori, 1947, p. 406)
  • E se c'è un cielo, lui è là, e lui mi dormirà accanto in modo che io possa dormire. (da L'amante di Lady Chatterley)
  • La coscienza è sinonimo di paura della società oppure, nel migliore dei casi, di paura di se stessi. (da L'amante di Lady Chatterley)
  • Non io, non io, ma il vento che m'investe! (da Canto di un uomo che è giunto a buon fine, in Tutte le poesie)
  • Sesso e bellezza sono inseparabili, come vita e coscienza. E l'intelligenza che accompagna sesso e bellezza, e da essi deriva, è intuizione. (da Sesso e bellezza)

Figli e amanti[modifica]

Incipit[modifica]

Dopo Hell Row ci furono i Bottoms.
Hell Row era un gruppo di tozze casette dal tetto di paglia, amucchiate sulla riva del torrente a Greenhill Lane. Ci vivevano i minatori che lavoravano nei pozzi, due campi più in là. Il torrente correva sotto gli ontani e il poco carbone tirato su dalle cisterne dal lento giro degli asini non arrivava ad annerirne le foglie. Pozzi eguali costellavano tutto il paese; alcuni risalivano addirittura ai tempi di Carlo II. E gli uomini e gli asini scavavano giù nella terra, come formiche, macchiando di cumuli neri i prati e i campi di grano. Erano appunto le capanne di questi minatori che sparse qua e là, a gruppi o isolate, insieme alle case dei contadini e a quelle dei calzettai, formavano il villaggio di Bestwood.

Citazioni[modifica]

  • E infatti accade a volte che la vita s'impadronisca di noi, ci trascini, compia sul nostro corpo tutto il ciclo della nostra storia, sino all'ultimo. Eppure è come se non fosse stato nulla, come se le cose ci fossero scivolate sopra, senza che ce ne rendessimo conto. (cap I, p. 45)
  • A dispetto degli igienisti, il sonno è più salutare quand'è condiviso da un essere amato. Il calore, la sicurezza, la pace e quell'intimo conforto che derivano dal contatto dell'altro, lo intessono infatti come una specie di dolcissimo velo che avvolge interamente anima e corpo. (cap. IV, p. 124)
  • «Essere religioso è una cosa e la religione un'altra» diceva. «Per me anche un corvo è religioso quando rotea nel cielo. Eppure lo fa soltanto perché si sente portato dal vento e non perché si creda eterno.» (Paul Morel: cap. IX, p. 358)
  • Così egli lasciò Miriam, e Miriam rimase sola. Poche persone si curavano di lei e lei di poche si curava. Rimase sola con se stessa, aspettando. (cap. XI, p. 423)
  • In fondo in fondo credo che tu ti compiaccia di questo senso di colpevolezza. Forse anche Eva se ne compiaceva quando fu cacciata dal Paradiso. (Paul Morel a Clara: cap. XII, p. 439-440)
  • Ecco quel che dobbiamo provare tutti. Una vera, autentica pienezza di sentimento. Una volta, una volta almeno, durasse pure tre mesi soli. (Paul Morel: cap XII, p. 444)

Explicit[modifica]

«Mamma!» bisbigliò. «Mamma!»
Era lei il solo essere che potesse sostenerlo. Ed essa se n'era andata, svanendo nel tutto. Avrebbe voluto sentirsi toccare da lei, camminarle ancora a fianco.
Ma no, non doveva arrendersi. Si rivoltò deciso incamminandosi verso la fosforescenza d'oro della città. Teneva i pugni stretti, le labbra serrate. Non avrebbe preso la via delle tenebre, per seguirla. In fretta camminava verso il debole, confuso mormorio della città illuminata.

L'amante di Lady Chatterley[modifica]

Incipit[modifica]

Adriana Dell'Orto[modifica]

La nostra è sostanzialmente un'era tragica, per cui ci rifiutiamo di prenderla sul tragico. Il cataclisma si è ormai abbattuto su di noi, siamo circondati dalle rovine; cominciamo a creare nuovi piccoli centri di vita, a nutrire nuove piccole speranze. È un lavoro alquanto difficile; la strada verso il futuro è tutt'altro che piana, ma noi aggiriamo gli ostacoli o li scavalchiamo. Dobbiamo sopravvivere, per quanti cieli ci siano crollati addosso.

Gian Luca Guerneri[modifica]

Abitanti di un'epoca tragica, ci rifiutiamo di prenderla tragicamente. Ci muoviamo tra le rovine di una catastrofe trascorsa accingendoci, ogni volta, alla ricostruzione, al riordino delle nostre tenui speranze.

Citazioni[modifica]

  • Si ritiene che il mondo sia colmo di possibilità ma, nella maggior parte dei casi, nell'esperienza personale si riducono a pochissime. Vi sono miriadi di pesci nel mare… forse… ma a quanto sembra, la stragrande maggioranza è composta da sgombri o aringhe, e se non si è uno sgombro o un'aringa, si hanno scarsissime probabilità di incontrare altri tipi di pesci nel mare. (IV; 1988, p. 70)
  • Il romanzo può informare e incanalare in altre direzioni il flusso di coscienza della nostra simpatia, e può distogliere la nostra simpatia dalle cose morte. Di conseguenza, il romanzo, se costruito a dovere, può svelare i luoghi più segreti della vita; perché è proprio, e soprattutto, nei luoghi delle passioni segrete della vita che la corrente delle conoscenze sensitive deve fluire e rifluire, purificante e tonificante. (IX; 1988, p. 163)
  • Il pubblico non apprezza ora se non ciò che lusinga i suoi vizi. (IX; 1988, p. 163)
  • [I giovani] Non hanno abbastanza cervello per diventare socialisti. Non sono abbastanza seri e mai lo saranno per prendere davvero sul serio una qualsiasi cosa. (signora Bolton: IX; 1988, p. 168)
  • Inutile tentare di scrollarsi di dosso la propria solitudine. Bisogna tenercisi aggrappati per tutta la vita. Solo a volte, di tanto in tanto, il vuoto si colmava. A volte! Ma occorreva attendere l'occasione propizia. Rassegnarsi alla propria solitudine e tenercisi aggrappati, per tutta la vita. E poi accettare le rare occasioni in cui il vuoto si colma, se capitano. Ma bisogna che capitino, spontaneamente. Non si può forzare la mano al destino. (X; 1988, p. 222)
  • È forse l'unica cosa che non ti permettono di fare, quella di essere franchi e schietti in materia di sesso. Si può essere sudici quanto si vuole. Anzi, più ci si comporta sudiciamente riguardo al sesso, e più la cosa va loro a genio. Se invece si crede nel sesso e non si vuole che sia infangato, allora ti fregano. È il solo folle tabù superstite, il sesso inteso come una cosa naturale e vitale. Non ne vogliono sapere, e sono pronti ad ammazzare, piuttosto di permettere ad altri di praticarlo. (XVII; 1988, p. 377)
  • Ed è così che siamo fatti. Per pura forza di volontà isoliamo le nostre intuizioni interiori dalla consapevolezza di ciò che ammettiamo pubblicamente. Ciò provoca uno stato di paura, o di apprensione, che rende dieci volte più duro il colpo, quando lo riceviamo. (IXX; 1988, p. 408)

Mare e Sardegna[modifica]

Incipit[modifica]

Si sente la necessità assoluta di muoversi. E soprattutto di muoversi in una direzione particolare. Una doppia necessità: muoversi e sapere in che direzione.

Citazioni[modifica]

  • Così ci fermiamo al Dazio, la casetta della dogana in città, e Vestito di Velluto deve pagare per della carne e del formaggio che porta con sé. Dopo di che scivoliamo via nella fredda strada principale di Nuoro. Penso che questa è la patria di Grazia Deledda, la scrittrice, e vedo una bottega di barbiere: De Ledda. E grazie al cielo siamo alla fine del viaggio. Sono le quattro passate. (cap. 6, p. 209)
  • [riferendosi alla Sardegna] Questa terra non assomiglia ad alcun altro luogo.
  • La Sardegna è un'altra cosa: più ampia, molto più consueta, nient'affatto irregolare, ma che svanisce in lontananza. Creste di colline come brughiera, irrilevanti, che si vanno perdendo, forse, verso un gruppetto di cime… Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definitivo. È come la libertà stessa.
  • La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia.
  • E improvvisamente ecco Cagliari: una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata, accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all'inizio della profonda baia senza forme. È strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all'Italia. La città si ammucchia verso l'alto, quasi in miniatura, e mi fa pensare a Gerusalemme: senza alberi, senza riparo, che si erge spoglia e fiera, remota come se fosse indietro nella storia, come una città nel messale miniato da un monaco. Ci si chiede come abbia fatto ad arrivare là. Sembra la Spagna, o Malta: non l'Italia.
  • Fredda Cagliari di pietra: in estate devi essere di un caldo rovente, Cagliari, come una fornace.
  • Cagliari è molto ripida. A metà c'è uno strano posto chiamato i bastioni, un ampio spazio pianeggiante simile a una piazza d'armi con alberi, curiosamente sospeso sopra la città, e dal quale parte un piano inclinato, simile a un ampio viadotto di traverso sopra alla strada a chiocciola che si inerpica verso l'alto. Sopra ai bastioni la città continua a salire ripida verso la Cattedrale e la fortezza.
  • Ma ancora mi ricorda Malta. Persa tra Europa e Africa, appartiene a nessun luogo. Appartiene a nessun luogo, non essendo mai appartenuta a nessun luogo. Alla Spagna e agli Arabi e ai Fenici, più di tutto. Ma come se non avesse mai veramente avuto un destino. Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia.
  • Oh strette, buie, umide strade che salgono verso la Cattedrale, simili a fessure. Per un pelo schivo un enorme secchio di sciacquatura che precipita giù dal cielo. Un ragazzino che stava giocando per la strada, la cui schivata non è cosi netta, guarda in su con quell'ingenuo, impersonale stupore con cui i bambini osservano una stella o un lampione.

Paesi etruschi[modifica]

  • Gli etruschi lo sanno tutti, erano il popolo che occupava l'Italia centrale, ai tempi della prima Roma e che i Romani, da buoni vicini come sempre annientarono per far posto a una Roma con la 'erre' maiuscola. Non li avrebbero sterminati tutti, ce n'erano troppi, ma riuscirono a cancellarli come nazione e come popolo. Fu l'inevitabile risultato di un espansionismo con la 'e' maiuscola, la sola ragion d'essere di gente come i romani.
  • Forse perché un pazzo uccide con un sasso un usignolo, egli è per questo più grande dell'usignolo? Forse perché il Romano fece fuori l'Etrusco, egli era per questo più grande dell'Etrusco? Oh no! Roma è caduta, e il fenomeno romano con essa. L'Italia di oggi è nel suo polso molto più etrusca che romana; e sarà così sempre. L'elemento etrusco è in Italia come l'erba dei campi e come il germogliare del grano: e sarà così sempre.
  • Gli Etruschi sono stati senz'altro i meno romani di tutti i popoli mai vissuti in Italia, proprio come i Romani dell'antica Roma, sono stati certo i meno italiani, almeno a giudicare dagli italiani di oggi.
  • Gli etruschi non furono distrutti, ma furono spogliati della loro essenza… Il sapere degli etruschi divenne mera superstizione, e i principi etruschi diventarono grassi e inerti romani.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il serpente piumato[modifica]

Era la prima domenica dopo Pasqua e l'ultima corrida della stagione, a Città del Messico.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

L'uomo che amava le isole[modifica]

C'era un uomo che amava le isole. Era nato su un'isola, ma non gli si addiceva perché c'era troppa gente oltre a lui. Voleva un'isola per conto proprio: non necessariamente per starci da solo, ma per fame un mondo tutto per sé.
Un'isola, se comincia a essere grandina, non è meglio di un continente. Per la verità deve essere piuttosto piccola, per assumere sembianze di isola; e questa storia mostrerà quanto minuscola debba essere, prima che tu possa ritenerla pronta a riempirla con la tua personalità.

Bibliografia[modifica]

  • David Herbert Lawrence, Figli e amanti, traduzione di Franca Cangogni, Oscar Mondadori, 1988.
  • D.H. Lawrence, Il serpente piumato, 1926.
  • David Herbert Lawrence, L'amante di Lady Chatterley, traduzione di Gian Luca Guerneri, Guaraldi, 1995.
  • David Herbert Lawrence, L'amante di Lady Chatterley (Lady Chatterley's Lover, 1928), prefazione di Guido Almansi, traduzione di Adriana Dell'Orto, BUR, Milano, 1988. ISBN 8817002127
  • David Herbert Lawrence, L'uomo che amava le isole, traduzione di Flaviana Sortino, Newton Compton, 1994.
  • David Herbert Lawrence, Mare e Sardegna (Sea and Sardinia, New York, 1921), a cura di Luciano Marrocu, traduzione di Tiziana Serra, Ilisso, Nuoro, 2000. ISBN 88-87825-17-3
  • David Herbert Lawrence, Paesi etruschi, traduzione di Giovanni Kezich, Nuova Immagine editrice, Siena 1985. ISBN 9788871450476
  • David Herbert Lawrence, Tutte le poesie, traduzione di Piero Nardi, Mondadori, 1959.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]