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David Lloyd George

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David Lloyd George

David Lloyd George, 1st Earl Lloyd George of Dwyfor (1863 – 1945), uomo di stato britannico.

Citazioni di David Lloyd George

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  • Credetemi, la Germania non può entrare in guerra.[1] [1° agosto 1934; ultime parole famose]
  • [Dopo il Trattato di Versailles] Entro 25 anni dovremo combattere un'altra guerra.[2]
  • [Su Edward Grey] Fino a prima del 1914 andava ancora di moda posare a taciturno, e nessuno ne trasse tanto profitto quanto Gray [...] Gli uomini più forti della storia non sono mai stati silenziosi [...] Possedeva a perfezione quella correttezza fraseologica e comportamentale che passa per essere (e talvolta è) diplomazia, nonché quella pacata facondia d’ineccepibile dizione che giova a farsi annoverare fra gli statisti – almeno finché una crisi non giunge a mettere simili manieratezze (urbanities) alla prova. [...] Continuò a perseguire la sua politica confessa consistente nell’attendere che l’opinione pubblica decidesse al posto suo quale fosse la direzione da prendere [...] Se egli avesse ammonito la Germania circa il punto su cui la Gran Bretagna avrebbe dichiarato la guerra [vale a dire l’occupazione del Belgio], combattendola poi con tutte le sue forze, l’esito [della crisi] sarebbe stato diverso.[3]
  • Fra pochissimo tempo, forse tra un anno o due, gli elementi conservatori di questo paese vedranno la Germania [nazista] come un baluardo contro il comunismo in Europa... Non condanniamo troppo presto la Germania: un giorno la saluteremo come nazione amica. (1934[4])
  • Il messaggio che io rivolgo al popolo dell'Impero britannico in occasione del quarto anniversario della sua entrata in guerra, è questo: tenete fermo!... Io dico: tenete fermo! perché mai come oggi la prospettiva della vittoria è stata così brillante... Ma la battaglia non è ancora vinta... Avendo intrapreso un compito, dobbiamo continuarlo sino a che non si sia giunti ad una soluzione equa e duratura. In nessun altro modo possiamo assicurare al mondo la liberazione dalla guerra. Tenete fermo![5]
The message which I send to the people of the British Empire on the fourth anniversary of their entry into the war is: hold fast!... I say: hold fast!, because our prospects of victory have never been so bright as they are to day... But the battle is not yet won... Having set our hands to the task we must see it through till a just and lasting settlement is achieved. In no other way can we ensure a world set free from war. Hold fast!
  • La Prussia non è una democrazia. Il kaiser ha promesso che ve ne sarà una dopo la guerra. Credo che abbia ragione. Non soltanto la Prussia non è una democrazia, ma non è neppure uno Stato: la Prussia è un esercito.
    Essa possiede grandi industrie altamente sviluppate; essa ha un grande sistema di educazione; essa ha le sue Università; essa ha sviluppato la sua scienza; ma tutto ciò è subordinato a questo scopo unico e preponderante: un esercito irresistibile che deve intimidire il mondo. L'esercito è, per la Prussia, la punta di una lancia; il resto non è che il manico[6].
  • [su Francesco Saverio Nitti] Nitti era un uomo di eccezionali qualità sia come amministratore che come statista.[7]

Citazioni su David Lloyd George

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  • Egli impersona nei ricordi della sua infanzia e nelle lotte della sua giovinezza, nelle caratteristiche del suo temperamento oratorio e nelle tendenze della sua attività politica, la fede protestante e l'utilitarismo sociale, che costituiscono la grandezza e la forza della piccola borghesia e del partito radicale di là della Manica. (Riccardo Dalla Volta)

Note

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  1. Citato in Focus n. 65, p. 134.
  2. Citato in AA.VV., Il libro della Seconda guerra mondiale, traduzione di Sandro Matteoni, Gribaudo, 2022, p. 21. ISBN 9788858041406
  3. In War Memoirs, Odham Press, London (1932-1933) 1938, pp. 56-58.
  4. Citato in Noam Chomsky. I nuovi mandarini. Gli intellettuali e il potere in America, prefazione di Howard Zinn; traduzioni di Luca Baranelli, Francesco Ciafaloni, Giovanni Dettori, Maria Vittoria Malvano, Santina Mobiglia, Giovanna Stefancich, Adria Tissoni, Net, Milano, 2003, p. 129.
  5. Da un messaggio del 4 agosto 1918, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 696.
  6. Dal discorso del 13 aprile 1917, La soppressione del delitto della guerra, in I diritti dei popoli: rivista trimestrale per l'organizzazione giuridica della società internazionale, n. 1, 1917, Tipografia del Senato di G. Bardi, Roma, 1917, pp. 47-48.
  7. Citato in Enrico Serra, Nitti e la Russia, Dedalo, Bari, 1975, p. 53.

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