Demarato

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Demarato (530 a.C. circa – 479 a.C. circa), re di Sparta.

Citazioni di Demarato[modifica]

Erodoto, Storie

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [In risposta a Serse, che gli chiedeva se i Greci avrebbero avuto il coraggio di alzare le armi contro di lui, parlando degli Spartani] Prima di tutto, non sarà mai che accettino le tue proposte che apportano schiavitù alla Grecia; in secondo luogo, si opporranno a te in campo aperto, anche se gli altri Greci tutti si dovessero schierare dalla tua parte. Quanto al numero, non chiedere quanti sono per osare di agire in questo modo: si trovino pure ad essere in 1000 schierati in campo o anche meno di 1000, o più, questi ti daranno battaglia. (VII, 102)
  • [In risposta a Serse, che si mostra incredulo per il discorso precedente] Anche gli Spartani quando combattono singolarmente a nessuno al mondo sono inferiori; uniti, poi, sono i più valorosi di tutti gli uomini. Poiché, se è vero che sono liberi, non sono poi liberi del tutto: domina su di loro un padrone, la legge, di cui hanno timoroso rispetto molto più ancora che i tuoi sudditi non l'abbiamo per te e fanno tutto quello che essa comanda ed essa sempre la stessa cosa comanda: di non fuggire dal campo di battaglia qualunque sia la caterva di nemici e, rimanendo saldi al proprio posto, vincere o morire. (VII, 105)
  • [In risposta a Serse, che gli chiedeva perché gli Spartani accampati lì vicino facevano esercizi ginnici e si ravviavano le chiome] Questi uomini sono venuti a contenderci il passo [delle Termopili] e a questo si preparano. Poiché così vuole il loro costume: quando si accingono a mettere a repentaglio la vita, allora si prendono cura della loro capigliatura. Sappi ora bene questo: se tu assoggetterai costoro e quelli che sono rimasti a Sparta, nessun altro popolo al mondo, o re, oserà alzare contro di te le mani, poiché tu ora ti accingi ad attaccare il regno più splendido che vi sia tra i Greci e gli uomini più valorosi. (VII, 209)
Plutarco, Apophthegmata Laconica
  • [In risposta ad un tale che gli faceva notare che Oronte lo aveva trattato male] Non ho niente da rimproverargli; il vero danno viene da quelli che blandiscono, non da quelli che parlano con aperta ostilità. (219 F-220 A)
  • [In risposta a coloro che gli chiedevano perché lui, che era addirittura re, era stato esiliato da Sparta] Perché là le leggi contano più dei re. (220 B)
  • [In risposta ad un tale che gli domandava perché gli Spartani se la prendevano con quelli che gettavano lo scudo e non con quelli che si toglievano l'elmo e la corazza] Perché l'elmo e la corazza uno li indossa per la sua sicurezza personale; mentre lo scudo protegge anche i compagni di fila. (220 A)
  • [In risposta a chi nel corso di una riunione gli chiedeva se stava zitto perché era stupido o perché mancava di argomenti] Se fossi stupido, non sarei capace di star zitto. (220 A)

Bibliografia[modifica]

  • Erodoto, Le storie, traduzione di L. Annibaletto, 1982.
  • Plutarco, Le virtù di Sparta (Apophthegmata Laconica), traduzione di Giuseppe Zanetto, Adelphi, 1996, ISBN 978-88-459-1208-5.

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