Giulio Giorello

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Giulio Giorello

Giulio Giorello (1945 – 2020), filosofo, matematico ed epistemologo italiano.

Citazioni di Giulio Giorello[modifica]

  • Dylan ci insegna che il lavoro filosofico è sostanzialmente il lavoro sulla nostra incompletezza, sulla nostra finitezza, sul fatto che siamo appunto condizionati da un mucchio di cose.[1]
  • [Sul decesso di Margherita Hack] Era una grande ricercatrice, una grande combattente per il concetto laico della libertà di ricerca e una grande donna. Margherita non aveva paura di essere anche atea, in nome della libertà della scienza.[2]
  • Il libertino cerca continuamente esperienze intellettuali nuove. E allora, in questo senso la lussuria è la passione del conoscere, dell'andare avanti, del non fermarsi mai, di non accontentarsi mai di un punto di vista raggiunto.[3]
  • Il nucleo dell'interventismo cattolico non è in linea di principio troppo diverso dal cosiddetto fondamentalismo islamico (anche se personalmente non amo questa locuzione). In entrambi i casi, la nostra risposta dev'essere una sola: non passeranno![4]
  • In questi giorni ho visto la fotografia della regina Elisabetta e del Papa che si sono incontrati. Erano l'immagine di due resti. La monarchia dentro la chiesa e la monarchia dentro lo Stato.[5]
  • La filosofia secondo me è un modo di scontrarsi con la pratica.[3]
  • Geymonat ritiene che il progresso scientifico si possa riassumere nello slogan: "contestare e creare": il miglior servizio che possiamo rendergli è dunque quello di contestarlo.[6]
  • Sì, abbiamo un'anima. Ma è fatta di tanti piccoli robot.[7]
  • Sono secoli o addirittura millenni che ci trasciniamo il dualismo di mente e di corpo, di anima e di carne. Prima ancora dei risultati di biologia e di neurofisiologia, questo dualismo è stato però smantellato da due grandi protagonisti della filosofia moderna: il razionalista Baruch Spinoza e l'empirista David Hume. Partendo da premesse assai diverse, i due convergono nel dirci che il nostro Io che si pretende immortale non è altro che un modo della natura.[4]

Il bisogno di Dio? C'è, ma non me lo spiego

intervista di Fabrizio Rossi, Tracce, 17 settembre 2010

  • Tutte le prove dell'esistenza di Dio implicano una sorta di sottomissione.
  • Io mi riconosco pienamente nella componente anti-idolatrica del cristianesimo.
  • In ogni cultura c'è un bisogno del divino, più come bisogno di amore.
  • Gli scienziati sbagliano quando, davanti ad una parte di realtà che non corrisponde alla loro teoria, cercano di cancellare la realtà anziché modificare la teoria.
  • La cosa più bella è discutere con gente certa, appassionata. E, in questo, Giussani era un vero maestro.

Dio

dal ciclo di lezioni Questioni di coscienza, a cura di N. Vassallo e M. C. Amoretti, visibile su YouTube, 24 febbraio – 29 maggio 2011

  • Contro questo fondamentalismo io ritengo che bisogna tornare all'illuminismo. [...] Mi piace soprattutto quello che si chiama illuminismo radicale, quello di Spinoza per esempio, quello di Diderot, quello del marchese di Sade. [...] Quante violenze... già, lui le teorizza, le descrive nei suoi romanzi, alcuni custodi della moralità, vedasi per esempio i vari preti pedofili e coloro che li hanno coperti e continuano a coprirli, invece li fanno.
  • Il fondamento dell'etica è la pratica dell'etica, non c'è nessun bisogno di fondarla su qualcosa d'altro.
  • Il fondamentalismo nasce, proprio con questa parola, nel contesto del cristianesimo, in particolare del cristianesimo protestante soprattutto americano. [...] C'è anche un fondamentalismo cattolico.
  • Io ritengo che noi possiamo dare un senso al mondo senza bisogno di tirar fuori necessariamente Dio.
  • Qualunque comportamento umano, anche il più orribile alla luce di certi valori, è naturale, perché è consentito dalle leggi di natura.
  • Un ateismo metodologico è appunto un modo di vivere come se Dio non ci fosse, o prescindendo da Dio, o prescindendo da coloro che pretendono di imporre i loro valori in nome di Dio.

Di nessuna chiesa[modifica]

Incipit[modifica]

Popper perdonami, comincerò con un altro Karl. “Uno spettro si aggira per l'Europa [...]. Tutte le potenze [...] si sono alleate in una santa battuta di caccia contro questo spettro: papa e zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi.” Così inizia il Manifesto del partito comunista (1848) di Engels e Marx. Allora lo spettro era il comunismo; oggi, invece, la santa alleanza lo chiama relativismo.

Citazioni[modifica]

  • Troppo spesso si dimentica che il contrario di relativismo è assolutismo. (p. 15)
  • Un tempo i cieli erano popolati da Dei che oggi consideriamo alla stregua di proiezioni umane più o meno ingenue. Ma per secoli, anzi per millenni, essi apparvero più potenti degli uomini, se non addirittura i loro creatori. C'è una parola latina che rende bene questo sovrastare: superstitio. (p. 18)
  • Appare evidente come lo scontro oggi in atto sulla presunta dittatura del relativismo sia uno scontro filosofico sul senso e sulla portata della scienza, della riflessione critica, della tolleranza politica e della scelta morale. (p. 20)
  • Il fallibilismo non è una teoria, bensì un atteggiamento, uno stile di vita, un'opzione filosofica che Peirce non vedeva sovrastare la pratica della ricerca, ma annidarsi nelle pieghe della scienza. Un sapere assoluto, sciolto cioè dal vincolo della critica, avrebbe a suo dire precluso ogni rinnovamento dell'indagine. (pp. 28-29)
  • La critica non è solo corrosiva - se essa scioglie vecchi vincoli è perché crea nuove solidarietà. (p. 73)

Note[modifica]

  1. Dall'intervento a Popsophia, La filsofia di Dylan Dog, visibile su YouTube, 17 luglio 2011.
  2. Citato in Margherita Hack morta a 91 anni: l’astrofisica tra ricerca e diritti civili, Il Fatto Quotidiano, 29 giugno 2013.
  3. a b Dall'intervista di Caffeinacultura, La conoscenza è lussuria. Parola di Giulio Giorello, visibile su YouTube.
  4. a b Dall'intervista di Gabriele Barone, Senza Dio né padrone, gennaio 2011.
  5. Citato in Dino Cofrancesco, Elogio di Giulio Giorello e delle differenze (tra noi e lui), loccidentale.it, 26 Settembre 2010.
  6. Citato in Enzo Biagi, Buoni cattivi: esiste ancora una morale valida per tutti?, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1991, p. 80. ISBN 88-17-11549-5
  7. Dal Corriere della sera, 1997; citato in Don Ross, Distributed cognition and the will: individual volition and social context, 2007, p. 95.

Bibliografia[modifica]

  • Giulio Giorello, Di nessuna chiesa. La libertà del laico, Raffaello Cortina Editore, Milano 2005. ISBN 8870789756

Altri progetti[modifica]