Edoardo Agnelli (1892-1935)

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Edoardo Agnelli

Edoardo Agnelli (1892 – 1935), imprenditore e dirigente sportivo italiano.

Citazioni di Edoardo Agnelli[modifica]

  • Vi sono grato per aver accolto come un onore la mia presidenza, ma spero di non deludervi se vi confesso che non ho alcuna intenzione di considerarla soltanto onorifica [...]. Dobbiamo impegnarci a far bene, ma ricordandoci che una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio.[1]
  • Ho l'impressione che qualcuno s' illude di poter fermare il progresso del mondo. Ogni nuovo modello che esce dalla Fiat rappresenta un passo avanti nella progettazione, nella sperimentazione, nella realizzazione. Ed e sempre un punto di partenza. Se anche fossimo dei pionieri, come portatori di una nuova concezione del club di calcio, dovrebbe venircene un merito, non una disapprovazione.[2]

Citazioni su Edoardo Agnelli[modifica]

  • Edoardo Agnelli vende all'Italia una squadra di calcio, un mezzo di locomozione sentimentale che passa dappertutto e porta dovunque. [...] Ma sa che vincere non deve essere un caso, una somma di circostanze sentimentali. Vincere con gli Agnelli al tavolo deve significare essere bravi, molto bravi. Significa selezionare. Ne fa un tormento industriale. E sbaracca il vecchio mondo delle polisportive. Cerca una squadra come cercherebbe un'idea di carrozzeria. La cerca in tutto il mondo. [...]
    Edoardo porta la squadra allo scudetto nel '26 poi nei famosi cinque anni dal '30 al '35. Edoardo muore il 14 luglio di quello stesso anno, il '35, che ha consacrato la sua squadra come la migliore d’Italia, forse del mondo. Muore in modo avventuroso, così come aveva voluto vivere [...] Fu una morte che suscitò scalpore, grande commozione, la gente rimase colpita. Come Edoardo aveva intuito, il calcio aveva la forza di rendere subito molto più famosi rispetto all'industria. La sua Juventus aveva cambiato il calcio e dettato le regole del futuro. Ancora oggi sono le stesse. Impossibile coniugare vittorie e bilanci. Il grande calcio in Italia altro non può esser che l'eccesso di un grande finanziatore. A cui però andrà il riconoscimento popolare. In sostanza i più bravi riescono a pagarsi il favore della gente, scambiano i soldi con i sentimenti.
    Edoardo non diventò mai presidente della Fiat. Nell'azienda non ebbe solo il padre a frenarlo, ma anche la crescita di un grande manager come Vittorio Valletta. Ma è rimasto nella storia per la sua intuizione sulla Juve e il suo modo di gestire il calcio. Cancellando il calcio dei piccoli scudetti e costruendo la Grande Juventus dette inizio a quel circolo virtuoso per cui vincere porta gente e la gente aiuta a portare le vittorie. La Juventus padrona dei cuori nasce allora e non è mai più tornata indietro. Questa è vera modernità. (Mario Sconcerti)

Note[modifica]

  1. Dal discorso dopo essere stato eletto presidente del Foot-Ball Club Juventus, il 24 luglio 1923; citato in Mario Pennacchia, Il gioiello di famiglia, La Gazzetta dello Sport, 27 dicembre 1997.
  2. Citato in Mario Pennacchia, Il gioiello di famiglia, La Gazzetta dello Sport, 27 dicembre 1997.

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