Emir Kusturica

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Emir Kusturica

Emir Kusturica (1954 – vivente), regista e musicista serbo.

Citazioni di Emir Kusturica[modifica]

  • [Sugli Stati Uniti d'America] Quello è un modo medievale di disegnare la storia, nel quale loro non rispettano la legge e vogliono che il resto del mondo la rispetti. Non è possibile.
That is a Medieval way of drawing history, in which they do not respect the law and want the rest of the world to respect the law. That's not possible. (dall'intervista Kusturica Opposes Bombardment in the Name of Humanity, Znet, 8 luglio 2002)
  • In Serbia molta gente mi odia perché vuole occidentalizzarsi, non capendo che il mondo occidentale è bipolare, con cose molto buone e cose molto cattive. Dal momento che non hanno esperienza dell'occidente, credono perfino che un'occidentale ammasso di merda sia realmente una torta.
In Serbia a lot of people hate me because they want to westernize, not understanding that the western world is bipolar, with very good things and very bad things. Since they don't have experience of the west, they even believe that a western pile of shit is actually pie. (citato in The Guardian, 4 marzo 2005)
  • Mio padre era un ateo e descriveva sempre sé stesso come un Serbo. Ok, possiamo essere stati Musulmani per 250 anni, ma eravamo ortodossi prima di quello e nel profondo siamo sempre stati Serbi, la religione non può cambiare questo fatto. Siamo diventati Musulmani solo per sopravvivere ai Turchi.
My father was an atheist and he always described himself as a Serb. OK, maybe we were Muslim for 250 years, but we were orthodox before that and deep down we were always Serbs, religion cannot change that. We only became Muslims to survive the Turks. (da The Guardian, 4 marzo 2005)
  • La bellezza femminile è il punto più vicino fra il genere umano e l'eternità. (da Dove sono in questa storia, p. 116)
  • Tutto nel Montenegro si amalgama: forma strani contrasti dove s'intrecciano minuscolo e grandioso, come nei ricordi dell'infanzia, quando la realtà pare brillare, vivificarsi di colori. La storia del Montenegro è anche quella dei suoi uomini forti di spirito e virtù. (da Nel segreto di un nome, il destino di un popolo, newmontenegro.eu)
Rivoluzionario Emir Kusturica, intervista di Mario Serenellini, Corriere della sera, 17 gennaio 2010
  • All'inizio del secolo scorso eravamo tutti convinti che l'arte dei grandi, da Joyce a Proust, a Picasso, ci stesse preparando a una rivoluzione dello spirito. Ma davanti all'attuale produzione cinematografica, si ha l'impressione d'essere riprecipitati a fine Ottocento.
  • I miei film sono il contrario di quelli hollywoodiani, che, in varie forme, sono pura propaganda. Ossequienti alla politica di Washington, ma prodotti a Hollywood. È Hollywood il nodo della politica Usa, risultato stellare della vera rivoluzione del Ventesimo secolo: il dominio dei media.
  • Il cinema mi ha reso uno specialista del nulla. È l'onniscienza del regista: la specializzazione in nulla.
  • Il potere, oggi, è di chi controlla la televisione: che crea le mitologie del momento, fortunatamente solo istantanee, non perenni. Le immagini trasmesse sono selezioni preventive, regie a effetto speciale: "realtà" che fanno dell'inganno il loro linguaggio. Come avverte Orwell, il linguaggio politico è un artificio per far sembrare vere le menzogne. È l'idea che affiora nei miei film, fin da Papà è in viaggio d'affari.
  • Mi sento come un paracadute che scende mentre tutti gli altri restano immobili.
  • Nel secolo scorso, il cinema è stato la sintesi di letteratura, pittura e altre arti: parlo del cinema d'autore, non di quello industriale. Mi ha sempre ossessionato l'idea che un film, con la persuasione delle immagini, potesse rovesciare l'accaduto, la realtà: in una parola, la storia. Fin da piccolo, quando già m'interessavo a tutto, il cinema mi è stato gemello: fatto per chi sa tutto e niente.
  • Se ripenso a Tito, cui si deve uno degli slogan più squallidi – "La pace durerà cent'anni, ma dobbiamo esser pronti a entrare in guerra domani" –, mi viene da identificarlo con il protagonista di quel racconto di Cechov che, a forza di pensare a cose ordinarie in modo ordinario, finisce per non esistere più.
  • Son finito dietro la cinepresa perché adoravo Bergman, ma anche Bruce Lee. Underground è puro Shakespeare filtrato dai fratelli Marx: più che dal cinema discende dai Clash.

Bibliografia[modifica]

  • Emir Kusturica, Dove sono in questa storia, traduzione di Alice Parmeggiani, Feltrinelli, Milano, 2011. ISBN 978-88-07-01839-8

Film[modifica]

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