George Orwell

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George Orwell

George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (1903 – 1950), giornalista, saggista, scrittore, favolista ed attivista britannico.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: 1984.

Citazioni di George Orwell[modifica]

  • Chiunque comprenda il ruolo centrale che la letteratura svolge nello sviluppo della storia umana, deve anche comprendere che la resistenza al totalitarismo, sia esso imposto dall'esterno o dall'interno, è questione di vita o di morte. (da Letteratura e totalitarismo)
  • È importante capire che l'attuale russomania non è che un sintomo del generale indebolimento della tradizione liberale in Occidente. (da Libertà di stampa, in Romanzi e saggi)
  • E poi l'Inghilterra – l'Inghilterra meridionale, probabilmente il paesaggio più curato del mondo. Quando lo si attraversa, soprattutto se, reduci dal mal di mare, si è tranquillamente sprofondati fra i morbidi cuscini del treno che dal porto va a Londra, riesce difficile credere che qualche cosa da qualche parte accada veramente. Terremoto in Giappone, catastrofi per fame in Cina, rivoluzioni in Messico? Nessuna preoccupazione, domattina il latte sarà come sempre davanti alla porta di casa e il «New Statesman» uscirà venerdì. (da Homage to Catalonia)
  • I filosofi, gli scrittori, gli artisti, persino gli scienziati, non hanno solo bisogno di incoraggiamento e di un pubblico: hanno anche bisogno del costante stimolo degli altri. È quasi impossibile pensare senza parlare. [...] Se si elimina la libertà di parola, le facoltà creative inaridiscono. (da Come mi pare, in Romanzi e saggi)
  • I libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo.[1]
  • Il desiderio di spingere il mondo in una determinata direzione, di cambiare le opinioni degli altri su quale sia il tipo di società per cui valga la pena di lottare: ancora una volta, non esiste un libro autenticamente immune da pregiudizi politici. La posizione secondo cui l'arte non dovrebbe aver niente a che fare con la politica è gia una posizione politica. (da Perché scrivo, in Romanzi e saggi)
  • La pubblicità è il rumore di un bastone in un secchio di rifiuti. (da Fiorirà l'aspidistra)
  • Il genio umoristico di Dickens è legato al suo senso morale. La sua comincità si esprime al massimo della forza quando scopre nuovi peccati. (da In occasione del centenario, in Gli anni dell'Observer)
  • La guerra spagnola e altri avvenimenti degli anni 1936-37 fecero pendere la bilancia e allora capii quello che dovevo fare. Ogni riga della mia prima opera, che scrissi a partire dal 1936, fu scritta direttamente o indirettamente contro il totalitarismo e per il socialismo democratico come io lo intendo. (da Perché scrivo)
  • La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle. (da La libertà di stampa)
  • La maggior parte dei socialisti si limita a evidenziare che una volta instaurato il socialismo saremo più felici in senso materiale e presuppone che ogni problema venga a cadere quando si ha la pancia piena. Invece è vero il contrario: quando si ha la pancia vuota non ci si pone altro problema che quello della pancia vuota. È quando ci lasciamo alle spalle lo sfruttamento e la dura fatica che cominciamo davvero a farci domande sul destino dell'uomo e sulle ragioni della sua esistenza. (da Come mi pare)
  • La principale attività degli scrittori di sinistra è un criticare cavilloso che si trasforma in una sorta di delusione quando l'Inghilterra ottiene una vittoria, perché contraddice le loro previsioni. Durante l'estate l'intellighenzia di sinistra era totalmente disfattista, molto più di quanto si permettesse di dimostrare sulla stampa. Nel momento in cui sembrava probabile l'invasione dell'Inghilterra, un noto intellettuale di sinistra in realtà avrebbe voluto scoraggiare la resistenza di massa, sostenendo che i tedeschi sarebbero stati più indulgenti se non avessero incontrato opposizione. Era anche allo studio una mossa, in previsione della futura occupazione nazista, che avrebbe convinto la sezione speciale di Scotland Yard a distruggere i dossier politici che sicuramente possiede su molti di noi. Tutto questo in forte contrasto con la gente comune, che o non si era resa conto del pericolo incombente sull'Inghilterra o era determinata a resistere fino all'ultima trincea. (da Diari di guerra, Mondadori 2007, p. 246)
  • La storia si è fermata nel 1936. Dopo, è solo propaganda. (da 1984; citato in Corriere della sera, 15 agosto 2003)
  • La vendetta è un atto che si desidera compiere quando si è impotenti e perché si è impotenti: non appena il senso di impotenza viene meno, svanisce anche il desiderio di vendetta. (da La vendetta è amara, in Romanzi e saggi)
  • L'esperienza mi aveva insegnato molto presto che possiamo commettere degli errori indipendentemente dalla nostra volontà, e poco tempo dopo imparai anche che possiamo commettere degli errori senza neanche capire cosa abbiamo fatto e perché siano errori. (da E tali, tali erano le gioie, in Romanzi e saggi)
  • Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni. (da Letteratura e totalitarismo, in Romanzi e saggi)
  • Nell'Inghilterra degli ultimi trent'anni tutto è sembrato troppo naturale [...] tanto che l'aborto, teoricamente illegale, dovette essere considerato nient'altro che un peccatuccio. (da Gli inglesi)
  • [Parlando del film Il grande dittatore] Più che in qualunque trovata comica, credo che il fascino di Chaplin stia nella sua capacità di riaffermare la verità – soffocata dal fascismo e anche, fatto piuttosto comico, dal socialismo – che vox populi è uguale a vox Dei e che i giganti sono vermiciattoli. (citato in Charlie Chaplin, Il grande dittatore di Charlie Chaplin, Time and Tide, 21 dicembre 1940)
  • Quanto più si è consapevoli delle proprie inclinazioni politiche, tanto maggiore sarà la possibilità di agire politicamente senza sacrificare la propria integrità estetica e intellettuale. (da Perché scrivo)
  • Sapere dove andare e sapere come andarci sono due processi mentali diversi, che molto raramente si combinano nella stessa persona. I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie: gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango. (da Profilo di sir Richiard Acland, in Gli anni dell'Observer)
  • Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire. (da La libertà di stampa, in La fattoria degli animali, Oscar classici moderni, Mondadori)
  • Se vuoi un'immagine del futuro, immagina uno stivale che schiaccia una faccia umana – per sempre. (da 1984; citato in Corriere della sera, 15 agosto 2003)
  • Tutti, o quasi, i comunisti da salotto che prima della guerra si agitavano furiosamente contro le atrocità naziste, non appena la guerra ha cominciato a diventare una seccatura hanno dimenticato le atrocità naziste e hanno palesemente perso ogni simpatia per gli ebrei. (da Dai diari di guerra, in Romanzi e saggi)
  • Un fatto è disapprovare le idee politiche di uno scrittore; altra cosa, non necessariamente incompatibile con la prima, è disapprovare "lui" perché ti costringe a pensare. (da La letteratura e la sinistra, in Romanzi e saggi)
  • Un uomo può iniziare a bere perché si sente un fallito, e diventarlo ancor più completamente perché beve. Lo stesso sta ora avvenendo con la lingua inglese. Poiché i nostri pensieri sono fatui, la lingua diventa sgradevole e sciatta, ma la trascuratezza della lingua favorisce a sua volta la tendenza ad avere fatui pensieri. (da Politics and the English language)

Attribuite[modifica]

  • Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.
    • Secondo Barry Popik, la frase, spesso attribuita a Orwell, non compare in nessuna delle sue opere[2].

Charles Dickens[modifica]

  • A nulla vale cambiare le istituzioni se non c'è un «cambiamento del cuore»: in definitiva è questo che Dickens continua a ripetere. (p. 364)
  • Ma, che lo ammetta o no, qualsiasi scrittore, e in primo luogo qualsiasi romanziere, ha un suo «messaggio» che ne influenza l'intera opera fin nei minimi particolari. Tutta l'arte è propaganda. (p. 372)
  • Di regola una preferenza estetica è qualcosa di inspiegabile, oppure è talmente corrotta da motivi extraestetici che si finisce per domandarsi se per caso l'intero corpus della critica letteraria non sia un gigantesco ammasso di fandonie. (p. 373)
  • [...] Dickens è uno di quegli autori in cui la parte è migliore del tutto. (p. 378)
  • Dickens attaccò le istituzioni inglesi con una ferocia senza precedenti all'epoca. Eppure, riuscì a farlo senza farsi odiare, e, soprattutto, a farsi apprezzare e lodare dalle stesse persone che aveva criticato, in modo da divenire egli stesso una istituzione nazionale.

[Charles Dickens, Tempi difficili. Per questi tempi (Hard Times. For These Times, 1854), a cura di Maria Rita Cifarelli, traduzione di Maria Rita Cifarelli e Cristina Scagliotti, con un saggio di George Orwell, Einaudi, Torino, 1999. ISBN 8806151355]

Cronache di guerra[modifica]

  • L'invasione della letteratura da parte della politica doveva avvenire. Doveva avvenire, anche se non fosse sorto il problema del totalitarismo, perché noi abbiamo sviluppato una sorta di rimorso che i nostri nonni non avevano, una consapevolezza dell'enorme ingiustizia e miseria del mondo, e un senso di colpa che ci spinge ad agire in qualche modo e che rende impossibile un atteggiamento puramente estetico verso la vita.
  • Anche quando c'è una sospensione dei combattimenti veri e propri, esiste un tipo di guerra che non dà tregua, giorno e notte, e cioè la guerra di propaganda. Per le potenze dell'Asse la propaganda è veramente un'arma, come i cannoni o le bombe, e imparare a difendersene è importante come trovare riparo durante un attacco aereo. (17 gennaio 1942: p. 45)

[George Orwell, Cronache di guerra (The War Commentaries, a cura di W.J. West, 1989), traduzione di Amelia Valtolina, Leonardo, 1989.]

Fiorirà l'aspidistra[modifica]

Incipit[modifica]

L'orologio batté le due e mezzo. Nel piccolo ufficio in fondo alla libreria del signor McKechnie, Gordon – Gordon Comstock, ultimo membro della famiglia Comstock, ventinovenne e già piuttosto muffito – oziava dietro il tavolo, aprendo e chiudendo col pollice un pacchetto da quattro penny di sigarette Player's Weights.
I rintocchi armoniosi di un altro orologio, piú lontano – quello del Principe di Galles, sull'altro lato della strada – incresparono l'aria stagnante. Gordon fece uno sforzo ed erettosi sulla sedia ripose il suo pacchetto di sigarette nella tasca interna della giubba. Avrebbe dato qualunque cosa per una fumatina; ma gli erano rimaste soltanto quattro sigarette. Si era al mercoledí ed egli doveva riscuotere soltanto venerdí. Sarebbe stato atroce rimanere senza tabacco quella sera e tutto il giorno dopo.

Citazioni[modifica]

  • Fra tutti i tipi dell'essere umano, soltanto l'artista si assume la responsabilità di dire che "non può" lavorare. Ma è verissimo; ci sono momenti in cui non si può lavorare. Ancora i quattrini, sempre i quattrini! La mancanza di quattrini diventa disagio fisico e morale, significa squallide preoccupazioni, significa mancanza di tabacco, significa coscienza onnipresente del proprio fallimento, soprattutto significa solitudine. Che altro puoi essere se non un povero diavolo tutto solo con due sterline alla settimana? E in una solitudine di tanta tristezza non si potrà mai scrivere un libro degno di questo nome. (cap. II, p. 46)
  • [...]Egli dorme tra le braccia di Gesù. Inutile ripetere i commenti blasfemi che tutti coloro che avevano conosciuto nonno Comstock ebbero a fare su quest'ultima frase. Ma val la pena di osservare che il blocco di granito su cui era stata iscritta pesava quasi cinque tonnellate ed era stato messo colà nell'intento, se pur non consapevole, d'impedire a nonno Comostock di venir fuori di là sotto. Se volete sapere che cosa esattamente pensino di un morto i suoi parenti, il peso della sua pietra tombale potrà essere un discreto banco di prova. (cap III, p. 53)
  • Forse, la peggiore crudeltà che si possa infliggere a un bimbo è di mandarlo a scuola fra ragazzini più ricchi di lui. Un fanciullo consapevole della propria povertà patirà sofferenze snobistiche tali che una persona adulta non potrebbe nemmeno immaginare (cap. III, p. 58)
  • Ogni ragazzo intelligente di sedici anni è socialista. A quell'età non ci si avvede dell'uncino che spunta dall'esca massiccia. (cap. III, p. 60)
  • Ma Gordon cominciava a capire quale fosse il loro male. Non si trattava semplicemente della mancanza di quattrini. Ma piuttosto del fatto che, pur non avendo quattrini, continuavano ancora a vivere mentalmente nel mondo dei soldi, quel mondo in cui il denaro è virtú e la povertà delitto. Non la povertà, ma l'irresistibile trazione verso il basso esercitata dalla povertà rispettabile era stata la causa del loro languire. Avevano accettato la morale legata al denaro e quella morale li aveva condannati a morte. Non avevano mai avuto il buon senso di recalcitrare, di reagire, lasciandosi vivere, semplicemente, quattrini o non quattrini, come fanno i ceti inferiori. Come hanno ragione i poveri diavoli! Tanto di cappello al garzone di fabbrica che con quattro pence al mondo mette la sua ragazza in stato interessante! Almeno ha sangue e non quattrini nelle vene! (cap. III, p. 61)
  • Eppure, lo zio, ora ch'era vecchio, probabilmente non era infelice. Aveva un hobby che non lo stancava mai, ed era l'hobby delle sue malattie. Soffriva, a sentir lui, di tutte le malattie registrate nel dizionario di medicina, e non si stancava mai di parlarne. Infatti, sembrava a Gordon che nella pensione di suo zio – vi si era recato qualche volta – i pensionati non parlassero mai d'altro che delle loro malattie. Distribuite un po' per tutto il salotto in penombra, persone scolorite, attempate sedevano a coppie, descrivendo e analizzando sintomi. (cap. III, p. 81)
  • Può darsi che ci fossero altri Comostock, parenti più lontani, perché nonno Comstock aveva avuto undici fratelli. Ma se qualcuno n'era sopravvissuto doveva essersi arricchito, perdendo così ogni contatto coi parenti poveri; perché il denaro è più denso del sangue. (cap. III, p. 82)
  • I volti rosei, bamboleschi di donne del bel mondo lo fissarono attraverso i finestrini. Maledette cagne da salotto senza cervello. Cagne satolle, sonnolente, alla catena. Molto meglio il lupo solitario del cane servile. (cap. IV, p. 86)
  • Anche quando non c'era dubbio sull'invito, Gordon si aspettava sempre qualche inconveniente. Non era mai sicuro di essere ben accetto. Riteneva normale che la gente, dopo averlo mortificato, non si occupasse più di lui. Del resto, perché avrebbe dovuto essere diversamente? Lui non aveva un soldo. E quando non hai un quattrino la tua vita è tutta una lunga serie di mortificazioni. (cap IV, p. 90)
  • Non era tanto l'essere stato defraudato d'un pomeriggio passato in compagnia di altri essere umani, anche se ciò era molto; quanto il sentimento che provava di inettitudine, d'insignificanza, di essere relegato in un angolo, ignorato, creatura di cui non valeva la pena d'occuparsi. Avevano rimandato a un altro giorno e non s'erano presi nemmeno la briga di avvisarlo. Avevano avvisati tutti, meno lui. Ecco come la gente ti tratta quando non hai un soldo. Ti insulta sfacciatamente a sangue freddo. (cap. IV, p. 92)
  • Non guardava molto dove stesse andando. Tutto quello che voleva era stancarsi, camminare e camminare fino a quando la solida stanchezza fisica avesse cancellato la mortificazioni inflittagli dai Doring. (cap IV., p. 93)
  • Anche ora, sebbene fosse dicembre, qualche misero relitto umano si stava sistemando sulle panchine, rimboccandosi dei fogli di giornale attorno al corpo a mo' di coperte. Gordon li guardò senza impietosirsi. Fare il barbone, lo chiamavano. Un giorno o l'altro sarebbe andato anche lui a fare il barbone. E forse non sarebbe stato meglio cosi? Egli non aveva mai sentito pietà per i poveri autentici, genuini. Erano i poveri in giacchetta nera, i piccoli borghesi, che bisognava compiangere. (cap. IV, p. 94)
  • Gli inverecondi sporcaccioni! Luridi buffoncelli! "Il Direttore si rammarica!" Perché esprimersi in modo così maledettamente sdolcinato? Perché non dire chiaro e tondo: "Non vogliamo le vostre dannate poesie. Noi accettiamo versi solo da gente che è stata a Cambridge con noi. Voi altri proletari state al vostro posto"? Sporchi, maledetti ipocriti! (cap. IV, p. 103)
  • Per Ravelston vivere nelle selvagge solitudini di Regent's Park era la stessa cosa che vivere nelle baracche; aveva scelto di vivere là, en bon socialiste, esattamente come certi snob a oltranza vivono in una scuderia di Mayfair per amor di quel "W.1" sulla loro carta da lettere. Faceva parte del tentativo di tutta una vita di evadere dalla propria classe sociale e divenire, per così dire, membro onorario del proletariato. Come ogni altro tentativo del genere, era condannato in anticipo al fallimento. Nessun uomo ricco riesce mai a camuffarsi da povero, ché il denaro, come il delitto, prima o poi salta fuori. (cap. V, p. 107)
  • Non me ne importa un accidente dello stato in cui si trova il mondo moderno. Se tutta l'Inghilterra morisse di fame, meno me e le persone che mi premono, non me ne importerebbe un fico. (Gordon Comstock: cap. V, p. 120)
  • La povertà è una forma di halitosi spirituale. (Gordon Comstock: cap. V, p. 123)
  • Sono le donne che rendono impossibile ogni progresso. (Gordon Comstock: cap. VI, p. 150)
  • Una donna nutre sempre una specie di sentimento mistico nei riguardi del denaro. Bene e male in un cervello femminile significano semplicemente denaro e mancanza di denaro. (Gordon Comstock: cap. VI, p. 150)
  • Per quanto delicatamente sia mascherata, la carità è sempre orribile; c'è un disagio, quasi un odio segreto, tra colui che dà e colui che riceve. (cap. IX, p. 255)
  • Il dio quattrino è cosí scaltro. Se almeno tentasse di prenderti al laccio con yachts e corse di cavalli, cocottes e champagne, come sarebbe facile schivarlo. È quando ti circuisce attraverso il senso della tua onestà e della tua dignità che ti trova indifeso, impotente. (cap. XI, pp. 297 sg.)

[George Orwell, Fiorirà l'aspidistra (Keep the Aspidistra Flying, 1936), traduzione di Giorgio Monicelli, Mondadori, Milano, 1966]

Giorni in Birmania[modifica]

Incipit[modifica]

U Po Kyin, un magistrato del sottodipartimento di Kyauktada nella Birmania superiore, stava seduto nella veranda di casa sua. Erano solo le otto e mezzo, ma si era già nel mese di aprile e si sentiva nell'aria come un'oppressione, la minaccia delle lunghe ore soffocanti del meriggio. A tratti, lievi folate di vento – che per contrasto sembravano fresche – agitavano le orchidee appena annaffiate, pendenti dalla grondaia. Al di là delle orchidee si scorgeva il tronco curvo e polveroso di una palma, e poi il cielo sfolgorante color oltremare. Allo zenith, così in alto che abbagliavano solo a guardarli, alcuni avvoltoi roteavano senza un palpito d'ala.

Citazioni[modifica]

  • Di solito a questo mondo, se si riscuote un po' di stima, è per qualche cosa che non si merita affatto. (cap. 6, p. 100)
  • Stava per chiederle di sposarlo, veramente voleva chiederglielo subito, senz'altro indugio, e invece ancora non aveva detto niente, eccolo lì, se ne rendeva ben conto, a parlare egoisticamente senza interruzione! Ma non poteva farne a meno. Era così importante che lei comprendesse qualcosa della sua vita in questo paese; che potesse intuire la natura di quella solitudine che le si chiedeva di dissipare. Ed era difficile, molto difficile spiegarsi. Siano benedetti coloro che sono colpiti da mali comuni! Beati i poveri, i malati, gli infelici in amore, giacché il prossimo almeno conosce le loro pene e ne ascolterà con simpatia la descrizione. (cap. 15, p. 208)
  • Accade sempre così per la gente titolata, sono adorati oppure odiati: se si degnano di parlare con una persona che non appartiene al loro rango vengono subito definiti simpatici e alla mano; se non lo fanno sono superbi e odiosi. Non ci sono mezze misure. (cap. 18, p. 233)

[George Orwell, Giorni in Birmania (Burmese Days, 1934), traduzione di Giovanna Caracciolo, Oscar Mondadori 2006.]

La fattoria degli animali[modifica]

Incipit[modifica]

Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com'era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all'altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando.
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un'agitazione, uno sbatter d'ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancocostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire a tutti gli animali. Era stato convenuto che si sarebbero riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormire. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un'ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire.

Citazioni[modifica]

  • Quattro zampe buono, due zampe cattivo.
  • Il segno distintivo dell'uomo è la mano, lo strumento col quale fa tutto ciò che è male.
  • L'uomo è l'unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali.
  • Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo e dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l'uomo, poi l'uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l'uno e chi l'altro.
  • Come sempre, Palla di Neve e Napoleon erano in disaccordo. Secondo Napoleon, ciò che gli animali dovevano fare era procurarsi armi da fuoco e addestrarsi al loro uso. Palla di Neve era invece del parere che si dovessero spedire stormi e stormi di piccioni a suscitare la Rivoluzione fra gli animali delle fattorie. L'uno argomentava che se non avessero saputo difendersi da soli erano destinati a esser vinti; l'altro ragionava che, se la Rivoluzione fosse scoppiata dappertutto, essi non avrebbero avuto più bisogno di difendersi. Gli animali ascoltavano prima Napoleon, poi Palla di Neve e non sapevano decidere chi dei due avesse ragione. In realtà si trovavano sempre d'accordo con quello che parlava al momento.
  • Come schiavi lavorarono gli animali per tutto quell'intero anno. Ma nel loro lavoro erano felici: non si lamentavano né di sforzi né di sacrifici, ben sapendo che quanto facevano era fatto a loro beneficio e a beneficio di quelli della loro specie che sarebbero venuti dopo di loro, e non per l'uomo infingardo e ladro.
    Durante la primavera e l'estate lavorarono sessanta ore la settimana, e in agosto Napoleon annunciò che ci sarebbe stato lavoro anche nel pomeriggio della domenica. Questo lavoro sarebbe stato assolutamente volontario; chi se ne fosse astenuto però avrebbe avuta ridotta di metà la sua razione.
  • Napoleon stesso partecipò alla riunione della domenica seguente e pronunciò una breve orazione in onore di Gondrano. Non era stato possibile, disse, riportare i resti del loro compianto compagno perché trovassero sepoltura nella fattoria, ma egli aveva ordinato una grande corona composta con foglie della pianta di alloro del suo giardino, da deporre sulla tomba dello scomparso. Pochi giorni dopo era intenzione dei maiali tenere un grande banchetto funebre in onore del defunto. Napoleon terminò il suo discorso ricordando le due massime favorite da Gondrano: "Lavorerò di più" e : "Il compagno Napoleon ha sempre ragione!", massime, egli disse, che ogni animale avrebbe dovuto adottare come proprie.
    Nel giorno stabilito per il banchetto un furgone da droghiere venne da Willingdon alla fattoria a consegnare una grande cassa. Quella notte si udirono fragorosi canti, seguiti da un frastuono come di violento litigio che terminò verso le undici con un tremendo frantumar di vetri. Nessuno si mosse nella casa colonica prima del mezzogiorno dell'indomani, e corse voce che, non si sa come, i porci avevano guadagnato danaro bastante all'acquisto di un'altra cassa di whiskey.
  • Rivoluzione! Non posso dire quando questa Rivoluzione verrà: potrebbe essere fra una settimana o fra cent'anni; ma so, con la stessa certezza con cui vedo questa paglia sotto i miei piedi che presto o tardi giustizia sarà fatta. Compagni, in questo evento fissate il vostro sguardo per quel resto di vita che vi rimane! E soprattutto tramandate questo mio messaggio a quelli che verranno dopo di voi, in modo che le future generazioni proseguano la lotta fino alla vittoria. (Old Major, Capitolo I)
  • Fu chiaro fin dall'inizio che ogniqualvolta c'era un lavoro da fare, il gatto si rendeva irreperibile.
  • Clarinetto parlava in un modo così convincente e i cani che passavano di lì per caso erano talmente feroci, che nessun animale osò obiettare.
  • Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire. (prefazione)

Comandamenti[modifica]

I comandamenti (tra parentesi le frasi aggiunte successivamente dai maiali per giustificare le loro azioni).

  1. Qualunque cosa cammini su due zampe è un nemico.
  2. Qualunque cosa cammini su quattro zampe o abbia le ali è un amico.
  3. Nessun animale deve indossare vestiti.
  4. Nessun animale deve dormire in un letto. (con le lenzuola)
  5. Nessun animale deve bere alcol. (in eccesso)
  6. Nessun animale deve uccidere un altro animale. (senza motivo)
  7. Tutti gli animali sono uguali. (ma alcuni sono più uguali degli altri)

Explicit[modifica]

Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c'era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.

La figlia del reverendo[modifica]

  • È un fatto – basta guardarsi intorno per verificarlo – che il pio e l'immorale finiscono col convergere spontaneamente l'uno verso l'altro. Le più belle scene letterarie ambientate in un bordello sono state scritte, senza eccezione, da pii credenti o da pii miscredenti. (I, 3: p. 54)
  • Le aveva instillato una comprensione ben più profonda di quanto l'avesse avuta finora, del grande comandamento odierno, l'undecimo comandamento che ha tolto di mezzo tutti gli altri: «Non perdere l'impiego». (IV, 4: p. 285)
  • Nessun altro futuro ti è possibile, a meno che tu non prenda marito. Le donne che non si sposano avvizziscono – avvizziscono come l'aspidistra sul davanzale che dà su cortiletto interno – e il lato diabolico della situazione è che non se lo sognano lontanamente. (V, 1: p. 335)
  • Non rifletté, scientemente, che la soluzione della propria difficoltà consisteva delll'ammettere il fatto che non c'era soluzione; che se procediamo nel lavoro che abbiamo sottomano, il fine ultimo di quel lavoro diventa irrilevante, svanisce; che fede e non fede sono suppergiù la stessa cosa purché facciamo ciò ch'è consueto, utile e accettabile. (V, 2: p. 351)

[George Orwell, La figlia del reverendo (A Clergyman's Daughter, 1935), traduzione di Marcella Bonsanti, Garzanti 1968.]

La strada di Wigan Pier[modifica]

  • Affinché Hitler possa marciare al passo dell'oca, il papa denunciare il bolscevismo, i tifosi di cricket affollarsi da Lord's e i poetini effeminati grattarsi reciprocamente la schiena, il carbone deve continuare a saltar fuori. (cap. II, p. 35)
  • Più di ogni altro, forse, il minatore può rappresentare il prototipo del lavoratore manuale, non solo perché il suo lavoro è così esageratamente orribile, ma anche perché è così virtualmente necessario e insieme così lontano dalla nostra esperienza, così invisibile, per modo di dire, che siamo capaci di dimenticarlo come dimentichiamo il sangue che ci scorre nelle vene. (cap. II, p. 36)
  • Vi sono persone che non sembrano rendersi conto del fatto che esistono cose come abitazioni decenti e considerano cimici e tetti sfondati come opere di Dio; altre si scagliano risentite contro i padroni di casa; ma tutte si aggrappano disperatamente alle loro case; temendo il peggio. (cap. IV, p. 57)
  • Idealmente, il tipo peggiore di padrone di casupole è un uomo grasso e perverso, preferibilmente un vescovo, che trae un immenso reddito da fitti estorti. In realtà, è una povera vecchia che ha investito i risparmi di tutta una vita in tre casupole miserabili, ne abita una e cercar di vivere con l'affitto delle altre due, non avendo mai, di conseguenza, un soldo per le necessarie riparazioni. (cap. IV, p. 62)
  • Non è che gli abitatori i slums non possano fare a meno della sporcizia e della promiscuità, come ama credere la borghesia panciuta [...] Su dia al popolo una casa decente e il popolo imparerà in breve a tenerla in modo decente. (cap. IV, p. 77)
  • E il guaio caratteristico è questo, che meno quattrini si hanno e meno ci si sente disposti a spenderli in cibo sano. Un milionario può apprezzare a colazione, la mattina, succo d'arancia e biscotti leggeri; un disoccupato no[...] Quando si è disoccupati, quando cioè non si mangia abbastanza, e si è tormentati, annoiati e depresso, non si ha voglia di mangiare tediosi cibi sani. Si ha voglia di qualcosa un po' "stuzzicante". [...] I risultati di tutto ciò sono visibili in una degenerazione fisica [...]. (cap. VI, p. 106)
  • Tutte le distinzioni nazionalistiche – ogni diritto a proclamarsi migliore di qualcun altro solo perché si ha un cranio di forma diversa o si parla un dialetto differente – sono del tutto spurie ma sono importanti finché la gente vi creda. (cap. VII, p. 124)
  • Il peggior criminale che abbia mai camminato su questa terra è moralmente superiore al giudice che lo condanna alla forca. (cap. IX, p. 164)
  • Da qualunque parte vi volgiate, questa maledizione della differenza di classe vi si para dinanzi come una muraglia. O meglio, non tanto come un muraglia quanto come la parete di vetro di un acquario; è così facile fingere che non ci sia e così impossibile penetrarla. (cap. X, p. 175)
  • Ogni opinione rivoluzionaria attinge parte della sua forza alla segreta certezza che nulla può essere cambiato. (cap. X, p. 176)
  • È il destino inevitabile del sentimentale. Tutte le sue opinioni mutano e si trasformano in quelle opposte al primo tocco della realtà. (cap. X, p. 177)
  • Grattate il pacifista medio e troverete il nazionalista fanatico. Il borghese membro dell'Independent Labour Party e il barbuto bevitore di succhi di frutta sono anima e corpo per una società senza classi fino a quando vedano il proletario attraverso un telescopio alla rovescia; costringeteli a un reale contatto con un proletario – fate che si prendano a pugno con un pescaiolo ubriaco, un sabato sera, per esempio saranno capaci di ripiegare sul più banale snobismo borghese. (cap. X, p. 182)
  • Se volete farvi nemico un uomo, ditegli che i suoi mali sono incurabili. (cap. X, p. 188)
  • Il motivo sottinteso di molti socialisti, credo, è semplicemente un senso ipertrofico dell'ordine. L'attuale stato di cose li offende non perché causi miseria ma perché è disordinato; ciò che essi fondamentalmente desiderano, è ridurre il mondo a qualche cosa che assomiglia una scacchiera. (cap. XI, p. 199)
  • La tendenza del progresso meccanico è di rendere il vostro ambiente comodo e sicuro; ma voi pensate di conservarvi coraggioso e duro. Vi spingete furiosamente in avanti e nello stesso tempo vi tirate disperatamente indietro. (cap. XII, p. 216)
  • Fino a quando la macchina sia presente, si ha l'obbligo di usarla. Nessun attinge acqua dal pozzo, quando si può girare un rubinetto. (cap. XII, p. 222)
  • L'obiettivo sottinteso del "progresso" è, non esattamente, forse, il cervello sotto spirito, ma comunque un orribile abisso subumano di mollezza e inettitudine. (cap. XII, p. 224)
  • Mettete un pacifista a lavorare in una fabbrica di bombe e in due mesi egli avrà ideato un nuovo tipo di bomba. [...] qualunque altra cosa accada, il "progresso" deve continuare e il sapere non deve mai essere soffocato. [...] Non servirebbe, come in Erewhon di Butler, spaccare tutte le macchine inventate dopo una certa data, dovremmo anche distruggere l'abito mentale che, quasi involontariamente, si metterebbe a ideare nuove macchine appena le vecchie fossero state distrutte. (cap. XII, p. 231)
  • Dobbiamo mettere bene in chiaro che nel movimento socialista c'è posto per esseri umani, o la partita è chiusa. (cap. XIII, p. 249)
  • A volte si ha l'impressione che le parole "socialismo" e "comunismo" attraggano a sé con forza magnetica ogni bevitore di succhi di frutta, ogni nudista, ogni portatore di sandali, ogni maniaco sessuale, quacchero, guaritore naturista, pacifista e femminista d'Inghilterra. (2005, p. 194)

[George Orwell, La strada di Wigan Pier (The Road to Wigan Pier, 1937), traduzione di Giorgio Monicelli, Mondadori.]

Nel ventre della balena e altri saggi[modifica]

  • Tutta la narrativa, a partire dai romanzi ammuffiti nelle biblioteche, è censurata dagli interessi della classe dominante. E soprattutto la letteratura giovanile, quella roba melodrammatica che quasi ogni ragazzo prima o poi divora, trasuda le peggiori illusioni del 1910. (da Le bugie settimanali per ragazzi)
  • Il tempo e Hitler hanno insegnato molto alle classi medie che forse non si schiereranno più con gli oppressori contro i loro alleati naturali.
    Se esse agiranno così o meno dipenderà in parte da come verranno manipolate e la stupidità della propaganda socialista — con il suo costante irridere il «piccolo borghese» — avrà avuto la sua buona dose di responsabilità. (da Profezie del fascismo)
  • Entro un cerchio ristretto (la vita familiare e forse anche i sindacati e la politica locale) egli [Henry Miller] si sente padrone del proprio destino, benché di fronte ad eventi più grandi sia inerme come contro gli elementi. Ben lungi dal tentare di plasmare il futuro egli lascia semplicemente che le cose accadano. (da Nel ventre della balena)
  • Non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro sul perché i giovani scrittori degli anni '30 si riunissero attorno al partito comunista. Offriva semplicemente qualcosa in cui credere. Era una chiesa, un esercito, un'ortodossia, una disciplina. Era una patria e – comunque dal 1935 o giù di lì – un Führer. Tutte le lealtà e le superstizioni che l'intelletto aveva apparentemente bandito ricomparvero precipitosamente sotto il trasparente dei travestimenti. Patriottismo, religione, impero, gloria militare — in una parola, Russia. Dio — Stalin. Il diavolo — Hitler. Il paradiso — Mosca. L'inferno — Berlino. Tutti i vuoti venivano colmati. Così, dopo tutto, il «comunismo» dell'intellettuale inglese è qualcosa di abbastanza spiegabile. È il patriottismo dello sradicato. (da Nel ventre della balena)
  • Lo scrittore che accetta, in tutto o in parte, di seguire la disciplina di un partito politico è posto prima o dopo davanti all'alternativa: sottomettersi o tacere. (da Nel ventre della balena)
  • Entra nella balena — o piuttosto — ammetti che ci sei dentro (perché tu ci sei, naturalmente). Abbandonati al processo mondiale, smetti di combattere contro di esso o di pretendere di controllarlo; accettalo semplicemente, sopportalo, ricordalo. Questa sembra essere adesso la formula più probabile per un qualsiasi romanziere dotato di sensibilità. Un tipo di romanzo più concreto, «costruttivo», e non falso emotivamente, è assai difficile da immaginare. (da Nel ventre della balena)
  • Il nazionalismo è sete di potere frammista ad illusione. Ogni nazionalista è capace della più atroce disonestà ma è anche — in quanto consapevole di servire qualcosa di più grande di lui — incrollabilmente certo di essere nel giusto. (da Appunti sul nazionalismo)
  • I commentatori politici o militari, come gli astrologi, sopravvivono a quasi ogni errore poiché i più fedeli seguaci non si rivolgono a loro per una valutazione dei fatti ma per il rinfocolamento della dedizione nazionalistica. (da Appunti sul nazionalismo)
  • La distinzione non è tanto tra violenza e non violenza ma tra l'avere o meno appetiti per il potere. Ci sono persone che sono convinte della malvagità degli eserciti e delle forze di polizia ma che sono, ciò nondimeno, molto più intolleranti e inquisitori nel modo di vedere della persona normale la quale crede che, talvolta, sia necessario usare la violenza. Non diranno a qualcuno «Fai questo, quello o quell'altro altrimenti andrai in prigione» ma, se potranno, si insinueranno nel suo cervello e manovreranno i suoi pensieri fin nei più piccoli particolari. Principi come il pacifismo e l'anarchia, che sembrano superficialmente implicare una completa rinuncia al potere, incoraggiano piuttosto questo atteggiamento mentale. (da Lear, Tolstoi ed il Matto)

[George Orwell, Nel ventre della balena e altri saggi, traduzione di Tiziana Barghigiani e Claudio Scappi, Sansoni, 1988.]

Omaggio alla Catalogna[modifica]

Incipit[modifica]

Nella caserma Lenin di Barcellona, il giorno prima del mio arruolamento fra i miliziani, ne vidi uno, italiano, ritto davanti al tavolo degli ufficiali.
Era un giovanotto dall'aspetto rude, sui venticinque o ventisei anni, capelli biondo-rossicci e spalle possenti. Il berretto di cuoio a punta gli calava fieramente su un occhio. Lo vedevo di profilo, il mento sul petto, mentre osservava con un cipiglio di perplessità una carta geografica che uno degli ufficiali aveva dispiegata sulla tavola. Qualcosa, sul suo volto, mi commosse profondamente. Era il volto di un uomo che avrebbe commesso un omicidio, gettato via la propria vita per un amico: il tipo di faccia che aspettereste in un anarchico, anche se con ogni probabilità egli era un comunista.

[George Orwell, Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia), traduzione di Giorgio Monicelli, CDE 1984.]

Citazioni[modifica]

  • La guerra per me, significava proiettili rombanti e schegge d'acciaio; soprattutto significava fango, pidocchi, fame e freddo. (1984, p. 32)
  • Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l'odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono. (1984, p. 64)
  • L'unica particolarità nella situazione spagnola è che, tra i partiti schierati dalla parte del governo, i comunisti stavano non all'estrema sinistra, ma all'estrema destra. (1984, p. 66)
  • [Sulle guardie d'assalto] Erano truppe splendide, di gran lunga le migliori ch'io avessi visto in Spagna [...] Io m'ero abituato ai miliziani laceri, quasi privi di armi, sul fronte aragonese, e non avevo mai saputo che la repubblica disponesse di truppe come queste [...] Le guardie civili e i carabineros, che non dovevano affatto andare al fronte, erano meglio armati e molto meglio equipaggiati di noi. Immagino che accada lo stesso in tutte le guerre; che ci sia sempre lo stesso contrasto fra la polizia tirata a lucido in retrovia e i soldati laceri in prima fila. (1948[3])
  • Un governo che manda al fronte dei quindicenni, con fucili vecchi di quarant'anni, e tiene in retrovia gli uomini piú robusti e le armi piú nuove, ha evidentemente piú paura della rivoluzione che dei fascisti. Ecco il perché della fiacca politica bellica degli ultimi sei mesi e del compromesso con cui quasi certamente la guerra avrà fine. (1948[3])
  • In particolare nella stampa inglese si sarebbe cercato a lungo prima di trovare un riferimento favorevole agli anarchici spagnoli, in un qualsiasi momento della guerra. Li hanno denigrati sistematicamente e so per esperienza che è quasi impossibile convincere qualcuno a stampare qualcosa in loro difesa. (1948, p. 159[4])
  • Un incrociatore e due cacciatorpediniere inglesi avevano circondato il porto e, senza dubbio, c'erano altre navi da guerra non lontano. I giornali inglesi facevano credere che queste navi fossero dirette a Barcellona "per difendere gli interessi inglesi", ma in realtà non davano segno di voler far nulla del genere; non sbarcavano, cioè, truppe né prendevano a bordo profughi. Non si può essere sicuri, ma era almeno probabile dedurre che il governo inglese, mentre non aveva mosso un dito per salvare il governo spagnolo da Franco, sarebbe ora intervenuto alla svelta per salvarlo dai suoi stessi operai. (1948, p. 153[4])

Incipit di Senza un soldo a Parigi e a Londra[modifica]

Parigi, rue du Coq d'Or, le sette del mattino. Una sequela di urla strozzate e furibonde dalla strada. Madame Monce, la padrona dell'alberghetto di fronte al mio, era uscita sul marciapiede per apostrofare una pensionante del terzo piano. Aveva i piedi nudi infilati negli zoccoli e i capelli grigi spioventi.

[George Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra (1933), traduzione di Isabella Leonetti, Mondadori.]

Tra sdegno e passione[modifica]

  • I vagabondi non sanno parlare di altro, non parlano che della loro vita. Non riescono a intrecciare una conversazione perché i ventri perennemente vuoti svuotano la testa. Il mondo non li interessa, non sono mai sicuri di contare sul prossimo pasto e così non sanno pensare ad altro che al prossimo pasto. (Il dormitorio: p. 92)
  • Sono nuovamente colpito dal fatto che un operaio, non appena fa carriera nei sindacati o si interessa alla politica laburista, diventa, lo voglia o no, un borghese. È così: combattendo la borghesia, ne assume l'aspetto. (Nel paese dei minatori: p. 124)
  • Il risultato di questo lungo allenamento è che, mentre il borghese, entro certi limiti, si aspetta di ottenere ciò che desidera, l'operaio si sente sempre lo schiavo di una più o meno misteriosa autorità. (Nel paese dei minatori: p. 149)
  • Uno degli effetti di una vita tranquilla e civilizzata è di sviluppare un'estrema ipersensività, che tende a far sembrare disgustose tutte le emozioni primitive. La generosità diventa penosa come la malignità, la gratitudine odiosa come l'ingratitudine. (Sguardo retrospettivo sulla guerra spagnola: p. 197)
  • In un paese prospero, e per di più imperialista, la politica di sinistra è sempre una specie di impostura. Una vera ricostruzione politica non potrebbe non produrre, almeno temporaneamente, un abbassamento del tenore di vita inglese. (Negri esclusi: p. 235)
  • Ma, per essere fratelli, occorre un padre comune. Dal che sovente si deduce che gli uomini non riusciranno mai a sviluppare un senso di comunità, a meno che non credano in Dio. [...] Dobbiamo assolutamente sentirci figli di Dio, anche se il Dio dei preti non esiste più. (Noterelle occasionali: p. 242)
  • Ciò che mi svelò il sogno di quella notte fu che il mio lungo allenamento in patriottismo, cui è sottoposta la borghesia, era riuscito nel suo intento e che, quando avessi visto l'Inghilterra in un grave impiccio, mi sarebbe stato impossibile sabotarla. [...] Il patriottismo non ha nulla a vedere con il conservatorismo. È la devozione a qualcosa che muta, ma che resta misteriosamente sempre lo stesso. [...] Sono proprio le persone il cui cuore non ha mai palpitato alla vista della bandiera nazionale, che diserteranno la rivoluzione, quando sia giunto il momento buono. (La patria: p. 254)
  • Il cristianesimo e il socialismo internazionale sono forze insignificanti, se paragonati al patriottismo. Hitler e Mussolini riuscirono a conquistare il potere soprattutto perché intuirono questa verità, che i loro nemici non capivano. (Il leone e l'unicorno, I: p. 263)
  • Una famiglia diretta dai membri che non capiscono nulla, questa forse è la più concisa ed esatta definizione che si possa proporre dell'Inghilterra. (Il leone e l'unicorno, III: p. 278)
  • Nessuno è patriottico quando si tratta di pagare le tasse. (Diario di guerra 9 agosto 1940: p. 333)
  • Non può essere un semplice caso il fatto che i nazionalisti più accesi e romantici non appartengano, di solito, alla nazione che idealizzano. I capi che basano il loro fascino su la patrie o sono completi stranieri o provengono dalle zone di confine di grandi imperi. (La mia guerra 30 giugno 1944: p. 355)
  • Quando sono messi a morte, i tiranni dovrebbero essere uccisi dai loro sudditi. Quelli puniti da un'autorità straniera, come Napoleone, diventano martiri leggendari. [...] Ma niente martirio, niente Sant'Elena, e soprattutto nessun solenne e ipocrita processo ai criminali di guerra, con tutta la lenta e crudele pompa della legge che, dopo un certo lasso di tempo, ha la strana abitudine di soffondere di una luce romantica gli accusati e di trasformare un farabutto in un eroe. (Chi sono i criminali di guerra?: p. 374)
  • Chiunque abbia cercato di destare l'opinione pubblica durante gli anni delle aggressioni fasciste dal 1933 in poi, sa quali furono i risultati di una propaganda basata sull'odio. "Atrocità" viene considerato sinonimo di "menzogne". Le storie sui capi di concentramento tedeschi erano storie di atrocità e, perciò, null'altro che menzogne – così ragionava l'uomo della strada. Gli scrittori di sinistra, che cercarono di far capire al pubblico che il fascismo era un inqualificabile errore, si trovarono a dover combattere contro la loro propaganda degli ultimi quindici anni. (Criminali di guerra: p. 378)

[George Orwell, Tra sdegno e passione, traduzione di Enzo Giachino, Rizzoli, 1968.]

Citazioni su George Orwell[modifica]

  • 1984, di George Orwell era un'ottima proiezione nel futuro di un presente che conteneva lo stalinismo, e di un passato prossimo che aveva visto il fiorire del nazismo. Il nuovo mondo fu scritto prima che Hitler salisse al potere in Germania, e quando il tiranno russo non si era ancora avviato sulla sua strada. (Aldous Huxley)
  • George Orwell dichiarava di non aver mai letto un'autobiografia, perché non riteneva nessuno onesto fino al punto di riferire sinceramente le umiliazioni subite. (Tom Wolfe)
  • Il potere, oggi, è di chi controlla la televisione: che crea le mitologie del momento, fortunatamente solo istantanee, non perenni. Le immagini trasmesse sono selezioni preventive, regie a effetto speciale: "realtà" che fanno dell'inganno il loro linguaggio. Come avverte Orwell, il linguaggio politico è un artificio per far sembrare vere le menzogne. È l'idea che affiora nei miei film, fin da Papà è in viaggio d'affari. (Emir Kusturica)
  • Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio.
    Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti. Che sia completamente assorbito. (Chuck Palahniuk)
  • La società descritta in 1984 è una società controllata quasi esclusivamente dal castigo e dal timore di esso. Nel mondo immaginario della mia favola il castigo è raro e di solito mite. (Aldous Huxley)
  • Orwell era convinto che la libertà di pensiero avesse bisogno di un linguaggio preciso e i suoi saggi sono una dimostrazione pratica di questa fede. (Gillian Fenwick)
  • Orwell fu un uomo singolare, ma rappresentò anche l'uomo qualunque. Egli parlò per se stesso, ma ciò che scrisse spesso rappresentò con le parole idee di valore universale. Scrisse di argomenti contingenti eppure le sue idee mantengono una validità più di mezzo secolo dopo, tanto che anche le persone che non leggono correntemente opere letterarie sono in grado di riconoscere il nome di George Orwell, il titolo 1984, l'espressione Grande Fratello, nonché i suoi slogan e modi di dire. (Gillian Fenwick)
  • Pochi uomini hanno abbastanza fantasia per potersi rappresentare la vita in una società moderna non democratica. Georg Orwell possedeva la fantasia necessaria. Il suo libro 1984 è forse un po' esagerato, ma non nella sostanza. Ed è certo che lo Stato nazionalsocialista era ancora più disumano di quanto lo descrivesse Orwell; solo che era tecnologicamente meno sviluppato. (Karl Popper)

Note[modifica]

  1. Citato in Ciro Pisaturo, Appunti di psicomotricità: la pratica psicomotoria nella clinica neuropsichiatrica dell'età evolutiva, PICCIN, 1996, p. 315.
  2. In a time of universal deceit, telling the truth is a revolutionary act, The Big Apple, 15 agosto 2011.
  3. a b Citato in Chomsky 2003, Obiettività e cultura liberale, pp. 112 sg.
  4. a b Citato in Chomsky 2003, Obiettività e cultura liberale, p. 154

Bibliografia[modifica]

  • Noam Chomsky. I nuovi mandarini. Gli intellettuali e il potere in America. Prefazione di Howard Zinn; traduzioni di Luca Baranelli, Francesco Ciafaloni, Giovanni Dettori, Maria Vittoria Malvano, Santina Mobiglia, Giovanna Stefancich, Adria Tissoni. Net, Milano, 2003.
  • Charles Dickens, Tempi difficili. Per questi tempi (Hard Times. For These Times, 1854), a cura di Maria Rita Cifarelli, traduzione di Maria Rita Cifarelli e Cristina Scagliotti, con un saggio di George Orwell, Einaudi, Torino, 1999. ISBN 8806151355
  • George Orwell, Cronache di guerra, a cura di W. J. West, traduzione di Amelia Voltolina, Leonardo, Milano 1991. ISBN 8835510422
  • George Orwell, Diari di guerra, a cura di Guyda Armstrong, traduzione di Alessandra Sora, Oscar Mondadori, Milano, 2007. ISBN 9788804570936
  • George Orwell, Fiorirà l'aspidistra (Keep the Aspidistra Flying, 1936), traduzione di Giorgio Monicelli, Mondadori, Milano, 1966.
  • George Orwell, Gli anni dell'«Observer», traduzione di Ester Dornetti, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006. ISBN 8884908566.
  • George Orwell, La fattoria degli animali (Animal farm), traduzione di Bruno Tasso, Oscar Mondadori, 1985.
  • George Orwell, La fattoria degli animali, traduzione di Bruno Tasso, Mondadori, 1998.
  • George Orwell, La strada di Wigan Pier (1937), introduzione di Francesco Marroni, traduzione di Giorgio Monicelli, Mondadori, Milano, 2005.
  • George Orwell, Nel ventre della balena e altri saggi, traduzione di Tiziana Barghigiani e Claudio Scappi, Sansoni, 1988.
  • George Orwell, Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia), Mondadori, Milano, 1948.
  • George Orwell, Omaggio alla Catalogna, traduzione di Giorgio Monicelli, CDE 1984.
  • George Orwell, Romanzi e saggi, a cura di Guido Bulla, Mondadori, Milano 1999. ISBN 8804474173

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