Ernesto Balducci

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Ernesto Balducci

Ernesto Balducci (1922 – 1992), presbitero, editore, scrittore e intellettuale italiano.

  • Anche Maria e Giuseppe si 'stupivano' delle cose che ascoltavano. Questo stupore è un delicato, pudico inizio della contraddizione che fu Gesù nella loro vita. Maria lo conosceva, ma non lo comprendeva. [1]
  • Guardando Maria possiamo anche anticipare in noi quello che sarà l'uomo secondo lo Spirito Santo; il futuro di Maria è già presente. [1]
  • Immacolata Concezione questo significa: che Maria ha anticipato, in qualche modo, la condizione ultima verso cui noi andiamo. In lei si manifesta, per trasparenza privilegiata, la nostra condizione futura. [1]
  • La certezza nel Vangelo non è mai un assenso interiore inerte: è un progetto di vita nel mondo. [1]
  • La fede nell'assunzione di Maria non è un'esaltazione, con immagini impossibili, di un corpo glorioso che non sappiamo dove collocare: tutto è nel mistero di Dio, in cui non entriamo perché egli è al di là del velo del santuario che non si aprirà ai nostri occhi se non quando esso si squarcerà. Quel che conta, invece, è poter vivere nel mondo una storia che ripeta le meraviglie che Maria qui canta e che sono meraviglie di salvezza nel tempo. [1]
  • La verità è che Maria visse il mistero di Gesù con inconsapevolezza. Essa non sapeva che cosa sarebbe avvenuto. Conservava nel suo cuore le parole che la turbavano e fu presente sotto la Croce come una madre che vede il supplizio del suo figlio. È entrata fino in fondo nella oscurità della vita. Per questo partecipa anche lei alla resurrezione… Noi affermiamo che essa è stata unita alla resurrezione del Cristo perché è entrata nell'oscurità della sua passione. [1]
  • Maria non è, per così dire, una 'devota'. Quante sono le devote alla Madonna che appena si parla di problemi sociali e politici, inorridiscono! Ma la Madonna, quando esulta, esulta perché 'Dio ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili, ha saziato gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi'. È un capovolgimento sociale e politico quello che Maria contempla, per esaltare il Padre. In questa esaltazione è riflessa la coscienza di una scelta di vita, una scelta dove tutti i valori si trasformano. [1]
  • Maria, trasparenza del futuro.[1]
  • Noi non possiamo ereditare dal passato la Parola di Dio irrigidita nelle forme di meditazione con cui è stata arricchita: dobbiamo rimeditarla noi, nel nostro cammino. [1]
  • Questa umiltà creaturale non è l'umiltà dello schiavo, non è l'umiltà di fronte all'incomprensibile fato, è l'umiltà filiale così come è rappresentata da Maria, che discute, che vuol comprendere, che ha le sue obiezioni da fare. [1]

Gandhi[modifica]

  • La linea di demarcazione tra indipendenza e schiavitù non passa primariamente al livello politico né a quello economico, passa al livello antropologico, dove si apre la dialettica, antica quanto l'homo sapiens, tra uomo e natura, una dialettica su cui era rimasta accesa, anche in Occidente, un'aspra discussione, a partire dall'antica Atene dei sofisti, e che in Oriente, presso a poco nella stessa epoca, era stata avviata dal taoismo in contrasto con Confucio. (pp. 29-30)
  • C'è una costante nella vita di Gandhi come uomo pubblico: quando sembrano darsi tutte le condizioni perché il suo programma tocchi la sponda del successo, sopravviene immancabilmente un fatto imprevisto che di per sé potrebbe non mutare il corso fausto delle cose se non si innestasse in una predisposizione soggettiva del protagonista, la predisposizione al fallimento. Si sarebbe tentati di dire che Gandhi, appunto per questo, non era un uomo politico, se tra le sue pretese non ci fosse quella di un nuovo modo di far politica, nel quale viene rifiutata ogni forma di calcolo machiavellico. (pp. 75-76)
  • Per Gandhi la laicità ha il suo vero fondamento nella religione, una volta che per religione non si intenda questa o quella espressione positiva, ma la radice comune di tutte le religioni che ogni uomo può rintracciare in se stesso. Le religioni, e quindi le culture e le nazioni, anche se diverse, non sono antagoniste se non per degenerazione, dato che esprimono tutte una medesima verità. Chiedere al futuro stato indiano di attribuire una posizione di privilegio all'induismo sarebbe un assurdo da combattere, dato che una religione la cui sopravvivenza ha bisogno dell'aiuto dello Stato non è più una religione. La funzione dello Stato, che di per sé non ha connotazioni religiose, è una sola: far coesistere pacificamente tutte le religioni. È l'utopia gandhiana, la cui verità è ancora oggi affidata al futuro, ma che egli aveva assunto come progetto, sia nei dibattiti di alto livello, sia nelle quotidiane fatiche con cui, sepolto nella povertà dei villaggi, tentava di ricostruire la grande India a partire dalle sue cellule più elementari. (pp. 133-134)

La politica della fede[modifica]

  • I cristiani non fanno gruppo a sé, perché il loro compito è di essere dentro l'umanità, come un fermento di speranza, una indicazione possibile, una anticipazione incredibile.
  • I fatti hanno la verità, il concetto è già un duplicato in cui si annida l'astuzia.
  • Il nome vero della fede al cospetto del mondo è speranza.
  • L'Eucarestia che non prorompa come bisogno di creare fraternità nel mondo è un rito di consolazione, un rito sacro abusivo.
  • Là dove si difende un principio che è in sé rispettabile ma che si fa valere contro l'uomo, ivi c'è il peccato.
  • La fede deve vivere in un riferimento alla Parola di Dio che, certo, va proclamata nella comunità cristiana, ma sempre più negli spazi del vivere profano.
  • La legge affidata a mani umane – e non può essere altrimenti – subisce una inclinazione lenta, progressiva e camuffata, per cui alla fine il suo compito, non è più di difendere l'uomo ma di difendere gli stessi depositari della legge.
  • La speranza è la nostra dignità.
  • La verità non la conosciamo che di riflesso, non soltanto la verità che ci supera, quella di cui parlano i filosofi, ma la verità che ci attende, che ci interpella nell'uomo che incontriamo, nel disgraziato che è ai margini della nostra strada.
  • La vita è una totalità: amarla, custodirla, diffonderla in tute le sue manifestazioni è il modo di esistere da cristiani nel mondo.
  • Le verità semplici fan cascare il sistema che ha molte verità e tutte complicate, il cui fine è che tutto resti come ora.
  • Noi non possiamo dire parole di fede con purezza, se non dentro il sentiero degli altri.

Citazioni su Ernesto Balducci[modifica]

  • A quest'ora Padre Balducci è di fronte al Supremo Giudice nel quale affermava di credere. Almeno a Lui dovrà spiegare non ciò che diceva contro la Chiesa, ma perché lo diceva travestito da frate. (Indro Montanelli)
  • E padre Balducci? Pochi sanno chi fosse. Ma a Firenze negli anni nei quali padre Balducci affascinava il colto e l'inclita (e anche, a quanto pare, Terzani) c'ero anch'io; e ricordo un dibattito nel quale lui attaccò così smodatamente il Papa da costringere il sottoscritto, laico abbastanza catafratto, a fare il papalino, il papofilo. Bel personaggio quel padre Balducci! (Giovanni Sartori)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j Citato in Luigi de Candido, La 'mariologia' viva , in Madre di Dio, 11 novembre 2003.

Bibliografia[modifica]

  • Ernesto Balducci, La politica della fede: dall'ideologia cattolica alla teologia della rivoluzione, Guaraldi, 1976.
  • Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni Cultura della Pace, I Maestri, Firenze, 1988.

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