Fanny e Alexander

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Fanny e Alexander

Immagine Fanny and Alexander painting.jpg.
Titolo originale

Fanny och Alexander

Lingua originale svedese
Paese Svezia, Francia, Germania
Anno 1982
Genere drammatico, fantastico
Regia Ingmar Bergman
Soggetto Ingmar Bergman
Sceneggiatura Ingmar Bergman
Produttore Jörn Donner
Interpreti e personaggi
Note

Fotografia: Sven Nykvist

  • Vincitore di 4 premi Oscar (1984):
    • Miglior film straniero
    • Miglior fotografia
    • Miglior scenografia
    • Migliori costumi

Fanny e Alexander, film del 1982 diretto dal regista svedese Ingmar Bergman.

Frasi e dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • E la donna in lacrime, piena di nostalgia, si ricompone e ritorna a essere la donna di sempre. Ognuno deve recitare la sua parte. C'è chi la fa piuttosto male e c'è invece chi riesce a farla molto bene. Io appartengo alla seconda categoria. (Helena Ekdahl)
  • E adesso...Vorrei vedere Alexander... (Oscar Ekdahl) [ultime parole]
  • [Monologando col fantasma del defunto figlio Oscar] Era così bello essere incinta. Me ne infischiavo davvero di cuore del teatro. Del resto, si recita sempre un ruolo. Ci sono parti divertenti e altre meno. Io faccio la mamma, poi Giulietta, Margherita, poi mi trovo a fare la vedova e la nonna. Una parte succede all'altra, l'importante è non tirarsi indietro. Ma dov'è andato a finire tutto questo? (Helena Ekdahl)
  • Edvard Vergerus: Una volta sostenevi di cambiare continuamente maschera, al punto che sapevi più chi fossi. Io ho solamente una maschera, ma impressa a fuoco, nella carne. E se dovessi strapparmela... Ho sempre creduto di piacere alla gente, mi vedevo saggio, aperto di idee, e giusto. Mai avrei pensato che qualcuno avrebbe potuto anche odiarmi.
    Emelie Ekdahl: Io non ti odio.
    Edvard Vergerus: No, ma tuo figlio mi odia. Ho paura di lui.
  • Le cose incomprensibili fanno uscire di senno, perciò è meglio dare la colpa agli apparecchi, agli specchi, alle proiezioni. Così la gente ride. È meglio da tutti i punti di vista, specie quello economico. (Aron Retzinsky)
  • Se esiste un dio, è un dio di cacca e di piscio che vorrei prendere a calci in culo. (Alexander)
  • Ismael: Forse siamo la stessa persona e tra noi non ci sono confini. Forse passiamo uno nell'altro e mirabilmente scorriamo all'infinito l'uno attraverso l'altro. Ti porti dentro pensieri terribili. È quasi penoso starti vicino. E al tempo stesso attraente. [Lo accarezza.] Sai perché?
    Alexander: Non so se voglio saperlo.
    Ismael: Avrai sentito dell'usanza di formare l'immagine di qualcuno che si odia per trafiggerla con gli spilli? È un metodo quanto mai rozzo se si pensa alla rapidità con la quale possono agire i pensieri cattivi. Sei proprio uno strano ragazzo, Alexander. Non vuoi parlare di quello a cui stai continuamente pensando. Porti in te la morte di un uomo.
  • Noi Ekdahl, appunto, non siamo venuti al mondo per scrutarlo a fondo, no davvero. Noi non siamo preparati, attrezzati, per questo tipo, per certe indagini. La cosa migliore è mandare all'inferno i grandi contesti. Noi vivremo in piccolo, nel piccolo mondo. E ci contenteremo di quello. Lo coltiveremo e lo useremo nel modo migliore. La morte colpisce all'improvviso e all'improvviso si spalanca l'abisso. All'improvviso infuria la tempesta e la catastrofe ci sovrasta. Noi tutto questo lo sappiamo, ma ci rifiutiamo di pensare a queste cose sgradevoli. (Gustav Adolf)
  • «Tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono. Su una base insignificante di realtà l'immaginazione fila e tesse nuovi disegni.» (Helena Ekdahl legge ad Alexander Il sogno di August Strindberg)

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