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Fazio degli Uberti

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Fazio degli Uberti (1305 o 1309 – dopo 1367), poeta italiano.

Citazioni di Fazio degli Uberti[modifica]

  • Io chiamo, io prego, io lusingo la morte | come divota, cara e dolce amica, | che non mi sia nemica | ma vegna a me come a sua propria cosa | [...]. (Canzoni, X[1])

Il Dittamondo[modifica]

  • Onor si acquista per soffrire affanni, | Purché l'affanno sia in cosa degna, | E darsi all'ozio è vergogna con danni. (libro I, cap. I; p. 3)
  • Ah vanagloria, sei come una rama | di persico fiorita, che in un poco | sei tanto bella, poi ti mostri grama! (libro II, cap. XX; p. 158)
  • Vidi Tietta, dove già fu 'l seggio | della madre d'Achilles, e di questo | per testimon quei del paese chieggio. (libro III, cap. I; p. 202)
  • Italia è tratta in forma d'una fronda | di quercia, lunga e stretta, e da tre parte | la chiude il mar e percuote con l'onda. (libro III, cap. XI; p. 235)
  • Volti di donne dilicati e belli, | uomini accorti e tratti a gentilezza, | maestri in arme, in cacce e in uccelli, || L'aere temperata e con chiarezza | soavi e dolci venti vi disserra: | piena d'amor, d'onore e di ricchezza. (libro III, cap. XIV; p. 248)

Note[modifica]

  1. In Serventése nazionale ed altre poesie liriche di Fazio Degli Uberti, Tipografia di Giovanni Benelli, 1841, p. 62.

Bibliografia[modifica]

  • Fazio degli Uberti, Il Dittamondo, Per Giovanni Silvestri, Milano 1826.

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