Ferdinand Lassalle

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Ferdinand Lassalle

Ferdinand Lassalle (1825 – 1864), scrittore, politico e agitatore tedesco.

Citazioni di Ferdinand Lassalle[modifica]

Fare del ceto operaio un imprenditore operaio, ecco il mezzo attraverso il quale e soltanto attraverso il quale...[1] verrebbe eliminata quella bronzea e crudele legge che determina il salario! Qualora il ceto operaio fosse l'imprenditore di se stesso, cadrebbe ogni divisione fra salario e profitto imprenditoriale, e con ciò addirittura il salario stesso, e al suo posto subentrerebbe come compenso del lavoro il reddito del lavoro! L'abolizione del profitto imprenditoriale nella maniera più pacifica, più legale e più semplice, ottenuta in quanto il ceto operaio si organizza come imprenditore di se stesso per mezzo di associazioni volontarie, l'abolizione della legge, così, e soltanto così ottenuta... ecco l'unico vero miglioramento della situazione della classe operaia, l'unico che corrisponda alle sue giuste rivendicazioni, l'unico non illusorio.[2]

Citazioni su Ferdinand Lassalle[modifica]

  • Egli aveva anche cominciato a parlare ai liberali nei termini della dinamica sociale marxista: le questioni costituzionali, diceva, non erano «questioni giuridiche», ma «questioni di forza»; non avrebbero mai potuto ottenere una costituzione riempiendo un foglio di carta con parole, ma soltanto mutando i rapporti di forza. Lassalle mirava alla cooperazione tra i lavoratori e i liberali borghesi. (Edmund Wilson)
  • Ferdinand Lassalle [...], figlio di un mercante di Breslavia, dotato, versatile, oratore affascinante, e inoltre ambizioso e desideroso di affermarsi, è diventato più importante per la sua attività di agitatore politico che per la coerenza del suo pensiero. Molte delle sue idee rimasero contraddittorie, non furono elaborate fino in fondo e vennero deformate per ragioni tattiche. (Werner Hofmann)
  • L'importanza storica di Lassalle si rivela sul piano pratico: egli ha infatti separato il movimento operaio tedesco dalla borghesia di indirizzo progressista, cioè dall'Associazione nazionale e dal Partito progressista, facendone una potenza politica autonoma. Ma proprio nell'ambito a lui più congeniale, quello della politica pratica, Lassalle ha incontrato il proprio limite: le sole parole d'ordine del suffragio universale e delle associazioni di produzione non bastavano nemmeno a condurre una coerente e vasta politica contingente. La debolezza della posizione pratico-politica derivava dalla debolezza della teoria. Lassalle non è giunto a una concezione sociale globale. (Werner Hofmann)
  • [In un discorso del 17 settembre 1878] Lassalle era un grande ambizioso e forse poteva aver dei dubbi sul fatto che l'impero tedesco si sarebbe concluso con la dinastia degli Hoenzollern oppure con la dinastia dei Lassalle, ma i suoi sentimenti erano assolutamente monarchici. (Otto von Bismarck)
  • Se Lassalle aveva qualcosa di Marx, aveva anche molto di Disraeli. Durante il suo viaggio da Breslavia a Berlino aveva attraversato i villaggi della Slesia dove era in corso lo sciopero dei tessitori e aveva ascoltato i loro canti di rivolta; già si considerava un paladino del proletariato. Ma mirava anche a riuscire in società; era ricercato nel vestire, montava cavalli focosi e si dedicava alla conquista delle donne col medesimo impeto travolgente e con la medesima eloquenza che doveva spiegare nei suoi discorsi politici e nelle sue discussioni giuridiche. (Edmund Wilson)

Note[modifica]

  1. Punti di sospensione presenti nella citazione.
  2. Citato in Werner Hofmann, Da Babeuf a Marcuse. Storia delle idee e dei movimenti sociali nei secoli XIX e XX (Ideengeschichte der sozialen Bewegung), traduzione di Angelica Comello e Gudrun Marschall, Gli Oscar, Arnoldo Mondadori Editore, 1971, p. 66.

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