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Flavio Faganello

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Flavio Faganello (1933 – 2005), fotografo, fotoreporter e giornalista italiano.

Citazioni di Flavio Faganello

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  • In una ricerca, nata per caso e durata tre anni, i messaggi affidati al bosco hanno suscitato il mio interesse e la mia curiosità, spingendomi a rintracciarli in tutto il Trentino; in questo tempo di guerra e di protesta, queste immagini, sottratte al corso del tempo, mi sembrano poter dare fiducia a un'umanità per cui il trascorrere delle stagioni sembra aver perduto significato. Nei luoghi più impensati li ho trovati e "immortalati" con una costante, il faggio: più facile da incidere, benevolo nei confronti degli innamorati, ricorda attimi vissuti che tutti vorremmo ritrovare. Sulle tracce lasciate dall'uomo: forse una storia da raccontare; immagini che la natura ha contribuito a formare in un connubio a volte curioso, a volte "naturale". Non c'è scempio, solo il gesto di ragazzi che affidano fiduciosi il proprio sentimento al vento, allo stormire delle foglie, alla luce del sole e... a me.[1]

Citazioni su Flavio Faganello

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  • Faganello, almeno così mi sembra, ha voluto ora rifuggire dalla retorica per proporre una "storia" in bianconero. L'uomo, l'uomo individuo e l'uomo società. Le stagioni dell'uomo. L'uomo nel paesaggio. I paesaggi dell'uomo. I paesaggi dell'uomo come erano e come sono oggi. Le trasformazioni avviate, spesso brutalmente, dall'uomo. Tutto in minore. Niente cattedrali o palazzi o castelli. Semmai qualche particolare che ne modera la conclamata aulicità. Questa "storia" di situazioni "umili" esprime con riverente convinzione un'assonanza di sequenze che rendono comprensibile il teatro umano del Trentino e del Tirolo del Sud. Quasi che il viaggio della natura si fosse misticamente alleato al viaggio all'uomo con le sue bisacce, quindi della Storia. Un'idealizzazione della realtà? Un realismo lucido? Nettissime immagini. Di tipo impressionistico. Di un grande fotografo moderno. (Aldo Gorfer)
  • Nel 1966 "Gente" pubblica, col titolo Requiem per un paese, un documento di Faganello sull'alluvione a Ischiazza in Val di Cembra. Le foto che vediamo parlano chiaro e la storia è semplice. Comincia dal prelievo delle reliquie dalla chiesa, il Crocifisso, la lunga processione, e continua con il ritiro delle masserizie, la strada degli uomini carichi come animali, fino alla consegna delle chiavi delle nuove case, al discorso davanti alla foto delle case distrutte. Infine, giunge il momento del ritorno, la veduta dall'alto del paese distrutto, del paese ridotto a rovina che in qualche modo torna a essere come una pietra, come la terra, "natura". Siamo negli anni Sessanta eppure lo stile di Faganello è chiaro, modella il racconto con l'efficacia della fotografia del decennio precedente, modella l'immagine prendendo a spunto la cultura della foto realistica e di quella di cronaca, tenendo cioè presenti due culture fotografiche, quella del documento civile venuta fuori da noi con "Il Mondo" e con "Il Politecnico" e derivata da Dorothea Lange e dalla FSA, prima che da altre fonti, e quella della "foto di cronaca" che vede come antesignani, da noi, la parigina Magnum e le sezioni, dette di documentazione, dei concorsi fotografici degli anni Cinquanta. (Arturo Carlo Quintavalle)
  • Si è molto scritto relativamente all'interesse etnografico e antropologico che ha spinto Faganello in tutti questi anni a indirizzare la sua ricerca verso queste purissime fonti iconografiche. Dunque Faganello antropologo? Forse... ma preferisco pensare a Faganello, paragonando la sua esperienza umana e professionale a quella di un altro grande artista trentino, Tullio Garbari, straordinario conoscitore della storia e dei suoi complessi sviluppi ma capace di salvaguardare nell'operato artistico, la sua più originale vena creativa dalla seduzione di troppo dotte riflessioni, pure per lui tanto importanti. Un esempio e un confronto tra due nobiltà, che trova affinità anche nella scelta "al femminile" dell'arte di entrambi. La donna di Faganello, come quella di Garbari appartiene alla razza forte della montagna, vive il suo destino di fatica come un traguardo morale, ha svolto un ruolo epico nella storia della nostra terra. Qualcuno ne ha fermato il passo pesante di fatica e di amore in testimonianze che non andranno perdute. In questo senso la fotografia come la pittura detiene lo straordinario potere di conservare il mondo e le sue cose. (Gabriella Belli)

Note

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  1. Dal retro di copertina di L'albero dell'amore. Graffiti su faggio nelle fotografie di Flavio Faganello, a cura di Roberto Festi e Michele Lanzinger, catalogo mostra del Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento, 2004.

Voci correlate

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