Flavio Santi

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Flavio Santi (1973 – vivente), scrittore, poeta, traduttore e accademico italiano.

Da I vampiri esistono ancora oggi

Intervista di Roberto Carnero, L'Unità, 27 ottobre 2006

  • La letteratura del Novecento ha travisato il potenziale enorme del vampiro, confinandolo spesso e volentieri ai margini (si dice che è letteratura di genere, al massimo), mentre il cinema, vero specchio della nostra realtà, non ha commesso questo grossolano errore di valutazione e ha continuato a utilizzare la sua figura come efficace arma di rappresentazione. Il vampiro è pervasivo, è un grimaldello conoscitivo potentissimo.
  • L'orrore rappresentato dal vampiro è un ponte gettato verso qualcosa che non siamo noi. Perché le tenebre portano conoscenza, la paura è cognitiva, parla di noi, delle nostre attese, dei nostri desideri, con una precisione sconcertante.
  • Il vampiro è anche una figura allegorica: le sue declinazioni sono molteplici. E questo è un Paese estremamente e variamente vampirizzato. I vampiri sono coloro che barattano la vita con l'immobilismo e il parassitismo: il politico corrotto,il funzionario compiacente, il mafioso. Sono coloro che vivono e si impongono sulle disgrazie altrui: i banchieri come Fiorani, i faccendieri come Ricucci o Cragnotti. Sono coloro che distruggono, anche fisicamente, la vita altrui.

Da Flavio Santi: «Dracula ci insegna che siamo in balia di forze oscure»

Intervista di Mary B. Tolusso, Ilpiccolo.gelocal.it, 27 marzo 2020

  • [Sulla pandemia di COVID-19] La mia percezione non è cambiata, la violenza iniziale è stata compiuta dall'uomo, ahinoi, nei wet market cinesi, a quanto pare – ciò dimostra come la Natura non sia un mondo disneyano fatto di fiorellini, ma sia "rossa di zanne e artigli" come dice Alfred Tennyson. Spero che da questo periodo si esca anche con la consapevolezza di un maggiore rispetto della Natura (che io scrivo rigorosamente con la N maiuscola).
  • Dracula appartiene alla Natura proprio come i ciliegi in fiore. Agli occhi della Natura anch'egli ha diritto di esistere – per quanto violentemente e forse (per noi) incomprensibilmente. Forse dovremmo imparare a convivere con Dracula, chissà...
  • [«Qual è il Dracula del grande schermo che predilige?»] Il primo Nosferatu di Murnau del '22, con quell'attore di nome Max Schrek (cioè Massimo Terrore), con i nomi cambiati per motivi di diritti d'autore: Dracula che diventa il conte Orlok ecc. Poi Klaus Kinski – e nella mia traduzione c'è un omaggio esplicito – nel Nosferatu di Herzog, ma forse il Dracula più vicino alle intenzioni di Stoker, dunque un bruto animalesco, irsutissimo, è nel Dracula di Coppola.
  • Devo confessare che a me lo stesso Dracula fa molta simpatia: in fondo è un reietto, condannato a una vita d'inferno che forse non ha scelto del tutto, lui era un antico difensore della cristianità.

Da Intervista a Dracula. Conversazione con Flavio Santi

Intervista di Roberto Vetrugno, Insulaeuropea.eu, 28 maggio 2021

  • Finché non ho letto il testo originale, anche io, come molti, ero convinto che Dracula fosse un testo linguisticamente poco interessante (cosa che, ad es., è sostanzialmente corretta per Frankenstein, il cui interesse sta in altro, al proposito segnalo l'ottima traduzione e curatela di Massimo Scorsone per Lindau). Capisci i danni che fanno le cattive traduzioni? Ti consegnano un'idea distorta di un'opera, un autore!
  • In Dracula ogni componente (sia essa un personaggio o un genere di testo) ha una propria spiccata personalità: Harker (colui che ascolta, vuol dire, e in un passaggio il Conte Dracula in persona fa dell'ironia, invitando Harker a hark… ascoltare) parla in modo compassato, da avvocato; Mina e Lucy sempre in maniera un po' esclamativa ed enfatica; Van Helsing è preciso e scientifico, e lo stesso vale naturalmente per i testi: i telegrammi secchi e neutrali, le lettere un po' enfatiche, gli articoli di giornale sensazionalistici ecc. Nel complesso è stato molto divertente confrontarmi con questa varietà.
  • Posso dire una cosa sull'ultima serie Netflix? Come al solito la fisionomia del personaggio è sbagliata! L'ennesimo vampiro sbarbato e liscio, dell'immaginario Hammer – anni Cinquanta del secolo scorso! Dracula è un essere animalesco, pieno di peli, zingaresco, sudicio, una bestia! A quando un Dracula vera belva assetata di sangue? Il Gary Oldman di Coppola un po' si avvicina, quando appare con i mustacchi e la chioma fluente… anche se siamo ancora lontani dalla vera figura di Stoker, che infatti viene paragonata a una sanguisuga gonfia di sangue, ad es. Ecco, forse Kinski, per quanto glabro e lunare, ha comunque un aspetto da tenia, da verme parassita...
  • Diciamocelo. Senza il cinema che l'ha subito adottato (Murnau non poté utilizzare il titolo Dracula per questioni di diritto d'autore), Dracula – e con lui Frankenstein – avrebbero fatto la fine di Melmoth, grandissimo romanzo gotico, che ho avuto la fortuna di tradurre (è stato appena ristampato da Neri Pozza), figura amatissima per tutto l'Ottocento e il Novecento (lo adoravano Puskin, Balzac, Nabokov, da noi Manganelli), ma senza versioni filmiche è rimasto relegato agli appassionati del genere, e basta.
  • Dracula è abbastanza studiato all'estero, mi pare, anzi a volte forse fin troppo, con certe letture che rischiano di diventare delle forzature. Ecco, io lo studierei con un occhio più attento alla filologia e alla linguistica, piuttosto che piegarlo alle interpretazioni più spericolate (divertenti, per carità, ma mi chiedo quanto alla fine sensate). Ad es., nessuno ci ha mai pensato, ma la prima copertina di Dracula è (contro ogni convenzione) gialla, giallissima! Secondo me ha influenzato il nostro genere "giallo" (che nasce proprio dalle copertine gialle Mondadori). Ecco, io caldeggerei studi di questo genere, filologici, linguistici e comparatistici.
  • Stoker ha un atteggiamento molto razionale e moderno, basti pensare che nel romanzo ci sono anche registrazioni al fonografo, crede nella scienza (Van Helsing è un medico, e non è l'unico scienziato presente nel romanzo), ci sono i moderni mezzi di trasporto, i treni. Alla fine, in maniera molto positivistica, la scienza e la conoscenza trionfano sul male e l'oscuro. Dracula stesso è una sorta di avveduto investitore immobiliare – sospetto che giochi anche in Borsa, come il diavolo nel racconto di Balzac, Melmoth riconciliato, che ho avuto la fortuna di tradurre.
  • Se ci pensi, è buffo. Nasce tutto dal desiderio di cambiare casa. Anche la bara è una casa, in fondo. La nave Demeter è una casa galleggiante. Dracula è lo straniero che vuole integrarsi? Anche. Oggi con il Covid diventa anche metafora del contagio. Perché no? Insomma, quello che voglio dire è che il livello di stratificazione dei significati è impressionante. Si tratta davvero di uno di quei libri sorgivi.

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