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Francesco Lomonaco

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Francesco Lomonaco

Francesco Lomonaco (1772 – 1810), patriota, filosofo e scrittore italiano.

Discorsi letterarj e filosofici[modifica]

Incipit[modifica]

Gli antichi sapienti dell'uman genere fra le altre apoteosi fecero quella del tempo, onde additare il suo impero sulle cose mondane. Per mezzo di questo potentissimo nume al caos succedé la distribuzione degli elementi, al disordine l'ordine, alla discordia l'armonia. Per mezzo di esso si passò dall'aurea all'argentea età, e da questa a quelle di bronzo e di ferro: il che fu marcato prima da Esiodo nella Teogonia, e poi da Ovidio ne' seguenti versi delle Metamorfosi:

. . . . . subiitque argentea proles
Auro deterior, fulvo pretiosior aere:
Tertia post illam successit ahenea proles
Saevior ingeniis, et ad horrida promptior arma,
Non scelerata tamen. De duro est ultima ferro.

Citazioni[modifica]

  • Massima delle massime: non vi può esser mai e poi mai repubblica dove la virtù è un'opinione, o un calcolo d'interesse, non una sacra fiamma della quale avvampino i petti. (I, p. 12)
  • I tempi influiscono su le scienze; le scienze su' governi; i governi su' popoli; i popoli su' governi, su le scienze e su' tempi. (I, p. 24)
  • [...] i maestri della parola sono gli uomini; ma [...] i maestri del silenzio sono gli Dei. (I, p. 42)
  • Non v'ha uomo così sciagurato da preferire un'infame vita ad una morte la quale sia l'ultimo scalino del tempio dell'immortalità. (II, p. 66)
  • [...] una probità non ipocrita ma schietta, non eunuca ma virile, non cortigianesca né fratesca, ma filosofica fa cader di mano il pugnale anche all'assassino. (II, p. 67)
  • [...] bisogna fare alle nazioni in tempo di pace il massimo bene, ed il menomo male in tempo di guerra. (II, p. 76)
  • Il natural senso comune vale mille volte di più che la riflessione troppo assottigliata o stroppiata. (III, p. 84)
  • [...] per ben ragionare è necessario che alteramente si disprezzino uomini e libri. (III, p. 85)
  • [Vittorio Alfieri] fu pietoso figlio, ottimo fratello, sviscerato amico, uomo veramente libero, filosofo in pensieri, in parole, ed in opere: altamente sdegnoso senza essere incivile, fiero senza essere inumano, grave senza vero, appassionato senza essere sragionevole. Fu ancora il solo nel suo secolo che conoscendo la sovrana dignità dello scrittore, non vendé né profanò mai i suoi lucidissimi inchiostri; anzi li consacrò costantemente alla verità, alla virtù, alla gloria. L'alta carica a cui ambì, fu quella di tribuno del genere umano: il colore delle spoglie di cui si addobbò, fu il bruno, perché comprendeva, sentiva, diceva di esser morto il buon senso. Onde stette, e starà in mezzo al fremito degli aquiloni,

    Come torre in alto valor fondata e salda. (V, p. 109)

  • [...] gli uomini sogliono ne' loro sinistri imitare il fagiano, che quando è perseguitato da alcuno, caccia il capo nel primo cespuglio, e mostra pubblicamente il culo. Egli crede sottrarsi alla disgrazia non affrontandola, e vi si lascia cadere con maggiore ignominia fuggendola. (V, pp. 135-36)
  • Ma se le disgrazie sono estreme? Essa allora innasprendo l'uomo, ingenerano il coraggio, padre di virtù. Se estremissime? Producono la disperazione, madre di eroismo. (V, p. 139)
  • La vanità si può curare facendosene conoscere il ridicolo; laddove l'orgoglio che ha del bestiale, è una infermità intrattabile dell'anima umana. Esso poggia sopra un fondamento simile all'opinione cosmologica dell'Indou, che stabilisce la terra su di un elefante, l'elefante su di una testuggine, la testuggine sul vuoto. (VII, p. 162)
  • Regola generale: non vi possono essere eroi dove non vi sono cittadini; né cittadini, dove non vi sono uomini; né uomini, dove non vi sono mezzi per formarli. (VIII, p. 185)
  • Il lambiccato della vanità è l'elevarsi sulla vanità, disprezzando ciò che ammira l'umano gregge. (X, p. 228)
  • E pure questo stesso Plutarco che ha gli occhi di lince nel guardare addentro il cuore umano, è miopo nel passare accuratamente a rassegna le dottrine degli antichi filosofi; monca sposizione delle loro idee; spesso pensieri smembrati; nozioni poco rilevanti sostituite d'ordinario alle cardinali; molte volte né саро, né coda nel tutto, e di frequente mostruosità nelle parti. (XIV, p. 275)
  • [Su Seneca] Raffinatezza di pensieri; falsità di concetti; abbondanza di antitesi; verbosità di locuzione, arguziette di sentimenti, questo è il capitale del maestro e consigliere di Nerone. (XIV, p. 276)
  • Gravissimo errore è ancora quello di giudicare dell'umana grandezza dal suo volume, e non dalla sua massa. Un guerriero che sommetta un immenso gregge di pecore, acquista maggior fama di colui, che domi un branco di leoni. (XIV, p. 276)
  • Cesare marciava co' piedi di fuoco, e scriveva altresì con una penna di fuoco, mirando alle cose, non alle frasi ed alle parole. Onde atterrì tutti coloro che dopo di lui vollero accingersi a scrivere storie. Dare alla parola la maestosa semplicità dell'idea, contemplare i fatti dall'alto della sapienza civile e militare, narrare avvenimenti di cui si conoscevano tutte le anella, era impresa degna di Cesare, e non de' piccoli o mediocri ingegni. (XVIII, p. 324)

Vite degli eccellenti Italiani[modifica]

Incipit[modifica]

Sin dal principio del dodicesimo secolo molte città della Italia si vedevano già ordinate in Repubbliche in mezzo alle sanguinose discordie del sacerdozio e dell'impero.

Citazioni[modifica]

  • [...] Francesco Guicciardini [...] nello storiare pochi ebbe eguali, superiore nessuno. Egli con ragione reputar si può lo Zenofonte Fiorentino, per aver descritte con somma maestria quelle cose, nel governo delle quali ebbe gran parte. Comeché vivesse in tempi dissoluti e tirannici insieme, pure concepì la nobile idea di censurare non solo i privati cittadini, ma anche i Principi, assolvendo questo, quell'altro dannando, colle laudi esaltando le virtù de' pochi inorrotti animi, e in abbominio ponendo la fellonesca depravazione dell'universale. (vol. II, p. 33)
  • Giordano Bruno sarebbe per avventura più noto di quel che lo è al presente, se nato fosse in Germania, in Inghilterra, o in Francia. Ma nato nella Italia, cioè in un paese senza governo e senza leggi, quanto ferace di eccelsi ingegni, altrettanto privo d'istituzioni e di depravati costumi inondato, i suoi non curante e degli estranei ammiratore; fu travagliato in vita, e dopo la morte sconosciuto da' più, venerato in segreto da' pochi, e da' fanatici tenuto in abbominio. (vol. II, p. 104)

Incipit di alcune opere[modifica]

Analisi della sensibilità[modifica]

Butto lo sguardo sull'universo, e che scorgo? Nell'immenso azzurro spazio de' cieli veggo girare senza interruzione gli astri, percorrere le loro orbite, e ritornare al punto, da cui erano partiti. L'atmosfera, che mi circonda, e m'inviluppa è un vasto vortice, che sempre in azione, ora è l'officina de' tuoni e de' baleni, ora cade in rugiada, che inargenta le campagne, ora si scioglie in piogge, ora dolcemente commossa, è un zeffiro che respira incanti ed amenità, ora infuriata, produce i fieri aquiloni, i quali rompono e superano gli argini, che loro si fanno innanzi.

Rapporto al cittadino Carnot[modifica]

Cittadino ministro,

Voi avete mostrato del dispiacere di non essere a giorno degli avvenimenti ch'ebbero luogo in Napoli dopo la partenza delle truppe francesi, e d'ignorare chi fu principalmente il perfido, il quale, dando gli ultimi colpi all'edificio eretto dal prode Championnet, scavò la tomba della libertà napoletana. Un tenente d'infanteria, il cittadino Bocquet, penetrato di patriotismo, ha fatto un ampio quadro di tali vicende, ed ha denunciato il colpevole, che, facendo alleanza colla perfidia degl'inglesi, ardì di mettere a traffico col loro metallo la più bella delle cause, di esporre l’esistenza di un immenso numero di repubblicani al pugnale della tirannia, di far succedere le scene patetiche che han rivoltato l'umanità e la natura, di denigrare il nome e la gloria della grande nazione francese.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]