Francisco Macías Nguema

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Nguema nel 1968

Francisco Macías Nguema (1924 – 1979), militare, politico e dittatore equatoguineano.

Citazioni di Francisco Macías Nguema[modifica]

  • Considero Hitler come il salvatore dell'Africa. Commise errori perché era umano, però il suo scopo era porre fine al colonialismo nel mondo intero.
Considero a Hitler como el salvador de África. Cometió errores porque era humano, pero su propósito era acabar con el colonialismo en el mundo entero.[1]
  • Dai sette anni di età, ogni guineano appartiene obbligatoriamente al PUNT. La condizione di membro cessa con la morte.[2]
  • I cosiddetti intellettuali rappresentano il maggior problema che deve affrontare l'Africa di oggi. Con la loro cultura straniera essi stanno contaminando il nostro ambiente.[3]
  • Le donne non devono parlare di politica in quanto la politica compete soltanto al Presidente a Vita della Repubblica.[4]
  • Non ci parlino più di pane, latte, zucchero, pomodori, che non sono alimenti tipicamente africani.[5]
  • Non si può fucilare perché le munizioni costano troppo care e perché la Guinea è troppo povera.[6]
  • Uccidi il bianco, violenta le donne! Hai diritto al bottino! Pena di morte per coloro che aiutano il bianco! Siamo in guerra contro l'imperialismo spagnolo! I madereros sono i nostri nemici!
¡Matad al blanco, violad a las mujeres, tenéis derecho al botín, pena de muerte para quien ayude al blanco! ¡Estamos en guerra contra el imperialismo español! ¡Los madereros son nuestros enemigos![7]

Citazioni su Francisco Macías Nguema[modifica]

  • Nella Guinea equatoriale un dittatore appoggiato da Russia, Cina, Cuba e Corea del Nord ha costretto un terzo della popolazione a fuggire in esilio e molti fra quelli rimasti hanno trovato la morte in campi di lavoro forzato o in prigione. (Richard Nixon)

Albert Sánchez Piñol[modifica]

  • È prassi che i tiranni si autocensino con titoli da loro stessi inventati, Macías però rappresenta un caso assolutamente eccezionale. I rassegnati bambini guineani avevano l'obbligo di mandare a memoria più di cinquanta proposizioni che descrivevano i meriti del loro grande leader. Indispensabile conoscerli per essere promossi.
  • La comunità internazionale sembrava [...] vedere in Macías l'uomo di pace di cui alla consegna. Furono isolate le condanne al suo regime. I paesi dell'Europa orientale lo consideravano come liberatore dell'Africa centrale. La Francia e gli Stati Uniti vi facevano investimenti e tacevano. La Spagna franchista non si limitò soltanto a fare investimenti e a tacere, ma impose anche una ferrea censura ai mezzi di comunicazione per impedire che le critiche a Macías potessero guastare le relazioni bilaterali.
  • La dottrina politica di Macías era alla portata di tutti i suoi seguaci. Lui definiva se stesso come «africanista e basta», il che aveva molte più implicazioni di quanto al principio si potesse pensare. Per il Grande Maestro, tutti i problemi del paese provenivano dall'esterno ed erano coloro che diffondevano «idee altrui» a traviare i guineani.
  • Macías era convinto che, grazie alla sua conoscenza dell'economia, sarebbe stato capace di trasformare la Guinea in una Svizzera africana. Ma tutta la sua dottrina economica si riduceva ai rudimenti necessari a distribuire, tra le sue varie mogli, i propri cespiti.

Arminio Savioli[modifica]

  • Come Idi Amin, come Bokassa, come Mobutu (e l'elenco potrebbe allungarsi), anche Francisco Macias non è piombato sulla terra da un altro pianeta, non è nato dal nulla. È entrato nella storia dalla storia.
  • Creatura mostruosa di molte culture e strumento di opposti interessi, Francisco Macias ha tentato, non senza una certa rozza abilità, di diversificare al massimo la sua politica estera, nella speranza di crearsi una vasta rete di protettori e di alleati. Si è così rivolto verso l'URSS, Cuba, la Cina, la Corea del nord, ottenendone aiuti e assistenza tecnica. Ma, nonostante momenti di crisi anche violenta, non ha affatto interrotto i rapporti con l'Occidente, e in particolare con la Spagna e con la Francia.
  • Non c'è crimine del quale Francisco Macias non si sarebbe macchiato. Avrebbe personalmente partecipato al massacro di tutti i suoi oppositori o concorrenti; avrebbe tentato di uccidere una delle sue tre mogli «ufficiali e legittime»; avrebbe introdotto (o reintrodotto) il bastone come strumento di morte, affermando che «la Guinea equatoriale è troppo povera per sciupare le munizioni, che costano care»; avrebbe fatto annegare, seppellire nel cemento, scuoiare vivi e tagliare a pezzi «gli eventuali contestatori»; dopo aver rinnegato il cattolicesimo e tentato di imporre la formula: «in nome del presidente Macias, del Figlio e dello Spirito Santo», avrebbe seviziato ed espulso decine di sacerdoti (giugno 1978); infine, colmo dei colmi, sarebbe tornato al paganesimo e ai sacrifici umani.

Note[modifica]

  1. (ES) Citato in El dictador transformó a su país en un "campo de concentración", El País, 11 agosto 1979.
  2. Citato in Albert Sánchez Piñol, Pagliacci e mostri (Pallassos i monstres), traduzione di Patrizio Rigobon, Scheiwiller, p. 157, 2009.
  3. Citato in Albert Sánchez Piñol, Pagliacci e mostri (Pallassos i monstres), traduzione di Patrizio Rigobon, Scheiwiller, p. 150, 2009.
  4. Citato in Albert Sánchez Piñol, Pagliacci e mostri (Pallassos i monstres), traduzione di Patrizio Rigobon, Scheiwiller, p. 147, 2009.
  5. Citato in Albert Sánchez Piñol, Pagliacci e mostri (Pallassos i monstres), traduzione di Patrizio Rigobon, Scheiwiller, p. 154, 2009.
  6. Citato in Un dittatore sanguinario, La Stampa, 8 agosto 1979
  7. (ES) Citato in Enènge Á Bodjedi, El sexo y la violencia: el caso de Masié Nguema Biyogo, Oráfrica, revista de oralidad africana, n° 6, abril de 2010, pp. 129-152, ISSN 1699-1788

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