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Jean-Bedel Bokassa

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Jean-Bedel Bokassa

Jean-Bedel Bokassa (1921 – 1996), politico e militare centrafricano.

Citazioni di Jean-Bedel Bokassa

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  • De Gaulle è mio padre. Non sono venuto per discutere, ma per chiedere consiglio. La Repubblica centro-africana è un pezzo di Francia nel cuore dell'Africa. (Dichiarazione a Parigi, sette mesi dopo la presa del potere)[1]
  • Noi soldati non possiamo restare a vedere questi nemici distruggere la nostra madre patria. Dunque picchiamoli, con tutte le nostre forze. Potete anche picchiarli a morte.[2]

Intervista di Riccardo Orizio

da Riccardo Orizio, Parola del diavolo. Sulle tracce degli ex dittatori, Editori Laterza, RomaBari, 2002, pp. 30-54

  • In quanto imperatore, i potenti mi hanno dovuto portare rispetto.
  • Era il minimo che i francesi potessero fare per ripagare i servizi che avevo reso alla patria come soldato e per tutti i vari favori personali fatti a politici e leader. E dopotutto io sono il figlio di un re. Ho sempre saputo che un giorno sarei stato incoronato con una grande festa. Ho organizzato quell'incoronazione per dare dignità al mio paese di fronte al resto del mondo. Lo Stato centrafricano non ha avuto un solo franco di debito a causa dell'incoronazione. Ho fatto quello che qualunque altro re africano avrebbe fatto. E se Mobutu e Idi Amin non sono venuti, è perché erano gelosi del mio impero. Gelosi della mia idea.
  • La France! Per la Francia sono andato a combattere fino in Indocina, dopo essermi arruolato qui in Africa. Sì, in Indocina. Ho combattuto i nazisti, nelle forze della Francia Libera. Ho dato la mia gioventù, alla Francia. L'ho fatto nonostante i francesi avessero ucciso mio padre sotto i miei occhi, davanti alla prefettura di Mbaïki. Avevo 6 anni. Mio padre era un capo, contrario all'occupazione coloniale. Mia madre si suicidò poco dopo per la disperazione. Eppure per ventidue anni ho combattuto per i francesi. Mi hanno decorato: una croce di guerra, due croci della Resistenza, la Legione d'Onore, una pensione da ufficiale. Quando volevano i diamanti, i politici di Parigi mi facevano capire che mi avrebbero assegnato una seconda croce di guerra. E non li ho dati solo a Giscard, i diamanti. Li ho dati a molta gente, in Francia e all'estero. Non faccio nomi solo perché... perché non voglio nuovi nemici. Ma ora sono così antifrancese, che se le avessi ancora, quelle decorazioni, le butterei nella spazzatura di fronte alle telecamere.
  • Oggi, grazie all'intervento di Dio, sono un uomo di pace e di fede. Dentro di me resto Sua Maestà Bokassa I, Apostolo della Pace e Servitore di Gesù Cristo, Imperatore e Maresciallo del Centrafrica.

Citazioni su Jean-Bedel Bokassa

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  • Berlusconi promette un milione di posti di lavoro e ci crede pure, ci crede sul serio, lui. Ma avete mai visto un uomo di Stato che giura sulla testa dei suoi figli? Non lo faceva neanche Bokassa, che di figli ne aveva 75. (Beppe Grillo)
  • Pittoresco e sanguinario, Bokassa è uno dei detriti che la grande ondata dell'indipendenza africana ha portato a galla. Ma non vi si manterrebbe se non fosse sostenuto dagli interessi strategici ed economici dell'ex potenza coloniale, la Francia. (Ferdinando Vegas)
  • Bokassa appartiene alla stessa famiglia di Aguirre, di Fitzcarraldo, di Nosferatu. Figure dell'eccesso, espressioni concrete di quel lato oscuro che c'è in ognuno di noi.
  • Bokassa ha fatto quel che ha fatto non perché è africano, ma perché è umano: certo un paranoico, ma non solo un caso clinico. Attraverso di lui, ho cercato di analizzare un aspetto misterioso della condizione umana: l' esercizio di un potere dispotico, unito alla convinzione di essere invulnerabile, e la perdita di questo potere.
  • Nel regno di Bokassa si possono indubbiamente identificare elementi paranoici, ma sarebbe troppo semplice affermare che l'imperatore fosse solo un folle, un caso clinico, e molto più probabile che un potere di tal genere comprendesse degli elementi che hanno almeno una frontiera in comune con la pazzia.
  • Non diversamente da Ezzelino da Romano, o da Caligola, o da Nerone oppure da Saddam Hussein, per non parlare della Germania in anni neppure tanto lontani, egli è l'ultima ed estrema personificazione di una caratteristica dell'essere umano, oscura, spaventosa, profondamente sconvolgente.
  • Bokassa aveva un particolare riguardo nei confronti dell'altro sesso. Le pattuglie militari facevano chiudere locali sospetti di dare copertura alla prostituzione. Una volta, ad esempio, decise che il miglior modo per onorare la Festa della Mamma era quello di liberare tutte le detenute. E lo fece. Ma non basta. Gruppi femministi di pressione, che avevano un certo peso nella Repubblica Centrafricana, lo escortarono a porre termine alla discriminazione nei confronti delle donne. Poco dopo Bokassa firmò un decreto che minava alle basi il maschilismo nazionale: si vietava la poligamia. [...] Sfortunatamente non si può affermare che Bokassa fosse del tutto coerente con lo spirito delle leggi che lui stesso aveva promulgato: ebbe più di settanta mogli.
  • Bokassa aveva la rara capacità di saper mescolare comicità e tragedia. Credeva davvero che il trattamento riservatogli fosse ingiusto. Scrisse al Papa. Nessuna risposta. Scrisse al Segretario Generale dell Nazioni Unite. Nessuna risposta. Scrisse ad Amnesty International! Lui, che a suo tempo era stato uno dei governanti più denunciati dall'organizzazione a tutela dei diritti umani, ne chiedeva ora la protezione. Dimenticava che non c'era motivo per difenderlo. Il castello di sua proprietà, dove abitava, era un autentico palazzo che contrastava con i penitenziari che aveva creato in Centrafrica.
  • Se lo si accusa di essere stato un dittatore, la mente corre subito a Chaplin; se lo si ritiene un pazzo, il suo delirio napoleonico è stato troppo perfetto: di tutti i pazzi che si sono creduti l'imperatore dei francesi, lui è stato l'unico che sia riuscito a incoronarsi imperatore dei centro africani. Comunque lo si voglia giudicare, Bokassa va talmente là di ogni accusa che il tribunale della Storia, prima di pronunciare la propria sentenza, si porrà la domanda: ma è davvero esistito Jean Bedel Bokassa?
  • Nell'amore di Bokassa per la Francia c'è la stessa spaventosa sincerità, la stessa orrenda dedizione che spinse migliaia di ascari e dubat, sofas e laptos e zaptiè, a mettersi al servizio dei «bianchi»; e a uccidere, sacchegaiare, bruciare e stuprare sotto le loro «civilizzatrici» bandiere.
  • Ora lo chiamano sbrigativamente l'Ogre, l'Orco, per aver fatto massacrare centinaia di scolaretti. Ma il suo vero nome è molto più lungo, troppo lungo per trascriverlo tutto: Jean-Bedel Mindogon N'Goundoulou Dondagdokanda Sesekelebolka A Da Diaye... Solo alla fine si arriva a Bokassa. O più esattamente: a «Sua Maestà Bokassa I, imperatore della Culla dei Bantu, imperatore dell'Africa Centrale, padre incontestato dell'Impero del Rinascimento e della Fine dei Complessi» (non sapremmo tradurre altrimenti la parola francese «Decomplexation»).
  • Questo «sinistro buffone», come è stato definito, controlla uno Stato membro dell'ONU e dell'OUA, ha solidi legami con la Francia, civetta con tutte le capitali, è un uomo politico. Anzi: uno statista.
  • Un altro «mostro», dunque? Come Idi Amin, come Francisco Macias? Sì, certo. Ma i Frankenstein che l'hanno creato sono qui fra noi (ce lo ha rimproverato, giorni fa, perfino Senghor).

Note

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  1. Citato in Arminio Savioli, Se vuoi diventare imperatore, L'Unità, 26 agosto 1979
  2. Citato in Il presidente Bokassa guida un assalto alle prigioni!, L'Unità, 2 agosto 1972

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