Georges Ivanovič Gurdjieff

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da GI Gurdjieff)
Jump to navigation Jump to search
Georges Ivanovic Gurdjieff

Georges Ivanovic Gurdjieff (1872 – 1949), filosofo, scrittore, mistico e "maestro di danze" armeno.

Incipit de Il nunzio del bene venturo[modifica]

Ispirato come sono dalla profonda convinzione, sorta da una lunga serie di delucidazioni e deduzioni sperimentali, che se un uomo desidera sinceramente e seriamente, e non per mera curiosità, ottenere la conoscenza della via che porta all'Essere Reale, e se esegue a questo fine tutto ciò che gli è richiesto e comincia di fatto, tra le altre cose, ad aiutare gli altri indirettamente, e sin dal primo passo, a ottenere lo stesso risultato, grazie a questa semplice azione diventerà, per così dire, il terreno adatto per la formazione dei dati reali che contribuiscono alla manifestazione del Bene oggettivo e reale; e animato come sono dall'intenzione generale di giungere infine, attraverso i miei argomenti letterari e le mie dimostrazioni pubbliche, che mi propongo per un prossimo futuro di delucidazioni sperimentali, a inculcare nella coscienza dei miei contemporanei quei fattori di "iniziativa psichica" che, secondo l'opinione mia e di ogni uomo capace di una semplice e imparziale meditazione, dovrebbero inevitabilmente agire come principi guida nella coscienza di tutte le creature che hanno la presunzione di definirsi "a immagine e somiglianza di Dio", quei fattori di "iniziativa", cioè, che dovrebbero di certo includere il fattore che induce l'uomo sia ad agire istintivamente sia a comprendere chiaramente, riflettendo, l'obbligo morale di aiutare il prossimo, mi sono ora deciso a vendere e diffondere [...]

Incontri con uomini straordinari[modifica]

  • "Per me, non v'è alcun dubbio: fra tutte le cause delle anomalie esistenti nella civiltà contemporanea, la più evidente, quella che occupa il posto predominante, è proprio questa letteratura giornalistica, per l'azione demoralizzante e perniciosa che esercita sullo psichismo degli uomini." [...] Così finiva il discorso del vecchio letterato persiano. (da Introduzione, p. 57)
  • Mentre sto per riprendere questi testi al fine di dare loro una forma accessibile a tutti, mi viene l'idea di seguire nel mio lavoro il saggio consiglio spesso ricordato del nostro grande Mullah Nassr Eddin: Sforzati sempre e in tutto di ottenere allo stesso tempo l'utile per gli altri e il gradevole per te. (da Introduzione, p. 58)
  • La sua storia mi commosse molto. Desideravo con tutto il cuore aiutarla. Perciò le parlai a mia volta di un fenomeno straordinario di cui ero stato testimone per caso l'anno precedente e che si riferiva anch'esso alla musica. Le raccontai nei minimi particolari come, grazie a una lettera di raccomandazione di un uomo di grande valore, Evlissi, che mi era stato maestro durante la mia infanzia, ero stato accolto presso degli esseni, per la maggior parte israeliti, che, per mezzo della musica e di antichi canti ebraici, avevano fatto crescere delle piante nel giro di mezz'ora. (da Il principe Yuri Lubovedsky, Vitiviskaia, p. 181)
  • Tutti nel monastero conoscono l'alfabeto di queste pose, e la sera, quando le sacerdotesse danzano nella grande sala del tempio, secondo il rituale proprio di quel giorno, i monaci leggono nelle pose da esse assunte delle verità che gli uomini vi hanno inserito alcune migliaia di anni fa. Queste danze adempiono a una funzione analoga a quella dei nostri libri. Come noi oggi facciamo sulla carta, così una volta certe informazioni relative ad avvenimenti trascorsi da molto tempo, furono registrate in queste danze e tramandate di secolo in secolo agli uomini di generazioni future. Queste danze furono chiamate danze sacre. (da Il principe Yuri Lubovedsky, Solovëv, p. 216)

Vedute sul mondo reale. Gurdjieff parla ai suoi allievi[modifica]

  • Domanda: Si può trovare qualcosa di valido nelle cerimonie e nei riti cattolici? Risposta: Non ho studiato il rituale cattolico, ma conosco bene i rituali della Chiesa greca, nei quali, al di là della forma e del cerimoniale, esiste un senso reale. Ogni cerimonia, finché continua a essere praticata senza modificazioni, conserva il suo valore. I rituali, come le danze antiche, erano una guida, un libro in cui era scritta la verità. Ma per capirli bisogna averne la chiave. Anche le vecchie danze popolari hanno un senso; ce ne sono persino alcune che racchiudono delle ricette per fare la marmellata. (da Primi contatti. New York, 13 febbraio 1924, p. 89)
  • Lo stile dei movimenti e delle pose di ogni epoca, di ogni razza e di ogni classe, è indissolubilmente legato a determinate forme di pensiero e di sentimento. E il legame è così stretto che un uomo non può cambiare né la forma dei pensieri né quella dei sentimenti, se non cambiando il proprio repertorio di pose. (da L'esercizio dello "stop". Parigi, 6 agosto 1922, p. 154)
  • Prendete l'architettura: tra gli edifici che ho visto in Persia e in Turchia, mi ricordo molto bene di una costruzione a due stanze. Tutti coloro che entravano in quelle stanze, giovani o vecchi, inglesi o persiani, di qualunque formazione o cultura, si mettevano a piangere. Avevamo continuato per due o tre settimane a osservare le reazioni delle persone, scegliendo specialmente la gente allegra. Ma il risultato era sempre lo stesso. A causa delle proporzioni architettoniche di quella costruzione, le vibrazioni interne, matematicamente calcolate, non potevano che produrre quell'effetto. In noi operano determinate leggi, e non possiamo sottrarci alle influenze esterne. Siccome l'architetto possedeva una conoscenza reale, e la sua costruzione era matematicamente in accordo con essa, il risultato era sempre il medesimo. (da Domande e risposte. New York, 24 febbraio 1924, p. 177)
  • Affermazione e negazione esistono sempre e dovunque, non solo in rapporto a ogni individuo, ma per l'umanità nel suo insieme. Se mezza umanità afferma una cosa, l'altra metà la nega. Per esempio, ci sono due correnti contrarie, la scienza e la religione. Ciò che la scienza afferma, la religione nega, e viceversa. È una legge meccanica, e non può essere altrimenti. Essa opera ovunque a ogni livello, nel mondo, nelle città, nella famiglia, nella vita interiore dell'individuo umano. Un centro dell'uomo afferma, un altro nega. Noi siamo sempre divisi tra i due. Questa è una legge oggettiva, e tutti noi ne siamo schiavi; per esempio, io devo essere schiavo o della scienza, o della religione. In entrambi i casi, l'uomo è schiavo di questa legge oggettiva. È impossibile liberarsene. È libero soltanto colui che sta nel mezzo: chi ne è capace, sfugge a questa legge di schiavitù. (da Affermazione e negazione. New York, 20 febbraio 1924, p. 193)
  • Forse rammentate che avevo paragonato l'uomo a una carrozza con un padrone, un cocchiere, un cavallo e una vettura. Il padrone è fuori discussione perché non c'è; di conseguenza, possiamo parlare solo del cocchiere. La nostra mente è il cocchiere. La mente vuol fare qualcosa si è presa l'impegno di lavorare in modo diverso da quanto ha fatto finora: vuole ricordare se stessa. Ma l'interesse che abbiamo al cambiamento e alla trasformazione di noi stessi, è unicamente mentale, appartiene soltanto al cocchiere, cioè è unicamente mentale. Quanto al corpo e al sentimento, queste altre parti non sono minimamente interessate a mettere in pratica il ricordo di sé. E invece, è essenziale cambiare non nella mente, ma nelle parti che non sono interessate. La mente può cambiare molto facilmente, ma la trasformazione non si ottiene con la mente; se è mentale, è del tutto inutile. Ecco perché si deve insegnare, e si deve imparare, non attraverso la mente, ma per mezzo del sentimento e del corpo [1]. Nello stesso tempo, il sentimento e il corpo non usano il nostro linguaggio e non hanno la nostra comprensione. Essi non capiscono né il russo né l'inglese; il cavallo non capisce il linguaggio del cocchiere, né la vettura quello del cavallo. Se il cocchiere dice in inglese: "Gira a destra", nn succede proprio niente. Il cavallo capisce il linguaggio delle redini, e gira a destra solo obbedendo alle redini. Oppure svolta senza le redini, se viene toccato in posti dove è abituato a essere toccato, come succede con gli asini addestrati in Persia. La stessa cosa vale per la vettura: essa ha una propria struttura. Se le stanghe girano a destra, le ruote posteriori vanno a sinistra. Poi un altro movimento e le ruote vanno a destra. Siccome la vettura capisce solo quel tipo di movimento, reagisce a modo suo. Quindi, il cocchiere deve conoscere i lati deboli, ossia le caratteristiche della vettura: in tal caso può guidarla nella direzione voluta. Se però se ne sta semplicemente seduto a cassetta, dicendo nel proprio linguaggio "a destra" o "a sinistra", la carrozza non si muoverà mai, dovesse anche gridare per un anno. Noi siamo la copia esatta di questa carrozza. [...] Il potere di trasformazione non sta nella mente, ma nel corpo e nel sentimento. (da La carrozza. Prieuré, 19 gennaio 1923, pp. 213-214)

Citazioni su Georges Ivanovič Gurdjieff[modifica]

  • Kipling disse una volta che questi gemelli – intendeva dire l'Oriente e l'Occidente – non sarebbero mai potuti andare d'accordo. Ma nella vita di Gurdjieff, nella sua opera e nella sua parola vi è una filosofia, uscita dalle profondità della saggezza dell'Asia, c'è qualcosa che l'uomo d'Occidente può capire. E nell'opera di quest'uomo e nel suo pensiero – in ciò che ha fatto e nel modo in cui lo ha fatto – l'Occidente incontra veramente l'Oriente. (Frank Lloyd Wright)

Note[modifica]

  1. Nota del contributore: nella metafora della carrozza di Gurdjieff, il sentimento è il cavallo e il corpo è la vettura.

Bibliografia[modifica]

  • Georges Ivanovič Gurdjieff, Nunzio del bene venturo. Primo appello all'umanità contemporanea, traduzione di Maurizio Toshen Graziani, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma 2003.
  • Georges I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari, traduzione dal francese di Gisèle Bartoli, Adelphi, Milano, sesta edizione, febbraio 1992. ISBN 88-459-0322-2
  • G. I. Gurdjieff, Vedute del mondo reale. Gurdjieff parla ai suoi allievi, traduzione dal francese di Igor Legati, L'Ottava Edizioni, Milano, quarta edizione, 1980. ISBN 88-304-0594-9

Altri progetti[modifica]